Strumenti

  • Calcola la Data di Pensionamento
  • Calcola l'Importo della Pensione (AGO)
  • Calcola l'Importo della Pensione (Enti Locali e Sanita')
  • Calcola l'Importo della Pensione per i dipendenti statali
  • Calcola la Pensione nella Gestione Separata Inps
  • Calcola i Contributi Volontari
  • Calcola il TFS
  • Calcola l'Ape sociale
  • Calcola la Naspi
  • Calcola la RITA, la rendita Integrativa anticipata
  • Calcola la Pensione Netta
  • Controlla se Entri nella 9^ salvaguardia
  • Calcola il Riscatto e la Ricongiunzione
  • Vai a tutti gli Strumenti
PensioniOggi.it

Redazione - Results from #795

 

  • Home
  • Notizie
  • Strumenti
  • Forum
  • Guide

Redazione

Sant'Anna di Stazzema: Napolitano, uno spiraglio per la verita'

Martedì, 12 Agosto 2014
- Roma, 11 ago. - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella ricorrenza del settantesimo anniversario dell'eccidio nazista di Sant'Anna di Stazzema, ha inviato al Sindaco, Maurizio Verona, il seguente messaggio: "Desidero non far mancare in questa dolorosa e solenne giornata il mio memore, sempre solidale saluto alla popolazione di Sant'Anna di Stazzema insieme con la mia ammirazione per quanti continuano instancabilmente ad operare per la causa della verita' e della giustizia nel 70° anniversario di una strage che ha inorridito il mondo". "Ricordo con intensa commozione - prosegue il Capo dello Stato - l'abbraccio del marzo dello scorso anno con il Presidente Gauck e il nostro cosi' significativo incontro con i famigliari delle vittime e con tutti i cittadini di Sant'Anna. E saluto con speranza il riaprirsi di uno spiraglio per la ricerca delle responsabilita' in sede giudiziaria nell'amica Germania. Un abbraccio a tutti i partecipanti alla manifestazione". Anche il presidente del Senato, Pietro Grasso, in una nota si unisce "nel ricordo delle 560 vittime innocenti barbaramente trucidate nell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema il 12 agosto di sessant'anni fa, una delle pagine piu' buie della storia d'Italia". "Donne, vecchi e bambini rimasti nelle proprie case, certi che nulla sarebbe potuto accadere a civili inermi. Il loro sacrificio, come emerso dalle indagini della Procura militare di La Spezia, non fu l'esito di rappresaglia, bensi' di un atto premeditato e curato in ogni dettaglio per sterminare la popolazione ed interrompere i collegamenti fra le popolazioni civili e le formazioni partigiane presenti in zona", prosegue il Presidente Grasso. "La strage di Sant'Anna di Stazzema, quelle che la precedettero e quelle che la seguirono, hanno lasciato nel nostro Paese cicatrici indelebili. In attesa che la Corte federale di Karlsruhe concluda le proprie indagini e renda giustizia a questo tragico episodio della nostra storia, mi rivolgo soprattutto alle nuove generazioni affinche' mantengano vivo il ricordo di questi eventi. In un momento in cui nel mondo assistiamo a simili, terribili stragi, solo la memoria storica, la cultura della tolleranza, della democrazia, della liberta' e della giustizia, puo' preservarci dal ripetersi di tali atrocita'", conclude il Presidente Grasso. .
Leggi tutto...
Pensioni

Esodati, Ichino (Sc): ormai quasi tutti sono stati tutelati

Martedì, 12 Agosto 2014

Pubblichiamo di seguito una lettera ricevuta dal Senatore di Scelta Civica, Pietro Ichino. Caro direttore, a quasi tre anni dalla riforma delle pensioni del 2011, tra coloro che si qualificano come «esodati» non ce n'è più uno che possa essere indicato come tale secondo il significato originario del termine. Kamsin  I provvedimenti di «salvaguardia» adottati nel 2011 e 2012 hanno infatti esentato dall'applicazione dei nuovi requisiti per il pensionamento tutti coloro che avessero perso il lavoro prima della riforma per effetto di un accordo individuale o collettivo di incentivazione all'esodo, stipulato in considerazione di un prossimo pensionamento secondo la vecchia disciplina. Sono stati poi «salvaguardati» anche tutti i lavoratori licenziati negli anni 2007-2011, i quali fossero destinati a maturare i requisiti per la pensione secondo le vecchie regole entro tre anni dalla riforma, cioè entro il 2014.

Qual è, dunque, la situazione delle persone che frequentano le trasmissioni telefoniche e radiofoniche presentandosi come «esodate» e rivendicando un diritto a essere prepensionate? In gran parte, quando non si tratta di persone che per poche settimane o mesi di differenza sono state costrette a rimanere al lavoro più a lungo di quanto desideravano, sono ultracinquantenni che hanno perso la loro ultima occupazione, per i motivi più vari, uno, cinque, dieci o quindici anni fa. Così stando le cose, dobbiamo metterci d'accordo: se riteniamo che, perso il lavoro, gli ultracinquantenni non possano ritrovarlo e debbano quindi essere in qualche modo accompagnati alla pensione, come si faceva normalmente fino al novembre 2011, allora diciamo apertamente che intendiamo abrogare la riforma.

Però, allora, diciamo anche che consideriamo giusto continuare ad accollare la pensione di questi cinquantenni e sessantenni alle nuove generazioni, che in pensione andranno a 70 anni o poco prima: perché, con una attesa di vita di oltre 80 anni, l'anzianità contributiva normale di 30-40 anni con cui si andava in quiescenza nei decenni passati non basta per il finanziamento di un trattamento decente destinato a durare 20 o 25 anni. E diciamo chiaramente che rinunciamo ad allineare il tasso di occupazione degli italiani tra i 50 e i 65 anni di età (oggi circa uno su tre) alla media europea (uno su due). Se invece consideriamo giusti gli obiettivi della riforma del 2011, riteniamo cioè necessario aumentare il tasso di occupazione degli anziani e darci un sistema previdenziale capace di camminare sulle sue gambe; se consideriamo — sulla base dei dati forniti dal ministero del Lavoro — che nell'ultimo anno 1,6 milioni di contratti regolari in Italia sono stati stipulati con persone ultracinquantenni e circa un quarto di questi con ultrasessantenni; se infine siamo convinti che il sistema ante 2011 di prepensionare tutti i cinquantenni o sessantenni che perdevano il posto sia, oltre che sbagliato, anche improponibile sul piano politico in Europa oggi; se di tutto questo siamo convinti, allora dobbiamo affrontare il problema di questi disoccupati nei termini appropriati: cioè come un problema, appunto, di disoccupazione, reso più difficile dall'età degli interessati.

 Se disponiamo di risorse da destinare alla sua soluzione, istituiamo per queste persone una indennità non finalizzata alla loro espulsione definitiva dal mercato del lavoro, ma, al contrario, condizionata al loro rimanere in esso attive e disponibili; consentiamo a chi le assume di beneficiare di un contributo correlato alla parte non goduta dell'indennità; istituiamo la possibilità di pensionamento parziale combinabile con il part-time o altre forme di flessibilità dell'età di pensionamento. Ma sempre con l'obiettivo di promuovere e incentivare l'invecchiamento attivo, evitando tutto ciò che invece lo disincentiva. L'errore peggiore, comunque, è quello del rimanere in mezzo al guado, del fare e disfare, come accadde nel 2007, quando il ministro Damiano disfece la riforma del suo predecessore Maroni.

Se non vogliamo tornare indietro, dobbiamo orientare tutti gli interventi a un mutamento profondo della nostra cultura diffusa, che è alla base dei comportamenti e delle vecchie strategie di vita dalle quali è nato il problema degli «esodati» vecchi e nuovi. Mi riferisco alla cultura della job property, che rende vischiosissimo il nostro mercato del lavoro; quella per cui la progressione retributiva è affidata non alla possibilità effettiva di spostarsi dove il proprio lavoro è meglio valorizzato, ma agli scatti di anzianità, che frenano pesantemente la mobilità dei più anziani; quella per cui se il «diritto fondamentale» al posto di lavoro viene «leso» con il licenziamento, l'unico risarcimento possibile è la cassa integrazione per anni e poi il prepensionamento. Tutto si tiene. Dobbiamo passare da un vecchio equilibrio di sistema a uno nuovo. E, come sempre, spostarsi da un equilibrio a un altro è tutt'altro che facile. Ma non abbiamo alternative: di vie facili d'uscita dalla nostra arretratezza non ce ne sono.

Esodati, settimana chiave per la certificazione della quarta salvaguardiaZedde

Leggi tutto...
Lavoro

Aspi, i periodi di Cig a zero ore non sono utili

Martedì, 12 Agosto 2014

Per la determinazione del biennio per il requisito contributivo che consente l'accesso all'indennità di disoccupazione Aspi i periodi di cassa integrazione guadagni a zero ore devono essere neutralizzati con conseguente ampliamento del biennio di riferimento. Kamsin E' quanto ha chiarito ieri l'Inps indicando che non sono considerati utili ai fini del perfezionamento del requisito contributivo, pur se coperti da contribuzione figurativa valida, invece, ai fini pensionistici, i seguenti periodi: 1) malattia e infortunio sul lavoro nel caso in cui non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro, nel rispetto del minimale retributivo; 2) cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione dell'attività a zero ore; 3) assenze per permessi e congedi fruiti dal coniuge convivente, dal genitore, dal figlio convivente, dai fratelli o sorelle conviventi di soggetto con handicap in situazione di gravità.

I periodi in quanto non considerati utili, devono essere neutralizzati con conseguente ampliamento del biennio di riferimento.


Zedde

Leggi tutto...

Art. 18: Madia, la sfida e' governare, non piazzare bandierine

Martedì, 12 Agosto 2014
- Roma, 12 ago. - "Noi dobbiamo uscire da un modo conformista di affrontare i problemi, e questo vale anche per il mercato del lavoro. Non dobbiamo piantare bandierine, dobbiamo governare e farlo con coraggio che e' proprio l'opposto del conformismo". Cosi' il ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia, in un'intervista ad Avvenire. "Non ha senso fare una discussione retorica articolo 18 si' o no, sganciata da politiche di sviluppo e nuove tutele sociali. Il nostro - aggiunge il ministro - vuol essere davvero un governo di rottura. Alfano? Questo e' un governo del noi, superare il conformismo e' un esercizio quotidiano per tutti. Per Alfano e per Madia. Ai precari della mia generazione non interessano i posizionamenti politici e le piccole tattiche, loro guardano il 'Jobs act' del ministro Poletti nella sua visione complessiva. Cosa succede se perdi il lavoro? Lo Stato - conclude la Madia - deve prenderti per mano non in modo assistenziale, ma accompagnarti verso una nuova occupazione". .
Leggi tutto...

Crisi: Baretta, accelereremo le riforme, il Paese si metta in moto

Lunedì, 11 Agosto 2014
- Roma, 11 ago. - Il governo e' pronto ad accelerare il percorso di riforme intrapreso e il Paese "deve scuotersi e riprendere il cammino". Il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta indica l'azione dell'esecutivo, commentando le analisi dell'agenzia di rating Moody's e i dati dell'Ocse. "Mi sembra che non si possano rincorrere i dati nel modo in cui vengono presentati guardando agli aspetti negativi senza considerare i passi positivi compiuti - dichiara Baretta all'Agi - Bisogna guardare alla marcia intrapresa e che intendiamo accelerare con una politica incisiva di riforme". Dopo le riforme istituzionali ora il governo - assicura Baretta - si concentrera' su quelle economiche, per favorire gli investimenti pubblici ma anche privati, cosi' come indicato dal presidente della Bce Mario Draghi: "E' questa la linea principale da praticare". Ma la stagnazione - fa notare il sottosegretario - viene anche da "una crisi di fiducia che fa si' che gli investitori siano in comprensbile attesa". "Quindi - aggiunge - scuoterei tutti a intraprendere il cammino. Tutto il Paese si metta in moto per una condivisione collettiva dello sforzo" per la ripresa. Rispetto alle stime di Moody's, Baretta fa notare che non c'e' alcuna "sottovalutazione dei dati negativi", ma osserva che "non si puo' continuare a guardare solo ai dati: bisogna discutere delle strategia di uscita dalla crisi. Noi vogliamo attuare le riforme e abbiamo bisogno che tutto il Paese si metta in moto". La prima riforma - spiega il sottosegretario - e' quella di favorire la politica di investimenti con credito di imposta e strumenti di tipo fiscale; la seconda e' la delega fiscale con la riforma del catasto e le misure contro l'evasione: "Bisogna far presto ad applicarla". La terza riforma e' quella del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali: "Anche qui bisogna accelerare, vi e' una forte attesa a livello europeo". "Il governo - conclude - deve fare la sua parte ma non da solo: associazioni, Confindustria, sindacati, serve un moto collettivo. Dobbiamo accelerare e siamo tutti in campo". Quanto agli effetti del bonus da 80 euro, Baretta fa notare che la misura va "valutata nell'arco di tutto l'anno"; la polemica dei giorni scorsi sui mancati effetti sui consumi e' stata "strumentale" e la prudenza degli italiani era dettata anche dalla preoccupazione che fosse misura una tantum, "ma noi - sottolinea - la faremo strutturale". Infine, sul rischi legati al deficit indicati da Moody's, Baretta assicura che "nessuno ha intenzione di superare il 3%"; "sono preoccupazioni che abbiamo natualmente ben presenti. La cosa fondamentale e' concentrarci sulle cose da fare".
Leggi tutto...
  • Inizio
  • Indietro
  • 155
  • 156
  • 157
  • 158
  • 159
  • 160
  • 161
  • 162
  • 163
  • 164
  • Avanti
  • Fine
Pagina 160 di 396
Strumenti
  • Calcola la Data di Pensionamento
  • Calcola l'Importo della Pensione (AGO)
  • Calcola l'Importo della Pensione (Enti Locali e Sanita')
  • Calcola l'Importo della Pensione per i dipendenti statali
  • Calcola la Pensione nella Gestione Separata Inps
  • Calcola i Contributi Volontari
  • Calcola il TFS
  • Calcola l'Ape sociale
  • Calcola la Naspi
  • Calcola la RITA, la rendita Integrativa anticipata
  • Calcola la Pensione Netta
  • Controlla se Entri nella 9^ salvaguardia
  • Calcola il Riscatto e la Ricongiunzione
  • Vai a tutti gli Strumenti

Copyright ©2026 Pensioni Oggi