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Il pensionato statale perde i contributi versati dopo la pensione

La vicenda di una lavoratrice della scuola che dopo 10 anni di servizio si è vista negare la pensione perchè già titolare di pensione Ipost. Impossibile chiedere il supplemento. 

Il ginepraio di norme e regole sulla previdenza sono complesse. Questo è noto. Ma la vicenda di una pensionata ex-ipost, l'ex istituto di postelegrafonici di stato, ha quasi dell'incredibile e quindi merita di essere raccontata. Classe 1954 Maura ha lavorato per poco più di 20 anni nell'azienda Poste, all'epoca interamente statale, e nel 1995, appena dopo la nascita del Fondo Ipost, si è dimessa dal servizio per occuparsi delle esigenze del figlio disabile raggranellando l'assegno minimo pari a circa 500 euro al mese. Oggi può suonar strano con le restrizioni attuali ma all'epoca le regole erano diverse e i dipendenti statali potevano agguantare la pensione con pochi anni di servizio a prescindere dall'età anagrafica.

Essendo in un'età ancora attiva Maura nel 2001 ha iniziato a lavorare presso la scuola pubblica, come personale ATA, con contratto a part-time, prima con contratti a tempo determinato e, poi dopo alcuni anni con definitiva immissione in ruolo. Maturando complessivamente ulteriori 10 anni di contributi che immaginava di poter valorizzare in pensione al raggiungimento dell'età di vecchiaia (cioè 66 anni e 7 mesi) e rimpinguare il magro assegno erogato dal fondo Ipost.

Così non è stato. Cessato il rapporto di lavoro con la scuola per raggiungimento del limite ordinamentale l'Inps le ha negato la possibilità di valorizzare tali ulteriori anni di lavoro in pensione. In quanto, è questa la beffa, la signora risultava già titolare di un trattamento pensionistico diretto. "Sono rimasta esterrefatta dinanzi alla risposta dell'Inps, stentavo a crederci, poi ho realizzato che tutto il lavoro svolto nella scuola secondo loro non mi avrebbe dato nulla" ci scrive Maura. "In pratica è come se si fossero incamerati i contributi previdenziali per oltre 10 anni ed ora non posso neanche averli indietro. Quando ho iniziato il rapporto lavorativo con la scuola non potevo di certo immaginare che questo sarebbe stato irrilevante ai fini pensionistici, lo trovo assurdo, probabilmente lo avessi saputo in anticipo mi sarei comportata diversamente" spiega.

Norme discriminatorie

Effettivamente il guazzabuglio di norme fa il gioco dell'Inps. Essendo Maura una dipendente dell'ex istituto postelegrafonici la sua pensione è stata erogata dall'ente Ipost secondo le regole previste dal DPR 1092/1973 (testo unico per il trattamento di previdenza dei dipendenti civili e militari dello stato) per i dipendenti pubblici iscritti alla Cassa Stato. Tale ordinamento non contempla, a differenza di quanto previsto nell'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti del settore privato, l'istituto del supplemento di pensione in caso di rioccupazione dopo la pensione.

Così che quando Maura ha riassunto il servizio presso una scuola pubblica continuando, quindi, ad essere soggetta alle regole del DPR 1092 si è trovata respinta la richiesta della quota aggiuntiva di pensione. Difficile percorrere strade alternative. Non avendo raggiunto il minimo di 20 anni di contributi - l'Istituto scolastico ha, infatti, interrotto d'ufficio il rapporto di lavoro all'età ordinamentale di 65 anni avendo Maura già una pensione e dunque non potendone disporre il trattenimento in servizio - non ha potuto chiedere una autonoma pensione di vecchiaia. Nè ha potuto ottenere la pensione di vecchiaia contributiva a 70 anni con 5 anni di contributi essendo Maura stata assicurata prima del 1996. 

L'unica alternativa che gli è prospettata per ottenere la (ri)liquidazione dell'assegno sulla base dell'intera contribuzione maturata è la rifusione del trattamento pensionistico ex artt. 117 e 131 del citato DPR 1092/1973 per il periodo di contestuale erogazione della pensione con quello del servizio scolastico; una scelta che non può permettesi perchè troppo costosa. Maura  promette, quindi, battaglia. "Intendo adire le vie legali perchè mi sento fortemente discriminata rispetto a qualsiasi altro lavoratore comune". "Come spiegate bene voi sulla vostra rivista un dipendente privato che si rioccupa per alcuni anni dopo la pensione ha diritto ad una ulteriore quota aggiuntiva sulla base della contribuzione versata. Per me, invece, non è così e praticamente i dieci anni di contributi versati andrebbero perduti interamente. E' impensabile che ancora oggi dopo la soppressione dell'Inpdap e dell'ente Ipost continuino ad esistere tutte queste differenze".

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