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Tfr in busta paga, in Gazzetta il decreto attuativo

E' stato pubblicato in Gazzetta il decreto attuativo per chiedere l'erogazione anticipata delle quote maturande del tfr. Chi opta per la liquidazione anticipata resterà vincolato sino al 30 giugno 2018.

Ultima tappa per l'anticipo del tfr in busta paga. Con la pubblicazione avvenuta ieri in Gazzetta del Dm 20 febbraio 2015 numero 29 dal prossimo 3 Aprile si potrà chiedere l'anticipazione del Tfr in busta paga.

Basterà una semplice richiesta all'ufficio del personale della propria azienda (qui il fac-simile del modulo per la domanda) e quel tesoretto che di solito si riscuote al pensionamento o è stato dirottato al fondo pensione, andrà ad aumentare lo stipendio di ogni mese per un arco di tre anni. Ma siccome la decisione è irrevocabile, sarà bene farsi un po' di conti. Conviene davvero?

Con il Caf Uil di Roma abbiamo fatto alcune valutazioni. Il vantaggio è ovviamente quello di avere più liquidità in tasca: 97 euro mensili per chi ne guadagna 23mila l'anno, 105 per chi ne prende 25mila, 125 per chi ha un reddito di 35 mila, mentre la busta paga lievita solo di 76 euro per chi non va oltre i 18mila euro annui. Ma vanno fatte alcune considerazioni. Sia l' anticipo che la liquidazione del Tfr sono sottoposti a una tassazione separata mentre la sua erogazione mensile comporta l'applicazione della sfavorevole aliquota marginale Irpef.

Ad esempio un reddito di 35mila euro su un Tfr annuo di 1806 euro pagherà il 38% di Irpef anziché il 25,3, uno di 23 mila vedrà invece i 1209 euro l'anno di trattamento fine rapporto tassati al 27 anziché al 23,9%. La tassazione ordinaria sarà più pesante di 50 euro per un reddito medio di 23mila e fino a 307 euro per redditi sui 35mila euro. Sarà un vantaggio per redditi entro i 15 mila euro.

Il Tfr in busta paga, cumulandosi con il reddito inciderà negativamente anche sulle detrazioni d'imposta (no tax area, assegni e detrazioni per familiari a carico), oltre all'impatto sull'Isee, l'indicatore di ricchezza che stabilisce il diritto o meno a molte prestazioni sociali. La quota di Tfr è anche quella destinata alla previdenza integrativa quindi bisogna attendersi alcuni effettivi negativi sulla rendita che in futuro si potrà ottenere dai fondi integrativi.

I tempi per l'entrata in vigore della misura saranno però piu' lunghi nelle imprese piu' piccole, quelle che dovranno fare ricorso al credito bancario per poter concedere il tfr. Secondo la legge, infatti, dal momento della richiesta alla liquidazione del Tfr dovranno passare tre mesi. Il tempo perchè l'azienda definisca con la banca il prestito, che sarà regolato da una convenzione tra l'Abi ed il Tesoro, già definita, e che attende solo la pubblicazione in GU. Secondo la convezione, le somme concesse alle imprese dovranno essere restituite in unica soluzione ad un tasso di interesse annuo pari a quello di rivalutazione del Tfr (1,5% piu' l'inflazione).

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