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Organico dell'Autonomia. Ecco come funzionerà

Confermato il potere di chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti degli istituti scolastici, una delle misure maggiormente contestate dalla parte sindacale.

Con l'approvazione definitiva della buona scuola entrerà in funzione anche l'organico dell'autonomia, una delle maggiori novità della riforma Renzi-Giannini. A partire dal 1° settembre 2016 tutti i docenti saranno assegnati a questo nuovo organico che consentirà alle scuole l'erogazione delle attività previste dalla propria autonomia scolastica. L’organico dell'autonomia comprenderà sia l’organico di diritto (posti comuni e posti per il sostegno) sia i posti per il potenziamento, l’organizzazione e la progettazione delle attività scolastiche.

Il nuovo organico sarà basato su ruoli regionali che dovranno essere suddivisi dagli uffici scolastici, entro il 30 giugno 2016, in ambiti territoriali la cui ampiezza dovrà risultare inferiore a quella di una provincia o di una città metropolitana. Una volta determinati gli ambiti territoriali i docenti saranno ripartiti dell'organico dell'autonomia con un decreto del direttore dell'ufficio scolastico regionale e la mobilità territoriale e professionali potrà avvenire solo tra diversi ambiti territoriali.

L'individuazione del fabbisogno di posti del medesimo organico sarà affidata alle scuole: ogni scuola dovrà, infatti, predisporre un piano triennale, rivedibile annualmente, che dovrà indicare tutte le priorità didattiche e organizzative che si intendono realizzare nell'ambito della propria autonomia scolastica.

Scuole in rete. Gli uffici scolastici regionali, inoltre, entro il 30 giugno del 2016, hanno l’onere di promuovere ed attivare reti di istituzioni scolastiche a livello territoriale, nel rispetto dell’autonomia, con lo scopo di attivare gestioni comuni anche amministrative e l’attivazione di progetti e attività culturali sul territorio. Un lavoro da svolgere in sinergia, in base agli accordi di rete sulle professionalità e le risorse da investire.

La chiamata diretta. Con l'organico dell'autonomia arriva anche la chiamata diretta, quella misura tanto contestata dal mondo della scuola e dai sindacati. I dirigenti scolastici proporranno un incarico triennale ai docenti presenti nell’ambito territoriale in cui è presente l'istituto scolastico, prioritariamente sui posti comuni e di sostegno, vacanti e disponibili per garantire il regolare avvio delle lezioni. Nel proporre l’incarico, il preside potrà tener conto anche delle singole candidature ricevute sempre nel rispetto dell’offerta formativa e delle precedenze nell'assegnazione della sede previste, per i soggetti con disabilità, dalla legge 104. Un'ulteriore novità riguarda l'utilizzazione di docenti in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati: i presidi potranno farlo solo purché non siano disponibili nell'ambito territoriale docenti abilitati nella classe di concorso necessaria.

In caso di piu' proposte di incarico. Nel caso di più proposte di incarico sarà il docente a scegliere, fermo restando l'obbligo di accettarne almeno una mentre in caso di inerzia dei dirigenti scolastici o di docenti che non abbiano ricevuto alcuna proposta, sarà l'Ufficio scolastico regionale a provvedere d'ufficio. Nel conferimento dell'incarico, inoltre, il dirigente scolastico dovrà garantire l’assenza di cause di incompatibilità come i rapporti di parentela e affinità fino al secondo grado e i legami di matrimonio.

Il colloquio con il preside. Nella Riforma c'è anche la possibilità che i docenti in attesa di incarico vengano sottoposti a un colloquio con il preside che li ha convocati per la nomina o a cui hanno proposto la loro candidatura. Sarà preso in esame anche il curriculum vitae del docente che verrà poi reso pubblico sul sito internet della scuola.

Limiti alla chiamata diretta. Il dirigente scolastico potrà utilizzare il personale docente dell'organico dell'autonomia per la copertura delle supplenze temporanee fino a 10 giorni e potrà
individuare nell'ambito dell'organico dell'autonomia fino al 10% di docenti come supporto organizzativo. Per i  docenti già assunti in ruolo (e per parte di quelli che lo saranno il prossimo 1° settembre) resta ferma la conservazione della titolarità della cattedra presso la scuola di
appartenenza: per costoro pertanto il potere di chiamata dei presidi viene sostanzialmente meno.

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