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Medici, vanno rimborsati anche gli ex specializzandi prima del 1983

Lo hanno stabilito i Giudizi di Piazza Cavour con la sentenza 1734 del 2 settembre 2015. Lievitano i rimborsi per lo stato. E intanto in Parlamento si preme per una sanatoria. 

I rimborsi per i medici specialisti spettano anche a tutti i medici che ancora frequentavano corsi di specializzazione alla data del 31 dicembre 1982. Lo ha stabilito la sentenza 1734/2015 della Corte di cassazione del 2 settembre scorso che ha esteso su altri cinque anni la possibilità di presentare i ricorsi per il mancato pagamento relativo ai periodi di specializzazione. Dunque potranno agire per ottenere i rimborsi anche tutti coloro hanno conseguito il diploma di specializzazione dopo tale data, indipendentemente dall’anno di iscrizione, godendo degli stessi diritti di quanti si sono iscritti dal primo gennaio 1983. 

Ai 160 mila medici specializzati tra il 1983 e il 2006 che già potevano presentare ricorso si aggiungono quindi ora i circa 40 mila specializzati tra il 1978 e il 1983. Per un totale, quindi, di circa 200 mila potenziali ricorrenti, con una media di 45 mila euro, a rimborso per un totale teorico di circa 8 miliardi di euro. A ciò si aggiunge il fatto che, numeri alla mano, dei circa 4 miliardi già messi in conto per i soli gli specializzati dal 1983 al 2006, lo stato ha pagato meno di 480 milioni di euro. I dati e le cifre arrivano direttamente dalla Consulcesi, l’associazione che in prima persona si è occupa nella maggioranza dei casi di presentare i ricorsi. La decisione dei Giudici, ricordano dall'associazione riporta quindi indietro l’orologio di un quinquennio (le scuole di specializzazione duravano al massimo cinque anni). 

"Nello specifico – spiegano i legali Consulcesi – la sentenza della Cassazione sostiene infatti che l’esclusione degli “ante 1 gennaio 1983” non trova alcun riscontro nelle direttive comunitarie in materia e si pone in aperto contrasto con il principio comunitario della c.d. applicazione retroattiva e completa delle misure di attuazione della norma comunitaria. Pertanto la limitazione introdotta  si qualifica come un comportamento antigiuridico nell’ambito dell’ordinamento comunitario. Essendo il rapporto del medico un rapporto di durata, nell’ambito del diritto interno trova applicazione il principio secondo cui la norma giuridica sopravvenuta disciplina completamente il rapporto in corso, allorché, sebbene sorto anteriormente, non abbia ancora esaurito i suoi effetti"».

Le conseguenze di questa sentenza sono importanti perché aumenta esponenzialmente la platea dei potenziali ricorrenti e quindi il rischio che l’esborso complessivo per lo Stato superi gli attuali 4 miliardi già stimati. Un motivo in più per accelerare l’iter parlamentare dei tre Ddl attualmente in discussione che propongono un accordo transattivo, valido per chi avrà precedentemente presentato ricorso. Una soluzione chiesta già a gran voce da migliaia di medici che hanno firmato nelle scorse settimane una petizione on line sul sito Consulcesi e che sposerebbe appieno le intenzioni del premier Matteo Renzi e del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, sempre più decisi ad evitare che interessi, more e spese legali facciano ulteriormente lievitare i costi dello Stato di fronte a casi, come appunto quello degli ex specializzandi, dove la giurisprudenza è ormai consolidata e totalmente favorevole ai ricorrenti.

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