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Pensioni, Anche nel 2021 l'età pensionabile resta ferma a 67 anni

L'ultimo scenario demografico Istat lascia intravedere una sostanziale cristallizzazione degli attuali requisiti per il pensionamento sino al 31 dicembre 2022. Buone notizie anche per la misura degli assegni. 

Nel biennio 2021-2022 l'età pensionabile e i coefficienti di trasformazione dei montanti contributivi potrebbero restare invariati rispetto a quelli attualmente vigenti.  Il più recente scenario demografico Istat (anno 2017) recepito nell'ultimo rapporto (il 19^) della Ragioneria generale dello Stato sull'andamento della spesa pensionistica mostra, infatti, un lento e progressivo rallentamento degli adeguamenti dovuti ad una riduzione della speranza di vita media degli italiani in questi ultimi anni. La notizia è positiva dal punto di vista previdenziale perchè potrebbe significare il sostanzialmente congelamento anche di quei requisiti anagrafici e contributivi che attualmente non hanno beneficiato di alcuna sospensione per legge, in primis quelli per il pensionamento di vecchiaia.

L'ultimo scenario demografico mostra, infatti, un adeguamento nullo per il biennio 2021-2022, una crescita di 3 mesi per ciascuno dei quattro bienni successivi sino al 31 dicembre 2030, un mese nel biennio 2031-2032 e poi due mesi ogni due anni sino al 2054 a cui farebbe seguito un mese di aumento nel biennio 2055-2056. Ciò significa che l'età di vecchiaia resterebbe congelata a 67 anni sino al 31 dicembre 2022 per poi crescere a 67 anni e 3 mesi per gli anni 2023-2024, a 67 anni e 6 mesi tra il 2025 ed il 2026, a 67 anni e 9 mesi tra il 2027 ed il 2028 e raggiungere i 68 anni a partire dal 1° gennaio 2029 e i 70 anni nel 2055. Per gli addetti ai lavori gravosi con almeno 30 anni di contributi che hanno acquisito uno sconto strutturale di cinque mesi sull'età pensionabile (dovuto alla sospensione dell'ultimo adeguamento) resterebbe peraltro confermata l'età pensionabile a 66 anni e 7 mesi sino al 2022.  Per quanto riguarda la pensione anticipata con la massima anzianità contributiva (42 anni e 10 mesi di contributi, 41 anni e 10 mesi le donne e 41 anni di contributi per i cd. precoci) e per le "quote" degli addetti ai lavori usuranti occorre ricordare che gli adeguamenti sono stati sospesi per via legislativa sino al 31 dicembre 2026. Eventuali mutamenti dello scenario demografico incideranno quindi per tali prestazioni, salvo ulteriori correttivi normativi, solo a partire dal 1° gennaio 2027.

La buona notizia dovrebbe tradursi anche nella sostanziale invarianza sino al 2022 dei coefficienti di trasformazione, cioè quei valori che traducono in rendita la parte contributiva dell'assegno. Questi parametri sono, come noto, agganciati alla speranza di vita per cui il congelamento del prossimo adeguamento avrebbe risvolti positivi anche su questo fronte. I dubbi saranno sciolti alla fine dell'anno quando il Ministero dell'Economia e delle Finanze dovrà certificare tramite un apposito decreto l'entità del prossimo adeguamento valido per il biennio 2021-2022. 

 

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