Nicola Colapinto
Nicola Colapinto, avvocato con specializzazione in diritto del lavoro, seguo le principali questioni giuslavoristiche e previdenziali per PensioniOggi.it.
Malattia durante le ferie? Ecco come non perdere i giorni di riposo
Martedì, 18 Novembre 2014E' possibile recuperare i giorni di malattia solamente nel caso in cui la malattia del prestatore di lavoro sia incompatibile con la funzione del riposo ed il recupero delle energie psico fisiche di cui avrebbe usufruito il soggetto se fosse stato in ferie in condizioni normali.
Kamsin Con l'avvicinarsi delle vacanze natalizie arrivano le tanto sospirate ferie. Purtroppo, a volte, questa atmosfera di gioia rischia di essere cancellata quando arriva una malattia. In questo caso però i lavoratori possono evitare di perdere i giorni ferie che erano stati chiesti, prima della malattia, al datore di lavoro. Ma per salvare i restanti giorni il lavoratore dipendente deve mettere in atto alcuni adempimenti burocratici.
In primo luogo l'interessato deve chiamare il medico per documentare la situazione, e ottenere, in questo modo, la prognosi e la diagnosi della malattia. Il medico dovrà, quindi, spedire i certificati per via telematica all'Inps, che a sua volta dà notizia al datore di lavoro della prognosi. In caso di ricovero ospedaliero, o nei casi in cui il medico non è in condizione di usare il computer, o si è all'estero, l'interessato deve inviare i certificati cartacei a Inps e azienda. Il malato "sfortunato" dovrà, inoltre, rispettare le fasce di reperibilità giornaliera, anche durante i giorni festivi, per evitare che l'eventuale controllo fiscale vada a vuoto con conseguente perdita della indennità di malattia.
Si ricorda, tuttavia, che solo le malattie piu' gravi consentono di fare salve le ferie e di attivare l'indennità di malattia. Secondo la Corte costituzionale, infatti, bloccano le ferie le malattie che non permettono al lavoratore di recuperare le energie psicofisiche.
In altre parole, la malattia che insorge durante il periodo di ferie ne interrompe il decorso solamente nel caso in cui la malattia del prestatore di lavoro sia incompatibile con la funzione del riposo ed il recupero delle energie psico fisiche di cui avrebbe usufruito il soggetto se fosse stato in ferie in condizioni normali. Ad esempio, dunque, non annullano le ferie episodi quali raffreddori, una febbre blanda, i dolori mestruali, i mal di testa, mal di gola, i dolori alla schiena. I lavoratori sono avvisati.
Zedde
Contratto Statali, Il Governo apre allo sblocco degli scatti di anzianità
Lunedì, 17 Novembre 2014Al via l’incontro con i sindacati per il pubblico impiego. Nel 2015 niente aumenti ma c'è l'apertura ad una parziale attenuazione del blocco degli scatti. Parte anche il confronto sulla parte normativa.
Kamsin Il Governo conferma che i soldi per gli aumenti contrattuali nel pubblico impiego non ci sono, almeno per il 2015. Ma se, da un lato, la parte economica del contratto non potrà essere rinnovata stasera il governo cercherà di mediare con i sindacati del pubblico impiego su alcuni punti delle misure contenute nella legge di stabilità.
L’obiettivo è evitare lo sciopero prospettato non solo dalla Cgil ma anche da Cisl e Uil, nella giornata di protesta della categoria dello scorso 8 novembre. Al tavolo, convocato per le ore 19, ci saranno da una parte Marianna Madia, ministro della Pubblica amministrazione, e il sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio; dall’altra i segretari generali di Cgil e Cisl, Camusso e Furlan, quello designato della Uil Barbagallo, il segretario generale dell’Ugl Capone e i vertici di categoria.
Nell'incontro si discuterà soprattutto di legge di Stabilità con il Governo che spiegherà la parziale ripresa degli scatti di anzianità nel comparto pubblico. Infatti se sulle risorse finanziarie per i rinnovi contrattuali, che valgono 2,1 miliardi di euro per il solo 2015, Renzi non è in grado di dare garanzie, ci sarebbero aperture su altri fronti. Ad iniziare proprio dagli scatti. Non è un mistero, infatti, che nella relazione governativa al disegno di legge di stabilità viene messo nero su bianco, la ripresa, almeno, della dinamica legata alla carriera permettendo agli stipendi di salire nel caso in cui siano previsti scatti automatici o di promozioni di carriera.
Lo sblocco tuttavia non avverrà per tutti. Sempre secondo la relazione illustrativa, gli stipendi, l'indennità integrativa speciale e gli assegni fissi e continuativi del personale non contrattualizzato (cioè dei docenti e dei ricercatori universitari, del personale dirigente della Polizia di Stato e gradi di qualifiche corrispondenti, dei Corpi di polizia civili e militari, dei colonnelli e generali delle Forze armate, del personale dirigente della carriera prefettizia, nonché del personale della carriera diplomatica) continueranno a non essere adeguati nel 2015; inoltre, lo stesso anno non sarà utile ai fini della maturazione delle classi e degli scatti di stipendio, correlati all’anzianità di servizio.
Come dire che gli scatti continueranno ad essere bloccati per alcune categorie del personale pubblico non contrattualizzato (peraltro la categoria dovrebbe essere meglio individuata, come suggerito anche dall'ufficio studio della Camera dei Deputati). Nell'incontro di stasera il Governo dovrà spiegare ai sindacati se resta confermata questa impostazione oppure se sono possibili ulteriori aperture.
Tra le altre novità è possibile che venga prospettato l’avvio del negoziato sulla sola parte normativa dei contratti: una offerta che può essere resa più credibile con l’impegno a rivedere alcune parti della legge Brunetta sul pubblico impiego, quelle più indigeste ai rappresentanti dei dipendenti pubblici.
Zedde
Riforma Pensioni, i lavoratori precoci chiedono lo stop alle penalizzazioni
Domenica, 16 Novembre 2014Il Comitato Lavoratori Esposti all'Amianto chiede al Governo l'azzeramento delle penalizzazioni per i lavoratori precoci e l'incremento dei benefici per i lavoratori vittime di amianto.
Kamsin "E' necessario garantire lo stop definitivo alle penalizzazioni per i lavoratori che maturano un diritto a pensione anticipata sino, almeno al 2017". E' quanto chiede una nota diffusa dal Comitato nazionale dei lavoratori esposti ad amianto che sottolinea come sia "inaccettabile che la Riforma previdenziale del 2011 non abbia assicurato una adeguata tutela ai lavoratori vittime di asbestosi".
La situazione attuale vede, del resto, i lavoratori del comparto esposti ad ingenti penalizzazioni sull'assegno pensionistico qualora non sono stati raggiunti i 62 anni di età. "I lavoratori invalidi e quelli esposti all'amianto - ricorda il Comunicato - sono quelli maggiormente colpiti dalla riduzione prevista dalla Riforma del 2011 in quanto costoro raggiungono, grazie alle maggiorazioni contributive figurative previste per tali periodi, il diritto al trattamento anticipato (42 anni e 6 mesi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne) in un'età compresa spesso tra i 55 e i 58 anni con il rischio di subire una penalizzazione che può superare anche il 12% dell'assegno".
"La mancata previsione che i periodi di maggiorazione figurativa in questione non siano utili ad eliminare il sistema di disincentivi è assolutamente discriminataria anche in considerazione del fatto che, di recente, la penalizzazione per i periodi di assistenza ai disabili è stata tolta", ricorda il comunicato.
Il documento diffuso chiede quindi all'attuale Governo, già nell'ambito del disegno di legge di stabilità, di superare talune criticità derivanti dall'applicazione della riforma pensionistica di cui all'articolo 24 del decreto-legge 22 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, intervenendo in particolare al fine di eliminare la riduzione percentuale dei trattamenti pensionistici prevista dal medesimo articolo per i lavoratori che maturano il previsto requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017, prescindendo dal requisito della prestazione effettiva di lavoro".
Zedde
Jobs act, cresce il rischio di un voto di fiducia
Mercoledì, 12 Novembre 2014E' scaduto oggi il termine per la presentazione degli emendamenti al Jobs Act. Otre 600 le proposte emendative arrivate. Bellanova: Margini per cambiare ristretti.
Jobs Act sempre più a rischio fiducia. Sono stati fatti presentati oggi in commissione alla Montecitorio oltre 600 emendamenti al disegno di legge delega in materia di riforma del lavoro. Il chè rende più difficile una rapida approvazione del testo come voluta dal governo. Il premier, infatti, punta ad ottenere un via libera in tempi brevi al progetto di riforma del mercato del lavoro, in modo da poter renderla operativa già dal prossimo 1° gennaio. Del resto, fonti vicine a Palazzo Chigi confermano che due decreti legislativi sono ormai pronti e riguardano il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti (con la limitazione dell'articolo 18 in favore dei neo-assunti), e la riforma degli ammortizzatori sociali.
Kamsin Sulle barricate però la minoranza Dem che sollecita diverse modifiche al testo licenziato dal Senato. La minoranza chiede, infatti, di esplicitare il contenuto dell'ordine del giorno votato della direzione nazionale del Partito Democratico sull'individuazione dei casi più gravi, per i quali dovrà essere mantenuta la reintegra il posto di lavoro. Il governo vuole specificare tali casi solo con i decreti delegati.
Altri punti di attrito sono in materia di demansionamento, per i quali la minoranza chiede che sia attribuito un ruolo alla negoziazione con i sindacati, e ai controlli a distanza dove chiede che i controlli possano riguardare solo gli impianti e non i lavoratori.
La presentazione degli emendamenti è vista dal Governo come un tentativo di ostruzionismo e dunque, come ha indicato ieri il sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova, aumenta le probabilità del ricorso ad un voto di fiducia. Il Sottosegretario sottilinea, peraltro, come i tempi siano ristretti: ddl delega deve essere approvato prima della legge di stabilità, e, quindi la prossima settimana il testo dovrà andare in aula per la sua votazione".
Zedde
Oltre 600 emendamenti presentati alla Camera sul disegno di legge delega in materia di lavoro cosiddetto Jobs act. Rischi è quindi slittare l'approvazione in tempi brevi del ddl delega