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Notizie - Results from #7630

 

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Notizie

Riforme, cresce la fronda per il Senato elettivo

Redazione Giovedì, 26 Giugno 2014
- Roma, 26 giu. - Cresce la fronda per il Senato elettivo. Sono infatti 35 le firme raccolte, a Palazzo Madama, per chiedere che il Senato venga eletto dai cittadini. Allo scadere del termine per la presentazione dei subemendamenti, (580 circa) i democratici Vannino Chiti e Felice Casson con Loredana De Petris di Sel, Mario Mauro dei Popolari e l'ex M5S Francesco Campanella, hanno presentato 14 proposte di modifica al testo delle riforme gia' cambiato dei relatori. "Il Senato della Repubblica e' eletto su base regionale, garantendo parita' di genere, in concomitanza con la elezione dei consigli regionali" recita il testo appoggiato dai senatori che appartengono a gruppi diversi. Il numero dei senatori e' pari a 100 piu' 6 senatori eletti all'estero. Delle 35 firme, 18 sono di senatori della maggioranza e ben 16 del Partito democratico. Numeri che potrebbero mettere a rischio il via libera dell'aula del Senato con i 2/3 auspicati da Matteo Renzi per evitare che alla fine del percorso parlamentare si tenga il referendum confermativo. E che potrebbero creare un problema al governo dal momento che cosi' i senatori di Forza Italia e delle altre opposizioni risulterebbero determinanti. Ma dal Pd Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, minimizza: "Non vedo nessun allarme" dice. "Questo e' il Parlamento e in Parlamento si propone un testo, si presentano degli emendamenti, si discute e si vota. E' la fisiologia del funzionamento dell' istituzione" aggiunge. Quanto alla 'fronda' sul Senato elettivo, prosegue: "Sono tutte questioni serie, non strumentali. Io penso che ciascun argomento vada approfondito e discusso nel contraddittorio fra opinioni diverse. E' la fisiologia" del funzionamento del Parlamento, ribadisce. Ottimista anche il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini: "Siamo ad un passo dalla riforma del Senato, e' normale che nel corso del dibattito ci sia la presentazione di diversi emendamenti ma il percorso procedera' secondo la direzione e con i tempi previsti". Anche in Forza Italia molti sono per il Senato elettivo e sono 3 gli emendamenti targati FI gia' depositati. Il capogruppo azzurro a Palazzo Madama, Paolo Romani, spiega: "In maniera molto trasparente e palese voglio ribadire che nel Patto del nazareno e' prevista l'elezione di secondo grado. All'interno di tutti i gruppi, a maggior ragione nel nostro, ma sicuramente anche nel Pd, ci sono senatori che ritengono sia meglio l'elezione diretta. Sara' a mio avviso l'aula a decidere". La prossima settimana in ogni caso ci sara' una riunione congiunta dei gruppi FI con Silvio Berlusconi per "delineare in maniera chiara e unitaria la posizione di Forza Italia sulle riforme, ai fini delle nostre decisioni di voto al Senato, prima in commissione e poi in aula" come specifica il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta. A favore del Senato elettivo e' anche il Movimento 5 stelle perche', come ricorda Danilo Toninelli, "il popolo deve incidere". Sul tavolo resta poi il tema dell'immunita': tra i subemendamenti presentati, per chiederne l'eliminazione per i nuovi senatori, ci sono non solo quelli di M5S ma anche quelli di esponenti di maggioranza, e in pole tra i firmatari ci sono sempre Chiti e Casson. Anche qui si contano 37 firme, trasversali, al testo che prevede di sopprimere tout court i commi 2 e 3 dell'articolo 68 della Costituzione lasciando cosi' soltanto l'insindacabilita' delle opinioni e dei voti espressi nell'esercizio delle funzioni. .
Pubblico Impiego

Riforma Pa, piu' facile il demansionamento nel pubblico impiego

Eleonora Accorsi Giovedì, 26 Giugno 2014

La riforma della dirigenza pubblica non è stata inserita nel decreto legge sulla Riforma della Pubblica Amministrazione che è stato pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, ma nel disegno di legge che accompagnerà il provvedimento e che, dunque, avrà un iter più lento i dirigenti pubblici saranno di fatto licenziabili con maggiore facilità. Kamsin Quelli che rimarranno per un certo periodo senza incarico (il numero di anni non è stato ancora stabilito) potranno vedere risolto il loro rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione. Tra le norme contenute nel disegno di legge "Repubblica Semplice" ci sarà anche il ruolo unico e l'abolizione della distinzione in fasce dei dirigenti. Anche per l'accesso ci saranno delle novità con due strade: il concorso unico - i soggetti assunti in tale modo saranno inseriti nei ranghi per tre anni ed alla fine di questo triennio dovranno sostenere un esame per poter passare a tempo indeterminato - ; oppure il Corso-concorso della Scuola della pubblica amministrazione - in tale ipotesi si entrerà come funzionari e sempre dopo un triennio, sarà necessario sostenere un esame per diventare dirigenti. Tra le norme pare saltare invece la retribuzione di risultato legata al Pil, in quanto troppo complessa da applicare.

La riforma del governo mette in campo fondamentalmente due distinti strumenti per gestire poi i dipendenti pubblici di troppo, cioè coloro che saranno collocati in disponibilità. Il primo è la mobilità obbligatoria entro i 50 chilometri. Il secondo è quello che tecnicamente si chiama «demansionamento» e che all'interno del dl 90/2014 (all'articolo 5) è indicato come «assegnazione di nuove mansioni». Il testo recita che «il personale in disponibilità può presentare (...) istanza di ricollocazione, in deroga all'articolo 2103 del codice civile, nell'ambito dei posti vacanti in organico, anche in una qualifica inferiore o posizione economica inferiore della stessa, o di inferiore area o categoria, al fine di ampliare le occasioni di ricollocazione». I lavoratori della Pubblica amministrazione potranno quindi decidere di accettare mansioni e stipendi più bassi di quelli percepiti fino a quel momento, anche con trasferimenti da un'amministrazione ad un'altra.

Zedde

Renzi, ok a Juncker a guida Ue Ma solo con programma chiaro

Redazione Giovedì, 26 Giugno 2014
- Roma, 26 giu. - "Se vogliamo bene all'Europa dobbiamo darci una smossa e occuparci di crescita e lotta alla disoccupazione". Lo ha detto Matteo Renzi arrivando al vertice del Pse ad Ypres che anticipa la riunione di stasera e domani del Consiglio europeo. Per il premier si deve "prendere atto del messaggio chiaro arrivato col voto. Un messaggio che fa riflettere per la forza e per il significato: se vogliamo bene all'Europa dobbiamo darci una smossa e occuparci di crescita e lotta alla disoccupazione". La posizione del Pse e del Pd, ha poi sostenuto, non e' contro altri Paesi: "E' la posizione del Pse e del Pd, che e' la forza che ha preso piu' voti, per una Europa che si occupi meno di burocrazia e un po' di piu' di crescita e famiglie". Intanto nel capitolo economico delle conclusioni del vertice si legge che "devono essere utilizzate" tutte le "possibilita' offerte dal quadro esistente", nell'ambito del Patto di stabilita' e crescita, "di contemperare la disciplina dell'equilibrio dei conti pubblici con l'esigenza di sostenere la crescita". "Grazie agli sforzi degli Stati", si legge ancora nell'ultima versione del testo, "la correzione degli squilibri macroeconomici ha fatto progressi e le finanze pubbliche continuano a migliorare. Il Consiglio europeo accoglie con favore l'abrogazione della procedura per deficit eccessivo per molti Paesi". Sul fronte dell'elezione del presidente della Commissione la cancelliera tedesca Angela Merkel e' stata chiara: il voto sulla scelta del leader dei popolari, Jean-Claude Juncker, come candidato a presidente della Commissione Europea "ci sara'", ha spiegato a margine del summit dell Ppe a Courtrai, in Belgio. "I trattati - ha insistito - dicono che bisogna votare con maggioranza qualificata e non ritengo che sia un dramma se il voto questa volta non sara' unanime". Via libera" a Juncker alla presidenza della Commissione europea "ma solo - ha sottolineato il presidente del Consiglio Renzi - se c'e' un documento chiaro che indichi dove vuole andare l'Europa". .

Chiude Telepadania, da 16 anni voce e volto della Lega

Redazione Giovedì, 26 Giugno 2014
- Milano, 26 giu. - Dopo sedici anni di attivita' chiude 'Telepadania'. La Lega Nord ha deciso di puntare sui nuovi media e chiudere le casse del Movimento: la societa' che gestisce la tv, la 'Celticon', controllata dal partito attraverso la finanziaria Fingroup, ha, quindi, avviato la procedura per cessare l'attivita' a partire dal primo luglio. Due ore al giorno di trasmissioni dal 1998, sulle frequenze di 'Telecampione' prima, sul circuito di 'Italia 7 gold' poi, Telepadania aveva rischiato di chiudere gia' due anni fa, quando pero' era stata avviata una delicata procedura di ristrutturazione del debito. Attualmente impiega sei dipendenti, tre giornalisti e tre tecnici, per cui la societa' dovrebbe chiedere la cassa integrazione in deroga. Parallelamente alla chiusura della tv, parte un nuovo progetto editoriale con il restyling del portale multimediale del quotidiano 'www.lapadania.net'. Telepadania inizio' le trasmissioni l'11 ottobre del 1998, in piena fase secessionista. La decisione fu presa da Umberto Bossi. "Senti c'e' da fare la televisione: devi andarci tu", disse il senatur al primo direttore, Max Parisi, il giorno prima dell'avvio delle trasmissioni, stando a quanto racconta lo stesso giornalista sul web. Dai primi anni con inviati in Bosnia e Kosovo durante le guerre nell'ex Jugoslavia (Bossi sosteneva apertamente i serbi di Slobodan Milosevic), la tv nel corso del tempo ha ridotto spese e investimenti concentrandosi sulla copertura degli eventi leghisti. Con la direzione di Aurora Lussana (dal 2012 direttore anche del quotidiano, 'La Padania') sono arrivati anche i video che hanno fatto discutere: dal corso di raccolta differenziata per Luigi de Magistris, nel pieno della crisi dei rifiuti di Napoli, alle bordate contro Gianni Alemanno per il caos navicata a Roma nel 2012, al 'Pota pota', il ballo anti-bunga bunga inventato dalle padane dopo lo scandalo Ruby. .
Pensioni

Esodati, Poletti: sesta salvaguardia per altre 32.100 persone

Redazione Giovedì, 26 Giugno 2014

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha depositato alla Commissione Lavoro della Camera un emendamento per tutelare altre 32mila persone con un sesto provvedimento da approvare in tempi brevi. Kamsin E' quanto si apprende dalle agenzie di stampa. "Il progetto del governo estende di un anno tutte le tutele esistenti e prevede 32.100 nuove persone salvaguardate" ha indicato Poletti. "Solo chi maturerà il diritto nell'arco dell'anno prossimo sarà incluso nelle salvaguardie, cosa che finora non era prevista". Complessivamente il numero dei lavoratori esodati tutelati varati salirà quindi a poco più di 170mila unità. L'Aula di Montecitorio avvierà la discussione generale del provvedimento mercoledì prossimo, 2 luglio.

Il Ministro Poletti ha quindi confermato le indiscrezioni già emerse in mattinata, con l'arrivo della sesta salvaguardia, che estenderebbe le tutele di dodici mesi, spostando il limite temporale dal gennaio del 2015 al gennaio del 2016.  Il ministro ha spiegato che delle 32.100 nuove salvaguardie 24mila saranno finanziate grazie ai risparmi derivanti da altrettante “posizioni non utilizzate” nei precedenti provvedimenti di tutela mentre per le altre 8.100 si dovranno individuare nuovi fondi.

Queste coperture saranno garantite dal Ministero attraverso il Fondo occupazione per 137 milioni per il 2015 e 119 milioni nel 2016 (“ma nei dieci anni – assicura Poletti – si avranno risparmi per 108 milioni”). Il Fondo verra’ reintegrato, conclude il Ministro, con la prossima legge di Stabilita’.

Secondo il presidente della commissione Lavoro la proposta del Governo, Cesare Damiano (Pd), rappresenta un “passo avanti importante, frutto anche della spinta data dal Parlamento per affrontare la questione”. Damiano riconosce inoltre all’Esecutivo il merito di “aver voluto interloquire con una proposta parlamentare. 

Dura invece la Lega Nord. ''La montagna ha partorito un topolino. Invece di risolvere la questione esodati in maniera strutturale come promesso piu' volte dal governo e dalla maggioranza, oggi il ministro del Lavoro ha tagliato quasi in toto la proposta di legge unificata 224 sulle salvaguardie, prendendo in considerazione solo una minima parte del testo''.

Lo dichiara il capogruppo della Lega Nord in commissione Lavoro alla Camera, Massimiliano Fedriga. ''L'esecutivo Renzi continua ad abbandonare persone che sono rimaste e rischiano di rimanere senza un euro per mantenere se stessi e la propria famiglia. Evidentemente il signor Renzi e' troppo impegnato a trattare su come spartirsi le poltrone con la legge elettorale piuttosto che pensare a quei drammatici problemi creati dalla riforma Fornero votata e voluta dal suo stesso partito. Adesso attendiamo il referendum abrogativo di quella sciagurata legge, che finalmente dovrebbe riportare una giustizia previdenziale in questo Paese. E questo sara' possibile - aggiunge Fedriga - grazie all'impegno profuso dalla lega Nord per raccogliere centinaia di migliaia di firme e non certo da questo governo assente che pensa solo a raccontare qualche balla d'effetto ogni mese per garantire visibilita' al suo inconsistente presidente del Consiglio''.

Zedde

Altro...

Invalidita'

Redazione Giovedì, 26 Giugno 2014
Lo speciale di PensioniOggi dedicato all'invalidità civile. La pensione di inabilità, le prestazioni per gli invalidi civili, le tabelle per l'invalidità, gli importi della prestazioni. 

Renzi, l'Europa si dia una mossa Si occupi di crescita e famiglie

Redazione Giovedì, 26 Giugno 2014

- Roma, 26 giu. - "Se vogliamo bene all'Europa dobbiamo darci una smossa e occuparci di crescita e lotta alla disoccupazione". Lo ha detto Matteo Renzi arrivando al vertice del Pse ad Ypres. "Si tratta di prendere atto del messaggio chiaro arrivato col voto. Un messaggio che fa riflettere per la forza e per il significato: se vogliamo bene all'Europa dobbiamo darci una smossa e occuparci di crescita e lotta alla disoccupazione", ha detto il presidente del Consiglio "Non c'e' una posizione dell'Italia contro altri, c'e' una posizione di chi dice occupiamoci di crescita e delle famiglie", ha spiegato Renzi.

Il pessimismo di Confindustria, "solo piccoli segnali di ripresa" (LEGGI)

, secondo il quale "si tratta di prendere atto del messaggio chiaro arrivato col voto. Un messaggio che fa riflettere per la forza e per il significato: se vogliamo bene all'Europa - ha concluso - dobbiamo darci una smossa e occuparci di crescita e lotta alla disoccupazione".

ISTAT: ITALIANI STRESSATI MA VIVONO PIU' A LUNGO (LEGGI)

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Yara: M5s, mozione di sfiducia per Alfano: e' un incapace

Redazione Giovedì, 26 Giugno 2014
- Roma, 26 giu. - "Con il suo comportamento ha messo a rischio il lavoro di magistrati e forze dell'ordine". E' sostenendo questa accusa che il Movimento 5 Stelle ha depositato una mozione di sfiducia contro il Ministro dell'Interno Angelino Alfano sul caso Yara. La mozione, che vede come primo firmatario il portavoce al Senato Lello Ciampolillo ha come oggetto la clamorosa "svista" istituzionale del responsabile del Viminale. "Alfano, pur di millantare meriti - afferma una nota pentastellata - non ha esitato a rivelare notizie riservate in merito alla svolta investigativa nel drammatico omicidio della povera ragazza. Come denunciato dallo stesso Procuratore della Repubblica di Bergamo, con il suo comportamento il Ministro dell'Interno ha messo a rischio tutto l'importante lavoro svolto dai magistrati e dalle forze dell'ordine in anni e anni di pazienti riscontri e indagini". "La scorsa estate - ricodano i grillini - il Movimento 5 Stelle aveva gia' richiesto le dimissioni di Alfano in occasione della vergognosa gestione del caso Shalabayeva. I fatti denunciati, confermano la fondatezza dell' iniziativa politica del Movimento 5 Stelle e l'assoluta incapacita' di Alfano e di questa maggioranza nel rappresentare una risposta seria ed efficace alle aspettative dei cittadini". .

Esodati, Poletti: pronti alla sesta salvaguardia

Redazione Giovedì, 26 Giugno 2014

La proposta del governo prevede di "prolungare di un anno le salvaguardie, così come sono oggi previste. Solo che chi maturerà il diritto nell'arco dell'anno prossimo sarà incluso nelle salvaguardie, cosa che finora non era prevista". Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a margine della cerimonia all'Accademia del Lincei. Kamsin

Il ministro ha quindi confermato le indiscrezioni già emerse, con l'arrivo della sesta salvaguardia, che estenderebbe le tutele di dodici mesi, spostando il limite temporale dal gennaio del 2015 al gennaio del 2016. "Oggi andremo in Commissione", Lavoro alla Camera "e discuteremo di questa ipotesi, valuteremo se ci sono le condizioni per produrla, io credo di sì". Comunque, ha aggiunto Poletti, "compete alla Commissione, al Parlamento, decidere". Infatti il ministro ha ribadito: "Ci sarà una proposta del governo e a quel punto la Commissione, il Parlamento, farà le sue valutazioni".

Damiano: Bene Governo sulla sesta salvaguardia ma si trovi una soluzione strutturale - La proposta del Governo “va nella direzione giusta, e’ un altro passo avanti. Nella legge di stabilita’ bisognera’ trovare la soluzione strutturale”. Cosi’ il presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano, arrivando in commissione dove e’ atteso a breve il ministro Giuliano Poletti

Zedde

 

Riforma Pa, la staffetta generazionale perde per ora l'opzione donna

Sergey Giovedì, 26 Giugno 2014

Il programma della "staffetta generazionale" nel settore pubblico, avviata con il decreto legge sulla riforma della Pubblica Amministrazione avverrà attraverso 3 passi principali: il rilancio dei pensionamenti, una revisione delle norme sulla mobilità volontaria e obbligatoria (per sostenere la quale il Governo ha attivato al ministero dell'Economia un fondo di 15 milioni per il secondo semestre dell'anno e di 30 milioni a regime dal 2015) e la riduzione graduale del blocco del turn-over. Kamsin Il mix di queste misure, già discusse su Pensioni Oggi, dovrebbero portare alla liberazione, secondo il ministro della Funzione pubblica, Marianna Madia, di almeno 10-15 mila posti in un triennio, posti che sarebbero stati disponibili per assumere giovani.

I tecnici però che hanno scritto la relazione che accompagna il provvedimento di riforma della Pubblica amministrazione appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, hanno messo nero su bianco una cifra molto piu' bassa a quella ipotizzata dal governo: «Sulla base dei dati desunti dal conto annuale», si legge nel testo, «risultano in corso trattenimenti in servizio per circa 1.200 soggetti, di cui circa 660 relativi al comparto della magistratura».

Dalla relazione tecnica non giunge nessuna conferma, inoltre, sulla stima dei posti aggiuntivi che potrebbero liberarsi nel prossimo triennio grazie alla norma (comma 5 dell'articolo 1) che consente alle amministrazioni di mettere in pensione i dipendenti che hanno raggiunto la massima contribuzione. La Madia aveva indicato che "molti andranno in pensione comunque, ma si tratta di uno spazio assunzionale in più rispetto alla cancellazione del trattenimento in servizio».

Le altre misure per il ricambio generazionale nella Pa sono modeste: c'è il divieto, ora esteso anche ai privati, di incarichi dirigenziali o di consulenze nella Pa ai soggetti in pensione, c'è la possibilità di ricorrere alla chiamata diretta fino al 30% dei dirigenti in Regioni e enti locali ma mancano le norme che avrebbero portato ad una riduzione piu' consistente dell'organico. La verità però è che ci si aspettava una maggiore decisione dell'esecutivo sul fronte delle pensioni. In particolare si sperava che potesse esserci nel decreto l'estensione dell'opzione donna in favore di tutti i lavoratori, norma che avrebbe potuto in qualche modo temperare le rigidità della Riforma Fornero ed agevolare il ricambio generazionale che la Madia aveva annunciato. Ma della novità non c'è traccia.

Zedde

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