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Notizie - Results from #7730

 

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Notizie

Il voto sull'Irpef divide Sel, all'orizzonte un nuovo gruppo

Redazione Mercoledì, 18 Giugno 2014
- Roma, 18 giu. - Sel si divide sul voto al dl Irpef, e gia' nel Pd ci si interroga sul significato di tale spaccatura. Tutti mettono in chiaro che "non si entra nel dibattito di un altro partito cui guardiamo con rispetto". Ma chiusi i taccuini tutti riflettono a voce alta sul riflesso politico del voto di oggi in aula alla Camera. Uno degli esiti, il piu' eclatante, potrebbe essere un allargamento della maggioranza nel caso nascesse un nuovo gruppo 'di sinistra' in cui potrebbero confluire i filo-governativi di Sinistra ecologia e liberta', alcuni fuoriusciti grillini e alcuni scontenti del Pd. Un processo che al Senato pare poter avere terreno piu' fertile. Altra ipotesi e' l'ingresso di alcuni esponenti di Sel nel Pd. "Ormai c'e' l'overbooking" commenta ironico Beppe Fioroni. Che pero' appare piu' preoccupato di "mantenere l'elettorato centrista" che di guadagnare alcuni dirigenti della sinistra. "E' meglio se Sel resta unita, magari con toni meno anti-renziani - spiega un dirigente della sinistra Pd - per noi e' piu' utile avere Sel come alleato ma autonomo". Certo, ragiona qualcuno, un gruppo autonomo filo-governativo ma di sinistra potrebbe essere un obiettivo, ma per ora prevalgono i dubbi. Di certo la vittoria di Matteo Renzi alle elezioni europee con il 40,8% sta terremotando il panorama politico. "C'e' un effetto calamita" nota un esponente ex Dl. "C'e' la fila ad entrare nel Pd, mentre sarebbe stato meglio avere alcuni partiti autonomi ma alleati". Il ragionamento di molti, infatti, e' che "l'ingresso di alcuni deputati o senatori nel Pd "non porta molto: la maggioranza ce l'abbiamo gia', in Parlamento e nel Paese. Renzi ha sondaggi favorevoli altissimi, come mai prima nella storia, e 'pesca' negli elettorati di tutti. E' impossibile contrapporsi. Ora la vera scommessa e' reggere: adesso e' il momento di attuare tutte le promesse fatte e portare avanti un programma riformista. Su quello verremo giudicati, non su un deputato o due in piu'". .
Lavoro

Lavoro, Censis: è boom di disoccupati over 50. I precari crescono del 146% dal 2008

Eleonora Accorsi Mercoledì, 18 Giugno 2014
La disoccupazione scoppia tra gli over 50 in Italia. Su 24,5 milioni, gli occupati sono infatti poco piu' di un quarto, quasi 6,7 milioni, di cui gli uomini superano di poco i 4 milioni e le donne raggiungono i 2,6 milioni. I disoccupati over 50 hanno raggiunto le 438mila unita', con un aumento rispetto al 2008 di 261mila persone in termini assoluti e del 146% in termini relativi (in soli dodici mesi l'area della disoccupazione ha visto un incremento di 64mila unita': +17,2% tra il 2012 e il 2013). E i disoccupati di lunga durata ultracinquantenni sono quasi triplicati negli ultimi sei anni: sono passati da 93mila a 269mila (+189%). Kamsin

 E' quanto ha rilevato il Censis, secondo cui oggi l'insicurezza economica determinata dalla crisi, l'erosione oggettiva dei redditi, la necessaria compressione dei consumi spingono molti over 50 a cercare di entrare nel mercato del lavoro. Se si somma il numero delle persone in cerca di occupazione e quello di chi, pur inattivo, si dichiara disponibile a lavorare, la pressione esercitata sul mercato del lavoro da parte degli over 50 supera il milione di individui. Tra i bocconi avvelenati della crisi, sottolinea il Censis, c'e' il conflitto latente fra le generazioni sul mercato del lavoro. Avere un impiego non e' mai stato cosi' difficile, soprattutto per i giovani.

 Ma si e' ridotto l'orizzonte di opportunita' anche per le persone piu' avanti nell'eta', a partire da chi ha oggi 50 anni. Per molti di loro e' scattata la ricerca affannosa del mantenimento dei livelli di benessere raggiunti e comportamenti conservativi che riflettono la riduzione oggettiva degli spazi di iniziativa e alimentano un egoismo difensivo. Il segmento degli adulti di 50-70 anni sembra in buona parte abbandonato al triste destino di esuberi, prepensionati, esodati, staffettati, senza alcun meccanismo utile per conservare almeno una porzione di quell'importante capitale umano. Le politiche attive del lavoro e la Cassa integrazione si sono orientate in questi anni ad affrontare le condizioni dei lavoratori piu' anziani in difficolta'. Fra il 2010 e il primo semestre del 2013 tra i beneficiari degli interventi (escludendo dal totale gli apprendisti) aumentano proprio gli over 50, che passano dal 12,4% al 15,5% (circa 100mila persone). "Il vuoto della generazione adulta" e' l'argomento di cui si e' parlato oggi al Censis, a partire da un testo elaborato nell'ambito dell'annuale appuntamento di riflessione di giugno "Un mese di sociale", giunto alla XXVI edizione, dedicato quest'anno al tema "I vuoti che crescono".

Zedde
Pensioni

Esodati, Pini (Ln): il governo ci prende in giro

Eleonora Accorsi Mercoledì, 18 Giugno 2014

La Lega nord ha abbandonato la conferenza dei capigruppo e minaccia di non partecipare ai lavori d'aula alla Camera, finchè non verrà fatta chiarezza sulle misure per risolvere definitivamente il problema degli esodati. E' quanto ha annunciato il vicepresidente del gruppo, Gianluca Pini, lasciando infuriato la conferenza dei capigruppo poichè, ha riferito, maggioranza e governo si rimpallano la soluzione del problema. Kamsin

"Questa mattina il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano ci aveva fornito i numeri e le coperture necessarie. Ma poi qui in capigruppo è stato rimandato nuovamente tutto e il provvedimento non è stato calendarizzato. Nella maggioranza -ha concluso- la mano destra non sa cosa fa la sinistra sostengono che le discussioni parlamentari sono inutili. Per questo lasciamo i lavori della capigruppo e non parteciperemo ai lavori d'aula". Tutto questo, ha infine attaccato Pini, nel silenzio della presidente: "La Boldrini ormai è totalmente nelle mani della maggioranza di governo".

Dalla conferenza dei capigruppo erano attese indicazioni concrete da parte dell'esecutivo sulle risorse da stanziare alla proposta di legge unificata in materia di esodati, la pdl 224, che sarà discussa a partire dal Lunedì' prossimo in Aula a Montecitorio.

Sul punto proprio l'onorevole Cesare Damiano ha avvertito il governo sulla necessità di sciogliere entro questa settimana il nodo relativo alle coperture: "il Governo questo lo deve sapere. Se non si troverà una strada per compiere un ulteriore passo avanti, c’è il rischio che esploda una vera e propria “questione previdenziale” e che venga meno la parola data dal Governo e dal Premier Matteo Renzi di voler risolvere il problema. La situazione di questi lavoratori rimasti senza alcun reddito è socialmente inaccettabile. Quello che è più grave è che le cinque “salvaguardie”, per un totale di 162.000 lavoratori, hanno a disposizione 11 miliardi di euro che corrono il rischio di non essere totalmente utilizzati. Trattandosi di un Fondo esclusivamente destinato agli “esodati”, chiediamo che le cifre non spese nella seconda salvaguardia vengano utilizzate per allargare la platea dei lavoratori che possono andare in pensione con le regole ante-Fornero. Infatti, dei 55.000 lavoratori previsti, meno di 20.000 beneficeranno della tutela. Vorrei che anche il ministro Padoan fosse informato dello stato dell’arte per poter agire di conseguenza" ha detto Damiano.

Zedde

Berlusconi 'chiama' Renzi sul presidenzialismo e critica il Colle

Redazione Mercoledì, 18 Giugno 2014

- Roma, 18 giu. - "Siamo ancora li', al punto che dobbiamo trovare un accordo" sul Senato. Silvio Berlusconi riavvolge anche il nastro dei suoi contatti con Renzi e anticipa che lo sblocco della situazione sul fronte riforme e' a portata di mano. Se ne occuperanno gli sherpa, Boschi e Romani, e solo nel caso in cui ministro delle Riforme e capogruppo FI al Senato non trovassero la quadra, tocchera' allo stesso ex premier e all'attuale inquilino di palazzo Chigi mettersi d'accordo e vedersi. Berlusconi, dopo quattro mesi, torna a varcare il portone di Montecitorio per rilanciare la sfida del presidenzialismo, anche se chiarisce che non e' una conditio sine qua non per fare le riforme: "Assolutamente no, perche' noi abbiamo preso un impegno sul titolo V, riforma Senato e legge elettorale e noi gli impegni li manteniamo".

E infatti passa a riepilogare il 'film' dei suoi contatti con Matteo Renzi, rivendicando che "noi siamo sempre stati coerenti e responsabili e quindi, pur sapendo prima che qualcuno avrebbe criticato la nostra posizione e detto 'non siete carne ne' pesce', abbiamo detto si' a queste riforme. E visto il punto in cui siamo, francamente, non avremmo potuto fare diversamente". "C'e' stato un primo incontro con Renzi - ricorda infatti - e abbiamo definito i primi 4 punti, e - sottolinea - non siamo entrati nel merito dell'elezione dei senatori. Il ddl del governo, dopo averlo esaminato, lo abbiamo ritenuto non accettabile e io ebbi parole anche un po' scortesi, dicendo che diventava un dopolavoro dei sindaci rossi in gita a Roma". "Ci vedemmo di nuovo con Renzi - prosegue - e lui si disse disponibile a un tavolo in cui discutere in particolare sull'elezione di secondo grado dei senatori, e fu affidato incarico a Boschi e al nostro capogruppo: si sono visti diverse volte ma - ricorda ancora l'ex premier - non hanno trovato un sistema che trovasse d'accordo entrambi". Ora si passa alla fase del nuovo confronto, mentre a Renzi arriva una tirata d'orecchie per la legge elettorale: "Da quando e' nato, il governo Renzi continua ad annunciare di voler fare le riforme, siamo pero' ancora ai preliminari", pungola Berlusconi.

"La legge elettorale che doveva, secondo il governo, essere approvata entro il 25 maggio, si e' insabbiata", e' l'affondo. E una stoccata arriva fino al Colle, quando ricorda, sia pure retrospettivamente e parlando del bilanciamento dei poteri visto da FI, che "abbiamo un Capo dello Stato che e' passato al di la della sua funzione prevista dalla Costituzione", un passaggio "che e' diventato fisiologico, anzi patologico per noi". Quanto al merito del provvedimento sulle riforme, il ddl approdera' in Aula al Senato giovedi' 3 luglio. Lo ha deciso, a maggioranza, la Conferenza dei capigruppo di palazzo Madama. "Ritengo - ha detto il capogruppo Pd, Luigi Zanda - che la commissione per allora avra' terminato il suo lavoro e che l'Aula potra' dunque iniziare il suo".

Berlusconi: Renzi ci dia ascolto, gli italiani vogliono il presidenzalismo

Redazione Mercoledì, 18 Giugno 2014

- Roma, 18 giu. - L'Italia "non e' governabile dal '48" i cittadini "hanno il diritto di eleggere il presidente della Repubblica". Lo ha sottolineato il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi che chiede al Parlamento e al governo di avere il coraggio di dare al Paese una soluzione all'ingovernabilita'. "Se la politica non ha il coraggio di risolvere questo problema - ha scandito - almeno si permetta agli italiani di decidere su questa proposta votando un referendum costituzionale propositivo" sull'introduzione del presidenzialismo.

"La riforma complessiva deve avere un perno, e il Presidente della Repubblica eletto direttamente, a suffragio universale, deve essere questo perno" e deve fungere anche da "contrappeso necessario". "Vogliamo le riforme ma vogliamo delle buone riforme. La nostra strategia comporta tre percorsi paralleli: ripresentazione in Senato dei nostri emendamenti per l'elezione diretta del Capo dello Stato. Secondo: presentazione di una proposta di legge costituzionale. Terzo: un referendum con cui chiedere ai cittadini se approvano la scelta presidenzialista" ha spiegato Berlusconi in conferenza stampa, "Se il Parlamento" non dovesse accogliere e fare sua "la nostra proposta almeno ci consentano di fare il referendum" propositivo di una legge "che ora non e' previsto dalla Costituzione".

"Occorre una riforma globale", perche' le riforme istituzionali ora all'esame del Senato "da sole non bastano", perche' "le riforme senza il presidenzialismo non risolvono i problemi. Ho detto forse troppe volte, stancandolo, a Renzi che vogliamo le riforme". "Anche il presidente Renzi in un'intervista ha detto: 'il sistema semipresidenzialista e' un punto di riferimento di larga parte della sinistra'. Io ho avuto modo di accennarne a Renzi in due occasioni e lui non ha escluso, ha detto 'forse non e' il momento adesso'".

"Renzi e il governo di sinistra accolgano questa nostra proposta, allora noi ripresenteremmo gli emendamenti gia' presentati. Se ci fosse accordo su questi emendamenti, che si possono anche cambiare, si darebbe al Paese un sistema snello".

Altro...

Pensioni, il Csm lancia l'allarme contro l'uscita anticipata dei giudici

Sergey Mercoledì, 18 Giugno 2014

Cresce l'allarme nelle alte magistrature per il taglio, annunciato da Renzi, dell'età pensionabile per i magistrati. Il decreto Renzi uscito dal Consiglio dei ministri lo scorso venerdì prevede infatti l'abrogazione del trattenimento in servizio, una norma che consente ai giudici di restare sul posto di lavoro sino ai 75 anni. Kamsin.

Ma dal Csm si levano gli scudi: "se sarà approvata così com'è uscita dal Consiglio dei ministri, sarà un terremoto". A rischio, secondo l'organo di autogoverno degli ermellini, sarebbe l'operatività di molti distretti giudiziari come Milano (a superare la soglia dei 70 anni, ci saranno ben 14 magistrati con incarichi direttivi, tra cui il capo della procura Edmondo Bruti Liberati), e poi Venezia, Torino, Napoli e Roma.

Rispetto al progetto originario di far scattare la tagliola del pensionamento a 70 anni, senza alcuna gradualità, il testo in Consiglio dei ministri è stato però temperato in parte. Infatti i magistrati che, alla data di entrata in vigore della legge di conversione, avranno compiuto 70 anni potranno rimanere in servizio fino al 31 dicembre del 2015, e non fino al 31 Ottobre 2014 come prevede la regola generale. Ma il bonus varrà solo nel caso in cui ricoprano incarichi direttivi e semidirettivi. Ed è proprio questa norma che è al centro delle polemiche perchè riservare un trattamento diverso ai magistrati ultra-settantenni, a seconda che ricoprano o meno incarichi di vertice, fanno notare da Palazzo dei Marescialli, sarebbe in contrasto con il principio costituzionale per cui i magistrati si distinguono solo per diversità di funzioni.

Secondo i numeri del Csm sono ben 445 le toghe vicine alla pensione su 9.410 in servizio; 308 avranno i requisiti entro il 31 dicembre prossimo e altri 137 nei due anni successivi. Tra i colpiti c'è anche la Suprema Corte di Cassazione: qui sarebbero 68 le toghe che sarebbero chiamate a lasciare l'incarico tra cui il Presidente Giorgio Santacroce. Il drastico abbassamento dell'età limite per lasciare l'incarico sta dunque mettendo in allarme l'organo di autogoverno delle magistrature. Su sollecitazione di Riccardo Fuzio, presidente della sesta sezione, il comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli ha aperto infatti una pratica che sarà discussa oggi al plenum. 

Zedde

Jobs Act, Poletti: ci saranno meno tutele passive sul lavoro, sono tossiche

Eleonora Accorsi Mercoledì, 18 Giugno 2014

Ridurremo sempre di più le tutele passive, che sono tossiche". E' quanto ha precisato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, aggiungendo che questo è "il cambiamento radicale da produrre". Kamsin
Poletti ha poi sottolineato che "siamo intenzionati a produrre" questo cambiamento, che sarà realizzato con gradualità. "Lo faremo nel tempo - ha aggiunto - distinguendo da situazione a situazione. Nulla cambia in trenta secondi".  Il ministro del Lavoro ha inoltre spiegato che il nuovo sistema sarà costruito con la delega sul lavoro. "Tratteremo la materia lì dentro", ha affermato. Uno dei capisaldi sarà la "riforma degli ammortizzatori", che introdurrà un "profondo cambiamento" attraverso la "chiara idea" di passare dalle politiche passive del lavoro a quelle attive. "Questo percorso - ha rimarcato Poletti - lo faremo coerentemente". L'intenzione è di attrezzarsi affinché "siano rispettate le regole che saranno stabilite".

Il ministro non è entrato nel merito delle modifiche alle attuali tutele passive, per esempio Aspi, mobilità o cassa integrazione, ma ha precisato che "nel momento in cui ci sono gli obblighi, ci saranno anche le sanzioni. Altrimenti non sono obblighi, ma inviti".

Zedde

Riforme: i tre percorsi di Berlusconi per presidenzialismo

Redazione Mercoledì, 18 Giugno 2014
- Roma, 18 giu. - "Vogliamo le riforme ma vogliamo delle buone riforme. La nostra strategia comporta tre percorsi paralleli: ripresentazione in Senato dei nostri emendamenti per l'elezione diretta del Capo dello Stato. Secondo: presentazione di una proposta di legge costituzionale. Terzo: un referendum con cui chiedere ai cittadini se approvano la scelta presidenzialista". Lo ha detto Silvio Berlusconi, spiegando che il presidenzialismo non e' una 'conditio sine qua non' per fare le riforme "No, perche' abbiamo preso un impegno sul titolo V, riforma Senato e legge elettorale e noi manteniamo gli impegni". .

Berlusconi: FI opposizione a Renzi, troveremo accordo su riforme

Redazione Mercoledì, 18 Giugno 2014
- Roma, 18 giu. - "Io voglio con forza disdire le accuse di chi ci dice che non abbiamo una posizione chiara, che non siamo ne' carne ne' pesce: siamo opposizione a un governo di sinistra, tenuto in piedi, ahime', da una stampella di 30 senatori eletti con noi". Lo ha detto Silvio Berlusconi in conferenza stampa. "Renzi mi fa sapere di essere disponbile a un nuovo incontro, ma insiste affinche' il nostro capogruppo e la signora Boschi si vedano per cercare con decisione un punto che vada bene ad entrambi" sull'elezione dei senatori, ha aggiunto Berlusconi. "Renzi e il governo di sinistra accolgano questa nostra proposta, allora noi ripresenteremmo gli emendamenti gia' presentati. Se ci fosse accordo su questi emendamenti, che si possono anche cambiare, si darebbe al Paese un sistema snello", afferma Silvio Berlusconi. "Forza Italia mantiene gli impegni assunti con il presidente Renzi, c'e' ancora da trovare l'accordo sull'elezione dei senatori e io sono sicuro che lo troveremo". .

Grillo: giornali chiudono? Bene. Meno sono piu' informazione c'e'

Redazione Mercoledì, 18 Giugno 2014
- Roma, 18 giu. - "Il nuovo vento della Rete e della fine, lenta ma implacabile, dell'editoria assistita sta producendo i suoi effetti: la scomparsa dei giornali". Esulta, Beppe Grillo, che dal suo blog definisce la crisi dell'editoria "un'ottima notizia per un Paese semilibero per la liberta' di informazione come l'Italia". "Meno giornali significa infatti piu' informazione", e' la tesi del guru M5S che prosegue con una riflessione dal sapore ambiguo, viste le critiche riservate in passato, e anche nel post di oggi, sul caso Unita': "Licenziamenti sono in corso un po' ovunque da tempo, ma il caso piu' drammatico - dice infatti - e' quello dell'Unita' che ha ormai solo appassionati lettori (forse collezionisti), 20.200 copie vendute nel mese di maggio. I 57 giornalisti hanno preso l'ultimo stipendio ad aprile e hanno terminato in questi giorni i due anni di solidarieta'". "Un augurio per una nuova occupazione va a loro e in particolare alle colonne portanti Oppo e Jop", chiosa. "L'Unita' e' stata messa in liquidita'", cosi' e' scritto sul post che apre il blog di Grillo. "C'e' pero' - e qui il taglio torna inequivocabile - una buona notizia per i trinariciuti, Renzi ha dichiarato 'dobbiamo tutelare un brand, abbiamo bisogno di ripartire...'. Non ha detto pero' con quali soldi. Insomma 'Unita'staiserena', il bacio della morte. Il direttore del giornale Bonifazi ha precisato su Renzi 'mai parlato con lui, i nostri rapporti sono molto british'. Finora l'Unita' aveva avuto con il governo di turno un approccio diverso, molto piu' pragmatico, del tipo 'caccia la grana'. Si prende atto - conclude Grillo - che oggi sia diventato british e meno attento ai finanziamenti pubblici pagati dalle tasse dei cittadini". .
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