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Simula con Pensioni Oggi l'ammontare della possibile decurtazione delle pensioni superiori a 4500 euro netti al mese secondo il progetto di legge Lega-Cinquestelle.

L'altro giorno è stata presentata in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati la proposta definitiva della maggioranza volta a ridurre le pensioni cd. d'oro. Il documento firmato dai capigruppo alla Camera dei Deputati Lega-Cinquestelle D'Uva-Molinaro prevede una riduzione generalizzata e definitiva della parte retributiva degli assegni superiori a 90mila euro annui lordi, cioè circa 4.500 euro netti mensili (non più 80mila euro come era stato previsto in un primo tempo). L'entità della riduzione del trattamento pensionistico, come già anticipato da PensioniOggi, è legata all'età di pensionamento: tanto più si è lasciato in anticipo (anche sfruttando normative in passato più favorevoli) tanto maggiore risulta l'incisione della pensione con cifre che possono anche raggiungere il 20% del trattamento complessivo.

Tecnicamente la decurtazione è pari al rapporto tra il coefficiente di trasformazione vigente all'età di decorrenza della pensione, di volta in volta previsto a seconda dell'anno di pensionamento, e quello corrispondente all'età stabilita in una tabella allegata al disegno di legge a partire dal 1974 e aggiornato ogni triennio. E' previsto un meccanismo di garanzia secondo il quale il valore della decurtazione non può determinare un trattamento pensionistico inferiore a 90mila euro lordi. Vengono, inoltre, escluse dalla decurtazione le pensioni ai superstiti, le pensioni di invalidità e quelle erogate nei confronti delle vittime del dovere e del terrorismo. Tali prestazioni, anche se superiori a 90mila euro (circostanza infrequente) resterebbero immutate.

Il taglio coinvolge le sole anzianità maturate con il sistema retributivo (cioè le anzianità sino al 2011 o sino al 1995 a seconda rispettivamente se l'assicurato aveva o meno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995). Per come è stata scritta la proposta di legge è ragionevole ritenere che ai fini del raggiungimento dell'importo soglia degli 80mila euro si prenda in considerazione anche l'eventuale parte contributiva dell'assegno. In caso di titolarità di più pensioni (dirette), in attesa di un chiarimento, la decurtazione si dovrebbe applicare sulla sommatoria delle quote retributive delle pensioni fermo restando che la somma delle pensioni dovrebbe risultare superiore ad 80mila euro. In definitiva la proposta è molto simile a quella avanzata dall'Inps nel 2015 Non per Cassa ma per Equità al Governo Renzi.

Il tool sottostante, elaborato da PensioniOggi, consente di simulare rapidamente il potenziale taglio della pensione a cui sarebbero esposti i pensionati se passasse così com'è stata presentata la proposta di Legge D'Uva-Molinaro. Anche se è improbabile che la proposta venga approvata rapidamente e senza modifiche il tool consente ai lettori di farsi un'idea su cosa è in discussione. Per il suo utilizzo basta indicare la data di nascita, l'importo lordo complessivo annuo della pensione (diretta) in godimento alla data del ricalcolo e la data di decorrenza dell'assegno. Qualora l'assegno fosse determinato sulla base anche di una quota contributiva si può affinare il calcolo inserendo in modo distinto gli importi delle due quote di pensione (parte retributiva e parte contributiva) al momento della loro liquidazione originaria (basta vedere la determina Inps di liquidazione). Le due quote vengono attualizzate all'importo in godimento al fine di individuare la quota retributiva su cui applicare la decurtazione.

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