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Scuola, torna in pista l'ipotesi di monetizzare le ferie non godute dai precari

Riparte l'esame in Commissione Lavoro alla Camera il disegno di legge sulla fruizione delle ferie del personale a tempo determinato della scuola.

Riprenderà giovedì in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati l'esame del ddl 1974 Chimienti, il provvedimento che intende ripristinare la possibilità per i dipendenti a tempo determinato della scuola di monetizzare le ferie maturate durante il rapporto di lavoro. L'esame del provvedimento era stato interrotto a febbraio di quest'anno per i ritardi del Governo nella predisposizione della relazione tecnica al disegno di legge. 

L'obiettivo dei promotori, come già anticipato da pensionioggi.it, è di riportare in vita la situazione giuridica vigente sino al 2012 apportando una deroga al divieto di monetizzazione delle ferie per il personale precario della scuola, senza specifiche limitazioni in ordine all'entità della monetizzazione stessa, nonché la sostanziale reintroduzione, anche se non in maniera totale, della disciplina contrattuale in materia per il personale scolastico.  

La vicenda. Come si ricorderà il decreto legge 95/2012 (noto anche decreto legge sulla spending review) ha obbligato i dipendenti delle pubbliche amministrazioni alla fruizione di ferie, riposi e permessi senza dar luogo in nessun caso alla c.d. "monetizzazione". Tali disposizioni, grazie ad una successiva modifica apportata dalla legge di stabilità 2013 (legge 228/2012), non hanno trovato applicazione nei confronti del personale docente e A.T.A. supplente breve e saltuario (nonché del personale docente con contratto fino al termine delle lezioni o delle attività didattiche), consentendo quindi la monetizzazione delle ferie non godute, ma limitatamente alla differenza tra i giorni di ferie spettanti e quelli di cui è consentito, allo stesso personale, di fruirne (cioé quelli dei periodi di sospensione delle lezioni, e non a quelli in cui le ferie siano state effettivamente fruite). 

Sempre la legge 228/2012 ha disposto inoltre l'obbligo, per il personale della scuola (impiegato sia a tempo indeterminato sia a tempo determinato), di fruizione delle ferie nei giorni di sospensione delle lezioni definiti dai calendari scolastici regionali, esclusi quelli destinati agli scrutini, agli esami di Stato e alle attività valutative (si ricorda che il periodo di sospensione delle lezioni, definito con delibera regionale, comprende le feste, gli eventuali ponti, le sospensioni natalizia e pasquale, nonché i giorni dal 1° settembre all'inizio delle lezioni e dal termine delle lezioni al 30 giugno). E ha precisato che durante la rimanente parte dell'anno, la fruizione delle ferie è consentita per un periodo non superiore a sei giorni lavorativi, subordinatamente alla possibilità di sostituzioni che non determinino oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. 

Evidente il danno per il personale precario. Per effetto di queste modifiche "nel caso tipico di un contratto a tempo determinato - ricordano i firmatari - che decorra dal 1° settembre al 30 giugno, i giorni di ferie spettanti sono circa 36, ma ai fini della monetizzazione la normativa attualmente in vigore impone di sottrarre a questi i giorni di sospensione dell'attività didattica, che secondo la legge 228/2012 sono da considerarsi aprioristicamente come giorni di ferie del personale docente: ecco che, svolgendo la semplice sottrazione, si scende a un numero di giorni di ferie non fruite e dunque monetizzabili risibile, causando la perdita di oltre 1.000 euro l'anno per ogni docente".

Chimienti: Ripristinare la situazione precedente
"L'obiettivo della proposta - sostengono i deputati Chimienti e Baldassarre, primi firmatari del ddl - è quello di eliminare l'obbligatorietà della fruizione delle ferie nei giorni di sospensione dell'attività didattica e ripristinare in buona sostanza la situazione pregressa, in cui il personale assunto a tempo determinato vedeva monetizzate le ferie non fruite durante il rapporto di lavoro. 

In sostanza grazie a questa proposta si ritorna alle disposizioni contenute nel contratto collettivo di categoria, in cui si prevedeva una forma compensativa per i docenti precari non fruitori di ferie durante il periodo scolastico attraverso la monetizzazione dei giorni di ferie maturati e non goduti". Questa cifra pari a circa 1.000 euro per i docenti sotto contratto dal 1 settembre al 30 giugno, "veniva corrisposta tra il gennaio e il marzo dell'anno successivo e costituiva una sorta di risarcimento economico per i periodi di disoccupazione".

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