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Notizie

Pensioni

Esodati, possibile lo spostamento al 6 gennaio 2016 della decorrenza

Nicola Colapinto Giovedì, 26 Giugno 2014

Oggi pomeriggio in commissione Lavoro il ministro del Welfare, Giuliano Poletti, darà le indicazioni del governo in merito alla sesta salvaguardia, rinviando però il varo di un provvedimento che affronti in via strutturale il problema degli esodati alla prossima legge di stabilità. La proposta del Ministro dovrebbe essere quella di spostare di un altro anno l'asticella della decorrenza, arrivando al 6 gennaio 2016 dal 6 gennaio 2015. Kamsin  Beneficiari dell'intervento sarebbero le "solite" categorie già individuate con i precedenti cinque interventi e cioè i lavoratori in mobilità, i dipendenti pubblici esonerati dal servizio, i lavoratori in congedo per la cura di parenti disabili, i cessati per accordi individuali o collettivi, i licenziati individuali e i prosecutori volontari. Nella nuova misura, che non avrebbe alcun profilo strutturale, potrebbero risultare salvaguardati anche i lavoratori cessati da un contratto a tempo determinato che si trovassero a 4 anni dalla maturazione dei requisiti previdenziali pre-riforma. Categoria oggi esclusa dalla quarta salvaguardia a seguito di una nota ministeriale del Marzo di quest'anno.  In numeri si tratterebbe di circa 8.500 soggetti in più rispetto al totale generale fissato finora in 132.130 "esodati" salvaguardati, cifra quest'ultima cui è associata una stima di maggiore spesa previdenziale per 11,6 miliardi entro il 2022-2023.

Ancora nulla di fatto invece per la soluzione strutturale. Costa troppo. Lo stesso Poletti aveva parlato di «un ponte», e il suo predecessore Giovannini di «un prestito pensionistico» con anticipo di due anni dalla maturazione dei requisiti attuali ma i costi di rendere strutturale un anticipo dell'età pensionabile sono eccessivi fanno sapere fonti vicine al ministero dell'economia. Difficile quindi che la pdl 224 che arriverà in Aula il 30 giugno possa avere un rapido disco verde.  Costo stimato: oltre 47 miliardi di euro fino al 2025. Netto il no della Ragioneria generale dello Stato per coperture «inadeguate» (individuate nel testo con l'incerto capitolo dell'aumento delle entrate da giochi e lotterie). La proposta che illustrerà oggi Poletti ha lo scopo di congelare il pressing del Parlamento.

Zedde

Pensioni

Esodati, PD: serve la soluzione definitiva

Eleonora Accorsi Giovedì, 26 Giugno 2014

''La prossima settimana dovrebbe arrivare finalmente in aula la nostra proposta di legge per risolvere l'annosa vicenda degli esodati. Abbiamo chiesto una soluzione definitiva e la proposta licenziata dalla commissione Lavoro e' in grado di onorare un impegno preso da tutti: nessuno deve rimanere senza stipendio, senza ammortizzatori e senza pensione a causa della riforma Fornero del 2011''.  Kamsin E' quanto dichiarano in una nota i deputati Pd della commissione Lavoro della Camera, Davide Baruffi, Anna Giacobbe, Marco Miccoli, Alessia Rotta ed Elisa Simoni. ''Domani (oggi, ndr) il ministro Poletti sara' in commissione per illustrarci la soluzione individuata dal governo - proseguono - . A Poletti riconosciamo la buona volonta' e l'impegno ribadito a piu' riprese di voler trovare una soluzione strutturale ma al governo, in particolare al Mef, chiediamo risorse coerenti per onorare questo impegno: tutti gli 11 miliardi impegnati ad oggi per le cinque salvaguardie vanno spesi per gli esodati e se servono ulteriori risorse e' indispensabile trovarle. Non e' piu' il tempo di rinvii e Governo e Inps debbono giocare a carte scoperte, con numeri certi e verificabili da parte del Parlamento'.

Restiamo convinti che una soluzione definitiva debba necessariamente superare la rigidità della legge Fornero e prevedere una flessibilità in uscita verso la pensione, con coerenti incentivi e disincentivi, premialità per chi lavora più a lungo e penalizzazioni per chi sceglie di andare in pensione prima. Ascolteremo e valuteremo, non vorremmo che la montagna partorisse un topolino. Il Pd ha speso parole molto impegnative in proposito e arriverà in aula con una proposta, almeno a parole, condivisa da tutti”.

Zedde

Fisco

L'Inps erogherà il bonus degli 80 euro da Luglio

Sergey Giovedì, 26 Giugno 2014

L'Inps ha avviato l'erogazione del bonus degli 80 euro previsto dal decreto Irpef approvato lo scorso maggio dal governo Renzi. E' quanto ha comunicato l'istituto con il messaggio 5528/2014. Kamsin Che specifica che il bonus sarà erogato a partire dalla mensilità di luglio e riguarderà anche i destinatari degli assegni straordinari erogati dai fondi di solidarietà del settore dei tributi erariali, delle Ferrovie dello stato, degli ex Monopoli e degli analoghi fondi del settore assicurativo, le prestazioni di accompagnamento alla pensione in favore di lavoratori anziani e le pensioni integrative qualificate. L'istituto avverte "che la piattaforma fiscale ha elaborato le informazioni relative ai redditi erogati dall’INPS a ciascun soggetto verificando il diritto al bonus ed lo ha quantificato, se spettante."

Con il messaggio l'Inps precisa anche di aver completato la ricostituzione delle pensioni con conguagli fiscali, ricalcolo della pensione a soggetti già titolari di pensione, liquidazione a coniuge, cessazioni di familiari per decesso ed altre categorie. Il relativo conguaglio a credito o a debito sarà portato a conoscenza degli interessati con idonea comunicazione. 

Nello specifico l’attività di ricostituzione è stata svolta a livello centrale ed ha riguardato le seguenti pensioni: a) le pensioni con conguagli fiscali; b) le pensioni confermate a seguito di revisione sanitaria; c) le pensioni individuate come “ricostituzioni d’ufficio” per particolari situazioni che ne comportano il ricalcolo (nuova liquidazione di pensione INPS a soggetti già titolari di pensione, nuova liquidazione di pensione INPS a coniuge di un soggetto titolare di pensione, cessazioni di familiari per decesso); d) le pensioni interessate dalla corresponsione della cosiddetta 4.a mensilità; e) le prestazioni assistenziali per le quali sono pervenute le dichiarazioni di ricovero relative all’anno 2013.

Zedde

Il Pd incontra i grillini e Renzi tratta sulle preferenze

Redazione Giovedì, 26 Giugno 2014

- Roma, 26 giu. - Un match sulla legge elettorale, letto da molti come una reciproca apertura. Matteo Renzi arriva a sorpresa all'incontro tra Pd e M5s, incassa e sottolinea il si' al dialogo dei grillini, non deflette dai principi guida dell'Italicum, critica il Democratellum ma si mostra morbido sulle preferenze. Soddisfatto Beppe Grillo, riferiscono i suoi, mentre Luigi Di Maio spiega che la proposta non e' 'a scatola chiusa' ma da quella si deve partire. Ma da Forza Italia arriva subito il richiamo al patto del Nazareno. Un patto che dal Pd assicurano non sia stato surclassato dallo streaming di oggi.

Video integrale dell'incontro da Renzi e i 5 Stelle

Il premier e segretario del Pd usa bastone e carota. Prima attacca il Democratellum (che chiama scherzosamente Complicatellum e poi Grandefratellum) perche' "non garantisce governabilita'", rischia di creare problemi di "voto di scambio" e non mette al riparo da "inciuci e larghe intese".
  Poi si mostra dialogante sul tema delle preferenze "non ne abbiamo paura, siamo bravi a prendere voti".

Il sarcasmo del premier, "5 sindaci su 8.000? Niente male"

Addirittura chiede al M5s una "disponibilita' a discutere anche di riforme costituzionali", di tutto il pacchetto all'esame del Senato che si comincera' a votare non prima di lunedi'. Sui tempi pero' non cede di un millimetro: entro venerdi' le proposte e le critiche al Democratellum saranno on-line e dopo il voto del Senato sulla riforma del bicameralismo si comincia, "la prossima volta servono idee chiare". Il faccia a faccia tra Pd e M5s agita pero' Forza Italia. "L'accordo resta sull'Italicum e siamo pronti ad approvarlo al Senato nei tempi previsti" afferma a tamburo battente Paolo Romani. Una base di partenza che anche al Pd danno come certa. Nessuno, spiegano, vuole mettere in discussione il patto del Nazareno, anche se sulle preferenze si puo' discutere. Ma e' proprio sulle preferenze che Forza Italia vede rosso. Mentre a Ncd il gioco di sponda con i grillini potrebbe dare la possibilita' di riaprire il discorso su un tradizionale cavallo di battaglia. Alla fine da Pd e M5s giungono commenti soddisfatti. Bene la disponibilita' al dialogo mostrata dai Cinquestelle, incassano i Dem. Bene la nuova immagine di forza responsabile, incassano dal Movimento.
  Nel merito pero' le posizioni sono distanti. Difficilmente si giungera' a uno stravolgimento del testo base che dovrebbe essere votato dal Senato entro l'estate. Qualche aggiustamento e' stato messo in conto da tutti. Soprattutto da Matteo Renzi, che punta a mettere in 'competizione' le diverse forze politiche con le quali sta dialogando, ma sempre da mazziere.

Riforme, Renzi apre ai 5 Stelle Trattiamo sulle preferenze

Redazione Mercoledì, 25 Giugno 2014

- Roma, 25 giu. - Un match sulla legge elettorale, letto da molti come una reciproca apertura. Matteo Renzi arriva a sorpresa all'incontro tra Pd e M5s, incassa e sottolinea il si' al dialogo dei grillini, non deflette dai principi guida dell'Italicum, critica il Democratellum ma si mostra morbido sulle preferenze. Soddisfatto Beppe Grillo, riferiscono i suoi, mentre Luigi Di Maio spiega che la proposta non e' 'a scatola chiusa' ma da quella si deve partire. Ma da Forza Italia arriva subito il richiamo al patto del Nazareno. Un patto che dal Pd assicurano non sia stato surclassato dallo streaming di oggi.

Video integrale dell'incontro da Renzi e i 5 Stelle

Il premier e segretario del Pd usa bastone e carota. Prima attacca il Democratellum (che chiama scherzosamente Complicatellum e poi Grandefratellum) perche' "non garantisce governabilita'", rischia di creare problemi di "voto di scambio" e non mette al riparo da "inciuci e larghe intese". Poi si mostra dialogante sul tema delle preferenze "non ne abbiamo paura, siamo bravi a prendere voti".

Il sarcasmo del premier, "5 sindaci su 8.000? Niente male"

Addirittura chiede al M5s una "disponibilita' a discutere anche di riforme costituzionali", di tutto il pacchetto all'esame del Senato che si comincera' a votare non prima di lunedi'. Sui tempi pero' non cede di un millimetro: entro venerdi' le proposte e le critiche al Democratellum saranno on-line e dopo il voto del Senato sulla riforma del bicameralismo si comincia, "la prossima volta servono idee chiare". Il faccia a faccia tra Pd e M5s agita pero' Forza Italia. "L'accordo resta sull'Italicum e siamo pronti ad approvarlo al Senato nei tempi previsti" afferma a tamburo battente Paolo Romani. Una base di partenza che anche al Pd danno come certa. Nessuno, spiegano, vuole mettere in discussione il patto del Nazareno, anche se sulle preferenze si puo' discutere. Ma e' proprio sulle preferenze che Forza Italia vede rosso. Mentre a Ncd il gioco di sponda con i grillini potrebbe dare la possibilita' di riaprire il discorso su un tradizionale cavallo di battaglia. Alla fine da Pd e M5s giungono commenti soddisfatti. Bene la disponibilita' al dialogo mostrata dai Cinquestelle, incassano i Dem. Bene la nuova immagine di forza responsabile, incassano dal Movimento. Nel merito pero' le posizioni sono distanti. Difficilmente si giungera' a uno stravolgimento del testo base che dovrebbe essere votato dal Senato entro l'estate. Qualche aggiustamento e' stato messo in conto da tutti. Soprattutto da Matteo Renzi, che punta a mettere in 'competizione' le diverse forze politiche con le quali sta dialogando, ma sempre da mazziere. .

Altro...

Sel: direzione respinge le dimissioni di Vendola

Redazione Mercoledì, 25 Giugno 2014
- Roma, 25 giu. - La direzione di Sel ha respinto le dimissioni del presidente Nichi Vendola e approvato la sua relazione. "Qualcuno nel PD sta provando a fare campagna acquisti ed e' meglio che smetta subito", ha detto il leader di Sel Nichi Vendola al termine della direzione del partito a proposito delle uscite di deputati di questi giorni. "Il renzismo e' fatto di fumo, di nebbia. E' un carosello di parole quando avremmo bisogno di risposte". E' l'attacco che Vendola riserva al premier. Il gruppo alla Camera, assicura, nonostante le defezioni di alcuni deputati continuera' a "fare le battaglie che vanno fatte. Come quella per gli esodati. Non so se Renzi sente questa parola". .

Ue: Renzi incassa il sostegno della Merkel, dal vertice identikit squadra

Redazione Mercoledì, 25 Giugno 2014
- Bruxelles, 25 giu. - Quasi una eco tra palazzo Chigi e il Bundestag: crescita, flessibilita', lavoro. Per una volta da Berlino sono giunte infatti stamane sui conti europei parole che sono apparse miele a Roma: "la sua enfasi sulla crescita e' la nostra" ha sottolineato Matteo Renzi con i suoi collaboratori commentando le parole di stamane di Angela Merkel, parole con le quali la cancelliera ha di fatto "sconfessato" i falchi, da Schauble a Weidmann, che ieri avevano nuovamente evidenziato in rosso la sola parola stabilita'. Il premier, dunque, si prepara a partire per Bruxelles con un endorsement che sa di vittoria nel carniere e con un 'metodo', su cui ha apposto per primo la firma, che sembra poter dare i suoi frutti. Matteo Renzi, dice chi ha avuto modo di incontrarlo nelle scorse ore, appare ottimista sul risultato del vertice europeo, soprattutto dopo che la cancelliera tedesca Angela Merkel lo ha, di fatto, citato sottolineando che il patto di stabilita' va interpretato con flessibilita' e che oggi le priorita' sono il lavoro, con quello giovanile in testa, e la crescita economica in tutta l'Eurozona. Parole che la dicono lunga sulla sintonia che si e' instaurata tra i due capi di governo all'indomani del Consiglio del 4 e 5 giugno, quando lo stesso Renzi propose di elaborare un documento con i principi ispiratori e gli obiettivi che 'l'Europa che verra'' dovra' darsi. Una sorta di 'manifesto' per il futuro che si e' concretizzato con il documento di Herman Van Rompuy. Documento che sembra prevedere, per il momento, anche un sistema premiale per gli stati membri impegnati seriamente nelle riforme. E' qui che la cavalcata del governo italiano sulla riorganizzazione delle istituzioni, del fisco, della pubblica amministrazione e della giustizia si incrocia con lo sforzo di Renzi in Europa. Una apertura che Renzi vuole incassare in solido e al piu' presto possibile, per questo andra' al prevertice dei socialisti a Ypres e poi alla cena dei leader determinatissimo ad ottenere che il documento Van Rompuy, a cui gli sherpa stanno ancora lavorando, contenga una traccia evidente del cambiamento di verso che e' necessario in Europa per rilanciare il suo protagonismo nello scacchiere internazionale e per combattere l'euroscetticismo che ha fatto ben piu' che capolino dalle urne il 25 maggio. Anche la partita delle nomine va letta in questo senso. "Non andiamo a chiedere poltroncine" ha assicurato ieri Renzi, ma l'unico modo, a suo avviso, per avere da subito una linea compatta del fronte europeista per affrontare le sfide dei prossimi mesi e' avere da venerdi' l'identikit della squadra gia' delineato. Il rischio, altrimenti, e' di avere un presidente della commissione indicato gia' da ora, magari a maggioranza, e i 'ministri' decisi tra quattro mesi. Un tempo che per le emergenze e i dossier sul tavolo di Bruxelles Renzi considera infinito. Per il premier dunque l'Europa darebbe un segnale importante se gia' nelle prossime ore si decidesse, se non formalmente almeno politicamente, l'identikit della squadra che la guidera' per i prossimi quattro anni. Di certo c'e' che Angela Merkel e' pronta a dare scacco a David Cameron: "Non sarebbe infatti un dramma se Juncker non fosse scelto come Presidente della Commissione all'unanimita' ma a maggioranza". D'altra parte il Trattato di Lisbona, lo ha ricordato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante l'incontro con i capigruppo europei, parla chiaro: "Non e' male ricordare che nella lettera dell'articolo 17 del Trattato si dice qualcosa di molto importante per cio' che concerne la proposta che il Consiglio europeo deve sottoporre al Parlamento per la nomina del Presidente della Commissione, 'tenendo conto delle elezioni'". Per quel che riguarda la candidatura italiana, il nome in pole position resta quello di Federica Mogherini come Mister Pesc, una candidatura a cui, peraltro, dalle cancellerie europee e' giunta una accoglienza positiva. .

Ue: Renzi incassa sostegno Merkel, domani apre partita nomine

Redazione Mercoledì, 25 Giugno 2014
- Bruxelles, 25 giu. - Si prepara a partire per Bruxelles con un endorsement che sa di vittoria nel carniere e con un 'metodo', su cui ha apposto per primo la firma, che sembra poter dare i suoi frutti. Matteo Renzi, dice chi ha avuto modo di incontrarlo nelle scorse ore, appare ottimista sul risultato del vertice europeo, soprattutto dopo che la cancelliera tedesca Angela Merkel lo ha, di fatto, citato sottolineando che il patto di stabilita' va interpretato con flessibilita' e che oggi le priorita' sono il lavoro, con quello giovanile in testa, e la crescita economica in tutta l'Eurozona. Parole che la dicono lunga sulla sintonia che si e' instaurata tra i due capi di governo all'indomani del Consiglio del 4 e 5 giugno, quando lo stesso Renzi propose di elaborare un documento con i principi ispiratori e gli obiettivi che 'l'Europa che verra'' dovra' darsi. Una sorta di 'manifesto' per il futuro che si e' concretizzato con il documento di Herman Van Rompuy. Documento che sembra prevedere, per il momento, anche un sistema premiale per gli stati membri impegnati seriamente nelle riforme. E' qui che la cavalcata del governo italiano sulla riorganizzazione delle istituzioni, del fisco, della pubblica amministrazione e della giustizia si incrocia con lo sforzo di Renzi in Europa. Come rilevato anche dal premier, ieri in Senato, nemmeno la Germania ce l'avrebbe fatta ad uscire rafforzata dalla crisi se non avesse presentato, in occasione del suo semestre di presidenza europea, un pacchetto organico di riforme grazie al quale chiedere ed ottenere flessibilita' sul rispetto del tetto del tre per cento fra deficit e Pil. Renzi pensa di fare anche meglio: "Rispetteremo il tetto del tre per cento", ha detto, "ma le regole prevedono ed impongono un aiuto nello sforzo per le riforme". Aiuto che arrivera', almeno a sentire Frau Merkel e il suo vice Sigmar Gabriel, e nonostante le posizioni ben piu' rigide del presidente della Bundesbank, Jens Weidman, e del ministro dell'Economia tedesco Wofgang Schauble che solo ieri avevano accostato a una specie di calamita' la sola ipotesi di interpretare in maniera non rigorosa il patto. E non e' l'unica presa di posizione della cancelliera sullo scacchiere europeo. "Non sarebbe infatti un dramma se Juncker non fosse scelto come Presidente della Commissione all'unanimita' ma a maggioranza". Parole che suonano come un avvertimento ai britannici, che vedono come fumo negli occhi l'elezione del leader popolare, e preparano probabilmente qualche mossa a sorpresa perche' la loro opposizione non rimanga lettera morta, ma anche l'indicazione a far presto, a non tirare la trattativa per le lunghe rischiando di restituire ossigeno agli euro scettici, dopo la loro sconfitta alle elezioni europee. D'altra parte il Trattato di Lisbona, lo ha ricordato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante l'incontro con i capigruppo europei, parla chiaro: "Non e' male ricordare che nella lettera dell'articolo 17 del Trattato si dice qualcosa di molto importante per cio' che concerne la proposta che il Consiglio europeo deve sottoporre al Parlamento per la nomina del Presidente della Commissione, 'tenendo conto delle elezioni'". Ma nel trattato, ha detto ancora il presidente, "si dice qualcosa che dovremmo tener presente in una prospettiva di ulteriore sviluppo democratico all'interno dell'Unione: il fatto cioe' che i membri che il Consiglio europeo deve comporre in una lista per la Commissione europea non sono rappresentanti dei governi nazionali". E Jean-Claude Juncker e' il leader della forza europea piu' votata lo scorso 25 maggio, in una tornata elettorale, per altro, che per la prima volta esprimeva i nomi dei candidati alla presidenza della Commissione di fianco al simbolo. Ma il Capo dello Stato ha ricordato anche un altro passaggio del Trattato e cioe' che "i membri che il Consiglio europeo deve comporre in una lista per la Commissione europea non sono rappresentanti dei governi nazionali". Non c'e', quindi, un limite imposto dalla nazionalita' ai rappresentanti delle alte istituzioni europee. La presenza di Mario Draghi alla Bce, per fare solo un esempio, non sarebbe ostativa alla nomina di un altro italiano. E fortemente in corsa per la delega della Politica Estera e di Sicurezza Comune c'e' il ministro italiano Federica Mogherini. Una nomina che metterebbe Renzi davanti alla necessita' di sostituirla. Il premier avrebbe gia' pronto un nome, probabile che si tratti di un'altra donna per non alterare il rapporto 1/1 con gli uomini all'interno della squadra di governo. I nomi in ballo sono, al momento, quelli di Marta Dassu', gia' viceministro agli esteri del governo Letta, dei sottosegretari Sandro Gozi (molto attivo nella preparazione del dossier sul semestre di presidenza europea e molto apprezzato a Bruxelles), e Benedetto Della Vedova che ha dalla sua il fatto di aver stretto un ottimo rapporto con il premier durante questi primi mesi di governo. probabilmente ci sara' da aspettare: perche' la linea che sembra prevalere a Bruxelles e' quella di nominare subito il presidente della Commissione, formalizzando solo in una fase successiva la scelta degli altri "top jobs" comunitari. .

Esodati, il tempo è scaduto. Renzi deve trovare domani la soluzione

Eleonora Accorsi Mercoledì, 25 Giugno 2014

"Nella giornata di domani il Governo dovrà riferire alla Commissione Lavoro della Camera qual è la sua proposta sugli ‘esodati’. Il tempo ormai è scaduto perché altrimenti, come tutti sanno, il prossimo lunedì andrà in Aula  il Disegno di legge unitario della" Commissione Lavoro che si propone di risolvere definitivamente  il problema dei lavoratori rimasti senza reddito a seguito della ‘riforma’ Fornero,  ma che ha seri problemi di copertura finanziaria. Kamsin  E' quanto ha affermato l'ex ministro del lavoro Cesare Damiano in una intervista rilasciata all'Ansa.

"Se non ci sarà una risposta tempestiva da parte dell’Esecutivo c’è il rischio che il tema della previdenza diventi una questione sociale ingestibile. Un problema che dovrebbe essere all’attenzione del Premier Matteo Renzi. Poiché abbiamo verificato, attraverso un approfondito monitoraggio, che non verrà spesa  una parte degli 11 miliardi di euro stanziati per la salvaguardia complessiva di 162mila lavoratori, riteniamo che questa disponibilità di risorse debba essere reimpiegata per tutelare altri lavoratori.

Inoltre, chiediamo al Governo di rendersi disponibile a due richieste: la prima, prevede che nell’immediato si trovino un po’ di risorse fresche per risolvere alcuni problemi annosi (la cancellazione delle penalizzazioni per chi va in pensione di anzianità e la correzione di veri e propri errori, come nel caso dei macchinisti e degli insegnanti di quota ’96); la seconda, prevede che il Governo si impegni, nella prossima Legge di Stabilità, ad inserire una norma, come quella della flessibilità a partire dai 62 anni,  che risolva strutturalmente il problema delle pensioni" ha concluso Damiano.

Zedde

L. Elettorale: Grillo soddisfatto, ma in M5S malumori su metodo

Redazione Mercoledì, 25 Giugno 2014
- Roma, 25 giu. - Soddisfatto. Cosi' Beppe Grillo si e' detto per l'incontro dei suoi con la delegazione del Pd sulla legge elettorale, subito dopo la fine del confronto al quale ha partecipato Matteo Renzi. In ambienti parlamentari si apprende, tuttavia, che qualche contrarieta' fra i senatori ma anche fra i deputati, serpeggerebbe, non per i contenuti e l'esito che portera' ad un futuro incontro, ma per il fatto che l'interlocuzione con i dem sia stata condotta, oltre che dall'uomo delle riforme, Toninelli, che ha illustrato la proposta M5S, solo dal vicepresidente di Montecitorio Luigi Di Maio. Mentre, secondo alcuni parlamentari, avrebbero dovuto intervenire anche i capigruppo, presenti nella delegazione a 5 Stelle. .
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