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E' morto il giurista Capotosti, il cordoglio di Napolitano

Redazione Mercoledì, 13 Agosto 2014
- Roma, 12 ago. - E' morto a Cortina il giurista Pier Alberto Capotosti, nato nel 1942 ed ex presidente della Corte costituzionale. In un messaggio inviato alla famiglia Capotosti, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, esprime il suo cordoglio: "Apprendo con profonda commozione la dolorosa notizia della scomparsa di Piero Alberto Capotosti, che fu impeccabile giudice e Presidente della Corte Costituzionale e che gia' aveva dato prova della sua autorevolezza e del suo spirito di servizio da Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Desidero ricordarne la puntuale partecipazione, anche recente - scrive Napolitano - al dibattito politico-istituzionale da posizioni di alta competenza e di assoluta indipendenza. E personalmente ne ricordo anche la disponibilita' e il garbo dimostrati in ogni occasione nei rapporti tra noi. Ai famigliari e alla Corte Costituzionale esprimo il piu' sincero, sentito cordoglio", conclude il capo dello Stato. .

Renzi: art.18 discussione inutile Ridurremo tasse ma non per tutti

Redazione Martedì, 12 Agosto 2014

- Roma, 12 ago. - Una polemica agostana, di quelle fatte per riempire il vuoto lasciato dalle grandi questioni: Matteo Renzi liquida cosi' la querelle aperta dal suo alleato di governo Angelino Alfano. Il quale aveva auspicato l'abolizione dell'Articolo 18 dello statuto dei Lavoratori, e riaperto in questo modo una discussione che in Italia dura dal 2003.

Il premier usa, in un'intervista a Millennium, toni che ammettono poche repliche, e pazienza se dall'Ncd (il partito di Alfano) gli rispondono abbastanza piccati. Per lui la questione e' riconducibile al genere "totem ideologici", ragion per cui e' meglio andare a rivedere - semmai - tutto lo Statuto. Anche perche', a riguardo, il Presidente del Consiglio sostiene che il suo governo le cose le ha gia' fatte.

Esiste il decreto presentato dal ministro Poletti, che avrebbe gia' fruttato la creazione di ben 108.000 nuovi posti di lavoro. Quindi revisione dello Statuto che porta la firma di Gino Giugni, pensando "alla ragazza di 25 anni che non puo' aspettare un bambino perche' non ha le garanzie minime". Rientrera' tra le riforme da decidere tutti insieme, magari con FI? In questi giorni molti segnali sono stati registrati dalle parti dei berlusconiani, magari per allargare la stessa maggioranza di governo ad un ex Cavaliere che gia' dialoga con Renzi in materia di Costituzione e legge elettorale.

Ma il premier esclude ogni ipotesi aperturista: l'accordo del Nazareno vale solo ed esclusivamente per le gia' citate Costituzione e legge elettorale. Per l'economia ognuno per la sua strada. E' un'intervista dal sapore programmatico, quella di Renzi. Che si pone addirittura in minoranza nel suo stesso partito su un tema delicato come quello delle preferenze. "Non la considero un punto centrale - spiega - ma non ho cambiato idea tant'e' che ho proposto piu' volte di mettere le preferenze, in splendido isolamento, perche' i miei amici di partito hanno sempre detto che sono fonte di corruzione. Ma a mio giudizio non e' cosi'". Quindi "o facciamo i collegi uninominali o plurinominali piccolini dove io vedo in faccia il candidato o mettiamo le preferenze".

Sicurezza estrema la dimostra quando esclude categoricamente una nuova manovra correttiva: i conti rientreranno ma non con le tasse, bensi' con il taglio delle spese (a proposito: con Draghi siamo d'accordo dalla A alla Z e e con Cottarelli e' tutto superato). Piuttosto: ci sara' una riduzione della pressione fiscale, anche se non per tutti, e per quel che riguarda i famosi 80 euro indietro non si torna. Confermati a tutti quelli che li percepiscono gia'. Per gli altri si vedra'.

Bonus 80 euro: Zaia, Veneto presentera' ricorso a Corte domattina

Redazione Martedì, 12 Agosto 2014
- Venezia, 12 ago. - Domani mattina, attraverso l'Avvocatura, la Regione Veneto depositera' alla Corte Costituzionale (come da delibera adottata il 28 luglio) il ricorso costituzionale attraverso il quale si intendono impugnare alcune disposizioni normative contenute nel decreto legge riguardante il cosiddetto bonus mensile da 80 euro a favore di alcune categorie di contribuenti. In particolare, il ricorso contesta l'impostazione che sta alla base di tutta una serie di previsioni normative in materia di riduzioni di spesa. Infatti, anziche' distinguere le regioni virtuose da quelle con problematiche economico-finanziarie, il provvedimento comprime indebitamente l'autonomia di spesa regionale in tutta una serie di ambiti (acquisti di beni e servizi, incarichi e collaborazioni, canoni di locazione , ecc.) utilizzando il concetto della spesa storica anziche' ricorrere a parametri standard di spesa. Cio' penalizza ulteriormente gli enti - come il Veneto - che nel frattempo hanno razionalizzato fortemente la spesa con azioni contenitive e riduzione dei costi a partire dal 2010. La giunta veneta, nel rispetto della normativa esistente e delle nuove ulteriori disposizioni introdotte dal cosiddetto decreto legge sulla pubblica amministrazione 90/2014, ha adottato oggi un provvedimento di aggiornamento delle direttive di contenimento della spesa gia' emanate a suo tempo. "Nessuno contesta la liberta' del governo di prevedere sgravi o bonus a favore di chiunque - rimarca il presidente del Veneto, Luca Zaia - ma sia chiaro che deve trovare autonomamente le coperture senza gravare ulteriormente sulle Regioni virtuose, semmai facendo pagare di piu' i territori che hanno sprecato risorse pubbliche. Altrimenti significa dare i soldi ai cittadini con una mano e toglierglieli con l'altra. Sperando che non vengono a toccarci la sanita', la migliore d'Italia, con i conti in attivo. Perche' allora ci arrabbiamo sul serio". .

Renzi: art.18 e' totem ideologico Riscriviamo Statuto dei lavoratori

Redazione Martedì, 12 Agosto 2014

- Roma, 12 ago. - "L'articolo 18 e' assolutamente solo un simbolo, un totem ideologico, proprio per questo trovo inutile stare adesso a discutere se abolirlo o meno. Serve solo ad alimentare il dibattito agostano degli addetti ai lavori". Cosi' il premier Matteo Renzi intervistato da Millennium su Rai3 in onda stasera.

"Con il dl Poletti ci sono 108.000 nuovi assunti, lo certifica l'Istat. Il dl Poletti prima non c'era e oggi c'e' ed ha consentito ad un'azienda come Elecrtolux di stare in Italia. Inoltre c'e' un ddl delega che si sta discutendo in Parlamento. E' giusto riscrivere lo statuto dei lavoratori? Si', lo riscriviamo. E riscrivendolo pensiamo alla ragazza di 25 anni che non puo' aspettare un bambino perche' non ha le garanzie minime. Non parliamo solo dell'articolo 18 che riguarda una discussione tra destra e sinistra. Parliamo di come dare lavoro alle nuove generazioni".

Quanto alla disponibilita' mostrata da Forza Italia a discutere alcuni provvedimenti economici, Renzi ha affermato: "ci deve essere rispetto per tutti i dossier degli altri, li leggo sempre, ma per noi l'accordo e' su due punti: riforme istituzionali e legge elettorale". 

Zaia: 80 euro? Non reperire fondi da tagli a enti locali

Redazione Martedì, 12 Agosto 2014

- Venezia, 12 ago. - "Non contestiamo il provvedimento, ma il metodo che si vuole usare per reperire i fondi che garantiscano l'erogazione degli 80 euro in busta paga secondo il provvedimento del governo Renzi". Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia annuncia di voler presentare un ricorso alla Corte Costituzionale riguardante il metodo usato dal governo per trovare fondi per il bonus degli 80 euro. "Non ho nulla contro il provvedimento - spiega - ma se si decide di aumentare la busta paga dei cittadini, il governo deve farlo con soldi suoi, non tagliando fondi agli enti locali. Si annunciano tagli orizzontali, ovvero noi veneti riceveremo gli stessi tagli che avra' la Regione Sicilia. La differenza e' che noi siamo una regione virtuosa dal punto di vista dei bilanci, la Sicilia no". Zaia ha osservato inoltre che l'ammontare complessivo del finanziamento degli 80 euro si aggira sui 6 miliardi e 400mila euro: "Dove credete che si vadano a pescare? - ha chiesto - dai bilanci degli enti locali. Per questo vogliamo entrare in gioco con un ricorso alla Corte. Non accettiamo che il taglio venga effettuato sulla spesa storica del 2013". .

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Renzi: domani Expo, poi Sud e intanto lavoro a SbloccaItalia

Redazione Martedì, 12 Agosto 2014
- Roma, 12 ago. - il Presidente del Consiglio, Mateeo Renzi, in un twitter dal suo studio di palazzo chigi descrive gli appuntamenti dei prossimi giorni sottolineando il suo costante impegno per il decreto 'SbloccaItalia'. "Domani Expo. Poi Napoli (Citta' scienza, Bagnoli), Reggio Calabria, la Sicilia. E intanto qui si lavora allo #sbloccaitalia #italiariparte". Il premier visitera' per la prima volta il cantiere di Expo domani mattina ed ha in programma anche un incontro con la stampa dopo il tour, in tarda mattinata. E' quanto fa sapere l'ufficio stampa di Expo, in una nota in cui informa che per partecipare all'incontro mettera' a disposizione un servizio transfer con partenza alle 12 dalla sede della societa' in via Pisacane, a Pero. Per motivi di sicurezza non sara' possibile accedere al cantiere con mezzi propri - si precisa -. Per partecipare e' necessario confermare la propria presenza entro le 20 di oggi, all'indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. .

Pensioni, al mef si studia un prelievo sugli assegni piu' alti

Sergey Martedì, 12 Agosto 2014

Complice il peggioramento dei conti pubblici su cui pesa l'allontanarsi della ripresa economica i tecnici al ministero dell'economia potrebbero riaprire il dossier pensioni per recuperare alcune risorse nel frattempo disperse. Kamsin Il capitolo vale infatti 236 miliardi di euro nel bilancio dello Stato e non è da escludersi che il commissario Cottarelli possa nuovamente aprirlo. Con grande prudenza, il ministero del Tesoro si sta muovendo per cercare di capire in quale direzione agire e l'area individuata è quella delle pensioni più alte. Soprattutto per finanziare i vari correttivi per risolvere diversi nodi ancora aperti, come i quota 96 della scuola, lo stop alle penalizzazioni ed una maggiore gradualità in uscita. L'occhio è puntato in particolare sui trattamenti frutto del calcolo retributivo.

Ebbene l'ipotesi di riforma che circola in Via XX Settembre, riportata da alcuni quotidiani nazionali tra cui "Il Mattino", è applicare un contributo di solidarietà solo sulla parte dell'assegno previdenziale maturato con il sistema retributivo. La materia è scivolosa e fonti vicine al dossier raccontano che l'attenzione si è concentrata su una opzione che riguarda le pensioni che superano i 62 mila euro. In quell'area ci sono 186 mila persone (pari all'1,1% di tutti i pensionati) il cui costo è di 15 miliardi: il 5,5% del totale. L'ipotesi è applicare 4 aliquote (8, 21, 28 e 37%) sulla parte di pensione maturata con il retributivo. Una scelta questa che potrebbe portare risparmi previdenziali pari a circa 800 milioni. Una versione applicata ad una platea più estesa è stata invece tentata prendendo in esame i pensionati sopra i 35 mila euro.

Una soglia scelta non a caso in quanto si tratta di persone a riposo (600 mila individui) che stanno già pagando il blocco delle indicizzazioni all'inflazione previsto fino al 2016. In questo caso i risparmi di spesa, secondo una stima prudenziale, salgono fino a 2 miliardi di euro. Tuttavia, precisa chi sta seguendo la vicenda, questa pista è stata messa da parte. Sull'intero dossier, comunque, pesano un paio di incognite. In primo luogo perchè i dati Inps, in particolare per quanto riguarda i dipendenti pubblici, rendono difficile la ricostruzione della carriera previdenziale di centinaia di migliaia di italiani. E in secondo luogo perchè un provvedimento che taglia una pensione già maturata in forza di regole successive, espone il fianco alla censura della Corte Costituzionale.

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Sant'Anna di Stazzema: Napolitano, uno spiraglio per la verita'

Redazione Martedì, 12 Agosto 2014
- Roma, 11 ago. - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella ricorrenza del settantesimo anniversario dell'eccidio nazista di Sant'Anna di Stazzema, ha inviato al Sindaco, Maurizio Verona, il seguente messaggio: "Desidero non far mancare in questa dolorosa e solenne giornata il mio memore, sempre solidale saluto alla popolazione di Sant'Anna di Stazzema insieme con la mia ammirazione per quanti continuano instancabilmente ad operare per la causa della verita' e della giustizia nel 70° anniversario di una strage che ha inorridito il mondo". "Ricordo con intensa commozione - prosegue il Capo dello Stato - l'abbraccio del marzo dello scorso anno con il Presidente Gauck e il nostro cosi' significativo incontro con i famigliari delle vittime e con tutti i cittadini di Sant'Anna. E saluto con speranza il riaprirsi di uno spiraglio per la ricerca delle responsabilita' in sede giudiziaria nell'amica Germania. Un abbraccio a tutti i partecipanti alla manifestazione". Anche il presidente del Senato, Pietro Grasso, in una nota si unisce "nel ricordo delle 560 vittime innocenti barbaramente trucidate nell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema il 12 agosto di sessant'anni fa, una delle pagine piu' buie della storia d'Italia". "Donne, vecchi e bambini rimasti nelle proprie case, certi che nulla sarebbe potuto accadere a civili inermi. Il loro sacrificio, come emerso dalle indagini della Procura militare di La Spezia, non fu l'esito di rappresaglia, bensi' di un atto premeditato e curato in ogni dettaglio per sterminare la popolazione ed interrompere i collegamenti fra le popolazioni civili e le formazioni partigiane presenti in zona", prosegue il Presidente Grasso. "La strage di Sant'Anna di Stazzema, quelle che la precedettero e quelle che la seguirono, hanno lasciato nel nostro Paese cicatrici indelebili. In attesa che la Corte federale di Karlsruhe concluda le proprie indagini e renda giustizia a questo tragico episodio della nostra storia, mi rivolgo soprattutto alle nuove generazioni affinche' mantengano vivo il ricordo di questi eventi. In un momento in cui nel mondo assistiamo a simili, terribili stragi, solo la memoria storica, la cultura della tolleranza, della democrazia, della liberta' e della giustizia, puo' preservarci dal ripetersi di tali atrocita'", conclude il Presidente Grasso. .

Riforma Cig in deroga, studi professionali esclusi dal beneficio

Sergey Martedì, 12 Agosto 2014

I professionisti e i dipendenti degli studi sono stati esclusi dall'accesso agli ammortizzatori sociali. E' quanto ha previsto il nuovo decreto interministeriale Lavoro-Economia del 1° Agosto che ha rivisto le regole per la fruizione degli ammortizzatori sociali in deroga per il triennio 2014-2016 in vista del loro definitivo superamento. Kamsin  In particolare, a usufruire della cig, l'anno scorso, sono stati 8.092 addetti degli studi dei professionisti (per un totale di 2.551.500 ore), di cui la fetta maggiore è andata a coloro che operano nell'ambito della consulenza amministrativo-gestionale (1.763 persone), a seguire chi svolge un'attività presso notai (1.511), e alle dipendenze di commercialisti e tributaristi (983), poi chi è impiegato nell'area tecnica (962), e altri in servizio nei laboratori di analisi, negli ambulatori ecc.

E' un duro colpo, dunque, l'esclusione dalle agevolazioni da parte dell'istituto di previdenza sociale, "sebbene il provvedimento fosse stato già anticipato dall'ex ministro Enrico Giovannini, a gennaio. Poi, pensavamo, con il cambio di governo e con l'arrivo del successore Giuliano Poletti, di averla scampata, anche perché parliamo di un numero risibile di soggetti, pari a circa l'1% delle ore complessivamente autorizzate. E, di conseguenza, di un ridotto impatto economico", ha detto Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, che precisa: "O si è trattato di un'autentica discriminazione a danno delle nostre categorie, piccoli artigiani inclusi, e mi sembrerebbe assai strano, oppure c'è stato un errore, nel senso che prima del 2008 ci si riferiva, nei parametri per l'accesso agli ammortizzatori sociali, soltanto alle imprese, mentre noi siamo riusciti a far riconoscere il datore di lavoro, quale noi siamo come titolari di studi, come soggetto di riferimento. È così che voglio considerare la faccenda altrimenti dovrei pensare che sia tutto frutto di un'iniqua valutazione".

Secondo Stella "in un quadro economico innegabilmente difficile, con le libere professioni piegate dalla crisi al pari delle aziende e dei lavoratori dipendenti a causa della progressiva erosione dei redditi, perdere un importante strumento per la salvaguardia occupazionale negli studi significa subire un doppio danno. Una chance per aggirare la norma, tuttavia, potrebbe arrivare dalle amministrazioni locali giacchè, "le regioni hanno avuto uno stanziamento di 70 milioni di euro che possono gestire e, in parte, fin tanto che non c'è il passaggio dall'attuale sistema, che scade il 31 agosto, fino al 31 dicembre 2014 potrebbero conferire il riconoscimento delle deroga anche a noi. Si tratterebbe, di una quota minima, non certo di grandi somme, prima che dal 1° gennaio 2015 scatti l'esclusione automatica. Sarà, pertanto, nostro compito sensibilizzare le regioni, augurandoci che, qua e là, nella Penisola, le nostre istanze vengano tenute in debita considerazione".

Decreto Cig in Deroga, il testo del Dm 83473/2014Zedde

Esodati, Ichino (Sc): ormai quasi tutti sono stati tutelati

Redazione Martedì, 12 Agosto 2014

Pubblichiamo di seguito una lettera ricevuta dal Senatore di Scelta Civica, Pietro Ichino. Caro direttore, a quasi tre anni dalla riforma delle pensioni del 2011, tra coloro che si qualificano come «esodati» non ce n'è più uno che possa essere indicato come tale secondo il significato originario del termine. Kamsin  I provvedimenti di «salvaguardia» adottati nel 2011 e 2012 hanno infatti esentato dall'applicazione dei nuovi requisiti per il pensionamento tutti coloro che avessero perso il lavoro prima della riforma per effetto di un accordo individuale o collettivo di incentivazione all'esodo, stipulato in considerazione di un prossimo pensionamento secondo la vecchia disciplina. Sono stati poi «salvaguardati» anche tutti i lavoratori licenziati negli anni 2007-2011, i quali fossero destinati a maturare i requisiti per la pensione secondo le vecchie regole entro tre anni dalla riforma, cioè entro il 2014.

Qual è, dunque, la situazione delle persone che frequentano le trasmissioni telefoniche e radiofoniche presentandosi come «esodate» e rivendicando un diritto a essere prepensionate? In gran parte, quando non si tratta di persone che per poche settimane o mesi di differenza sono state costrette a rimanere al lavoro più a lungo di quanto desideravano, sono ultracinquantenni che hanno perso la loro ultima occupazione, per i motivi più vari, uno, cinque, dieci o quindici anni fa. Così stando le cose, dobbiamo metterci d'accordo: se riteniamo che, perso il lavoro, gli ultracinquantenni non possano ritrovarlo e debbano quindi essere in qualche modo accompagnati alla pensione, come si faceva normalmente fino al novembre 2011, allora diciamo apertamente che intendiamo abrogare la riforma.

Però, allora, diciamo anche che consideriamo giusto continuare ad accollare la pensione di questi cinquantenni e sessantenni alle nuove generazioni, che in pensione andranno a 70 anni o poco prima: perché, con una attesa di vita di oltre 80 anni, l'anzianità contributiva normale di 30-40 anni con cui si andava in quiescenza nei decenni passati non basta per il finanziamento di un trattamento decente destinato a durare 20 o 25 anni. E diciamo chiaramente che rinunciamo ad allineare il tasso di occupazione degli italiani tra i 50 e i 65 anni di età (oggi circa uno su tre) alla media europea (uno su due). Se invece consideriamo giusti gli obiettivi della riforma del 2011, riteniamo cioè necessario aumentare il tasso di occupazione degli anziani e darci un sistema previdenziale capace di camminare sulle sue gambe; se consideriamo — sulla base dei dati forniti dal ministero del Lavoro — che nell'ultimo anno 1,6 milioni di contratti regolari in Italia sono stati stipulati con persone ultracinquantenni e circa un quarto di questi con ultrasessantenni; se infine siamo convinti che il sistema ante 2011 di prepensionare tutti i cinquantenni o sessantenni che perdevano il posto sia, oltre che sbagliato, anche improponibile sul piano politico in Europa oggi; se di tutto questo siamo convinti, allora dobbiamo affrontare il problema di questi disoccupati nei termini appropriati: cioè come un problema, appunto, di disoccupazione, reso più difficile dall'età degli interessati.

 Se disponiamo di risorse da destinare alla sua soluzione, istituiamo per queste persone una indennità non finalizzata alla loro espulsione definitiva dal mercato del lavoro, ma, al contrario, condizionata al loro rimanere in esso attive e disponibili; consentiamo a chi le assume di beneficiare di un contributo correlato alla parte non goduta dell'indennità; istituiamo la possibilità di pensionamento parziale combinabile con il part-time o altre forme di flessibilità dell'età di pensionamento. Ma sempre con l'obiettivo di promuovere e incentivare l'invecchiamento attivo, evitando tutto ciò che invece lo disincentiva. L'errore peggiore, comunque, è quello del rimanere in mezzo al guado, del fare e disfare, come accadde nel 2007, quando il ministro Damiano disfece la riforma del suo predecessore Maroni.

Se non vogliamo tornare indietro, dobbiamo orientare tutti gli interventi a un mutamento profondo della nostra cultura diffusa, che è alla base dei comportamenti e delle vecchie strategie di vita dalle quali è nato il problema degli «esodati» vecchi e nuovi. Mi riferisco alla cultura della job property, che rende vischiosissimo il nostro mercato del lavoro; quella per cui la progressione retributiva è affidata non alla possibilità effettiva di spostarsi dove il proprio lavoro è meglio valorizzato, ma agli scatti di anzianità, che frenano pesantemente la mobilità dei più anziani; quella per cui se il «diritto fondamentale» al posto di lavoro viene «leso» con il licenziamento, l'unico risarcimento possibile è la cassa integrazione per anni e poi il prepensionamento. Tutto si tiene. Dobbiamo passare da un vecchio equilibrio di sistema a uno nuovo. E, come sempre, spostarsi da un equilibrio a un altro è tutt'altro che facile. Ma non abbiamo alternative: di vie facili d'uscita dalla nostra arretratezza non ce ne sono.

Esodati, settimana chiave per la certificazione della quarta salvaguardiaZedde

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