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Vitalizi, Per il Consiglio di Stato ok al taglio se razionale e non arbitrario

La Commissione Speciale del Consiglio di Stato ha risposto ai tre quesiti sollevati dal Senato in merito alla possibilità di tagliare i vitalizi degli ex parlamentari. Esclusa la responsabilità personale dei membri dell'Ufficio di Presidenza.

Il Consiglio di Stato si è espresso sui quesiti posti dal Senato sulla possibilità di rivedere il regime dei vitalizi spettanti agli ex senatori. La Commissione speciale con il parere 2016/2018 depositato oggi ha affermato tre principi.

Il primo conferma la possibilità di disciplinare tale materia con un atto interno del Senato anzichè che con legge ordinaria. Secondo il Consiglio di Stato i regolamenti minori delle Camere – anche in difetto di specifica predefinizione normativa, in base ad apposita legge, del relativo assetto – costituiscono strumento astrattamente idoneo per la definizione e la disciplina del trattamento economico di quiescenza dei parlamentari. In assenza, pertanto, di una riserva di legge in materia la scelta della fonte normativa da utilizzare per regolare la vicenda "deve ritenersi rimessa all’apprezzamento della Camera richiedente".

La cornice normativa

Più sibillino il discorso circa i limiti entro cui è possibile operare. Il Consiglio di Stato, afferma che "è possibile incidere sulle situazioni sostanziali poste dalla normativa precedente – cioè sull’affidamento al mantenimento della condizione giuridica già maturata (dai parlamentari, ndr) - quando la nuova disciplina sia razionale e non arbitraria, non pregiudichi in modo irragionevole la situazione oggetto dell’intervento e sussista una causa normativa adeguata e giustificata da una inderogabile esigenza di intervenire o da un interesse pubblico generale, entrambi riguardati alla luce della consistenza giuridica che ha assunto in concreto l’affidamento".

Al riguardo la Commissione cita in particolare la Sentenza della Consulta 173/2016 che ha sdoganato la possibilità di applicare un contributo di solidarietà sulle pensioni di importo più elevato per un periodo temporale circoscritto. In tale occasione la Consulta aveva ritenuto ragionevole, sostenibile e sorretto da una adeguata ragione giustificatrice il "taglio" che, tuttavia, aveva una portata molto meno intensa rispetto alla decurtazione proposta dalla Camera a Luglio. 

La diversità rispetto al trattamento previdenziale

La Commissione Speciale stressa, comunque, la diversità del vitalizio rispetto al trattamento previdenziale ordinario ricordando la sentenza 289/1994 della Corte costituzionale nella quale fu affermato che “ tra le due situazioni - nonostante la presenza di alcuni profili di affinità - non sussiste [...] una identità né di natura né di regime giuridico, dal momento che l'assegno vitalizio, a differenza della pensione ordinaria, viene a collegarsi ad una indennità di carica goduta in relazione all'esercizio di un mandato pubblico: indennità che, nei suoi presupposti e nelle sue finalità, ha sempre assunto, nella disciplina costituzionale e ordinaria, connotazioni distinte da quelle proprie della retribuzione connessa al rapporto di pubblico impiego". Più recentemente anche la Corte di Cassazione (sez. I, n. 10177 del 2012), occupandosi di una controversia circa l’individuazione del beneficiario di un vitalizio di reversibilità di un parlamentare deceduto ha acclarato la profonda diversità tra vitalizio e trattamento previdenziale

Nessuna responsabilità per chi approva la delibera

Il Consiglio di stato ha, infine, escluso l'eventuale responsabilità nei confronti dei danneggiati dalla Delibera. La Commissione precisa, infatti, che a prescindere dalla natura normativa o meno delle deliberazioni sottoposte alla sua approvazione, può senz’altro ritenersi che la partecipazione all’ iter perfezionativo di queste ultime, attraverso l’espressione del “voto” di approvazione (della delibera che taglia i vitalizi, ndr), costituisca concreto esercizio di una funzione parlamentare, per la quale deve considerarsi operante la guarentigia costituzionale".

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Documenti: Il Parere del Consiglio di Stato

 

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