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Pensioni, l'accredito del periodo di maternità aumenta il rateo pensionistico

La pensionata che ha avuto una o più maternità fuori il rapporto di lavoro può farsi accreditare gratuitamente 22 settimane (durata corrispondente al congedo obbligatorio) per ciascun figlio nato, e far ricostituire l’importo mensile della pensione.

In tutti quei casi in cui è avvenuta una maternità al di fuori di un rapporto di lavoro è possibile recuperare gratuitamente i contributi figurativi, ai fini pensionistici, per un massimo di 22 settimane complessive (corrispondenti al congedo obbligatorio di 5 mesi) per ciascun figlio nato, anche all’estero. Si tratta di un diritto riconosciuto dall'articolo 25, co. 1 del Dlgs 151/2001 in favore dei lavoratori dipendenti, anche del pubblico impiego, ai quali la mancanza di un rapporto di lavoro al momento della maternità non ha consentito la valorizzazione figurativa del periodo in questione. In questi casi l'ordinamento consente di recuperarlo gratuitamente sia per perfezionare il requisito contributivo utile a conseguire il diritto alla pensione, sia per la determinazione della misura della pensione.

L’accredito di detta contribuzione figurativa può essere effettuata a condizione che: 1) l periodo richiesto non sia coperto da altra tipo di contribuzione (obbligatoria, volontaria, figurativa e da riscatto); 2) siano stati versati almeno 5 anni di contribuzione ( 260 contributi settimanali) per attività lavorativa subordinata (da dipendente). A tal fine si specifica che per raggiungere il suddetto requisito si considerano anche i contributi versati come lavoro domestico, lavoro agricolo, ed i periodi di lavoro in cui non vi è stata l’ effettiva prestazione lavorativa (ferie, malattia retribuita, ecc.). La contribuzione versata nella gestione speciale dei lavoratori autonomi (artigiani,commercianti e coltivatori diretti) non può essere considerata per il raggiungimento dei 260 contributi settimanali.

Appare utile ricordare che se il periodo da accreditare è coperto da contribuzione figurativa per disoccupazione l’INPS procede a modificare il "titolo" dell’accredito tenendo conto che i contributi figurativi per maternità, contrariamente a quelli per disoccupazione, sono utili per perfezionare il diritto alla "vecchia" pensione di anzianita', cioè i 35 anni di contribuzione. Il periodo può essere valorizzato anche dopo la pensione chiedendo una ricostituzione dell'assegno all'Istituto di Previdenza.

Un esempio scuola

Maria, che ha lavorato presso l’azienda del padre per circa 3 anni dal 10/1956 al 06/1959 come collaboratrice familiare, a seguito di matrimonio decide di lasciare l’azienda e dedicarsi interamente alla vita di casalinga e il 04/05/1974 mette alla luce sua figlia Ilenia. Successivamente nel 03/1980 per esigenze familiari si rioccupa presso un’ altra azienda come lavoratrice dipendente, mantenendo la stessa occupazione fino all’uscita pensionistica conseguita il 02/2002. Durante la maternità non è stato possibile per Maria l’accredito della contribuzione figurativa poiché durante i 5 mesi di congedo obbligatorio (04/03/1974 – 04/08/1974) non era in costanza di rapporto di lavoro, di conseguenza nessun datore di lavoro poteva versare la contribuzione. Nel caso di specie però la contribuzione figurativa non è andata persa, poiché Maria può chiedere l’accredito delle 22 settimane in quanto soddisfa tutti i requisiti necessari: 260 contributi come dipendente, e assenza di altra contribuzione figurativa nello stesso periodo della maternità.

In queste casistiche è necessario, prima di inoltrare la domanda di ricostituzione della pensione, far accreditare in estratto contributivo il periodo oggetto di richiesta. Pertanto sarà necessario richiedere una variazione della posizione assicurativa tramite la procedura denominata “fase” allegando ad essa il codice fiscale del figlio e un’ autocertificazione attestante i dati che possono evincere la maternità.

Dopo che l’ INPS accrediterà la contribuzione figurativa nell’estratto, la pensionata dovrà presentare domanda di ricostituzione contributiva all’INPS. Se soddisfatti tutti i requisiti l’istituto previdenziale accoglierà la domanda ed inserirà nel calcolo dell’importo anche la contribuzione mancante. Nel caso di Maria, la ricostituzione ha dato origine ad un aumento pensionistico di circa 15 € mensili e una liquidazione di arretrati pari a 975€ corrispondenti ai 5 anni precedenti la domanda.

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