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PensioniOggi.it

Notizie - Results from #7100

 

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Notizie

Crisi: Renzi, non ci sara' un autunno caldo

Redazione Lunedì, 04 Agosto 2014
- Roma, 4 ago. - "E' vero la ripresa e' debole. Ma non siamo messi male e il prossimo non sara' un autunno caldo. La Troika non arrivera' e se mai ci fosse bisogno di una manovra, non imporremo nuove tasse. E comunque rimarremo sotto il 3% nel rapporto deficit/pil". Lo afferma Matteo Renzi, presidente del Consiglio, in una intervista alla Repubblica. "So bene che la ripresa e' fragile come dice Draghi - ha spiegato -. L'eurozona cresce meno degli altri. L'Italia non ha invertito la marcia e non la invertira' con la bacchetta magica. Ma la narrazione degli autunni caldi e' un noioso deja vu". Renzi ha sottolineato che "non ci sara' manovra correttiva quest'anno. Abbiamo un impegno di ridurre le spese di 16 miliardi, che vuol dire circa il 2% della spesa. Cercheremo di mantenerlo. In ogni caso non toccheremo le tasse: tutti i denari che servono verranno dalla riduzione della spesa. Ecco perche' non mi interessa il nome del commissario alla spending ma la sottolineatura che la spending e' scelta politica che dipende dalla politica". L'Italia non superera' il 3% nel rapporto deficit/pil?. "Assolutamente no - afferma Renzi - E non siamo nemmeno messi male. Ci sono le condizioni per uscire dalla crisi. Come sara' l'Italia a fine anno vedremo. A chi dice che gli 80 euro non hanno rilanciato i consumi dico di aspettare. Di sicuro si tratta di un fatto di giustizia sociale, di un grande aumento salariale. La crescita e' negativa da tempo. Avviandosi verso lo zero darebbe segni di miglioramento. Comunque per me, il metro chiave e' il numero degli occupati. Anche questo mese piu' cinquantamila. Ma non basta". La Toika in Italia non ci sara' assicura Renzi: "la Troika e' la negazione della politica". Quanto ai rapporti con il ministro Padoan, che secondo voci non andrebbe molto bene, Renzi liquida tutto affermando semplicemente: "Non me ne sono accorto. Credo neanche lui". .

Renzi: mai leggi salva Berlusconi Nessuno scambio sulle riforme

Redazione Lunedì, 04 Agosto 2014

- Roma, 4 ago. - "Non ci sono scambi" nel patto del Nazareno. Lo sottolinea il premier Matteo Renzi, in una intervista alla Repubblica. Nessun accordo oscuro con Berlusconi, dunque, nel patto non c'e' nulla che non sia stato trasferito negli atti parlamentari. E soprattutto, si legge nell'intervista, non sono previste "leggi ad personam" per l'ex Cavaliere. Renzi respinge inoltre le critiche sulle riforme: "Sono sempre pronto al dialogo", dice ma basta con "il discussionismo".E basta con i "gufi professori" o con i "gufi indovini". "Il voto? Dopo le riforme duriamo 1000 giorni". "La nostra - afferma Renzi riferendosi alle riforme - non e' una missione compiuta. C'e' ancora una settimana di lavoro e quattro letture parlamentari. Si puo' fare sempre meglio, la controprova non esiste. Ma per me stiamo facendo bene. L'obiettivo di qualcuno non era fermare la riforma ma fermare noi. Non ce l'hanno fatta. E con il referendum, alla fine l'ultima parola sara' dei cittadini". Referendum confermativo che, secondo Renzi, si potrebbe tenere "ragionevolmente fra il 2015 e il 2016".

Il premier rassicura: "Non ci sara' un autunno caldo" (LEGGI)

Tornando alla questione Berlusconi, Renzi ha sottolineato che quanto contenuto nel patto del Nazareno, "e' negli atti parlamentari sulle riforme". E aggiunge: "ma vi pare che io firmi una cosa con Berlusconi e la metta nel cassetto? Questa e' la tipica cultura del sospetto di una parte della sinistra. Io ho declassificato il segreto di stato per le stragi di questo Paese e vado a nascondere un patto di questo tipo? C'e' scritto quello che abbiamo messo negli atti parlamentari". Dopo le riforme, ha aggiunto il premier, "torneremo ad essere divisi. Anzi, facciamo le riforme proprio per evitare in futuro di essere costretti a governare insieme". .

Pensioni

Riforma Pensioni, è scontro sulle deroghe alla Legge Fornero

Nicola Colapinto Lunedì, 04 Agosto 2014

Il sottosegretario alla Pubblica Amministrazione, Angelo Rughetti ha indicato che sull'articolo dedicato al ricambio generazionale nel comparto della scuola, approvato in prima lettura alla Camera, siano in corso approfondimenti sulle criticità circa la compatibilità finanziaria, rilevate dalla Ragioneria. Kamsin Il governo prova dunque a mediare per individuare una soluzione ai rilievi sollevati dai tecnici, anche se un risultato positivo non è affatto scontato.

Sabato intanto in commissione Affari costituzionali del Senato si è conclusa la discussione generale sul provvedimento con la presentazione di circa 600 emendamenti. Oggi inizieranno le prime votazioni sugli emendamenti e oggi soprattutto è atteso il parere della Commissione Bilancio che dovrebbe sciogliere se accogliere le indicazioni provenienti dalla Ragioneria dello Stato o tirare dritto. Con l'avvertimento che se ci saranno modifiche il decreto dovrà tornare per una terza lettura alla Camera.

Il nodo della questione riguarda la norma che consente a 4.000 professori di andare in pensione già dal 1° Settembre in deroga alle legge Fornero. Ma nel mirino c'è anche la regola che consente il pensionamento anticipato a 68 anni per i professori universitari - con la riforma all'esame del Parlamento si è introdotta infatti una «deroga» alla Fornero che consente il pensionamento d'ufficio motivando la scelta, a 62 anni, purché abbiano l'anzianità massima (per professori universitari e primari salgono a 68 anni, per i medici a 65); l'eliminazione delle penalizzazioni per la pensione anticipata previste dalla legge Fornero; il prepensionamento dei giornalisti professionisti iscritti all'Inpgi per consentire le ristrutturazioni nel campo dell'editoria in stato di crisi.

Duro il giudizio del Pd che, per voce degli onorevoli Damiano e Gnecchi fa sapere di considerare inaccettabile una marcia indietro del governo a causa delle pressioni della Ragioneria dello Stato. Su quota 96 degli insegnanti, spiegano, si tratta di correggere un errore del governo Monti che ha intrappolato 4.000 lavoratori che hanno diritto di andare in pensione. Questa correzione va fatta entro agosto, altrimenti si salta un altro anno ancora.

Il secondo punto riguarda la cancellazione delle penalizzazioni per chi va in pensione di anzianità prima dei 62 anni, avendo maturato 41 anni di contributi (donne) o 42 anni (uomini): una norma vessatoria che colpisce l'assegno pensionistico dei lavoratori che hanno cominciato a lavorare a partire dai 15 anni di età. Quello che sconcerta  dicono ancora i due esponenti del Pd  è che le valutazioni sulla copertura finanziaria fatte dall' Inps sono state smentite dalla Ragioneria. Si tratta di due relazioni tecniche richieste all'Istituto di previdenza. Il Governo deve chiarire questa situazione che dura da troppo tempo e che mette il Parlamento sotto ricatto. Non si può tornare indietro dal Decreto approvato: se qualcuno intende farlo saltare deve dirlo con chiarezza», concludono.

Zedde

Dissesto: il governo potenzia le opere, via ai cantieri

Redazione Domenica, 03 Agosto 2014
- Roma, 3 ago. - "Con lo sblocca dissesto e opere idriche mettiamo a gara entro il 2014 circa 1,1 miliardi di euro ancora non spesi per opere urgenti (650 per cantieri antidissesto e 480 milioni per l'idrico). Sono interventi che portano 31 mila occupati e sono gia' finanziati e in ritardo di anni o addirittura decenni". Lo afferma in una nota Erasmo D'Angelis, capo di #italiasicura, la struttura di missione di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico e lo sviluppo delle infrastrutture idriche. "E' finalmente partita - aggiunge D'Angelis - per la prima volta dopo tante promesse non mantenute e grazie alla scelta del premier Renzi di creare la struttura di missione a Palazzo Chigi e nominare i Presidenti di Regione commissari di Governo contro il dissesto, quella che consideriamo la piu' importante opera pubblica di cui l'Italia ha bisogno e quanto accaduto stanotte nel trevigiano conferma l'urgenza di manutenzioni, di messa in sicurezza dei versanti franosi, di argini fluviali, di creare casse di espansione per ridurre il rischio alluvioni in tante aree del paese. Sono interventi - sottolinea ancora - che la politica da sempre considerava di serie B perche' non portano voti e non fanno notizia, pero' salvano vite umane e l'ambiente, beni pubblici e privati e tutelano territori straordinari ma di una fragilita' incredibile dovuta a deregulation urbanistica e all'abnorme consumo di suolo. Non possiamo e non dobbiamo piu' perdere altro tempo. Dopo decenni di attese e promesse, di veti e opposizioni - conclude il capo di #italiasicura - parte finalmente il cantiere della sicurezza per milioni di italiani". .

Decreto P.A.: in Senato scoppia la 'grana giornalisti'

Redazione Domenica, 03 Agosto 2014
- Roma, 3 ago. - E' scaduto oggi alle 15 il termine per gli emendamenti al decreto sulla Pubblica Amministrazione ma in Senato scoppia la grana della norma, inserita alla Camera nel decreto del Governo, che consente ai giornalisti professionisti, assunti con regolare contratto, da aziende ora in ristrutturazione o riorganizzazione di andare in pensione. E questo, secondo quanto osservato in ambienti parlamentari, cio' scatterebbe per i giornalisti che hanno maturato 18 anni di contributi. Una norma ad hoc, secondo alcuni, che ha suscitato critiche. Innanzitutto da Scelta Civica che ha gia' presentato un emendamento soppressivo dell'articolo I ter del testo all'esame della commissione Affari Costituzionali. La norma crea disparita' di trattamento non solo rispetto ad altre categorie di lavoratori ma all'interno della stessa categoria di giornalisti, ha sottolineato in sostanza, nella seduta di ieri, il professor Piero Ichino per il quale, oltretutto, la disposizione e' estranea alla materia del dl complesso delle norme che riguardano i dipendenti pubblici. Critico anche M5S che, secondo quanto si e' appreso oggi, ha depositato oltre 200 emendamenti. Ma la norma , a Palazzo Madama, farebbe storcere il naso anche a diversi esponenti del Pd. Sulla P.A. che, viene riferito, sara' gia' domani in Aula per le pregiudiziali di costituzionalita', non e' solo questo il fronte, perche' c'e' anche quello del personale docente della scuola che ha maturato i requisiti per andare in pensione al termine dell'anno scolastico 2011 - 2012. La priorita', viene osservato, dovrebbe invece essere quella di chi, ad esempio, ha perso il lavoro per la crisi a 60 ani e non ha mezzi di sostentamento perche' i requisiti per il pensionamento ancora non ce li ha. .

Altro...

Maltempo: Zaia chiede lo 'stato di crisi' per il Trevigiano

Redazione Domenica, 03 Agosto 2014
- Treviso, 3 ago. - Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha chiesto lo "stato di crisi" per la zona del Trevigiano colpita ieri sera da una bomba d'acqua che ha causato lo straripamento di un torrente e 4 morti. "Sono quattro al momento i comuni interessati: Refrontolo (dove ci sono state le vittime), Tarzo, Cison di Valmarino e Pieve di Soligo, ma e' aperto, potranno esserne inseriti altri", ha aggiunto, sottolineando che oltre a morti e feriti ci sono stati "frane, danni alle viabilita', case con i tetti danneggiati" da quella che e' "una tragedia immane". "E' un giorno di lutto per il Veneto", ha continuato Zaia, che pretendera' "bandiere a mezz'asta ovunque" il giorno dei funerali delle vittime. Il presidente del Veneto ha anche stigmatizzato la presenza di persone che stamattina passeggiavano o facevano sport nella zona dove e' avvenuto il disastro. "E' vergognoso", ha concluso, invitando i 'curiosi' ad "andarsene. Qui ci sono dei morti e state intralciando il lavoro di chi sta mettendo in sicurezza il territorio". .

Riforme: Grillo, il patto Nazareno come papello segreti di Fatima

Redazione Domenica, 03 Agosto 2014
- Roma, 3 ago. - Il patto del Nazareno come il papello della presunta trattativa Stato-Mafia: due nuovi segreti di Fatima. Dal suo blog Beppe Grillo torna a sparare a zero sulle Riforme Costituzionali: "gli italiani hanno il sacrosanto diritto di sapere e i giudici di indagare sui colloqui privati del trio Napolitano-Renzie-Berlusconi dato che riguardano il futuro della Nazione. Meglio Pinochet di questi sepolcri imbiancati e bimbominkia assortiti. Chi sa parli, chi puo' denunci. O dovremo fare un appello a Riina per sapere la verita'?", si legge nel post pubblicato stamattina: "i due segreti di Fatima", con il quale si stigmatizza l'abolizione di fatto del Senato, epilogo di un percorso "iniziato con Gelli". "Ci sono due segreti di Stato, due nuovi segreti di Fatima che al confronto Ustica e Piazza Fontana sbiadiscono. Il primo sono le conversazioni tra Mancino e il signor Napolitano avvenute nell'ambito dell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia - si legge - Il secondo e' il patto del Nazareno tra un piduista condannato in via definitiva e un ex sindaco mai eletto in Parlamento. Segreti con i timbri della P2 e della mafia. Con la sostanziale abolizione del Senato siamo giunti all'epilogo di un percorso iniziato con Gelli e proseguito con l'omicidio di Falcone e Borsellino. Gli italiani hanno il sacrosanto diritto di sapere e i giudici di indagare sui colloqui privati del trio Napolitano-Renzie-Berlusconi dato che riguardano il futuro della Nazione. Meglio Pinochet di questi sepolcri imbiancati e bimbominkia assortiti. Chi sa parli, chi puo' denunci. O dovremo fare un appello a Riina per sapere la verita'?".

Da Napolitano alla Lega Nord, tutti con il Trevigiano alluvionato

Redazione Domenica, 03 Agosto 2014
- Roma, 3 ago. - Il mondo politico si stringe alla popolazione trevigiana colpita dalla disastrosa alluvione della notte scorsa e da piu' parti si punta il dito contro le responsabilita' dell'uomo. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, esprime "la propria solidarieta' alla comunita' locale e la sua commossa partecipazione al dolore delle famiglie delle vittime e l'augurio di pronta guarigione ai feriti". Il Capo dello Stato manifesta vivo apprezzamento a quanti si sono impegnati nelle difficili operazioni di soccorso. Il Governo ha espresso cordoglio per le vittime dell'alluvione nel Trevigiano. Lo ha fatto tramite Erasmo D'Angelis, capo di #italiasicura, la struttura di missione di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico e lo sviluppo delle infrastrutture idriche, rivolgendosi al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. La Lega Nord si dice certa che "i cittadini veneti sapranno rialzare la testa dopo quest'ennesima catastrofe naturale che ancora una volta ci ha messo a dura prova". Il commissario straordinario del Comune di Venezia, Vittorio Zappalorto, ha dato disposizione affinchche', in caso di chiamata, la Protezione civile comunale sia pronta ad intervenire in ausilio ai volontari trevigiani gia' all'opera da ieri sera sul luogo della tragedia. "Continuiamo a commentare le tragedie del maltempo ma non a prevenirle, nella passata legislatura ho lottato per combattere il male del tirare a campare. Ora e' arrivato il tempo di combattere e denunciare chi non vuole un paese sicuro. Piu' che contrastare i mutamenti climatici va cambiata la politica del non fare e non decidere mai" propone da parte sua Stefano Pedica della direzione Pd. "Questo ulteriore tragico episodio determinato dagli straordinari cambiamenti climatici e dalle molte fragilita' del nostro assetto idrogeologico deve indurre ad accelerare gli interventi di riassetto strutturale del territorio in funzione della migliore prevenzione di ogni ulteriore disastro" afferma Maurizio Sacconi capogruppo al Senato del Nuovo Centrodestra. "La bomba d'acqua e le vittime nel Trevigiano confermano purtroppo tragicamente la necessita' di contrastare i mutamenti climatici e gestire bene il territorio, dice Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera. "Questi fenomeni estremi - prosegue il parlamentare - ci ha ricordato il professor Maracchi, sono aumentati del 900% rispetto agli anni '60/'90. Una politica utile e lungimirante deve dare priorita' alla riduzione dei gas a effetto serra e considerare la manutenzione del territorio la prima grande opera che serve all'Italia. La nostra economia puo' ripartire anche da qui". .

Riforma Pensioni, la Ragioneria boccia il testo approvato dalla Camera

Nicola Colapinto Domenica, 03 Agosto 2014

Cresce l'attesa per le due principali misure in materia previdenziale che sono state approvate questa settimana in prima lettura alla Camera dei Deputati e che ora rischiano, dopo il parere negativo della Ragioneria dello Stato, di essere messe in discussione al Senato. Kamsin Come già anticipato da Pensioni Oggi, la bocciatura riguarda i quota 96 della scuola e l'altra deroga alla riforma Fornero: l'eliminazione delle penalizzazioni per l'accesso alla pensione anticipata per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2017. Ma in forse c'è anche la possibilità per le Pa di risolvere a 68 anni il rapporto di lavoro dei professori universitari.

La relazione, datata primo agosto e indirizzata alla presidenza del Consiglio dei ministri e alla Commissione Bilancio del Senato (dove il provvedimento è approdato), boccia sonoramente questi tre provvedimenti chiedendo in pratica al Senato di scegliere tra la loro cassazione dal testo o la modifica delle coperture. E in entrambi i casi sarà necessaria una terza lettura alla Camera, cosa che potrebbe mettere a rischio i tempi di conversione. Un vero e proprio pasticcio. Vediamo dunque quali sono le norme in bilico che potrebbero saltare al Senato.

I Quota 96 - L'articolo 1-bis nel testo approvato alla Camera dà il disco verde all'uscita di 4mila insegnanti e personale amministrativo scolastico che, in base alle regole pre-Fornero della vecchia «quota 96», avrebbero maturato il diritto alla pensione tra il 1 gennaio e il 31 agosto del 2012, nel corso dell'anno scolastico 2011/2012. La Ragioneria indica che "di fatto la disposizione prefigura per il settore della scuola una salvaguardia aperta, non in grado di assicurare il rispetto del limite dei 4.000 soggetti, con effetti in termini di maggiori oneri per i quali non è individuata adeguata copertura finanziaria".

Lo Stop alle Penalizzazioni - Con una modifica all'articolo 1 del provvedimento approvato in prima lettura alla Camera è stata sancita la definitiva archiviazione della penalizzazione per chi sceglie di andare in pensione prima dei 62 anni di età. La legge Fornero lo consente agli uomini che hanno 42 anni e 6 mesi di contributi, e alle donne che ne hanno 41 anni e 6 mesi. I contributi però devono essere da effettiva prestazione lavorativa, sono esclusi quindi quelli figurativi (ad eccezione della maternità obbligatoria, la leva militare, cig ordinaria, malattia infortunio, donazioni di sangue, congedi parentali, permessi per assistenza disabili).

Di fatto sono fuori il riscatto della laurea e i contributi volontari ma anche molti contributi figurativi (in primis quelli derivanti da amianto, disoccupazione, cigs e mobilità). La nuova norma votata alla Camera elimina il taglio (1% o 2% sulle quote retributive) per chi matura i requisiti entro dicembre 2017. La Ragioneria indica però che la copertura indicata «è sottostimata», anziché 1 milione nel 2014 ne servono 5, al posto dei 3 individuati per il 2015 ne occorrono 15 milioni, e non basteranno di certo i due milioni indicati per ciascuno degli anni a venire, ma le cifre sono molto più alte, ovvero 35 milioni nel 2016, 50 nel 2017 e 60 a decorrere dal 2018.

La risoluzione unilaterale nelle Pa - La Camera ha altresì approvato una norma che consente alle Pa di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro al raggiungimento della massima anzianità contributiva per i dipendenti delle Pa a condizione che abbiano almeno 62 anni di età. Per dirigenti medici e del ruolo sanitario del Ssn la risoluzione unilaterale del rapporto non potrà comunque avvenire prima del compimento dei 65 anni, che salgono a 68 anni per i primari e per i professori universitari (questi ultimi potranno comunque concludere l'anno accademico, ma nell'ateneo dovrà scattare l'assunzione di almeno un nuovo professore o di un ricercatore a tempo determinato). La Ragioneria ha bocciato le coperture in favore di quest'ultimi indicando che il numero di docenti potenzialmente interessati sono un numero superiore a quello individuato dalla Camera.

Zedde

Pensioni, rischio marcia indietro sulla norma che cancella le penalizzazioni

Eleonora Accorsi Domenica, 03 Agosto 2014

Governo e Parlamento alle prese per risolvere il pasticcio sulle pensioni. In Senato da ieri è iniziata la trattativa per mettere mano alle norme che non sono state approvate dalla Ragioneria dello Stato. Kamsin Sta infatti proseguendo il confronto tra Governo e tecnici del ministero dell'Economia e della commissione Bilancio del Senato per cercare di trovare una soluzione alle norme "non bollinate" dalla Ragioneria generale dello Stato al dl Madia. Nel mirino c'è soprattutto la questione dei quota 96 della scuola, la cancellazione delle penalizzazioni sino al 2017, il pensionamento a 68 anni per i docenti universitari, il riconoscimento dei benefici alle vittime di terrorismo.

Secondo quanto si apprende dalla Funzione Pubblica la partita per i 4mila docenti e personale amministrativo dovrebbe comunque tagliare il traguardo finale, al massimo, con qualche aggiustamento. Probabile anche la conferma dell'altra misura in bilico, quella che introduce benefici per le vittime del terrorismo. Strada in salita invece per l'estensione del pensionamento d'ufficio ai professori universitari al raggiungimento dei 68 anni perchè interesserebbe una platea potenziale di 1.546 docenti e la misura sarebbe completamente scoperta. Difficile in poche ore individuare una soluzione. Ripensamento pare inevitabile anche sulla cancellazione delle penalizzazioni introdotte dalla Fornero per coloro che raggiungono i requisiti per la pensione anticipata entro il 2017. Anche qui il problema sta nelle coperture erroneamente indicate nel provvedimento uscito dalla Camera.

La decisione sarà assunta entro domani o martedì in Commissione Bilancio del Senato.

Zedde

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