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La sfida di Renzi alla Troika, sulle riforme decido io

Redazione Lunedì, 11 Agosto 2014
- Roma, 11 ago. - Una settimana di lavoro a capofitto, sui dossier economici, per dimostrare che il governo le riforme le fa non perche' le chiede l'Europa ma perche' ci crede e anche per dimostrare che non c'e' nessuna 'tutela' da parte della Troika sull'Italia. "Sono d'accordo con Draghi quando dice che l'Italia ha bisogno di riforme, ma come farle lo decido io, non la Troika, ne' la Bce, ne' la Commissione Europea" afferma Renzi, in una intervista al 'Financial Times', che lo stesso quotidiano definisce "pugnace". Dopo giorni di critiche, incassato l'uno-due di Alitalia e riforma del Senato, il premier parte all'attacco e reagisce al doppio colpo giunto dai dati Istat sul Pil e dalle parole del governatore della Bce con un vivace scatto d'orgoglio: "faro' io le riforme perche' l'Italia non ha bisogno di qualcun altro che ci spieghi cosa fare". Sui conti Renzi assicura i mercati che non ci saranno sforamenti: "Non ho assolutamente alcuna intenzione di sfondare il tetto del 3%. Noi pensiamo di migliorare la crescita nel secondo semestre e il risultato sara' il 2,9%. Non supereremo il 3% perche' e' una questione di credibilita' e di reputazione per l'Italia, anche se altri dovessero superare quella soglia". Ma l'obiettivo che si da' il premier e' ambizioso ed e' un guanto di sfida alle accuse giunte in questi giorni: "porteremo l'Italia fuori dalla crisi: l'Italia ha un grande futuro, le finanze italiane sono sotto controllo e continueremo a ridurre le tasse. Faremo cose rivoluzionarie". Con una battuta, il premier fa notare che nemmeno nelle dittature si fanno le riforme cosi' velocemente e lo stesso Ft definisce una pietra miliare quella del Senato. Per non perdere il passo la prossima settimana, Renzi sara' a Roma, concentrato sul dl SbloccaItalia e sulla spending review, che dovranno essere pronti per fine mese. Poi il 13 andra' a Milano per un blitz nei cantieri dell'Expo, e poi il 14, a Palermo, Napoli e Reggio Calabria con al centro il tema dell'uso dei fondi europei, senza dimenticare i dossier Bagnoli, Finmeccanica, tribunali, scuole e cantieri idrici. E l'intenzione e' di sottrarsi all'abbraccio soffocante di Bruxelles e Francoforte. Per questo il premier ha deciso di correre, perche', come ha spiegato agli scout riuniti a San Rossore stamane, "se qualcuno afferma che la parola d'ordine e' paura o timore, si sappia che la parola d'ordine e' coraggio". E anche perche' Renzi, che ha gia' avviato "il conto alla rovescia" per la sua autorottamazione, sa che essa sara' tanto piu' rapida quanto meno saranno risolti i problemi del Paese. Il voto anticipato resta sullo sfondo nelle chiacchiere di Transatlantico, soprattutto ora che il voto del Senato ha reso plastica la fragilita' della maggioranza soprattutto per la presenza di dissidenti nel Pd. Ma Renzi smentisce seccamente: "personalmente mi converrebbe" pero' la battaglia da vincere non e' quella dei renziani "e' quella del Paese". .

Alfano: tutti impegni piano anti-'ndrangheta saranno rispettati

Redazione Domenica, 10 Agosto 2014
- Reggio Calabria, 10 ago. - "Voglio assicurare che tutti gli impegni presi nell'ambito del piano anti-'ndrangheta saranno tutti mantenuti". Lo ha detto il ministro dell'Interno Angelino Alfano, intervenuto stasera a Cannitello di Villa San Giovanni sul palco dell'ottava edizione di "Legalitalia", la manifestazione organizzata da "Ammazzateci tutti" e da "Fondazione Scopelliti", che quest'anno ricorda l'uccisione del giudice Antonino Scopelliti, il procuratore generale presso la corte di Cassazione assassinato 23 anni fa. "I tre pilastri del contrasto alla 'ndrangheta - ha proseguito Alfano - sono la cattura dei latitanti, il carcere duro una volta che sono catturati, e l'aggressione dei loro beni con sequestro e confisca". Alfano inoltre ha citato alcuni dati del piano anti-'ndrangheta: 48130 persone controllate, 467 denunce in stato di liberta', 62 arresti in flagranza di reato, 10 fermi di indiziato di delitto, 12428 controlli domiciliari, 1300 perquisizioni, 170 sequestri penali, 80 sequestri amministrativi, 32725 veicoli controllati, 9836 sanzioni per violazioni al codice della strada, 50 controlli in aree di cantiere, con 31 lavoratori in nero scoperti. Quanto alla violenza negli stadi, il ministro ha affermato: "Applicheremo ai tifosi violenti le stesse misure di prevenzione dei mafiosi, compreso il daspo di gruppo per il branco". "Con questo decreto - ha concluso Alfano - vogliamo dare un calcio alla violenza e restituire il pallone alle famiglie che vogliono andare allo stadio con i bambini. Non c'e' piu' tempo per le tifoserie violente". .

Renzi a lavoro su economia Facciamo noi riforme no Troika

Redazione Domenica, 10 Agosto 2014
- Roma, 10 ago. - Una settimana di lavoro a capofitto, sui dossier economici, per dimostrare che il governo le riforme le fa non perche' le chiede l'Europa ma perche' ci crede e anche per dimostrare che non c'e' nessuna 'tutela' da parte della Troika sull'Italia. "Sono d'accordo con Draghi quando dice che l'Italia ha bisogno di riforme, ma come farle lo decido io, non la Troika, ne' la Bce, ne' la Commissione Europea" afferma Renzi, in una intervista al 'Financial Times', che lo stesso quotidiano definisce "pugnace". Dopo giorni di critiche, incassato l'uno-due di Alitalia e riforma del Senato, il premier parte all'attacco e reagisce al doppio colpo giunto dai dati Istat sul Pil e dalle parole del governatore della Bce con un vivace scatto d'orgoglio: "faro' io le riforme perche' l'Italia non ha bisogno di qualcun altro che ci spieghi cosa fare". Sui conti Renzi assicura i mercati che non ci saranno sforamenti: "Non ho assolutamente alcuna intenzione di sfondare il tetto del 3%. Noi pensiamo di migliorare la crescita nel secondo semestre e il risultato sara' il 2,9%. Non supereremo il 3% perche' e' una questione di credibilita' e di reputazione per l'Italia, anche se altri dovessero superare quella soglia". Ma l'obiettivo che si da' il premier e' ambizioso ed e' un guanto di sfida alle accuse giunte in questi giorni: "porteremo l'Italia fuori dalla crisi: l'Italia ha un grande futuro, le finanze italiane sono sotto controllo e continueremo a ridurre le tasse. Faremo cose rivoluzionarie". Con una battuta, il premier fa notare che nemmeno nelle dittature si fanno le riforme cosi' velocemente e lo stesso Ft definisce una pietra miliare quella del Senato. Per non perdere il passo la prossima settimana, Renzi sara' a Roma, concentrato sul dl SbloccaItalia e sulla spending review, che dovranno essere pronti per fine mese. Poi il 13 andra' a Milano per un blitz nei cantieri dell'Expo, e poi il 14, a Palermo, Napoli e Reggio Calabria con al centro il tema dell'uso dei fondi europei, senza dimenticare i dossier Bagnoli, Finmeccanica, tribunali, scuole e cantieri idrici. E l'intenzione e' di sottrarsi all'abbraccio soffocante di Bruxelles e Francoforte. Per questo il premier ha deciso di correre, perche', come ha spiegato agli scout riuniti a San Rossore stamane, "se qualcuno afferma che la parola d'ordine e' paura o timore, si sappia che la parola d'ordine e' coraggio". E anche perche' Renzi, che ha gia' avviato "il conto alla rovescia" per la sua autorottamazione, sa che essa sara' tanto piu' rapida quanto meno saranno risolti i problemi del Paese. Il voto anticipato resta sullo sfondo nelle chiacchiere di Transatlantico, soprattutto ora che il voto del Senato ha reso plastica la fragilita' della maggioranza soprattutto per la presenza di dissidenti nel Pd. Ma Renzi smentisce seccamente: "personalmente mi converrebbe" pero' la battaglia da vincere non e' quella dei renziani "e' quella del Paese". .

Renzi, io decido su riforme non Troika ne' Bce

Redazione Domenica, 10 Agosto 2014
- Roma, 10 ago. - Il presidente del Consiglio Matteo Renzi in un'intervista al Financial Times parla del suo piano per le riforme. "Sono d'accordo con Draghi quando dice che l'Italia ha bisogno di riforme, ma come farle lo decido io, non la Troika, ne' la Bce, ne' la Commissione Europea". Renzi aggiunge: "Faro' io le riforme perche' l'Italia non ha bisogno di qualcun altro che ci spieghi cosa fare". .

Renzi, no ordini da Troika o Bce Decido io su riforme italiane

Redazione Domenica, 10 Agosto 2014

- Roma, 10 ago. - Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi rilasciando un'intervista al Financial Times precisa che non prendera' ordini da nessuno. "Sono d'accordo con Draghi quando dice che l'Italia ha bisogno di riforme, ma come farle lo decido io, non la Troika, ne' la Bce, ne' la Commissione Europea". Renzi aggiunge: "Faro' io le riforme perche' l'Italia non ha bisogno di qualcun altro che ci spieghi cosa fare".

Renzi ritiene che la riforma del bicameralismo perfetto sia "la piu' importante" anche rispetto a quelle del lavoro e del taglio delle tasse, perche' "e' la piu' difficile".

Nel giorno dell'ingresso di Etihad in Alitalia, il premier dice: "Stiamo aprendo le porte" agli investitori stranieri, citando gli investimenti cinesi, indiani e statunitensi negli asset italiani.

"Non ho assolutamente alcuna intenzione di sfondare il tetto del 3%. Noi pensiamo di migliorare la crescita nel secondo semestre e il risultato sara' il 2,9%. Non supereremo il 3% perche' e' una questione di credibilita' e di reputazione per l'Italia, anche se altri dovessero superare quella soglia".Continua Matteo Renzi nell'intervista al FT "Non sono una persona timorosa per natura, ma sarei felice se l'euro non fosse cosi' forte rispetto al dollaro e se l'inflazione fosse un po' piu' alta".

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Riforma del Lavoro, verso l'abolizione dell'articolo 18 sui nuovi assunti

Bernardo Diaz Domenica, 10 Agosto 2014

Entrerà nel vivo dopo la pausa estiva la seconda fase dell'operazione che mira a semplificare il mercato del lavoro, il cd. Jobs Act. Dopo il primo pacchetto di provvedimenti che ha semplificato a marzo scorso il ricorso ai contratti a termine e l'apprendistato, a settembre il Parlamento sarà chiamato a dare il via libera alla ddl delega. Kamsin  E il governo punta ad approvare tutti decreti delegati entro la fine del 2014 sperando così di completare entro i primi tre mesi del 2015 la riforma del lavoro.

Il piatto forte sul quale Matteo Renzi gioca gran parte della partita è il contratto a tutele crescenti, una novità che congelerà per i neo assunti l'articolo 18 per tre anni dando la possibilità alle imprese di licenziare in deroga alla disciplina vigente. Nei primi 36 mesi di durata del rapporto, una volta superato il periodo di prova di 6 mesi, il datore di lavoro potrà uscire dal contratto senza motivazione ma rispettando il periodo di preavviso. Per il dipendente (che comunque potrà chiedere il reintegro in caso di allontanamento discriminatorio), oltre a quanto maturato e dovuto durante il rapporto, è previsto il pagamento di una indennità pari a due giorni di retribuzione per ogni mese lavorato. Una novità questa peraltro rafforzata dalla contestuale riduzione dei contributi sociali: l'imprenditore spenderà la metà di quanto investe adesso per un dipendente a tempo indeterminato e un terzo in meno rispetto a uno dipendente a tempo determinato.

In tema di contratti il Jobs act prevede poi una bella sforbiciata alle tipologie. Da 40 ne resteranno in vigore al massimo 6.  In questo modo, oltre al tempo indeterminato classico e quello a tutele crescenti, resterebbero l'apprendistato, il contratto a termine e quello di somministrazione.

Poi c'è la partita sugli ammortizzatori sociali che dovranno essere ristrutturati, la semplificazione delle procedure di assunzione e la trasformazione delle misure per la tutela della maternità. Piu' in forse, per problemi di copertura economica, invece l'assegno minimo per tutti coloro che perdono il posto di lavoro e che sono ancora coperti dalle tutele di Aspi e miniAspi. L'erogazione del sussidio, subordinato all'obbligo di seguire un corso di formazione professionale e cancellato nel caso in cui il disoccupato rifiuti una nuova proposta di lavoro, dovrebbe essere gestito da un'Agenzia unica federale.

Jobs Act, Poletti: ci saranno meno tutele passive sul lavoro, sono tossicheZedde

Il blog di Grillo contro le bollette d'oro di Montecitorio

Redazione Domenica, 10 Agosto 2014
- Roma, 10 ago. - "Le bollette d'oro di Montecitorio". Si intitola cosi' il post pubblicato sul blog di Beppe Grillo, in cui si riporta la lettera inviata dai parlamentari pentastellati, componenti dell'ufficio di presidenza della Camera, Luigi Di Maio (vice presidente della Camera), Riccardo Fraccaro e Claudia Mannino, alla presidente di Montecitorio, Laura Boldrini, per tagliare i costi della Camera dei deputati. "La Camera dei deputati e' una mastodontica struttura energivora, alimentata da sistemi datati e impianti fatiscenti che generano consumi annui pari 6 milioni di euro - si legge nel post - Palazzo Montecitorio, con i suoi 36mila metri quadrati di superfice, non e' l'unica sede per le attivita' dei deputati: ci sono anche gli immobili di via del Seminario, vicolo Valdina, via della Missione, il palazzo Theodoli Bianchelli... Un complesso di edifici rimasti fermi agli anni '50, in termini tecnologici, che assorbono un'enorme quantita' di risorse energetiche: solo di luce, acqua e gas, la spesa dei cittadini per i consumi della Camera e' di 30 milioni di euro per ogni legislatura. Un salasso insostenibile"."I portavoce che fanno parte dell'Ufficio di Presidenza, Riccardo Fraccaro, Luigi Di Maio e Claudia Mannino, hanno formalizzato la proposta M5S contro le bollette d'oro di Montecitorio per tagliare radicalmente questo spreco di risorse - si legge ancora sul blog di Grillo - Con una lettera inviata alla Presidente Boldrini, i deputati a 5 stelle presentano il primo progetto di riduzione e razionalizzazione dei consumi dei Palazzi del potere. Questo si' che ce lo chiede l'Europa: il D.Lgs. 102/2014 di recepimento della Direttiva 2012/27/UE impone alla Pubblica Amministrazione centrale l'efficientamento energetico delle proprie strutture in ragione del 3% annuo. La proposta del MoVimento e' di assegnare l'elaborazione del progetto per una "Camera verde" al Gestore dei Servizi Energetici, la societa' pubblica che si occupa di gestione, promozione e incentivazione dell'energia da fonti rinnovabili, naturalmente a titolo gratuito e senza alcun tipo di onere. Un piano di efficientamento e riqualificazione e' indispensabile per ridurre i costi a fronte di un aumento delle prestazioni energetiche, abbattere le emissioni inquinanti nell'ottica di un utilizzo rispettoso delle risorse e, in definitiva, trasformare la Camera in una struttura moderna e sostenibile. Le istituzioni devono dare il buon esempio, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi nazionali di efficienza, riqualificando gli impianti esistenti con l'utilizzo di fonti rinnovabili e migliorando le prestazioni energetiche degli edifici. Investire in questo settore in tutto il Paese significa creare un vero e proprio "Green deal" e porre le basi per uno sviluppo sostenibile: con l'efficientamento e la riqualificazione energetica sono stimati risparmi annui pari a 7 miliardi di euro, si possono creare 1 milione e mezzo di posti di lavoro, per non parlare degli effetti positivi su salute e ambiente, della possibilita' di ridurre la dipendenza energetica dall'estero e della capacita' di attrare nuovi investimenti. Cominciamo da Montecitorio a costruire un Paese a 5 Stelle", conclude il post. .

Renzi: soldi per la scuola, non per gli F35

Redazione Domenica, 10 Agosto 2014
- San Rossore (Pisa), 10 ago. - La piu' grande arma per costruire la pace non sono gli Eurofighter o gli F35, ma la scuola. Quando fai delle spese che sono inutili, per il gusto di buttare via i soldi, ti senti piangere il cuore". Lo ha detto il presidente del consiglio, Matteo Renzi, in una intervista alla rivista degli scout "Camminiamo insieme". "Quello delle spese militari e' un tema molto complicato", ha aggiunto, "la spesa per la difesa in Italia deve essere indirizzata su canali chiari, collegati alla ricerca scientifica, non alla costruzione di strumenti inutili e fuori dalla realta'". Il governo si impegna ad operare "un efficientamento energetico" sulla rete nazionale pubblica "per devolvere i risparmi alla scuola" ha aggiunto Renzi incontrando gli scout. "La sobrieta'", ha aggiunto, e' una parola comprensibile mentre "spendig review e' una parola fumosa della politica". "Il governo si impegna il prossimo anno a garantire il servizio civile universale per tutti coloro che lo vogliono fare". ha concluso. .

Riforma Pensioni, nelle Pa scatta il pensionamento d'ufficio a 62 anni

Nicola Colapinto Domenica, 10 Agosto 2014

Con l'approvazione definitiva del Dl 90/2014 è passata la norma che stabilizza la possibilità per le Pa di risolvere il rapporto di lavoro al compimento della massima anzianità contributiva. Kamsin Nello specifico l'articolo 1, comma 5 del Dl 90/2014 consente alle pubbliche amministrazioni (di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni), incluse le autorità indipendenti, a decorrere dalla maturazione del requisito di anzianità contributiva per l’accesso al pensionamento (attualmente pari a 42 anni e 6 mesi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne) e non prima del compimento dei 62 anni di età (al di sotto della quale opererebbero riduzioni percentuali del trattamento pensionistico), di risolvere il rapporto di lavoro ed il contratto individuale (con un preavviso di sei mesi, come già previsto dalla normativa vigente).

Si tratta questa di una facoltà concessa alla Pa, non dunque di un obbligo, che la previgente disciplina riconosceva temporaneamente, sino al 31.12.2014.

La risoluzione deve essere operata "con decisione motivata con riferimento alle esigenze organizzative e ai criteri di scelta applicati e senza pregiudizio per la funzionale erogazione dei servizi" e ricomprede anche il personale dirigenziale ed i membri delle autorità indipendenti. Restano esclusi dall'àmbito di applicazione dell'istituto i magistrati, i professori universitari ed i responsabili sanitari di struttura complessa; mentre per i dirigenti medici e del ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionale, la risoluzione viene ammessa non prima del raggiungimento del sessantacinquesimo anno di età. L'istituto continua a non trovare immediata applicazione nei comparti sicurezza, difesa ed esteri.

La disposizione, come riformulata nel corso dell'esame in Parlamento, dunque conferma quanto indicato da Pensioni Oggi ed indica che il lavoratore deve aver raggiunto almeno i 62 anni affinchè la risoluzione possa avere efficacia (mentre appare non esercitabile qualora il soggetto sia un "precoce" ossia sterilizzi la penalizzazione sino al 2017 pur non avendo perfezionato i 62 anni ai sensi dell'articolo 6, comma 2-quater del Dl 216/2011).

Riforma Pensioni, per gli statali l'età pensionabile è a 65 anni

Riforma Pensioni, doccia fredda sullo stop alle penalizzazioniZedde

Decreto sblocca Italia, nessuna novità sulle pensioni

Eleonora Accorsi Domenica, 10 Agosto 2014

Nello "sblocca Italia", uno dei provvedimenti in discussione a Palazzo Chigi il prossimo 29 Agosto non ci saranno novità per quanto riguarda il settore previdenziale. E' quanto si apprende da fonti vicine all'esecutivo che stanno mettendo a punto il decreto legge con misure per semplificare l'edizilia e sbloccare la burocrazia per le infrastrutture. Kamsin  Nel provvedimento ci saranno probabilmente anche alcune norme sul ruolo che potrebbe avere Cassa depositi e prestiti nel finanziamento di nuovi progetti e nel lancio di nuovi strumenti finanziari.
Nel decreto ci sarà quindi il commissariamento di grandi opere ferroviarie come la Napoli-Bari e la Brescia-Padova e altre forme di accelerazione procedurale; una riduzione della soglia minima di accesso al credito di imposta in favore di privati che finanziano infrastrutture (da 200 milioni a 50 milioni).

Molte le norme sull'edilizia: la Scia sarà sufficiente, al posto del permesso di costruire, per il frazionamento o l'accorpamento di unità immobiliare con aumento delle unità immobiliari o variazione del «carico urbanistico» e in tutti i casi di manutenzione straordinaria. Sarà limitato il potere di autotutela dell'amministrazione nel rilascio della Scia. L'agibilità degli edifici sarà attestata dai direttori lavori, lo sportello unico attesterà il silenzio-assenso sulla richiesta di rilascio di permessi di costruire, le Regioni avranno inoltre poteri sostitutivi sui piani urbanistici attuativi, le opere di urbanizzazione potranno essere affidate direttamente ai soggetti attuatori degli interventi complessi di riqualificazione urbana.

Zedde

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