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Renzi oggi all'Expo, in serata da Napolitano
Pensioni Quota 96, Damiano: "che fine ha fatto la proposta sui quota 96?"
''Anziche' pretendere inutilmente di accelerare la discussione sull'abolizione dell'articolo 18 inserendola gia' nel prossimo Sblocca-Italia, (richiesta giustamente respinta dal vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini), Alfano farebbe bene a chiarire nel primo Consiglio dei ministri utile che fine ha fatto ''Quota 96'' degli insegnanti''.Kamsin E' quanto dichiara in una nota Cesare Damiano, Pd, presidente della Commissione Lavoro della Camera. ''Invece di spiegarci che rendere liberi i licenziamenti favorisce l'occupazione, cosa del tutto indimostrata e fantasiosa, l'NCD potrebbe piu' concretamente sostenere che mandare in pensione 4 mila insegnanti, rimasti intrappolati dalla 'riforma' Fornero, potrebbe favorire l'assunzione di altrettanti giovani docenti gia' nell'autunno. Il Governo - rimarca Damiano - sblocchi 'Quota 96'': sarebbe un piccolo contributo per alleviare la disoccupazione giovanile''
"Ci sono quattromila persone che vorrebbero andare in pensione, che ne hanno legittima aspettativa, non direi un diritto, ma il problema non sono quei quattromila, che un lavoro ce l'hanno, bensì i milioni di persone che non ce l'hanno". Così ieri il Primo Ministro, intervenendo alla trasmissione "Millennium" su Rai3 ha affrontato la questione delle pensioni dei Quota 96 del 2012.
Zedde
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Renzi: art.18 discussione inutile Ridurremo tasse ma non per tutti
- Roma, 12 ago. - Una polemica agostana, di quelle fatte per riempire il vuoto lasciato dalle grandi questioni: Matteo Renzi liquida cosi' la querelle aperta dal suo alleato di governo Angelino Alfano. Il quale aveva auspicato l'abolizione dell'Articolo 18 dello statuto dei Lavoratori, e riaperto in questo modo una discussione che in Italia dura dal 2003.
Il premier usa, in un'intervista a Millennium, toni che ammettono poche repliche, e pazienza se dall'Ncd (il partito di Alfano) gli rispondono abbastanza piccati. Per lui la questione e' riconducibile al genere "totem ideologici", ragion per cui e' meglio andare a rivedere - semmai - tutto lo Statuto. Anche perche', a riguardo, il Presidente del Consiglio sostiene che il suo governo le cose le ha gia' fatte.
Esiste il decreto presentato dal ministro Poletti, che avrebbe gia' fruttato la creazione di ben 108.000 nuovi posti di lavoro. Quindi revisione dello Statuto che porta la firma di Gino Giugni, pensando "alla ragazza di 25 anni che non puo' aspettare un bambino perche' non ha le garanzie minime". Rientrera' tra le riforme da decidere tutti insieme, magari con FI? In questi giorni molti segnali sono stati registrati dalle parti dei berlusconiani, magari per allargare la stessa maggioranza di governo ad un ex Cavaliere che gia' dialoga con Renzi in materia di Costituzione e legge elettorale.
Ma il premier esclude ogni ipotesi aperturista: l'accordo del Nazareno vale solo ed esclusivamente per le gia' citate Costituzione e legge elettorale. Per l'economia ognuno per la sua strada. E' un'intervista dal sapore programmatico, quella di Renzi. Che si pone addirittura in minoranza nel suo stesso partito su un tema delicato come quello delle preferenze. "Non la considero un punto centrale - spiega - ma non ho cambiato idea tant'e' che ho proposto piu' volte di mettere le preferenze, in splendido isolamento, perche' i miei amici di partito hanno sempre detto che sono fonte di corruzione. Ma a mio giudizio non e' cosi'". Quindi "o facciamo i collegi uninominali o plurinominali piccolini dove io vedo in faccia il candidato o mettiamo le preferenze".
Sicurezza estrema la dimostra quando esclude categoricamente una nuova manovra correttiva: i conti rientreranno ma non con le tasse, bensi' con il taglio delle spese (a proposito: con Draghi siamo d'accordo dalla A alla Z e e con Cottarelli e' tutto superato). Piuttosto: ci sara' una riduzione della pressione fiscale, anche se non per tutti, e per quel che riguarda i famosi 80 euro indietro non si torna. Confermati a tutti quelli che li percepiscono gia'. Per gli altri si vedra'.
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Renzi: art.18 e' totem ideologico Riscriviamo Statuto dei lavoratori
- Roma, 12 ago. - "L'articolo 18 e' assolutamente solo un simbolo, un totem ideologico, proprio per questo trovo inutile stare adesso a discutere se abolirlo o meno. Serve solo ad alimentare il dibattito agostano degli addetti ai lavori". Cosi' il premier Matteo Renzi intervistato da Millennium su Rai3 in onda stasera.
"Con il dl Poletti ci sono 108.000 nuovi assunti, lo certifica l'Istat. Il dl Poletti prima non c'era e oggi c'e' ed ha consentito ad un'azienda come Elecrtolux di stare in Italia. Inoltre c'e' un ddl delega che si sta discutendo in Parlamento. E' giusto riscrivere lo statuto dei lavoratori? Si', lo riscriviamo. E riscrivendolo pensiamo alla ragazza di 25 anni che non puo' aspettare un bambino perche' non ha le garanzie minime. Non parliamo solo dell'articolo 18 che riguarda una discussione tra destra e sinistra. Parliamo di come dare lavoro alle nuove generazioni".
Quanto alla disponibilita' mostrata da Forza Italia a discutere alcuni provvedimenti economici, Renzi ha affermato: "ci deve essere rispetto per tutti i dossier degli altri, li leggo sempre, ma per noi l'accordo e' su due punti: riforme istituzionali e legge elettorale".
Zaia: 80 euro? Non reperire fondi da tagli a enti locali
- Venezia, 12 ago. - "Non contestiamo il provvedimento, ma il metodo che si vuole usare per reperire i fondi che garantiscano l'erogazione degli 80 euro in busta paga secondo il provvedimento del governo Renzi". Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia annuncia di voler presentare un ricorso alla Corte Costituzionale riguardante il metodo usato dal governo per trovare fondi per il bonus degli 80 euro. "Non ho nulla contro il provvedimento - spiega - ma se si decide di aumentare la busta paga dei cittadini, il governo deve farlo con soldi suoi, non tagliando fondi agli enti locali. Si annunciano tagli orizzontali, ovvero noi veneti riceveremo gli stessi tagli che avra' la Regione Sicilia. La differenza e' che noi siamo una regione virtuosa dal punto di vista dei bilanci, la Sicilia no". Zaia ha osservato inoltre che l'ammontare complessivo del finanziamento degli 80 euro si aggira sui 6 miliardi e 400mila euro: "Dove credete che si vadano a pescare? - ha chiesto - dai bilanci degli enti locali. Per questo vogliamo entrare in gioco con un ricorso alla Corte. Non accettiamo che il taglio venga effettuato sulla spesa storica del 2013". .
Renzi: domani Expo, poi Sud e intanto lavoro a SbloccaItalia
Pensioni, al mef si studia un prelievo sugli assegni piu' alti
Complice il peggioramento dei conti pubblici su cui pesa l'allontanarsi della ripresa economica i tecnici al ministero dell'economia potrebbero riaprire il dossier pensioni per recuperare alcune risorse nel frattempo disperse. Kamsin Il capitolo vale infatti 236 miliardi di euro nel bilancio dello Stato e non è da escludersi che il commissario Cottarelli possa nuovamente aprirlo. Con grande prudenza, il ministero del Tesoro si sta muovendo per cercare di capire in quale direzione agire e l'area individuata è quella delle pensioni più alte. Soprattutto per finanziare i vari correttivi per risolvere diversi nodi ancora aperti, come i quota 96 della scuola, lo stop alle penalizzazioni ed una maggiore gradualità in uscita. L'occhio è puntato in particolare sui trattamenti frutto del calcolo retributivo.
Ebbene l'ipotesi di riforma che circola in Via XX Settembre, riportata da alcuni quotidiani nazionali tra cui "Il Mattino", è applicare un contributo di solidarietà solo sulla parte dell'assegno previdenziale maturato con il sistema retributivo. La materia è scivolosa e fonti vicine al dossier raccontano che l'attenzione si è concentrata su una opzione che riguarda le pensioni che superano i 62 mila euro. In quell'area ci sono 186 mila persone (pari all'1,1% di tutti i pensionati) il cui costo è di 15 miliardi: il 5,5% del totale. L'ipotesi è applicare 4 aliquote (8, 21, 28 e 37%) sulla parte di pensione maturata con il retributivo. Una scelta questa che potrebbe portare risparmi previdenziali pari a circa 800 milioni. Una versione applicata ad una platea più estesa è stata invece tentata prendendo in esame i pensionati sopra i 35 mila euro.
Una soglia scelta non a caso in quanto si tratta di persone a riposo (600 mila individui) che stanno già pagando il blocco delle indicizzazioni all'inflazione previsto fino al 2016. In questo caso i risparmi di spesa, secondo una stima prudenziale, salgono fino a 2 miliardi di euro. Tuttavia, precisa chi sta seguendo la vicenda, questa pista è stata messa da parte. Sull'intero dossier, comunque, pesano un paio di incognite. In primo luogo perchè i dati Inps, in particolare per quanto riguarda i dipendenti pubblici, rendono difficile la ricostruzione della carriera previdenziale di centinaia di migliaia di italiani. E in secondo luogo perchè un provvedimento che taglia una pensione già maturata in forza di regole successive, espone il fianco alla censura della Corte Costituzionale.
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