Bernardo Diaz
Bernardo Diaz, dottore commercialista collabora con PensioniOggi.it dal novembre del 2015.
Polizia, ok alla revisione dell'Accordo Quadro entro il 1° Aprile
Lunedì, 10 Novembre 2014Una norma del disegno di legge di stabilità prevede la revisione dell'Accordo Quadro di amministrazione delle Forze di Polizia ad Ordinamento Civile.
Kamsin Via libera alla revisione, entro il 1° aprile 2015 dell’Accordo nazionale quadro di amministrazione delle forze di polizia ad ordinamento civile. E' quanto prevede l'articolo 21, commi 12, 13 e 14 della legge di stabilità con cui il Governo intende rinnovare l'accordo, risalente ormai al luglio 2009, con il quale vengono definiti gli orari di servizio (turni, lavoro straordinario ecc.) e le procedure per la contrattazione decentrata del personale della Polizia di Stato, della Polizia Penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato.
In particolare - si legge nella Relazione Illustrativa al disegno di legge - al fine di corrispondere alle esigenze connesse all'espletamento dei compiti istituzionali della Forze di polizia e nelle more della definizione delle procedure contrattuali e negoziali di cui all'articolo 9, comma 17, del decreto-legge n. 78 del 2010, (cioè il blocco rinnovi contrattuali) viene disposto, l’avvio, in deroga a quanto previsto dell'articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica n. 164 del 2002, delle procedure per la revisione dell'Accordo nazionale quadro stipulato in attuazione dell'articolo 24 dello stesso decreto, con le modalità ivi previste.
Si prevede altresì che, in sede di revisione degli Accordi nazionali quadro, si deve tenere conto del mutato assetto funzionale, organizzativo e di servizio, derivante in particolare dalle misure di contenimento della spesa pubblica previste dai provvedimenti in materia finanziaria dall'anno 2010, con particolare riferimento a quelle del parziale blocco del turn over nelle Forze di polizia ed alla conseguente elevazione dell'età media del personale in servizio.
Le materie oggetto dell'Accordo e, dunque, suscettibili di revisione sono in particolare la destinazione delle risorse del fondo per l'efficienza dei servizi istituzionali; princìpi generali per la definizione degli accordi decentrati; i turni di servizio; gli alloggi di servizio utilizzabili dal personale in missione; la formazione e aggiornamento professionale; la programmazione di turni di lavoro straordinario; il riposo compensativo; la reperibilità; le attività gestionali degli enti di assistenza del personale; l'impiego del personale con oltre cinquanta anni d'età o con più di trenta anni di servizio.
Dal 1° gennaio 2015, prevede il testo presentato dal governo, è inoltre autorizzato l’impiego di personale in turni di servizio diversi da quelli ordinari per esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e di prevenzione e contrasto della criminalità, con una semplice informazione alle organizzazioni sindacali, anche in deroga dagli orari previsti dagli accordi in vigore.
Come indicato nella relazione tecnica, “l’iniziativa consente, tra l’altro, di superare l’attuale incertezza applicativa sorta in sede giudiziaria, con riferimento alla citazione davanti al giudice del lavoro di alcuni questori per comportamento antisindacale ai sensi dell’articolo 28 dello statuto dei lavoratori (legge n.300 del 1970), derivante dall’impiego del personale di polizia per specifiche esigenze operative, al di fuori dell’orario previsto dagli Accordi nazionale quadro attualmente in vigore”.
Zedde
L’Assegno Sociale spetta anche al coniuge che ha rifiutato l’assegno di mantenimento
Martedì, 11 Ottobre 2022La Corte di Cassazione riafferma ancora una volta i corretti presupposti per la concessione dell’assegno sociale. Lo stato di bisogno non necessariamente deve essere «incolpevole».
Pensioni, partono i ricorsi per rimanere in servizio oltre i 70 anni
Domenica, 09 Novembre 2014Gli Avvocati dello Stato hanno impugnato innanzi alla Corte Costituzionale la norma del decreto legge di Riforma della Pubblica Amministrazione che ha abolito il trattenimento in servizio nei loro confronti.
Kamsin In cinque hanno proposto ricorso al Tar contro lo stop al trattenimento in servizio contenuto nel decreto legge di riforma della Pubblica Amministrazione. Parliamo degli Avvocati dello Stato per i quali, a differenza dei magistrati, l'articolo 1, comma 2 del Dl 90/2014 non ha previsto la proroga al 31 Dicembre 2015 dei trattenimenti in servizio già disposti alla data del 25 Giugno 2014.
Per loro lo stop è scattato, con per gli altri dipendenti delle Pa, il 1° Novembre 2014. Da questa data, compiuti i 70 anni gli Avvocati dello Stato dovranno necessariamente lasciare il posto di lavoro senza poter piu' contare sulla possibilità di rimanere sul posto di lavoro per altri cinque anni, come prevedeva la disciplina previgente. Ma gli Avvocati non ci stanno e già in cinque hanno presentato ricorso.
I primi a fare ricorso, ricorda Sergio Rizzo dalle pagine del Corriere della Sera, sono stati due vice Avvocati generali: Giuseppe Nucaro, 73 anni di età, e Raffaele Tamiozzo, anch’egli settantatreenne. Ovvero i più alti in grado dopo l’Avvocato generale, incarico ricoperto fino al 31 ottobre, data del pensionamento, da Michele Dipace (74 anni). Subito seguiti, Nucaro e Tamiozzo, dagli avvocati dello Stato distrettuali di Bologna, Caltanissetta, Milano e Napoli. Tra i ricorrenti serpeggia l’irritazione perché mentre i magistrati hanno ottenuto una deroga di un anno al pensionamento dei settantenni, gli avvocati dello Stato, che sarebbero a loro equiparati pur avendo una funzione del tutto diversa, non sono riusciti a spuntarla.
Anche se in tre casi i Tar hanno rigettato la domanda di sospensiva dell’entrata in vigore della tagliola i ricorrenti sono riusciti, comunque, a sollevare la questione della legittimità dello stop al trattenimento in servizio innanzi alla Corte Costituzionale. Circostanza che sta suscitando un certo nervosismo al Ministero della Pubblica Amministrazione: "Questa storia è la dimostrazione di quanto sia faticoso cambiare il Paese. Le resistenze sono fortissime e dappertutto. Ma noi andiamo avanti. Siamo determinati a dare spazio, in nome del merito e della contendibilità dei luoghi di responsabilità, a chi in questi anni ha avuto la strada sbarrata dalle logiche ferree dell’anzianità e della cooptazione. Vogliamo passare dalla legge del ‘no amici, no carriera’, alla regola del ‘no merito, no carriera’" ha ricordato e il sottosegretario alla Pubblica amministrazione Angelo Rughetti.
Zedde
Tasi, Imu: il Governo conferma la nuova imposta unica sugli immobili
Domenica, 09 Novembre 2014Fioccano gli emendamenti al Ddl Stabilità. L'esecutivo conferma l'obiettivo di unificare dal prossimo anno la Tasi e l'Imu per semplificare la vita dei contribuenti. Previsto il ritorno ad aliquote standard e detrazioni fisse sull'abitazione principale.
Kamsin Per la legge finanziaria sarà un mese e mezzo di cammino parlamentare difficile, con imboscate possibili ovunque, e tanti temi spinosi da sciogliere, ad iniziare dalle tasse sulla casa, Tfr e fondi pensione, e le risorse per gli ammortizzatori sociali.
Oggetto di moltissime proposte di modifica è comunque la nuova local tax, che dovrebbe di nuovo superare Imu e Tasi. Il governo vorrebbe far scattare il nuovo regime già dal 2015, ma il semplice accorpamento delle due imposte farebbe solo resuscitare la vecchia Imu. Si vorrebbero ripristinare anche gli sgravi per i figli, e cogliere l’occasione per trasferire ai Comuni anche il gettito dell’Imu sui capannoni, eliminando la loro compartecipazione all’Irpef. Il testo definitivo del provvedimento per ora non c'è. Il Governo ha infatti ancora dei giorni per presentare i suoi emendamenti al testo di legge di stabilità e per svelare la carte.
Ad ogni modo l'obiettivo dell'esecutivo è unificare, dal prossimo anno, la Tasi e l'Imu ed introdurre una local tax affidata ai Comuni. Per gli immobili diversi dall’abitazione principale il nuovo prelievo risulterebbe dalla somma delle attuali aliquote Imu e Tasi (il cui tetto complessivo è al 10,6 per mille ma incrementabile di un ulteriore 0,8 per mille). Per le prime case invece l’ipotesi più probabile è il ripristino della detrazione standard già prevista per l’Imu (200 euro più 50 per ciascun figlio convivente con meno di 26 anni) che però potrebbe essere accompagnata da altre forme di sgravio affidate ai Comuni e basate comunque sull’indicatore Isee. La conseguente riduzione del prelievo sulle case di più basso valore catastale (fino all’azzeramento) sarà compensata da un innalzamento dell’aliquota standard, che arriverebbe ad un valore intermedio tra il 3,3 per mille (massimo) applicato quest’anno e il 4 per mille dell’Imu 2012.
L'imposta per gli inquilini - Un altro aspetto su cui il prossimo anno può portare novità è quello degli inquilini: se oggi questi pagano un quota oscillante tra il 10 ed il 30% dal prossimo anno Renzi ha indicato di voler cancellare la quota a loro carico per gli immobili ad uso abitativo e confermarla invece - con alcune modifiche- per gli immobili delle imprese come i negozi. In queste situazioni il contributo dell’inquilino sarebbe accompagnato dall’assorbimento nell’imposta unica di tributi minori come quelli sulle affissioni.
Vista l’esigenza di fare presto per il primo anno l'unificazione dell'imposizione fiscale sugli immobili dovrebbe essere solo parziale, includendo l’unificazione tra Imu e Tasi e il sostanziale ritorno ad una detrazione standard per le abitazioni principali. Resterà fuori, pertanto, la Tari, la tassa sui rifiuti, dato che le modalità di calcolo sono diverse (per questa imposta non si prende, infatti, in considerazione la rendita catastale dell'immobile), e il Governo ha intenzione di agganciare l'imposta alla quantità di rifiuti prodotti con tempi più lunghi di studio.
Zedde
e siamo solo all’inizio.
Matteo Renzi ha voluto una legge
di Stabilità espansiva, che
per la prima volta dopo anni dà
alle famiglie e alle imprese più
di quello che toglie, e i deputati,
i partiti, alla vista di qualche
risorsa da spendere, si sono
scatenati.
Le 4 mila richieste di modifica
presentate in Commissione
Bilancio alla Camera saranno
scremate a 500, ma poi la valanga
di emendamenti si riabbatterà
sull’Aula di Montecitorio,
poi di nuovo in Commissione
ed in Aula al Senato. Per
la legge di bilancio sarà un mese
e mezzo di cammino parlamentare
arduo, con imboscate
possibili ovunque, e tanti temi
spinosi da sciogliere, come le
tasse sulla casa, sul Tfr e sui
fondi pensione, e le risorse per
gli ammortizzatori sociali, con
la discussione della Legge di
Bilancio che incrocia, pericolosamente,
la delega sul Jobs Act.
Il governo si è già detto disponibile
a ragionare sull’aumento
delle imposte sui fondi
pensione e la rivalutazione del
Tfr, sull’articolazione del bonus
bebè, sul regime dei minimi
per le partite Iva e anche sugli
sgravi Irap per i nuovi assunti.
Ma sempre e solo a patto
che i saldi della manovra, cioè i
grandi numeri, vengano salvaguardati.
Il che restringe parecchio
i margini per una riduzione
delle imposte su fondi pensione
e Tfr, che valgono 400
milioni l’anno, e che i deputati
di quasi tutti i gruppi hanno
chiesto di eliminare.
Oggetto di moltissime proposte
di modifica è la nuova local
tax, che dovrebbe di nuovo
superare Imu e Tasi. Il governo
vorrebbe far scattare il nuovo
regime già dal 2015, ma il semplice
accorpamento delle due
imposte farebbe solo resuscitare
la vecchia Imu. Si vorrebbero
ripristinare anche gli sgravi per
i figli, e cogliere l’occasione per
trasferire ai Comuni anche il
gettito dell’Imu sui capannoni,
eliminando la loro compartecipazione
all’Irpef. Ma è un’operazione
molto complessa, difficile
da fare in poche settimane.
Non si esclude un rafforzamento
delle norme sulle partecipate
degli enti locali, per «forzarli
» a fare altri risparmi.
Sugli sgravi Irap per le assunzioni
a tempo indeterminato
molte proposte puntano allo
stesso obiettivo, vincolare in
qualche modo il comportamento
delle imprese. Escludendo
dal bonus chi ha licenziato,
come ha chiesto la Commissione
Finanze, o chi delocalizza
la produzione, come
chiede Sel, o condizionando le
agevolazioni alle sole assunzioni
aggiuntive. Qualche modifica
condivisa potrebbe emergere
anche sul nuovo trattamento
dei minimi per le partite Iva.
Molti, tra Ncd, Pd e Fi, si sono
schierati contro i tagli ai patronati
e contro la tassazione ad
aliquota marginale Irpef del Tfr
maturando in busta paga, ma
anche questa operazione sarà
difficilmente «compensabile»,
visto che genera un gettito annuo
di oltre due miliardi di euro.
La minoranza del Pd è particolarmente
bellicosa, ed ha
avanzato una buona parte dei
quasi mille emendamenti del
partito del premier, con i quali,
in pratica, riscrive quasi da capo
la manovra. C’è anche la
proposta di un forte aumento
delle imposte di successione
per finanziare il reddito di cittadinanza.
E si chiedono risorse
aggiuntive per gli ammortizzatori
sociali, proprio mentre è
in corso un braccio di ferro tutto
dentro al Pd sulla calendarizzazione
del Jobs Act alla Camera,
che rischia di sovrapporsi.
Tra gli emendamenti presentati
molti riguardano la famiglia,
con un proliferare di
«bonus». Accanto a quello destinato
alle mamme per i bebè,
che Sc e Ncd puntano a modificare
per favorire le famiglie con
i redditi più bassi, sono spuntati
fuori anche il bonus pannolino,
altri aiuti per tre anni
alle neomamme, ed il bonus
per i libri del liceo. Sc vuole più
soldi per gli asili nido (togliendo
100 milioni all’Agenzia delle
Entrate). E non manca il taglio
della spesa per gli aerei militari
F-35, o delle missioni di pace,
proposti da Sel, per rifinanziare
la scuola.