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Pensioni, La neutralizzazione si ferma agli ultimi cinque anni di retribuzioni

La Corte di Cassazione torna sull'annosa e complessa vicenda della sterilizzazione delle retribuzioni minori percepite prima del pensionamento. Per i lavoratori dipendenti il congegno opera nel limite degli ultimi cinque anni.

I lavoratori dipendenti del settore privato non possono sterilizzare le retribuzioni minori godute prima del pensionamento oltre il limite temporale di cinque anni. La Corte di Cassazione ha respinto così con la sentenza numero 28025/2018 la richiesta di una pensionata che aveva domandato la riliquidazione del trattamento pensionistico sulla base della neutralizzazione dei periodi di minore contribuzione relativi agli ultimi 10 anni di retribuzione.

La lavoratrice aveva ottenuto la liquidazione della pensione di anzianita' nel gennaio 2007 con 35 anni di versamenti di cui gli ultimi sette anni e tre mesi derivanti dal lavoro domestico. Periodi che avevano determinato un abbattimento - anche significativo - della misura della pensione svalutando le retribuzioni medie pensionabili relative alla parte retributiva dell'assegno. Nel 2011 all'età di 62 anni ed otto mesi l'interessata aveva chiesto, pertanto, la riliquidazione del trattamento pensionistico neutralizzando tutti gli anni di contribuzione non più richiesti per conservare il diritto a pensione che a partire dal compimento del 60° anno, cioè fin dal settembre 2007, sarebbe stato assoggettato al regime proprio della pensione di vecchiaia.

La Corte d'Appello aveva rigettato la richiesta sull'assunto che lo scomputo sarebbe stato possibile solo nel limite dei cinque anni e che, in ogni caso, l'operazione avrebbe fatto venir meno il diritto alla pensione dato che la signora avrebbe avuto a disposizione solo 1643 contributi settimanali di molto inferiori ai 1820 richiesti per avere diritto alla pensione di anzianità.

Contro la decisione della Corte d'Appello la difesa della pensionata ha proposto ricorso per Cassazione affidato a due ordini di motivazioni. Da un lato i legali osservavano che la Corte d'appello avesse errato nel fare riferimento ai fini della verifica del requisito contributivo indispensabile per conservare il diritto al trattamento di pensione alla disciplina dettata per le pensioni di anzianità, anziché a quella relativa alla pensione di vecchiaia per la quale sarebbe stato necessario solo il possesso di 1040 settimane di contribuzione. La pensionata, in altri termini, non chiedeva, come aveva erroneamente ritenuto la Corte d'Appello, la riliquidazione della pensione con efficacia retroattiva sin dal 2007, ma solo dal 2011 data in cui aveva proposto la relativa domanda all'Inps. Con il secondo motivo la difesa contestava la possibilità di scomputare solo un massimo di cinque anni di contribuzione in quanto la disciplina intervenuta a partire dal gennaio '93 (Riforma Amato) aveva dilatato il periodo da prendere a riferimento per il calcolo della retribuzione pensionabile.

La decisione della Corte

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso ribadendo che la neutralizzazione in questione è possibile solo nel limite di cinque anni ossia l'intervallo temporale per la ricerca della medie pensionabili prima dell'intervento normativo della legge Amato. Avendo la Corte Costituzionale dichiarato l'illegittimità costituzionale solo della legge 297/1982. "La giurisprudenza costituzionale in tema di neutralizzazione (in particolare, Corte Cost. nn.428 del 1992, 264 del 1994, 388 del 1995) - si legge nelle motivazioni - dalle quali la parte ricorrente pretende di desumere un principio generale di irriducibilità del livello virtuale di pensione raggiunto in itinere, alla stregua del quale una volta perfezionato il requisito minimo, l'ulteriore contribuzione non potrebbe compromettere la misura della prestazione potenzialmente maturata fino a quel momento, ha scrutinato esclusivamente la legge n. 297 del 1982 e vagliato lo specifico sistema di calcolo introdotto in quel contesto normativo.

In altri termini - spiegano i giudici - le menzionate decisioni della Corte costituzionale hanno vagliato la conformità ai canoni costituzionali della legislazione pensionistica volta a valorizzare il maggior livello retributivo tendenzialmente raggiunto negli ultimi anni della vita lavorativa non sono applicabili al mutato contesto normativo che, con la regolazione in via transitoria a corredo della riforma pensionistica del 1992 e la sommatoria delle due quote, vede la posizione dei pensionati coinvolti nel nuovo sistema di calcolo del trattamento pensionistico adeguatamente tutelata con la previsione della quota A della pensione, calcolata in ossequio al disposto dell'art. 3 della legge n. 297 del 1982 cit., con la neutralizzazione delle eventuali retribuzioni ridotte percepite nelle ultime 260 settimane di contribuzione, arco di tempo entro il quale la norma prevede debba calcolarsi la retribuzione pensionabile

Tale orientamento, peraltro, era stato espresso anche più recentemente nelle sentenze numero 22315/2016 e 11649/2018. Stranamente il Collegio non ha affrontato la prima questione, quella cioè alla possibilità di riliquidare la pensione di anzianita' all'età di vecchiaia senza tener conto della contribuzione eccedente i 20 anni. A tale quesito la stessa Corte di Cassazione aveva dato parere positivo nella sentenza da ultimo richiamata numero 11649/2018.

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