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Notizie

Terremerse: Grillo, Errani condannato! Ora elezioni subito

Redazione Martedì, 08 Luglio 2014
- Roma, 8 lug. - "Il presidente Pd dell'Emilia Romagna Errani condannato. Ora elezioni subito", scrive Beppe Grillo su Twitter, postando anche il comunicato del Movimento 5 Stelle di Camera e Senato. .
Pensioni

Esodati, quasi 7.500 domande per la quinta salvaguardia

Eleonora Accorsi Martedì, 08 Luglio 2014

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato il secondo ed ultimo report sul monitoraggio delle domande presentate per l'accesso ai benefici della cosiddetta quinta salvaguardia prevista dall'articolo 1, comma 194 della legge 147/2013 e dal Decreto interministeriale 14 febbraio 2014. Kamsin Il documento diffuso mostra che le istanze di accesso al beneficio nel periodo intercorrente tra il 16 aprile e il 16 giugno 2014 (ultimo termine per l'invio delle domande) alle direzioni territoriali del lavoro sono state ben 7.489. All'appello, come nel precedente report, mancano tuttavia Sicilia e Trentino Alto Adige. 

Le istanze monitorate si riferiscono esclusivamente a quei lavoratori tenuti al "passaggio" presso la DTL ai fini del riconoscimento della salvaguardia. Si tratta in particolare dei:

1) lavoratori il cui rapporto di lavoro si e' risolto entro il 30 giugno 2012 in ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civile, ovvero in applicazione di accordi collettivi di incentivo all'esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente piu' rappresentative a livello nazionale entro il 31 dicembre 2011, anche se hanno svolto, dopo il 30 giugno 2012, qualsiasi attivita' non riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato;

2) lavoratori il cui rapporto di lavoro si e' risolto dopo il 30 giugno 2012 ed entro il 31 dicembre 2012 in ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civile, ovvero in applicazione di accordi collettivi di incentivo all'esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente piu' rappresentative a livello nazionale entro il 31 dicembre 2011, anche se hanno svolto, dopo la cessazione, qualsiasi attivita' non riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato;

3) lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato per risoluzione unilaterale, nel periodo compreso tra il 1º gennaio 2007 e il 31 dicembre 2011, anche se hanno svolto, successivamente alla data di cessazione, qualsiasi attivita' non riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato.

Nell'ambito della prima categoria sono pervenute 4.058 domande a fronte di una disponibilità di 400 posti; nell'ambito della seconda categoria 1.088 richieste su un plafond di 500 posizioni disponibili; nella terza categoria 2.343 domande su 5.200 posizioni disponibili. Complessivamente il numero di istanze presentate supera di oltre mille unità i posti in palio per queste tre categorie di lavoratori (6100 posti contro 7.489 domande).

Zedde

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Renzi, basta con i 'no' alle riforme . Disgelo con i grillini

Redazione Martedì, 08 Luglio 2014
- Roma, 8 lug. - Matteo Renzi in Europa come in Italia: riforme contro i 'niet' della burocrazia e dei tecnocrati. Il presidente del Consiglio, oggi a Venezia, ha spiegato che il governo e' determinato a "portare a casa il risultato" delle riforme perche' "vogliamo troppo bene al Paese per lasciarlo a chi dice solo no e disfa i progetti altrui". Un messaggio che sembra diretto ai Cinque Stelle, ma forse non solo a loro, con i quali peraltro sembra sbloccata l'impasse sull'incontro saltato ieri: e' stato il vicesegretario Lorenzo Guerini, infatti, a spiegare che la lettera dei grillini con le risposte alle dieci domande poste dal Pd, precondizione a qualsiasi ipotesi di incontro, e' finalmente giunta e che il vertice si terra' la prossima settimana. Tuttavia, Guerini ha voluto ribadire che il perimetro della discussione rimane quello fissato nel patto del Nazareno e tradotto nel testo dell'Italicum. Non mancano, poi, i malumori in seno agli stessi Cinque Stelle: alcuni dissidenti fanno trapelare il loro disappunto per il ruolo di 'timoniere' che Luigi Di Maio ha assunto nella traversata dal MoVimento barricadero a quello 'istituzionale'. I 'signor no', tuttavia, non si annidano solo nel Parlamento italiano. Prova ne sia la dura presa di posizione del Ppe a Strasburgo che, con Manfred Weber, si e' detto contrario all'ipotesi di una maggiore flessibilita' nell'applicazione del patto di stabilita', e dei vertici di Bundesbank e Spd: Jens Weidmann, numero uno della BuBa, aveva infatto stigmatizzato l'ipotesi di concedere maggiori margini di flessibilita' nel rispetto del rapporto del tre per cento fra deficit e Pil a quei paesi seriamete impegnati nele riforme. Ma Weidmann, come rilevato oggi anche dal ministro Padoan, non fa parte del governo tedesco con il quale "l'Italia e' in sintonia". A questi 'signor no europei' Renzi fa sapere che "noi le riforme le facciamo perche' l'Italia torni a essere leader". Il ruolo dell'Europa non e' di essere "un insieme di limitazioni, ma uno spazio di idee, partecipazione e di liberta'"Piaccia o non piaccia ai frenatori portiamo a casa il risultato sulla riforma costituzionale, sulla legge elettorale, sul lavoro, sulla giustizia", ha detto il presidente del Consiglio. "Vogliamo troppo bene all'Italia per lasciarla in mano a chi dice solo no", ha concluso Renzi. E mentre imperversano le polemiche, il lavoro sulle riforme va avanti con la prima Commissione del Senato entra nel vivo dei lavori: accantonati gli articoli che riguardano l'elezione del Senato e le modalita' di scelta del futuro Presidente della Repubblica, la commissione Affari Costituzionali affronta la riforma del Titolo V della Costituzione con l'esame degli emendamenti all'art.117 che riguardano il rapporto Stato-Regioni. Lo fara' a partire dalle 15 di oggi. .
Pubblico Impiego

Riscatto della laurea, regole parificate per i dipendenti pubblici

Sergey Martedì, 08 Luglio 2014

Nel caso in cui un lavoratore pubblico, dopo l'iscrizione sia passato ad altro corso di laurea ottenendo nella nuova facoltà, per effetto del riconoscimento degli studi già compiuti, l'iscrizione a un anno di corso diverso dal primo, gli anni da ammettere a riscatto saranno rappresentati da quelli di corso della nuova facoltà, presso la quale è stato conseguito il titolo, nonché degli anni di corso della facoltà di provenienza, individuati questi ultimi, secondo la scelta degli interessati. Kamsin Tale riconoscimento non viene effettuato di norma con riferimento a specifici anni di corso della facoltà di provenienza, bensì agli studi considerati nel loro complesso. E' quanto ha precisato il messaggio inps 5811/2014 pubblicato in risposta ad alcuni quesiti pervenuti dalle sedi territoriali in merito all’individuazione degli anni da ammettere a riscatto nel caso in cui il corso di laurea si sia protratto nel tempo con iscrizione a due o più facoltà universitarie.

L'Inps chiarisce che la disciplina applicabile ai dipendenti pubblici è la stessa di quella prevista per il settore privato e che pertanto il numero complessivo degli anni da ammettere a riscatto è quello corrispondente alla durata legale del corso che ha dato luogo al conferimento della laurea, con esclusione, in ogni caso, degli anni fuori corso.

Per chiarire quanto detto, la provvedimento riporta un caso concreto. Un soggetto risulta iscritto nell'anno accademico 1968-1969 al corso di laurea in scienze politiche e nell'anno accademico 1972-1973 (senza conseguire il diploma di laurea) chiede e ottiene il trasferimento alla facoltà di lettere (della durata legale di anni quattro) dove viene iscritto direttamente al
terzo anno, conseguendo la laurea nell'anno 1976. Nel caso ipotizzato, potranno essere ammessi al riscatto complessivi anni quattro, di cui due del corso di laurea in lettere (anni accademici 1972-73, e 1973-74, corrispondenti al terzo e quarto anno, esclusi il 1974-1975 e 1975-76 fuori corso) e gli altri due da individuarsi, a scelta dell'interessato, tra quattro anni del precedente corso di laurea in scienze politiche. La scelta dell'interessato deve riguardare gli anni in corso del precedente periodo legale di laurea.

Zedde

Lavoro

Pensioni, Conti: per il 43% dei pensionati l'assegno è sotto i 1000 euro

Redazione Martedì, 08 Luglio 2014

Il 43% dei pensionati italiani, pari a 6,8 milioni, riceve meno di 1.000 euro lordi. E' quanto precisa il Rapporto annuale dell'Inps, secondo cui 2,1 milioni (13,4%) percepisce meno di 500 euro. Il reddito pensionistico medio (la somma di tutti i redditi da pensione, sia di natura previdenziale che assistenziale) ammonta al 31 dicembre 2013 a 1.297 euro lordi mensili. Kamsin Il Commissario straordinario dell'Inps, Vittorio Conti, presentando la relazione annuale dell'istituto alla Camera, ha riferito che nel 2013, dei 14,3 milioni di pensionati Inps (cifra al netto dei beneficiari di pensioni assistenziali), 5 milioni hanno percepito una rendita media di 702 euro lordi mensili ed altri 1,2 milioni di soli 294 euro. Le ultime evidenze - ha spiegato - "non sono soltanto il portato della crisi che stiamo attraversando, ma anche un'eredita' del passato.

Si tratta infatti di pensioni prevalentemente originate dal vecchio sistema retributivo, il cui esiguo importo e' riconducibile in larga misura a carriere lavorative complessivamente troppo brevi e discontinue". Conti ne deduce che "la crisi e le sue mutazioni nel tempo stanno approfondendo ed esasperando problematiche sociali latenti con l'aggiunta di nuovi soggetti deboli: milioni di disoccupati e inoccupati giovani e meno giovani, famiglie prive di reddito stabile a rischio poverta' ed esclusione sociale". Le pensioni di anzianita'/anticipate liquidate calano del 32% tra i dipendenti privati nel 2013, rileva ancora il Rapporto dell'Inps, secondo cui gli assegni di vecchiaia registrano un decremento del 57% rispetto al 2012.

Al contrario, tra i lavoratori autonomi vi sono incrementi del 23,7% per le pensioni di anzianita' e del 12,1% per quelle di vecchiaia. Tra i dipendenti pubblici il calo e' ancora piu' consistente: le pensioni di anzianita'/anticipate e di vecchiaia diminuiscono rispettivamente del 49% e del 50%. Delle pensioni liquidate nel corso del 2013 (89.290) sono per il 51% pensioni di vecchiaia e anzianita'/anticipate (45.837).

Zedde

Altro...

Riforme: M5S, non ci sono piu' alibi . Verso l'aula giovedi'

Redazione Martedì, 08 Luglio 2014
- Roma, 8 lug. - "Ieri abbiamo risposto al Pd ufficialmente (per la seconda volta). Ora battano un colpo. Non ci sono piu' alibi". Il 5 stelle Luigi Di Maio torna su twitter a incalzare il Partito Democratico per avere un nuovo incontro su riforme e legge elettorale. Intanto l'ipotesi che il testo delle riforme approdi in Aula giovedi' e che si inizi a votarlo da martedi' "e' un'ipotesi ragionevole, considerando che ci vorra' un po' di tempo per la discussione generale". Lo sottolinea il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, conversando con i giornalisti. Ne' manca di evidenziare che la decisione sui tempi comunque spetta alla Conferenza dei capigruppo. Quanto alla richiesta trasversale di avere una settimana di tempo tra la fine dei lavori di commissione e l'inizio dell'esame d'Aula, avanzata al presidente Pietro Grasso da alcuni senatori, Boschi, dopo aver ribadito che la decisione spetta appunto alla presidenza del Senato, aggiunge: "In questi oltre tre mesi si e' gia' avuto modo di sviscerare approfonditamente" i temi della riforma. "Non siamo preoccupati per i numeri", ha aggiunto il ministro Boschi. Nel merito, invece, la presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, e relatrice del ddl sulle riforme, Anna Finocchiaro, spiega che sono "improponibili" gli emendamenti presentati da alcuni esponenti di Forza Italia sull'elezione diretta del Capo dello Stato. L'esponente Pd annuncia che su questo punto "molto delicato, che riguarda un organo di garanzia, i relatori non presenteranno emendamenti, ma partiranno da quelli che sono gia' stati depositati anche dai piu' esigenti". I testi, cioe', che stabiliscono una percentuale per le votazioni talmente alta da assicurare la partecipazione anche della minoranza nella scelta del Presidente della Repubblica. "Se ultimiamo l'esame del testo per domani, giovedi' si puo' incardinare in Aula con le relazioni e l'avvio della discussione generale", ha aggiunto Finocchiaro, secondo la quale e' credibile pensare che da martedi' prossimo si possa cominciare a votare il ddl. Sui tempi, tuttavia, Finocchiaro specifica: "Non ho la palla di vetro. Molto dipende anche dal numero di emendamenti che verranno presentati. Mi conforta che in commissione le questioni siano state tutte esaminate". "Siamo a buon punto - aveva premesso - confido di poter ultimare l'esame entro domani". .

Mef, Crescono le entrate tributarie: in 5 mesi +1,4%

Redazione Martedì, 08 Luglio 2014

Crescono dell'1,4% le entrate tributarie nel periodo gennaio-maggio 2014, un incremento pari a 2,13 miliardi di euro a quota 150,645 miliardi. E' quanto si apprende nel bollettino delle entrate tributarie del Mef. Kamsin Il gettito delle imposte indirette e' aumentato di 3,452 miliardi (+4,8%), mentre le entrate relative alle imposte indirette sono calate di 1,319 miliardi (-1,7%). In lieve calo il gettito dell'Irpef (-0,4%), attestatosi a 67,2 miliardi di euro, mentre risultano stabili le variazioni delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente del settore pubblico e redditi da pensione (5 milioni di euro in piu') e dei versamenti in autoliquidazione (9 milioni di euro in piu').

Positiva la variazione delle ritenute a titolo di acconto applicate ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per le spese per le quali spetta la detrazione d'imposta (+83 milioni di euro, +26,5%). Il gettito dell'Ires e' invece risultato pari a 1,415 miliardi di euro (160 milioni di euro in meno, -10,2%). Il gettito dell'imposta di bollo cresce dell'8,5% (+403 milioni di euro), mentre il gettito delle transazioni immobiliari risulta in calo del 5,1%. L'incasso dall'accisa sui prodotti energetici aumenta del 9,6% (paria 831 milioni di euro). Le entrate totali relative ai giochi sono infine risultate pari a 4,816 miliardi (-91 milioni di euro, -1,9%).

Zedde

Riforma Pa, l'Inps dovrà assorbire oltre 250 mila uscite entro il 2018

Sergey Martedì, 08 Luglio 2014

Che la coperta fosse troppo corta lo sapevano in molti. La staffetta generazionale appare indispensabile in quanto, tra le altre cose, rappresenta una iniezione di fiducia per l'Italia. I freni tuttavia sono molti se si dà uno sguardo ai conti dello Stato. Kamsin La decisione di aprire ai giovani sembra che venga data dal naturale stato delle cose. Volente o nolente lo Stato dovrà fronteggiare un esodo di 250.000 uscite dei propri dipendenti entro i prossimi 3 – 4 anni per raggiunti limiti di età.

Ma ci sarà un turnover? Cosa accadrà ai conti Inps che da poco ha inglobato l’ Inpdap (Istituto Nazionale di Previdenza e assistenza per i Dipendenti  Pubblici)?  E’ stato appena sanato l’ indebitamento dell’ istituto per il pagamento delle pensioni. Ma nel settore esiste uno squilibrio strutturale: le uscite sono superiori alle entrate. Negli ultimi due anni le entrate da contributi sono scese del  7,9% , nel 2012 sono passate  da 57,7 miliardi di euro a 53,1 miliardi. Per il 2014 le spese per prestazioni supereranno le entrate di  11,6 miliardi, disavanzo destinato a crescere nei prossimi anni per fronteggiare l’ ondata di uscite prevista.

Onda che viene ancor più potenziata dalle nuove norme che impongono l’ uscita dalla Pa allorchè si raggiungono i requisiti per ottenere la pensione di vecchiaia (66 anni e tre mesi) e che producono nuovi costi. Probabilmente per perequare la situazione di bilancio dell’ Ente il rapporto fra cessazioni e nuove entrate slitterà nel tempo.

Zedde

Riforme, M5S dice si' al Pd Renzi, Grillo e' sceso dal tetto

Redazione Martedì, 08 Luglio 2014
- Roma, 8 lug. - Svolta sulle riforme. Dopo una giornata caratterizzata da accuse reciproche tra M5S e Pd, e dopo l'annullamento dell'incontro previsto tra i due partiti, in serata ecco il dietrofront di Beppe Grillo che pubblica sul suo blog "dieci domande e dieci risposte". Cosi' il movimento risponde alla richiesta, avanzata da Renzi, di mettere per esteso le idee in merito alle riforme. Ieri sulle riforme era intervenuto anche il Capo dello Stato: "Senza entrare nel merito di opzioni ancora aperte, e' parte della mia responsabilita' auspicare una conclusione costruttiva, evitando ulteriori spostamenti in avanti dei tempi di un confronto che non puo' scivolare, come troppe volte e' gia' accaduto, nell'inconcludenza su materie di riforma piu' che mai mature e vitali per lo sviluppo del nostro sistema istituzionale". La partita ufficialmente comincia oggi in Commissione Affari costituzionali ma il premier, spiega un renziano della prima ora, e' assolutamente convinto che ci siano i numeri per portare a casa la riforma del Senato. Solo dopo si pensera' alla legge elettorale. Ma la giornata di ieri si e' chiusa con la novita' rappresentata dal M5s. "Oggi - riferiscono fonti parlamentari vicine al premier - i grillini sono scesi dal tetto". Per il Pd si tratta di una vittoria, l'apertura dei grillini viene considerata positiva, visto che la disponibilità manifestata da Beppe Grillo e Luigi Di Maio avvicina le posizioni sull'Italicum. Il presidente del Consiglio considera positiva, sottolineano le stesse fonti, soprattutto l'apertura sul ballottaggio. Ora si trattera' di capire se nei prossimi giorni decollera' il confronto con il Movimento 5 stelle, ma il passaggio cruciale per il premier resta quello della riforma del Senato. Ecco perche' i vertici del Pd si aspettano di comprendere innanzitutto l'atteggiamento di Forza Italia. Per Silvio Berlusconi il patto con il Pd ancora tiene e l'ex premier ha intenzione di ribadirlo ai senatori, convinto che una fetta di 'rivoltosi' tornera' sui suoi passi. Ma tra gli azzurri c'e' anche chi comincia ad essere preoccupato per le manovre di Grillo. Ecco di seguito le dieci domande e le diei risposte di Beppe Grillo sulle ruiforme, in particolare la legge elettorale: "Primo punto: Per noi un vincitore ci vuole sempre. L'unico modello che assicura questo oggi in Italia e' la legge elettorale che assegna un premio di maggioranza al primo turno o al secondo turno. Il Movimento 5 Stelle, per esempio, ha vinto a Parma, Livorno e Civitavecchia nonostante che (sic) al primo turno abbia preso meno del 20% dei voti. Pero' poi al ballottaggio ha ottenuto la meta' piu' uno dei votanti. Vi chiediamo: siete disponibili a prevedere un ballottaggio, cosi' da avere sempre la certezza di un vincitore? Noi si'", si legge nel sito, "Per noi quello che voi chiamate "vincitore" e' il conquistatore di una vittoria di Pirro, che non garantisce in alcun modo la governabilita': speravamo che l'esperienza di "vittoria" con una schiacciante maggioranza nella scorsa legislatura vi fosse stata d'insegnamento, ma evidentemente non e' cosi'. Un modello che assicuri la certezza di un vincitore come quello disegnato nella legge Berlusconi-Renzi non esiste pressoche' in nessun sistema democratico al mondo. In ogni caso, al fine di evitare un pessima legge elettorale quale e' la legge Berlusconi-Renzi nella sua attuale formulazione, e produrre un testo migliore siamo disponibili a prevedere un ballottaggio che dia ad una forza politica la maggioranza dei seggi, a condizione di evitare che la conquista del primo posto si trasformi in una corsa all'ammucchiata di tutto e il suo contrario (come e' stato per l'Unione di Romano Prodi e per le coalizioni guidate da Silvio Berlusconi) che ha provocato la caduta anticipata dei rispettivi governi nel 2008 e nel 2011 nonostante la "vittoria". Per evitarlo, la nostra proposta alternativa e' formulata in questi termini: - un primo turno proporzionale privo di soglie di sbarramento, in modo da consentire a chiunque di correre per il Parlamento e colmare il deficit di rappresentativita' che la legge comporta; - in caso di superamento della soglia del 50% + 1 dei seggi al primo turno, prevediamo un premio di governabilita' minimo, che consegnerebbe al vincitore il 52% dei seggi; - nel caso in cui nessuno raggiunga la maggioranza al primo turno, e' previsto un secondo turno tra i due partiti piu' votati, al cui vincitore viene assegnato il 52% dei seggi". Secondo punto sollevato dai grillini: "Siete disponibili a assicurare un premio di maggioranza per chi vince, al primo o al secondo turno, non superiore al 15% per assicurare a chi ha vinto di avere un minimo margine di governabilita'? Noi si'". Questo "Ferme restando le obiezioni di cui alla precedente risposta, che potranno tuttavia essere sciolte dalla Corte costituzionale nella sede del controllo preventivo previsto nella riforma costituzionale, come gia' evidenziato siamo disponibili alla previsione di un turno di ballottaggio, nel caso in cui il primo turno non veda nessuna forza politica ottenere la maggioranza dei seggi, con il quale sia possibile attribuire un numero di seggi tali da assicurare a chi ha vinto di avere un minimo margine di maggioranza (la governabilita' e' un'altra cosa, per noi). Quesitol numero 3: "Siete disponibili a ridurre l'estensione dei collegi? Noi si'". Ma sia chiaro: "La riduzione dell'estensione dei collegi e' possibile, ma questo e altri elementi tecnici dipendono naturalmente dall'impianto complessivo della legge e da come si vuole concretamente realizzare. Quarto: "Siete disponibile a far verificare preventivamente la legge elettorale alla Corte costituzionale, cosi' da evitare lo stucchevole dibattito "e' incostituzionale, e' costituzionale"? Noi si'". Pero': "Siamo disponibili a far verificare preventivamente la legge elettorale alla Corte costituzionale; quello che tuttavia abbiamo urgenza di capire e' in quale modo si dovrebbe introdurre questo controllo e come dovrebbe intervenire sulla legge elettorale in discussione. Il Presidente del Consiglio ha affermato nel corso del nostro ultimo incontro che la legge elettorale sara' approvata e promulgata dopo la prima lettura da parte del Senato della riforma della Costituzione. Il che significa che il controllo non sara' previsto per la legge elettorale in discussione. Come pensate di risolvere questa contraddizione?". Quinto: "Siete disponibili a ridurre il potere delle Regioni modificando il titolo V e riportando in capo allo Stato funzioni come le grandi infrastrutture, l'energia, la promozione turistica? Noi si'". Ma "Siamo disponibili ad una modifica del Titolo V, sebbene riteniamo che l'impianto proposto nell'attuale riforma non sia funzionale alla risoluzione dei problemi provocati dalla riforma del 2001. Nel merito, la riforma Renzi del Titolo V prevede l'eliminazione sia della competenza concorrente Stato-Regioni, quella in cui lo Stato dettava i principi, con "leggi-quadro" per ragioni di omogeneita' e le Regioni vi davano attuazione con le loro leggi, e della competenza residuale regionale, ovvero della clausola per la quale tutto quanto non era di competenza statale o concorrente spettava alle Regioni". "Nel nuovo quadro vengono definite solo le competenze statali, e quelle regionali non sono piu' residuali ma sono specificamente elencate", prosegue l'M5S, "Se il problema che la riforma Renzi mira a risolvere e' quello del "chi fa cosa" e quindi del contenzioso che si crea innanzi alla Corte costituzionale bloccando o invalidando numerosissime leggi, non si capisce in che modo questa riforma lo risolverebbe. La nuova definizione di competenze non sembra essere risolutiva del problema in questione: dove finisce, ad esempio, la "programmazione e organizzazione dei servizi sanitari" (materia di competenza regionale) e dove iniziano le "disposizioni generali e comuni per la tutela della salute" (di competenza statale)? Quale opera sara' da considerarsi "dotazione infrastrutturale" (regionale) e quale "infrastruttura strategica" (statale)? A cio' si aggiunga la previsione di una "clausola di supremazia" per la quale "su proposta del Governo, la legge dello Stato puo' intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'unita' giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale". Anche in questo caso, si pone il problema della grave disfunzione applicativa che puo' produrre questa disposizione. Non si capisce, infatti, anzitutto perche' debba provenire dal Governo la proposta per l'utilizzo della clausola di supremazia in ambito legislativo, anziche' dall'organo legislativo che e' il Parlamento. E' facile immaginare che un Governo incapace di governare, che si regge sull'abuso dell'utilizzo dello strumento della questione di fiducia per imporsi al Parlamento, utilizzera' nello stesso modo la clausola di supremazia per imporsi alle Regioni, facendo rientrare discrezionalmente qualsivoglia legge nel concetto per sua natura amplissimo e difficilmente delimitabile dell'"unita' giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale". Sul ricorso a questa clausola, e' facile poi prevedere altro contenzioso paralizzante innanzi alla Consulta. Inoltre, riteniamo che vadano discusse nello specifico le materie da riportare in capo allo Stato, oltre a quelle elencate, quali ad esempio la Sanita'. Punto numero 6: "Siete disponibili ad abbassare l'indennita' del consigliere regionale a quella del sindaco del comune capoluogo e eliminare ogni forma di rimborso ai gruppi consiliari delle Regioni? Noi si', prosegue il documento. Ma "premettendo che il problema dell'indennita' di consigliere regionale e di ogni forma di rimborso elettorale per i gruppi consiliari e' stato gia' risolto dal M5S con il dimezzamento del primo e la restituzione di buona parte del secondo, non solo in sede regionale, ma anche in sede nazionale, non si capisce in che modo il Parlamento potrebbe intervenire su questa materia, che dovrebbe essere di competenza regionale. Il PD governa la maggior parte delle Regioni da molto tempo, per cui non e' chiaro che cosa stia aspettando per procedere da solo in questo senso. La risposta a questa domanda e' "noi si', e lo facciamo gia'". Settima questione: "Siete disponibili a abolire il CNEL? Noi si'." Ma "a questo proposito, vi chiediamo: considerato che non vi e' relazione diretta tra l'abolizione del CNEL e il resto del progetto di riforma, siete disposti a scorporare l'abolizione del CNEL dal resto delle riforme costituzionali, in modo da vederlo approvato ad amplissima maggioranza e in tempi piu' rapidi?". Ottavo quesito: "Siete disponibili a superare il bicameralismo perfetto impostando il Senato come assemblea che non si esprime sulla fiducia e non vota il bilancio? Noi si'". Comunque "non siamo pregiudizialmente contrari, a condizione che l'esistenza di tale assemblea abbia ancora una precisa funzione nel disegno istituzionale. Nove: "Siete disponibili a che il ruolo del Senatore non sia piu' un incarico a tempo pieno e retribuito ma il Senato sia semplicemente espressione delle autonomie territoriali? Noi si'". Questo significa "che il ruolo del Senatore deve essere un incarico non a tempo pieno e semplice espressione delle autonomie territoriali? Perche' un ruolo importante come quello del rappresentante delle autonomie territoriali non dovrebbe essere a tempo pieno? Che senso avrebbe tale ruolo, al di la' di quello che i rappresentanti delle autonomie gia' fanno nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni? Peraltro, il testo che si va formando attribuisce una serie di poteri al Sentao (elezione del Presidente, dei giudici costituzionali, dei membri laici del Csm, competenza decisionale nelle leggi di riforma costituzionale ecc.) che vanno molto al di la' dei poteri locali e che sono inconciliabili con una formazione di secondo grado, per cui, sul punto, riteniamo che in presenza di tali attribuzioni sia irrinunciabile l'elettivita' di promo grado dei senatori. Il problema della retribuzione e' presto superato: siete disponibili al dimezzamento immediato delle indennita' e degli emolumenti di tutti i parlamentari e degli stanziamenti previsti per i gruppi parlamentari? Noi lo abbiamo gia' fatto. E per farlo non occorrono complessi procedimenti di revisione costituzionale, ma solo volonta' politica seria in tal senso". Ultimo e decisivo punto: "Siete disponibili a trovare insieme una soluzione sul punto delle guarentigie costituzionali per i membri di Camera e Senato, individuando una soluzione al tema immunita' che non diventi occasione di impunita'? Noi si'". "La nostra proposta in merito e' semplice: affinche' l'immunita' non diventi occasione di impunita' e tuttavia preservi il parlamentare nella sua essenziale funzione di rappresentante dei cittadini, riteniamo necessario e sufficiente cancellare le immunita' attualmente previste, all'infuori della garanzia dell'insindacabilita' per le opinioni e i voti espressi", precisa l'M5S, "Contrariamente a quanto si e' detto da parte di alcuni organi stampa, non c'e' alcuna contraddizione fra l'azione del gruppo parlamentare M5s, compresa la presente lettera, e la reazione di Beppe Grillo che rappresenta solo una diversa articolazione dello stesso discorso politico per il quale l'importante e' fare un buona legge elettorale". "Ora noi intendiamo, per senso di responsabilita' e per non perdere altro tempo, passare sopra il teatrino che avete messo in piedi e ci auguriamo che non troviate altri pretesti. L'unica cosa a cui teniamo e' che si faccia una buona legge elettorale per i cittadini. In questo senso, chiediamo serieta' e reale disponibilita' a un confronto", concludono. .

Camera: tagli sulle retribuzioni del personale

Sergey Martedì, 08 Luglio 2014

Se potessi avere 1000 lire al mese  non è più di moda. Oggi si dovrebbe aspirare a “ se potessi lavorare a Montecitorio”, non come uno dei 630 Deputati eletti dalle ultime elezioni nazionali, ma come dipendente dell’ Ente:  la Camera dei Deputati. Kamsin

Per chi ne è venuto a conoscenza – per ora pochi – Montecitorio rappresenta l’ Eden dei privilegi, in cui è presente la più alta concentrazione di superstipendi in Italia. Oltre 100 persone percepiscono una retribuzione superiore a quella de Capo dello Stato. Come è possibile? La legge Renzi sulle retribuzioni massime dei dirigenti dello Stato (non superiore a 230/240.000 euro) non è valida per il personale delle due Camere. Sic!

Marina Sereni, attuale Vice Presidente della Camera con delega al Personale, sarà impegnata a contrattare con un’ imponente massa di sindacati che tutelano i dipendenti del settore per riportare le super retribuzioni in un alveo di maggiore normalità. Ma naturalmente se verranno modificati gli stipendi degli apicali, dovranno anche essere ridotti i salari dell’ intera piramide. Nelle prossime settimane assisteremo al miracolo della sforbiciata, calcolata sul 40%, degli stipendi dei dipendenti che lavorano nei due rami del  Parlamento (anche perché l’ intervento sarà esteso al Senato). Sicuramente ne riparleremo.

Zedde

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