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Pensioni, I contributi dovuti dagli agricoli autonomi nel 2019

Aggiornato dall'Inps il contributo annuo dovuto dai coltivatori diretti, coloni e mezzadri. Chi ha avviato l'attività nel corso del 2018 può godere di uno sgravio contributivo in misura piena per i primi tre anni. 

Aumentano i contributi per la previdenza obbligatoria dovuti dai coltivatori diretti, coloni, mezzadri ed imprenditori agricoli professionali. Lo spiega l'Inps nella Circolare numero 91/2019 pubblicata ieri dall'Istituto di Previdenza. L'aumento è dovuto - a differenza del passato - alla variazione al rialzo del reddito di riferimento annualmente stabilito con decreto del Ministero del Lavoro. Nel 2019, infatti, le aliquote IVS da applicare ai coltivatori diretti, mezzadri, coloni e imprenditori agricoli professionali (gli iscritti cioè alla gestione speciale dei lavoratori autonomi Inps) sono rimaste invariate rispetto allo scorso anno e fissate in misura pari al 24% per tutti gli assicurati senza più alcuna distinzione in base all'ubicazione nè all'età degli assicurati. 

Il reddito di riferimento

Il versamento della contribuzione per gli agricoli autonomi si basa sulla classificazione delle aziende nelle quattro fasce di reddito convenzionale, indicate nella “Tabella D”, allegata alla legge 2 agosto 1990, n. 233, rimodulate a partire dal 1° luglio 1997 dal decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146 e convertite in euro, come da circolare n. 83 del 23 aprile 2002. Come è noto, ogni azienda è inclusa annualmente nella fascia di reddito convenzionale corrispondente al reddito agrario dei terreni condotti e/o a quello determinato dall’allevamento degli animali. La contribuzione dovuta è determinata, ai sensi dell’art. 7 della legge 233/90, moltiplicando il reddito medio convenzionale - stabilito annualmente con Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sulla base della media delle retribuzioni medie giornaliere degli operai agricoli - per il numero di giornate indicate nella citata “Tabella D”, in corrispondenza della fascia di reddito convenzionale in cui è inserita l’azienda e applicando al risultato le aliquote percentuali sotto riepilogate.

Dato che il reddito medio giornaliero per il 2019 è stato fissato in euro 58,62€ il reddito annuale su cui applicare le suddette aliquote oscilla dai 9.145 euro a 18.289 euro; l'aggiornamento della retribuzione di riferimento e l'incremento delle aliquote IVS determinerà un versamento contributivo dai 3 mila ai 6mila euro annui a seconda dei casi. Oltre all'aliquota IVS gli assicurati alla gestione CDM aggiungere un'addizionale IVS fissa di 0,68 € a giornata nel limite massimo di 156 giornate lavorative (che porta ad un contributo aggiuntivo complessivo di 106,80€); il contributo di maternità di 7,49€ annui; e il contributo Inail di 768,5€ (532,18€ per le zone montane o svantaggiate) che però non viene pagato per gli imprenditori agricoli (IAP). Resta ferma la facoltà, per i pensionati ultra65enni, di chiedere il dimezzamento dei contributi IVS (compresa l'addizionale).

L'esonero contributivo

Gli agricoli autonomi che hanno avviato nel 2018 l'attività, inoltre, godono del beneficio l’esonero quinquennale dal versamento dei contributi ai sensi di quanto stabilito dalle ultime due leggi di bilancio (si veda qui per dettagli) in misura pari al 100% per i primi 36 mesi di attività; del 66% per gli ulteriori 12 mesi; del 50% per gli ulteriori 12 mesi. L'esonero ha ad oggetto la sola quota IVS e il contributo addizionale IVS. Sono esclusi pertanto dall’agevolazione contributiva sia il contributo di maternità di 7,49€ che il contributo INAIL dovuto dai coltivatori diretti e figure assimilate.

I termini di Pagamento

Gli estremi per il pagamento dei contributi mediante modelli F24 saranno disponibili nel Cassetto Previdenziale per Autonomi Agricoli. I termini di scadenza per il pagamento sono il 16 luglio 2019, il 16 settembre 2019, il 18 novembre 2019 e il 16 gennaio 2020.

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Documenti: Circolare Inps 91/2019

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