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Aggiornato il tool di PensioniOggi per determinare il costo dell'uscita anticipata dai 63 anni attraverso l'anticipo pensionistico volontario. 

Dallo scorso 13 Febbraio 2018 è possibile finalmente usufruire dell'anticipo pensionistico per anticipare il ritiro dal mondo del lavoro mediante un prestito erogato dal settore bancario e garantito da una polizza assicurativa obbligatoria. Si tratta di una misura introdotta dalla legge di bilancio per il 2017 che doveva partire sin dallo scorso 1° maggio 2017 ma una serie di difficoltà nell'adozione dei relativi provvedimenti attuativi hanno determinato un ritardo di quasi un anno rispetto alla partenza originaria (DPCM 150/2017 - Circ. Inps 28/2018).

L'Anticipo Pensionistico consiste nell'erogazione di un prestito erogato mensilmente sino al raggiungimento della pensione di vecchiaia. Una volta raggiunta la pensione il pensionato restituirà la somma anticipata dal sistema bancario con un trattenuta mensile sulla pensione per i successivi 20 anni. La trattenuta è operata direttamente dall'Inps che provvede a riversarla all'istituto bancario. L'operazione è onerosa perchè il pensionato dovrà restituire nei venti anni successivi al pensionamento il capitale preso in prestito, gli interessi e la polizza assicurativa (obbligatoria) contro il rischio premorienza. Lo Stato però coprirà il 50% del costo del premio assicurativo e degli interessi annui attraverso una detrazione fiscale che verrà riconosciuta anch'essa mensilmente sulla pensione e che "alleggerirà" il peso della restituzione del prestito. 

All'Ape possono accedere tutti gli assicurati presso l'Inps (FPLD, Gestioni Speciali dei lavoratori autonomi, Gestione Separata, Fondi sostitutivi ed esclusivi dell'AGO) che hanno almeno 63 anni di età, 20 anni di contributi e si trovano a non più di 3 anni e 7 mesi dal pensionamento di vecchiaia. Dato che la misura dura sino al 31 dicembre 2019 possono accedere potenzialmente tutti i nati entro il 31 luglio 1956 per una durata massima di 43 mesi a condizione di avere una pensione lorda non inferiore a circa 710 euro al mese. 

La cifra massima dell'anticipo ottenibile sottoforma di prestito è compresa in una forchetta che varia dal 90 al 75% della pensione netta maturata al momento della domanda di APE a seconda dei mesi di anticipo richiesti. E' previsto un minimo di 150 euro al mese. Il prestito è cumulabile con l'attività lavorativa, con gli strumenti di sostegno al reddito (tra cui anche l'Ape sociale) nonchè con la Rita, la rendita integrativa temporanea anticipata. La possibilità di integrare il prestito con altre forme di redditi è importante perchè consente all'interessato di diminuire la cifra da richiedere in anticipo e, quindi, di ridurre il peso della restituzione del prestito una volta in pensione. Inoltre è garantita la facoltà per il datore di lavoro di dare un contributo economico per attutire gli effetti della penalità sulla pensione per il lavoratore (Ape aziendale).

Dato che i calcoli sono complessi il programma sottostante elaborato da PensioniOggi mostra i potenziali effetti di come sarà influenzato l'assegno in base alle diverse scelte operate dal lavoratore. Il programma è molto simile a quello messo a punto dall'Inps anche se consente all'utente di variare i dati relativi al Tan a seconda di quanto previsto nelle convenzioni quadro con il settore bancario ed assicurativo.

In linea generale il peso della rata di restituzione del prestito - nel caso di richiesta della massima cifra - ammonta ad oltre il 5% della pensione per ogni anno di anticipo. L'effetto, comunque, viene diluito nel tempo a causa della rivalutazione dei trattamenti pensionistici. Con il passare degli anni la pensione, infatti, aumenta per adeguarsi all'inflazione mentre resterà costante la rata di ammortamento del prestito. Al termine del piano di ammortamento il "peso" della rata sulla pensione sarà così inferiore a quello iniziale. Ecco perchè è importante non solo soffermarsi sull'impatto iniziale ma anche sulla media ventennale dell'operazione. 

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