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Notizie

No Tav: ieri marcia di 250 attivisti, molti anarchici e autonomi

Redazione Venerdì, 25 Luglio 2014
- Torino, 25 lug. - Alla marcia di ieri sera, partita intorno alle 21.40 da Giaglione, hanno partecipato 250 attivisti No Tav, tra cui molti anarchici ed autonomi vestiti di nero e travisati, buona parte dei quali provenienti da altre province e regioni. Un primo gruppo di attivisti moderati, 50 persone circa, e' arrivato al ponte sul torrente Clarea urlando slogan, mentre gli antagonisti si muovevano sui sentieri alti in gruppi di 20-30 individui al fine di aggirare gli sbarramenti di polizia. E' quanto si legge in una nota della questura di Torino.Gia' nel corso del pomeriggio, in sede di bonifica, lungo quei sentieri era stato rinvenuto e rimosso per motivi di sicurezza un ponte artigianale in legno e filo di ferro, verosimilmente realizzato per oltrepassare il torrente Clarea anche al buio. Alle 23.50 un gruppo di anarchici ha incendiato alcuni pneumatici nella carreggiata autostradale all'imbocco della galleria di Giaglione, evento che ha reso necessario l'intervento della Polizia Stradale per la chiusura dell'A32, tra Susa e Oulx, in direzione di Bardonecchia e quello dei Vigili del fuoco per la messa in sicurezza della sede autostradale. Alle 00.30 gruppi diversi di antagonisti hanno perpetrato attacchi contestuali, con fitto lancio di bombe carta, petardi e artifizi pirotecnici, in direzione di due diversi settori del cantiere e nell'area archeologica. Un ulteriore attacco sull'autostrada e' stato condotto da parte di un altro gruppo che, posizionatosi sulle canne della galleria Giaglione, ha lanciato bombe carta e sassi sul personale schierato a protezione del limitrofo varco autostradale di servizio, motivo per il quale si e' resa necessaria la chiusura dell'A32 nel tratto tra Oulx e Susa anche in direzione di Torino attraverso l'immediato intervento della Polizia Stradale. Nel corso di quest'ultima azione, un sostituto commissario della polizia di Stato ha riportato ustioni ad una caviglia perche' attinto di striscio da una bomba carta. Tutti gli attacchi sono stati immediatamente respinti con il lancio di lacrimogeni da parte della forza pubblica schierata preventivamente all'esterno, a protezione del sito di interesse strategico nazionale e dell'area di rispetto definita da ordinanza prefettizia, rimasti inviolati, nonche' dell'autostrada A32. Le operazioni di bonifica dell'autostrada sono state completate alle ore 3.30, con la riapertura di tutte le carreggiate. L'attivita' di scavo all'interno del tunnel e' regolarmente in atto. Attive indagini in corso al fine di identificare gli autori delle azioni illecite.

Napolitano taglia i costi del Quirinale, risparmi per 4 milioni nel 2014

Redazione Venerdì, 25 Luglio 2014

- Roma, 25 lug. - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato un decreto che riduce ulteriormente i costi del Quirinale. Il Quirinale restituisce al Tesoro quattro milioni di euro per l'anno in corso. Lo rende noto un comunicato dell'ufficio stampa.

"Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato - si legge nel comunicato -, su proposta del Segretario Generale, un decreto che riduce ulteriormente i costi dell'amministrazione del Quirinale. Scopo del provvedimento e' di consentire la restituzione al Tesoro di 4 milioni di euro nell'anno in corso e di stabilizzare il riequilibrio del bilancio interno sulla base di una dotazione a carico del bilancio dello Stato di 224 milioni di euro per l'intero triennio 2015 -2017, pari al livello del 2007 e inferiore di 4 milioni rispetto alla dotazione del 2014".

"Si consegue cosi' - si legge nella nota - un risparmio complessivo per il bilancio dello Stato di 16 milioni di euro nel quadriennio 2014-2017 - che si aggiunge alla restituzione di circa 6,2 milioni di euro per effetto dell'applicazione del contributo sulle pensioni - e si pongono altresi' le premesse per ulteriori economie nel medio periodo".

Ecco le misure piu' significative: "equiparazione dell'indennita' di funzione del Segretario Generale all'importo dell'indennita' di comando prevista per i Consiglieri del Presidente della Repubblica, pari a 141 mila euro annui lordi; applicazione del tetto di 240 mila euro annui previsto dall'articolo 13, comma 1, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 ai compensi dei Consiglieri del Presidente della Repubblica a contratto; applicazione del medesimo tetto alle retribuzioni del personale, bloccandone con decorrenza immediata le progressioni economiche e prevedendo il riassorbimento dell'eventuale eccedenza (che riguarda peraltro solo 16 unita' di personale) nel corso del triennio 2015 - 2017; ulteriore significativa riduzione delle indennita' corrisposte al personale distaccato da altre amministrazioni".

"Con un successivo decreto - conclude la nota - si provvedera' all'approvazione di nuove tabelle stipendiali per il personale di ruolo e alla definizione di piu' stringenti requisiti per il pensionamento di anzianita', temi sui quali e' ancora in corso il confronto con le rappresentanze sindacali, alle quali come a tutto il personale va il ringraziamento della Segreteria generale per il senso di responsabilita', lo spirito di collaborazione e la correttezza con cui affrontano misure di riduzione della spesa e di riorganizzazione amministrativa".

Riforme: Renzi, stupisce che opposizioni appoggiano privilegiati Camere

Redazione Venerdì, 25 Luglio 2014
- Roma, 25 lug. - "Non mi stupiscono i privilegiati che contestano la norma sul tetto di 240 mila di euro, mi stupiscono le opposizioni che si schierano con loro. Ma dove vivono". Lo scrive su twitter il premier Matteo Renzi, riguardo la polemica sul tetto degli stipendi dei dipendenti delle Camere. Ieri e' stata un giornata convulsa sul fronte delle riforme. Sulla riforma del Senato e' scattata la 'tagliola'. Tutto dovra' essere concluso entro l'8 agosto. L'opposizione insorge e va in corteo al Quirinale, dove i capigruppo di 5 Stelle, Lega e Sel vengono ricevuti (non da Napolitano, "era leggermente indisposto", scrivera' in serata Beppe Grillo su twitter, ma dal Segretario generale Marra). Il premier Matteo Renzi, pero', tira dritto, "piaccia o non piaccia le riforme le faremo". E' l'epilogo di una giornata difficile, iniziata ieri mattina con il protrarsi dell'ostruzionismo in Aula al Senato, l'immagine plastica dell'impantanamento del ddl Boschi e il rischio che il primo via libera alle riforme slitti a settembre. Dopo un nuovo tentativo di mediazione con le opposizioni (solo Sel e' autrice di circa 6mila emendamenti sui 7.800 totali), tuttavia, il governo detta la linea dura e si va allo scontro. In Conferenza dei capigruppo a spiegare le intenzioni di palazzo Chigi e' il ministro Maria Elena Boschi: nessun rinvio a settembre, "noi andiamo avanti". Per poi aprire un piccolo spiraglio: "siamo disponibili ad approfondire alcune questioni, purche' non stravolgano l'impianto del ddl". Ovvero, e' categorico il ministro, "il Senato non elettivo non si tocca". Ma gia' si diffonde la voce dell'intenzione della maggioranza di ricorrere alla 'tagliola', ovvero il contingentamento dei tempi, sia per la discussione che per le votazioni. L'obiettivo del premier, del resto, e' di incassare il primo via libera al ddl costituzionale prima della pausa estiva. E cosi', a nulla valgono gli appelli del Pd e di Forza Italia alle opposizioni a sfoltire l'ingente mole di emendamenti. Dopo una riunione tra M5S, Lega, Sel, Gal, e alcuni dissidenti di Pd e FI, c'e' il secondo round della capigruppo: "Le nostre proposte sono le stesse di sempre - riassume Loredana De Petris - cioe' Senato elettivo, riequilibrio dei poteri con la Camera, referendum. Vogliamo una risposta scritta". Ma la trattativa, per il premier e la maggioranza (piu' morbida, invece, la posizione degli azzurri) e' ormai giunta alla dead line. E cosi', si decide per la 'tagliola', le opposizioni insorgono, scoppia la bagarre in Aula quando il presidente Pietro Grasso elenca il timing: 135 ore complessive in due settimane per ddl riforme e decreti in scadenza, di cui 120 per le riforme. E ancora, 20 ore dedicate al dibattito, 80 alle votazioni. Secondo Calderoli, una scelta inutile, visto che "sara' comunque impossibile licenziare il ddl entro l'8 agosto". Lega, 5 Stelle e Sel annunciano battaglia, accusano Renzi di aver dato un colpo ferale alla democrazia e abbandonano l'Aula per andare in corteo al Colle. Il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, va giu' duro: "Invece di occuparsi di disoccupazione e immigrazione, Renzi pensa al Senato. Incapace!". Beppe Grillo, in un tweet, non e' da meno: "La democrazia e' stata uccisa. Noi non molliamo". Ma non ha alcuna intenzione di mollare nemmeno Renzi, che in un'intervista garantisce: "Non mollo. Basta con quelli che dicono sempre no". Poi taglia corto: "Piaccia o non piaccia le riforme le faremo". Mentre, via social network, il ministro Boschi annuncia: "L'ultima parola sulle riforme sara' dei cittadini. Referendum comunque!". .

Renzi: stupiscono opposizioni con privilegiati Camere

Redazione Venerdì, 25 Luglio 2014
- Roma, 25 lug. - "Non mi stupiscono i privilegiati che contestano la norma sul tetto di 240 mila di euro, mi stupiscono le opposizioni che si schierano con loro. Ma dove vivono". Lo scrive su twitter il premier Matteo Renzi, riguardo la polemica sul tetto degli stipendi dei dipendenti delle Camere. .
Pensioni

Riforma Pensioni, Quota 96 verso il traguardo finale

Nicola Colapinto Venerdì, 25 Luglio 2014

Il decreto legge sulla riforma della pubblica amministrazione si avvia verso il traguardo, anche se l'approvazione finale, prevista per lo scorso 22 luglio è slittata di diversi giorni per via dell'ingorgo parlamentare. Kamsin Salvo sorprese dell'ultim'ora, il Dl dovrebbe avere oggi il disco verde in sede referente e confermare così l'approdo in aula del testo per lunedì 28 quando molto probabilmente sarà posta la fiducia. Alcuni nodi ancora devono essere sciolti ma i 4 mila docenti, i quota 96 della scuola, continuano a sperare nella ciambella di salvataggio che un emendamento al testo, presentato dagli onorevoli Ghizzoni e Marzana e sostenuto praticamente da tutte le forze politiche, concede loro.

L'intenzione del governo è quella di mandarli in pensione dal 1° settembre con i requisiti pre-Fornero al termine di una procedura di monitoraggio delle domande che dovrà avvenire in tempi record, proprio nel mezzo della pausa estiva. Ma resta ancora da sciogliere il nodo delle coperture su cui l'ultima parola spetterà alla commissione Bilancio. Dopo l'approvazione della Camera, il testo passerà al Senato dove il governo dovrà probabilmente porre la fiducia per chiudere in tempi brevi.

Confermate poi le altre misure in materia previdenziale contenute nel decreto legge sulla Pa. Nonostante il pressing del Csm sul tema del pensionamento dei magistrati per spostare di un anno il termine per la fruizione del trattenimento in servizio (il testo attualmente in vigore fissa la validità dei provvedimenti già concessi sino al 2015), l'appello di Palazzo dei Marescialli sembra infatti destinato a cadere nel vuoto. In una delibera della Sesta commissione, che sarà martedì 30 al vaglio del plenum, Palazzo dei Marescialli sottolinea come l'aver spostato di un anno l'uscita delle toghe (dal 31 ottobre 2014 al 31 dicembre 2015) non risolva il problema. Serve «almeno un ulteriore anno – sostiene l'organo di autogoverno della magistratura – altrimenti si rischia la paralisi». Sarebbero infatti «ben 374» le toghe in uscita, di cui 252 ai vertici degli uffici giudiziari (87 dei quali in Cassazione). Per rimpiazzarli – secondo il Csm – ci vorranno due anni e non ci saranno più concorsi tra la fine del 2015 e del 2017.

Zedde

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Lavoro: Renzi, Jobs Act entro Natale

Redazione Venerdì, 25 Luglio 2014
- Roma, 24 lug. - "L'auspicio e' quello di farcela entro Natale. Ma se tra sei mesi, a gennaio, non ci sara' stata la riforma del lavoro, avranno avuto ragione i pessimisti. Ma secondo me le novita' saranno chiare ed evidenti". Cosi' Matteo Renzi in un'intervista ad Alan Friedman su La 7.

Renzi: voto segreto non mi preoccupa, maggioranza terra'

Redazione Giovedì, 24 Luglio 2014
- Roma, 24 lug. - "Sarebbe piu' giusto avere un atteggiamento serio e votare alla luce del sole. Nonostante questo, il voto segreto non mi preoccupa: credo che la maggioranza terra'. E anche se va sotto, poi si va alla Camera e con il voto che non e' andato bene al Senato recuperiamo alla Camera". Lo ha detto il premier Matteo Renzi intervistato da Alan Friedman nell'ultima puntata del programma 'Ammazziamo il Gattopardo', su La7.

Riforme: Serracchiani, referendum confermera' volonta' Paese

Redazione Giovedì, 24 Luglio 2014
- Roma, 24 lug. - "Sulla strada delle riforme non ci sono ne' tagliole ne' ghigliottine, ma solo gli strumenti della democrazia parlamentare, che non vanno demonizzati". Lo afferma Debora Serracchiani, vicesegretaria del Pd. "I cortei e i sit-in sono legittimi ma - continua - non devono servire per ostacolare dall'esterno il lavoro del Parlamento. Se poi si vorra' trasferire il confronto dalle Aule alle strade e alle piazze, noi non temiamo nemmeno quello: sara' il referendum a confermare la volonta' di cambiare che pervade il Paese".

Governo: Renzi lavora ai 'mille giorni', stupiremo anche gufi

Redazione Giovedì, 24 Luglio 2014
- Roma, 24 lug. - Il premier Matteo Renzi e' al lavoro sul programma dei 'mille giorni'. "Stupiremo tutti, specialmente i gufi", ha spiegato ai suoi, "tutti dubitano poi...".

Tagliola su riforme, voto 8 agosto L'opposizione 'marcia' sul Colle

Redazione Giovedì, 24 Luglio 2014

- Roma, 24 lug. - E alla fine sulle riforme scatta la 'tagliola'. Tutto dovra' essere concluso entro l'8 agosto. L'opposizione insorge e va in corteo al Quirinale, dove i capigruppo di 5 Stelle, Lega e Sel vengono ricevuti (non da Napolitano, "era leggermente indisposto", scrivera' in serata Beppe Grillo su twitter, ma dal Segretario generale Marra). Il premier Matteo Renzi, pero', tira dritto, "piaccia o non piaccia le riforme le faremo".

E' l'epilogo di una giornata convulsa, iniziata questa mattina con il protrarsi dell'ostruzionismo in Aula al Senato, l'immagine plastica dell'impantanamento del ddl Boschi e il rischio che il primo via libera alle riforme slitti a settembre. Dopo un nuovo tentativo di mediazione con le opposizioni (solo Sel e' autrice di circa 6mila emendamenti sui 7.800 totali), tuttavia, il governo detta la linea dura e si va allo scontro. In Conferenza dei capigruppo a spiegare le intenzioni di palazzo Chigi e' il ministro Maria Elena Boschi: nessun rinvio a settembre, "noi andiamo avanti". Per poi aprire un piccolo spiraglio: "siamo disponibili ad approfondire alcune questioni, purche' non stravolgano l'impianto del ddl". Ovvero, e' categorico il ministro, "il Senato non elettivo non si tocca".

'Marcia' sul Colle e 'Vaffa', la protesta dei frenatori

Ma gia' si diffonde la voce dell'intenzione della maggioranza di ricorrere alla 'tagliola', ovvero il contingentamento dei tempi, sia per la discussione che per le votazioni. L'obiettivo del premier, del resto, e' di incassare il primo via libera al ddl costituzionale prima della pausa estiva. E cosi', a nulla valgono gli appelli del Pd e di Forza Italia alle opposizioni a sfoltire l'ingente mole di emendamenti. Dopo una riunione tra M5S, Lega, Sel, Gal, e alcuni dissidenti di Pd e FI, c'e' il secondo round della capigruppo: "Le nostre proposte sono le stesse di sempre - riassume Loredana De Petris - cioe' Senato elettivo, riequilibrio dei poteri con la Camera, referendum. Vogliamo una risposta scritta".

Ma la trattativa, per il premier e la maggioranza (piu' morbida, invece, la posizione degli azzurri) e' ormai giunta alla dead line. E cosi', si decide per la 'tagliola', le opposizioni insorgono, scoppia la bagarre in Aula quando il presidente Pietro Grasso elenca il timing: 135 ore complessive in due settimane per ddl riforme e decreti in scadenza, di cui 120 per le riforme. E ancora, 20 ore dedicate al dibattito, 80 alle votazioni. Secondo Calderoli, una scelta inutile, visto che "sara' comunque impossibile licenziare il ddl entro l'8 agosto".

Lega, 5 Stelle e Sel annunciano battaglia, accusano Renzi di aver dato un colpo ferale alla democrazia e abbandonano l'Aula per andare in corteo al Colle. Il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, va giu' duro: "Invece di occuparsi di disoccupazione e immigrazione, Renzi pensa al Senato. Incapace!". Beppe Grillo, in un tweet, non e' da meno: "La democrazia e' stata uccisa. Noi non molliamo". Ma non ha alcuna intenzione di mollare nemmeno Renzi, che in un'intervista garantisce: "Non mollo. Basta con quelli che dicono sempre no". Poi taglia corto: "Piaccia o non piaccia le riforme le faremo".

Mentre, via social network, il ministro Boschi annuncia: "L'ultima parola sulle riforme sara' dei cittadini. Referendum comunque!". Secondo i maliziosi, una 'mossa' per evitare l'accusa di modifiche alla Costituzione fatte a suon di maggioranza. Il clima, quindi, resta teso. E non solo per la dura contrapposizione tra maggioranza e opposizione, che porta il solitamente 'pacato' capogruppo Pd Luigi Zanda ad alzare la voce in Aula e accusare i grillini di pronunciare "parole luride". Ma perche' anche all'interno degli stessi partiti che sostengono le riforme, Pd e FI in testa, resta alto il malumore.

Lo stesso leader azzurro, Silvio Berlusconi, 'silente' ufficialmente, non condivide fino in fondo la linea dura dettata da Renzi, che amplia i dubbi sulle reali intenzioni del leader Pd: mira al voto anticipato, e' la riflessione, ma cosi' rischia di andare a sbattere. Tuttavia, nessun passo indietro sulle riforme, FI manterra' la parola fino in fondo, e' la garanzia ribadita all'inquilino di palazzo Chigi, e tanto per assicurarsi che i dissidenti in casa forzista non facciano scherzi, l'ex premier incontra a palazzo Grazioli Fitto, che al Senato guida una pattuglia di almeno 7-9 senatori.

Un incontro, viene spiegato, lungo e proficuo ma che non viene definito risolutivo. Il gelo tra i due non e' piu' tale, viene ancora spiegato, ma i 'nodi' restano, con distanze di posizione per quel che riguarda la linea politica di Forza Italia (anche sulle riforme) e le modalita' di selezione della nuova classe dirigente (leggasi, primarie a tutti i livelli, leadership e premiership comprese). A fine giornata M5S avverte: "Se Napolitano resta sordo al grido di allarme nulla sara' piu' come prima".

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