Riforma delle pensioni “Quota 41” e le agevolazioni Inps

Redazione Martedì, 29 Giugno 2021

La riforma delle pensioni è una delle notizie più attese dell’anno 2021 con quota 100 ormai prossima al superamento. Gli ultimi aggiornamenti sul tema previdenziale auspicano che il governo si impegni sull’ipotesi di una quota 41 per tutti. Quota 100 non verrà rinnovata, quindi è necessaria una riforma sulle pensioni. Ci si chiede, a questo punto, se e quali agevolazioni verranno anche confermate per i pensionati Inps ed Ex-Inpdap, come le convenzioni per accedere ai prestiti agevolati con cessione del quinto.

L’attuale sistema di pensionamento anticipato prevede l'uscita dal mondo del lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi versati. Superata questa soglia di età, è praticamente impossibile lasciare il mondo del lavoro prima dei 67 anni senza una riforma delle pensioni.

Secondo le ultime notizie, i sindacati vorrebbero una quota 41 per tutti per superare l’ostacolo dei cinque anni. Tra le principali conseguenze di quota 100 c’è l’aumento delle richieste di prestiti da parte di pensionati che accedono alle agevolazioni Inps per ottenere liquidità in tempi più rapidi e con maggiori garanzie. I motivi delle richieste di prestito sono svariate ma riguardano soprattutto la possibilità di contribuire alle spese di figli e nipoti. L’Inps (ex Inpdap) concede questi prestiti in tempi abbastanza lunghi e con pratiche burocratiche articolate. Per questo motivo, vengono confermate le convenzioni con l’Inps di banche, istituti di credito e intermediari del credito che garantiscono un prestito a condizioni agevolato con la cessione del quinto ai pensionati fino agli 85 anni d’età offrendo la possibilità di acconti immediati e credito garantito che viene rimborsato direttamente con le trattenute sulla pensione mensile.

Ma cos’è la pensione quota 41 per tutti? Una volta raggiunti i 41 anni di contributi, si può accedere al pensionamento anticipato senza nessun requisito di tipologia anagrafica.

Tra le contro proposte sul tavolo c’è quella di alzare la quota almeno a 64 anni per evitare di pesare troppo sul bilancio pubblico e lasciare la quota 41 solo ad alcune categorie di lavoratori.

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