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Ape Sociale, Il Governo respinge la proposta di una stabilizzazione oltre il 2018

La Commissione Bilancio alla Camera ha votato contro l'emendamento del PD alla manovra che proponeva di stabilizzare la misura oltre il 2018.

Per ora nessuna proroga nè stabilizzazione dell'ape sociale. La maggioranza ha respinto ieri in Commissione Bilancio alla Camera dei Deputati l'emendamento a prima firma dell'Onorevole Delrio, sostenuto dal Partito Democratico che puntava a rendere strutturale l'ape social a partire dal 1° gennaio 2019. La fase sperimentale di tale misura si chiuderà il prossimo 31 dicembre e dato che essa ha portato risultati positivi, poiché ha dato risposta a chi chiede di lasciare anticipatamente il mondo del lavoro, il PD ne chiedeva la stabilizzazione. Anche in considerazione del fatto che - secondo i promotori - la stabilizzazione dell'APE sociale è una misura che, a differenza delle proposte del Governo in materia pensionistica, che hanno ricevuto critiche da parte dell'Unione europea, dell'INPS e dell'Ufficio parlamentare di bilancio, non ha costi eccessivi.

Il sottosegretario Garavaglia ha, tuttavia, bocciato la proposta annunciando che il Governo svolgerà un'analisi organica delle misure in materia pensionistica, prefigurando il rischio che la misura dell'APE sociale possa sovrapporsi a quella di «quota 100», il che comporterebbe uno spreco di risorse. Quanto alla quota 100 il rappresentante del Governo non ha escluso che il provvedimento possa essere contenuto in un emendamento governativo al disegno di legge di bilancio durante l'esame da parte dell'altro ramo del Parlamento, nella prima metà del mese di dicembre.

Intanto critiche alla bocciatura dell'ape sociale sono piovute dall'ex ministro del lavoro, Cesare Damiano. “La mancata proroga dell’Ape Sociale priva di una importante tutela i lavoratori disoccupati, quelli con una grave disabilità, chi assiste familiari disabili e chi appartiene a una delle 15 categorie con attività gravose”. “Tale tutela – continua – è più vantaggiosa di quella prevista dalla cosiddetta Quota 100 perché consente, a chi ha 63 di età, di poter andare in pensione con 36 anni di contributi e non 38 e, in casi come la disoccupazione, con soli 30 anni. Si tratta di una scelta grave fatta dal Governo. A parole si vuole superare la legge Fornero e, nei fatti, si cancellano le norme di flessibilità che l’avevano già in parte superata”. “Forse è giunto il momento che il Governo dica la verità sulle pensioni. L’Ape Sociale scade alla fine dell’anno. Se non c’è un emendamento alla legge di Bilancio che la proroga, dal primo gennaio non ci sarà più”, ha detto Damiano.

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