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Simula in anteprima l'importo netto della RITA, la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, per i lavoratori che hanno compiuto i 63 anni ed hanno aderito a forme di previdenza complementari. 

In alternativa o in abbinamento all'anticipo pensionistico di mercato da quest'anno i lavoratori che hanno contribuito presso forme di previdenza complementare hanno la facoltà di riscuotere la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA). La Rendita Anticipata è uno strumento di flessibilità che consente la corresponsione di un reddito mensile per raggiungere la pensione di vecchiaia utilizzando il capitale accumulato dal lavoratore nel fondo di previdenza integrativa con l'applicazione di un regime di tassazione agevolato. Il progetto è stato introdotto dalla legge di bilancio per il 2017 a livello sperimentale dal 1° maggio 2017 sino al 31 dicembre 2018 e si rivolge ai lavoratori iscritti a forme di previdenza pubbliche obbligatorie (sono esclusi, si noti, gli assicurati presso le casse professionali) in possesso di almeno 63 anni di età, 20 anni di contributi, a non più di 3 anni e 7 mesi dal pensionamento di vecchiaia nel regime obbligatorio, a condizione che maturino un rateo pensionistico nel regime obbligatorio non inferiore ad un determinato livello e che non siano titolari di un trattamento pensionistico diretto. Requisiti che dovranno essere certificati dall'Inps prima della richiesta della RITA.

L'operazione consiste, in sostanza, nell'erogazione frazionata di parte o dell'intero capitale accantonato nel fondo di previdenza integrativo per garantire all'interessato un reddito mensile (entro un massimo di 43 mesi) sino al raggiungimento della pensione pubblica. Lo strumento è molto flessibile in quanto consente all'interessato di scegliere quanta parte del capitale accumulato farsi erogare in anticipo e quanta lasciarne presso il Fondo. E può essere mixato con l'APE volontario al fine di abbassare il costo dell'anticipo. Ad esempio un lavoratore con una pensione netta di 2.500 euro che voglia pensionarsi in anticipo mantenendo un reddito netto di 1.500 euro al mese potrebbe farsi finanziare tramite l'APE volontario solo mille euro e la restante quota tramite la RITA in modo da abbassare il prelievo ventennale sulla pensione finale. 

L'operazione viene, inoltre, incentivata fiscalmente, prevedendo che la parte imponibile della RITA – sia che costituisca l’intero importo della prestazione complessivamente maturata presso il fondo pensione che una quota parte dello stesso – sia assoggettata a tassazione con la ritenuta a titolo d'imposta con l'aliquota del 15 per cento ridotta dello 0,3% per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali.

Il programma sottostante elaborato da PensioniOggi.it consente, pertanto, al lavoratore di avere un'idea abbastanza precisa dell'importo della rendita integrativa a cui puoi aspirare sulla base del capitale accumulato nel fondo di previdenza integrativo. 

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