Riforma Pensioni, Tria: Stiamo studiando come intervenire
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Riforma Pensioni, Tria: Stiamo studiando come intervenire

Il Ministro dell'Economia in una intervista conferma che il Governo non ha abbandonato il dossier sulla previdenza. Ma c'è un vincolo risorse.

Il Governo non ha abbandonato il dossier previdenza. La mancata citazione del dossier nelle dichiarazioni programmatiche dell'altro giorno del Presidente del Consiglio dei Ministri non significa aver messo nel cassetto il capitolo sulla revisione della Legge Fornero. Parola del Ministro dell'Economia, Giovanni Tria, in una intervista rilasciata oggi alla stampa nazionale. "Stiamo studiando anche gli interventi previdenziali, con il vincolo che non incidano in modo troppo pesante sulla curva della spesa a medio e lungo termine". E sulla quota 41 il ministro avverte: "Dipende dalle condizioni. Stiamo studiando, e non c'è ancora un quadro definito".

Dichiarazioni prudenti e generiche, che lasciano aperte praticamente tutte le ipotesi e rimandano la partita a settembre/ottobre quando l'esecutivo inizierà a fare i conti della legge di bilancio. L'ipotesi che prende piede è, comunque, quella di un intervento in più tappe così come, del resto, il ministro intende attuare sulla riforma fiscale e reddito di cittadinanza: su questi temi "bisogna partire davvero, e tracciare un calendario che indichi in modo nitido le misure da attuare nel 2019 e i progressi da compiere negli anni successivi" ha detto Tria. Insomma perde chances, come già anticipato da Pensioni Oggi nei mesi scorsi, la possibilità di abbinare il ripristino della pensione di anzianita' con la quota 100 con il canale di pensionamento pari a 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica per tutti. Si dovrà fare una scelta tra le due ipotesi e quella più accreditata è per ora la prima; una decisione quasi obbligata perchè il canale con 41 anni di contributi avrebbe un costo eccessivo a meno di non depotenziarla del tutto (con evidenti ripercussioni sull'elettorato di riferimento).

Sino ad oggi del resto l'esecutivo si è tenuto alla larga dal capitolo pensioni: a parte qualche sporadico annuncio non ci sono stati interventi nel decreto legge dignità nè nel milleproroghe, ed anche la proposta di Antonio Brambilla, consulente della Lega, non ha ricevuto l'accoglienza che ci si aspettava, soprattutto da parte del M5S. La prudenza del Governo sul tema è segno che si vogliono evitare scivoloni e che occorre ancora trovare un'intesa all'interno della maggioranza. Si vedrà, quindi, dopo l'estate.

Damiano: flessibilità da 63 anni

Anche Cesare Damiano, ex ministro del lavoro, incalza l'esecutivo: “La cosa più opportuna – continua – al fine di evitare gli infortuni del Decreto Dignità che vuole battere la precarietà e apre la strada al lavoro nero con i voucher, sarebbe quella di aprire un tavolo di confronto sulla previdenza con i sindacati. Pensare di risolvere tutto con Quota 100 che, oltretutto, pare che abbia come base i 64 anni di età e il ricalcolo contributivo dal ’96, significherebbe tradire le promesse elettorali dei partiti di Governo e arretrare addirittura rispetto all’Ape”. “Lo ripeto: in un sistema pensionistico strutturalmente flessibile, non si può avere un piede di partenza al di sopra dei 63 anni”, conclude

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