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Pensione Anticipata, Pronto lo stop alla speranza di vita. Dentro anche i precoci

Così il sottosegretario al welfare Claudio Durigon a margine della presentazione del rendiconto sociale dell'Inps per il 2017. Nel 2019 si potrà continuare ad uscire con 42 anni e 10 mesi di contributi.

Il Governo punta al blocco della speranza di vita per la pensione anticipata. Lo ha dichiarato il sottosegretario al welfare, Claudio Durigon, a margine della presentazione del bilancio 2017 dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell'Inps. Durigon conferma le indiscrezioni della vigilia secondo le quali il pacchetto sulle pensioni che l'esecutivo presenterà entro la fine di dicembre (tramite un emendamento alla Legge di Bilancio in Senato o con un decreto legge) conterrà anche il blocco della speranza di vita per le pensioni anticipate.

Vale a dire che nel 2019 si potrà continuare ad accedere alla pensione, a prescindere dall'età anagrafica, con 42 anni e 10 mesi di contributi gli uomini e 41 anni e 10 mesi le donne. Anzichè dover attendere, come dispone la legge in vigore, 43 anni e 3 mesi (42 anni e 3 mesi le donne). Il beneficio si estenderebbe anche ai lavoratori precoci (cioè coloro che possono vantare almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età) in condizione di difficoltà (restano, in particolare, i profili di tutela già previsti dal legislatore del 2017, vale a dire, disoccupati, invalidi, caregiver, addetti alle mansioni gravose o usuranti). Anche queste coorti potranno, quindi, lasciare ancora con 41 anni di contributi tondi.

Per comprimere i costi l'esecutivo sta pensando però inserire anche per queste categorie il meccanismo delle finestre di accesso trimestrali già annunciate per la quota 100. Ritornando così alla disciplina vigente prima della Riforma Sacconi del 2011.  Vale a dire che chi matura i requisiti per la pensione anticipata potrebbe non percepire l'assegno il primo giorno del mese successivo alla maturazione dei requisiti (come accade oggi) ma dovrà attendere la fine del trimestre successivo. Ad esempio un precoce che raggiunge i 41 anni di contributi nel marzo 2019 potrebbe dover attendere il 1° luglio per percepire la pensione anzichè il 1° settembre. Il vantaggio rispetto alla conferma della legislazione attuale si ridurrebbe così a soli due mesi. Il ripristino delle finestre di accesso comporta che durante il lasso temporale che separa la maturazione dei requisiti dalla decorrenza del rateo l'assicurato può anche smettere di lavorare o, comunque, non continuare a versare contributi (es. nel caso in cui sia stato autorizzato alla prosecuzione volontaria dell'assicurazione IVS).

Confermate, almeno per ora, anche le altre misure annunciate nei giorni scorsi. In particolare la quota 100, la proroga dell'ape sociale e dell'opzione donna. «La norma su quota 100 va secondo i piani, non c'è nessun paletto che sposti in avanti quota 100. "Chi avrà 62 anni di età e 38 di contributi l'anno prossimo potrà andare in pensione», ha aggiunto Durigon. «Non vogliamo penalizzare nessuno, andiamo avanti per la nostra strada. È una manovra intelligente e vogliamo svuotare il bacino che si è formato negli ultimi 7 anni». «Sul reddito di cittadinanza - ha aggiunto - l'Inps deve avere un ruolo come tutti gli altri soggetti».

I numeri dell'Anticipo pensionistico

Oggi inoltre l'Inps ha fornito nel corso della presentazione del bilancio 2017 le cifre relative all'utilizzo dell'ape sociale e dell'ape volontario. I numeri dimostrano una notevole criticità nell'accoglimento delle domande relative ai lavoratori nel profilo "disoccupati" e che l'Ape volontario stenta a decollare. Nello specifico nel periodo novembre 2017-luglio 2018, il numero di domande per l'Anticipo pensionistico sociale (Ape sociale) presentate dai lavoratori disoccupati è stato di 57.572, pari al 65,80 del dato complessivo (oltre 87 mila), ma quelle accolte sono 21.009, pari al 24%. In pratica, meno di una domanda su quattro.

Il costo medio per 41 mesi di accompagnamento alla pensione di un disoccupato è stato di 46.984 euro, con il pagamento di una indennità media mensile di 1.146 euro. Gli oneri per le altre tre categorie di beneficiari (lavoratori con invalidità superiore al 74%, lavoratori che assistono persone con handicap grave e lavoratori addetti a lavori gravosi) risultano analoghi, con una indennità mensile pro-capite compresa tra 1.158 e 1.249 euro.

Per quanto riguarda l'Ape volontario, quello a totale carico del lavoratore richiedente, nello stesso periodo 2018 (aprile-luglio) sono state presentate all'Inps 26.145 domande. Il perfezionamento di prestito oneroso ha riguardato però solo 4.850 aventi diritto, pari al 18,6%, come dire che molti non hanno proseguito nell'operazione probabilmente anche frenati dai continui annunci circa una revisione delle regole Fornero. Nelle regioni del Nord i richiedenti la certificazione di Ape volontario sono stati 10.730 pari al 41% del totale; nelle regioni del Centro Italia sono stati 4.311 pari al 16,4%; mentre nelle regioni del Sud e delle isole 11.104 pari al 42,4%.

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