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Vitalizi, Gli ex Deputati fanno ricorso. Di Maio: "Non hanno Vergogna"

Il Ministro del Lavoro si scaglia contro i 700 parlamentari che già hanno fatto ricorso contro la delibera che dal prossimo 1° gennaio 2019 taglierebbe loro il vitalizio.

700 ex deputati hanno fatto ricorso per riavere i vitalizi che noi abbiamo abolito e continuare a essere mantenuti a vita dallo Stato come fossero dei nababbi. Quando erano in Parlamento non hanno fatto nulla per aumentare le pensioni minime e le condizioni di vita dei pensionati più poveri e ora vogliono continuare a prendere vitalizi di migliaia di euro nonostante abbiano versato 'moooolto' meno". Lo annuncia su Facebook il Vicepremier e Ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Che rincara pure la dose: "Bisogna decidere da che parte stare, da quella dei cittadini o da quella dei parassiti. Noi abbiamo già scelto e non faremo neppure mezzo passo indietro: i ricorsi non ci spaventano. Intanto consiglio caldamente a questi 700 vitalizio-dipendenti di andarsi a nascondere il più lontano possibile, magari su un eremo. Non conoscono vergogna".

I ricorsi erano ampiamente prevedibili e anche se "legittimi" ha dichiarato ieri il Presidente della Camera, Roberto Fico, che ha sostenuto a Luglio l'approvazione della Delibera che taglia i vitalizi presso l'Ufficio di Presidenza. Il documento prevede dal 1° gennaio 2019 il ricalcolo del vitalizio con il sistema contributivo anche con riferimento alle anzianità maturate sino al 31.12.2011 che secondo le norme sino ad oggi in vigore erano rimaste calcolate con il sistema reddituale, tradizionalmente più generoso. L'applicazione del contributivo è già in vigore alla Camera e al Senato dal 1° gennaio 2012 a seguito della Legge Fornero; la novità della delibera è l'estensione di tale calcolo in maniera retroattiva al periodo antecedente al 2012, coinvolgendo circa 1.300 ex deputati che hanno portato a casa assegni particormente succulenti.

Secondo i ricorrenti l'operazione messa in atto dall'accordo Lega-Cinquestelle è puramente propagandistica e incostituzionale in quanto lesiva dei diritti acquisiti che secondo la Corte delle Leggi non possono essere incisi se non in modo temporaneo, progressivo e sempre che sussistano adeguate motivazioni. Elementi che nella delibera della Camera sarebbero del tutto deficitari. Da segnalare che il Senato non ha ancora adottato la delibera e, quindi, l'incostituzionalità potrebbe essere fatta valere anche sul fronte della violazione del principio di uguaglianza nel trattamento pensionistico tra deputati e senatori. Secondo l'associazione che rappresenta gli ex-parlamentari la delibera è, peraltro, il cavallo di troia per poi intaccare le pensioni dei normali cittadini.

In definitiva la questione sui vitalizi resta tutta aperta in attesa che si fissi o si ribadisca dal punto di vista giuridico e al netto della discussione politica quel confine oltre il quale il legislatore non può andare. La Delibera dello scorso Luglio va vista soprattutto in quest'ottica, come un'occasione utile per verificare i limiti dell'azione politica innanzi ai principi della Carta Fondamentale.

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