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Quota 100, I sindacati premono per un confronto con il Governo

La Cgil: "Bene l'ipotesi di una quota 100 a partire dai 62 anni ma occorre un progetto condiviso con le parti sociali". E ancora: "Non si tocchi l'ape sociale"

I sindacati chiedono la riapertura del confronto del Governo sulle pensioni. In una nota stampa diffusa oggi dalle tre principali sigle confederali Cgil, Cisl e Uil ribadiscono l'importanza che il tema non sia affrontato in modo "solitario" dall'esecutivo data la delicatezza dei temi. L'ipotesi di una pensione con la quota 100 a partire dai 62 anni (e 38 di contributi) è vista positivamente dalle sigle sindacali che, tuttavia, chiedono rassicurazioni circa salvaguardia del meccanismo di calcolo dell'assegno e dell'assenza di un tetto alla contribuzione figurativa valorizzabile. Che altrimenti pregiudicherebbe le platee di coloro che hanno avuto lunghi periodi di disoccupazione o di integrazione salariale.

Per i sindacati è pure importante che non si tocchi il meccanismo dell'ape sociale che assicura una tutela aggiuntiva alle categorie socialmente più deboli, spesso già fuori dal mercato del lavoro. Non piace l'ipotesi di sostituire l'ape sociale con un assegno pagato dai fondi settoriali, molte categorie di lavoratori rischierebbero comunque di essere esclusi. 

Cgil: Aprire subito il confronto

"È opportuno che il Governo apra un confronto con il sindacato sulla previdenza rispondendo alla richiesta avanzata da Cgil, Cisl e Uil al ministro Di Maio lo scorso luglio e affrontando i temi contenuti nella Piattaforma sindacale unitaria” ha detto segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli. “L’ipotesi riguardante quota 100 a 62 anni merita un approfondimento e, se venisse formalizzata senza vincoli surrettizi, sarebbe una cosa positiva" ha detto Ghiselli. Ma questo tema non esaurisce le questioni previdenziali da affrontare con urgenza, perché quota 100 riguarda una parte limitata del mondo del lavoro”. Il segretario confederale spiega infatti che “lascerebbe fuori quasi del tutto i giovani, le donne, il lavoro discontinuo, intere aree geografiche del Paese, per i quali, non essendo in grado di raggiungere quei livelli di contribuzione, le condizioni rimarrebbero quelle previste dalla legge Fornero.

A maggior ragione – aggiunge – se venisse superata l’Ape sociale, che, per alcune categorie più deboli di lavoratori, prevede un minimo di contributi che può andare dai 28 ai 36 anni”. “È necessario inoltre – sostiene in conclusione Ghiselli – affrontare e risolvere definitivamente il tema esodati, la proroga di opzione donna e la questione dei 41 anni. E va garantita agli attuali pensionati l’effettiva tutela del valore della loro pensione, scongiurando anche i rischi di illegittimi ricalcoli o contributi di solidarietà da prelevare anche dalle pensioni di importo medio”.

Dello stesso avviso anche la Uil che in una nota sprona il Ministro di Maio a svelare le carte in vista dell'avvicinarsi della presentazione della Nota di aggiornamento al DEF prologo dell'avvio dei lavori sulla legge di bilancio per il 2019. "Ritieniamo - scrive una nota stampa della Uil - che bisogna continuare l´azione avviata negli ultimi due anni per cambiare profondamente la Legge Fornero. Le tre Confederazioni hanno da tempo avanzato proposte precise per reintrodurre efficacemente una flessibilità di accesso alla pensione intorno ai 62 anni, per attuare misure che garantiscano pensioni adeguate ai giovani, per superare le disparità di genere, per valorizzare il lavoro di cura ai fini previdenziali, per prorogare opzione donna e chiudere definitivamente le salvaguardie degli esodati".

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