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Lavoro, Aggiornate le retribuzioni per i lavoratori all'estero nel 2020

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale che determina le fasce di retribuzione convenzionale su cui i datori di lavoro devono pagare la contribuzione per i lavoratori assunti in Italia ed inviati all'estero.

Fissate dal Ministero del Lavoro le fasce di retribuzione convenzionale per i lavoratori italiani operanti all’estero in Paesi extracomunitari con i quali non sono in vigore accordi di sicurezza sociale. Le nuove fasce retributive sono contenute nel Decreto del Ministero del Lavoro datato 11 dicembre e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'8 gennaio.

Come noto le retribuzioni in parola ai sensi della legge 398/1987 devono essere prese a riferimento per il calcolo dei contributi dovuti, per l’anno 2020, dai datori di lavoro che assumono, in Italia, lavoratori per inviarli in paesi extracomunitari non legati all’Italia da accordi di sicurezza sociale.  Sono dunque esclusi dall'ambito di applicazione del decreto i soggetti che lavorano in Paesi UE con inclusione anche della Svizzera, Liechtenstein, Norvegia ed Islanda; tra quelli extracomunitari: Argentina, Australia, Brasile, Canada e Quebec, Capoverde, Israele, Jersey e Isole del Canale (Guernsey, Alderney, Herm e Iethou), ex Iugoslavia (Bosnia-Erzegovina, Iugoslavia, Macedonia), Principato di Monaco, Tunisia, Uruguay, Usa, Turchia, Venezuela, Stato Città del Vaticano e Corea. Nella categoria rientrano non soltanto i lavoratori italiani ma anche ai lavoratori cittadini degli altri Stati membri dell’UE e ai lavoratori extracomunitari, titolari di un regolare titolo di soggiorno e di un contratto di lavoro in Italia, inviati dal proprio datore di lavoro in un Paese extracomunitario.

La questione

La legge 398/1987 stabilisce che la contribuzione a copertura delle assicurazioni sociali obbligatorie, dovuta dai datori di lavoro che assumono lavoratori italiani sul territorio nazionale per inviarli in paesi extra Ue non legati da accordi in materia di sicurezza sociale, debba calcolarsi sulla base di retribuzioni convenzionali, e comunque in misura non inferiore ai contratti collettivi nazionali di categoria raggruppati in settori omogenei, fissate annualmente con decreto. Le citate retribuzioni costituiscono la base di riferimento per la liquidazione delle prestazioni pensionistiche, delle prestazioni economiche di malattia e maternità, nonché per il trattamento di disoccupazione per i lavoratori rimpatriati.

Nello specifico la misura della retribuzione convenzionale per tali soggetti è determinata sulla base del raffronto con la fascia di retribuzione nazionale corrispondente per ciascuna qualifica (operai, impiegati, dirigenti) e settore in cui opera l'azienda. Per retribuzione nazionale deve intendersi il trattamento previsto per il lavoratore dal contratto collettivo, comprensivo degli emolumenti riconosciuti per accordo tra le parti, con esclusione dell’indennità estero. L’importo così calcolato deve poi essere diviso per dodici e, raffrontando il risultato del calcolo con le tabelle del settore corrispondente allegate al predetto decreto ministeriale, deve essere individuata la fascia retributiva da prendere a riferimento ai fini degli adempimenti contributivi. I valori convenzionali così individuati possono essere ragguagliati a giornata solo in caso di assunzione, risoluzione del rapporto, trasferimento nel corso del mese; in tal caso l’imponibile mensile deve essere diviso per 26 giornate e, successivamente, si moltiplica il valore ottenuto per il numero dei giorni, domeniche escluse, comprese nella frazione di mese interessata.

Come di consueto i datori che per il mese di gennaio non siano riusciti a rispettare i nuovi minimali, potranno regolarizzare il periodo entro il 16 aprile senza aggravio di oneri aggiuntivi. Sul punto è attesa una circolare da parte dell'Inps.

Documenti: DM 11/12/2019 (GU. n. 5 del 8 Gennaio 2020)

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