La Legge di Bilancio appena approvata non va nella direzione auspicata dai lavoratori. La stretta sulle pensioni anticipate contraddice le dichiarazioni di oltre un anno della Premier, Giorgia Meloni.
Sale da 60 a 61 anni il requisito anagrafico per il prepensionamento riservato alle lavoratrici in condizioni di fragilità (caregiver, possesso di invalidità civile almeno al 74%, dipendenti o licenziate da imprese in crisi)
Temperato il taglio alle pensioni dei dipendenti pubblici di enti locali e sanità. Scatterà solo se si va in pensione con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi le donne) ed in ogni caso non si applicherà a chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2023.
Ampiamente deluse ormai le aspettative di una maggiore flessibilità in uscita. Le norme sulla previdenza contenute all’interno della legge di Bilancio non consentiranno nemmeno nel 2024 di avere l’auspicata riforma previdenziale.
Depositato il testo ufficiale del disegno di legge in Senato. Confermata la Quota 103 con il calcolo contributivo ed il taglio alle pensioni dei dipendenti pubblici di enti locali e sanità.
Dietrofront del Governo sulla pensione anticipata flessibile. Salta l’aumento di un anno dell’età anagrafica ma si passa al calcolo contributivo e a finestre mobili più lunghe.