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Riforma Pensioni 2015, Damiano: quota 100 soluzione equa. No all'elemosina
“Si rischia di negare un diritto pensionistico trasformando quest’ultimo in assistenza”. Serve un anticipo strutturale dell'età pensionabile con il ritorno al sistema delle quote.
Kamsin Il Presidente della Commissione Cesare Damiano boccia l'ipotesi di introdurre un reddito minimo garantito per le persone tra i 55 e 65 anni che il presidente dell’Inps ha annunciato in arrivo pe il mese di giugno. “Non credo che dare loro un trasferimento, che sara’ basso – dice Boeri – li esponga al rischio di non mettersi in cerca di un lavoro”. Si tratta di persone che “difficilmente trovano un nuovo impiego (solo il 10%)”. Ma Damiano sostiene che “corriamo il rischio di intervenire con una misura assistenziale laddove alcuni potrebbero andare in pensione” ovvero si rischia di “negare un diritto pensionistico trasformando quest’ultimo in assistenza”.
L'ex ministro del Lavoro ricorda le due proposte di legge che concedono la possibilita’ di uscire dal mercato del lavoro gia’ da 62 anni con 35 anni di contributi e una leggera penalizzazione sull’assegno pensionistico oppure al perfezionamento della quota 100 con 62 anni e 38 di contributi ma senza alcun taglio all'assegno pensionistico. "Nei prossimi giorni sentiremo il ministro del Lavoro Giuliano Poletti per conoscere le intenzioni ufficiali del governo su questi punti".
Per intervenire sulla fascia indicata da Boeri e che vive disagi di diverso tipo occorre, argomenta Damiano, “disaggregare la platea e differenziare gli interventi sulle diverse situazioni di disagio”. Se ad alcuni sarebbe giusto concedere il diritto ad andare in pensione, agli incapienti per esempio che percepiscono una pensione di 600 euro si potrebbe estendere la misura del bonus di 80 euro.
"Inoltre, nel caso delle pensioni contributive, quindi erogate a fronte di un capitale già accumulato, perché non riconsiderare la questione dell'età minima quale utile strumento di spinta all'uscita dal lavoro dipendente verso nuove attività e di sostituzione tra generazioni? Di fatto, la lotta alla pensione di anzianità non si giustifica più in un pieno e coerente sistema contributivo. Quanto è stato accumulato dal singolo correttamente deve essere tradotto in quanto spettante, poco o tanto che sia, soltanto in relazione all'età raggiunta e a un minimo di anzianità accumulata" ha detto Damiano.
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730 precompilato, la dichiarazione già trasmessa si corregge al Caf
Per eventuali correzioni occorre presentare una dichiarazione integrativa al Caf o al professionista oppure trasmettere un modello Unico correttivo nei termini o integrativo.
Kamsin La dichiarazione dei redditi precompilata potrà essere accettata, integrata ed inviata alle Entrate a partire dal 1° maggio e sino al 7 luglio. Sino ad allora i contribuenti potranno solo accedere, tramite i pin dispositivi, al modello redatto dall'Agenzia per prenderne visione. Bisogna quindi attendere ancora alcuni giorni prima di poter concretamente inviare il modello all'amministrazione finanziaria e fruire delle agevolazioni sui controlli.
Ricordiamo che il primo passo della rivoluzione verso un fisco digitale varata dal governo, però, interesserà solo i contribuenti che nel 2014 hanno percepito redditi da lavoro dipendente o da pensione per i quali l’Agenzia delle Entrate ha ricevuto dai sostituti d’imposta la Certificazione Unica 2015 e che l'anno scorso hanno presentato il modello 730 oppure, pur avendo i requisiti per presentare il 730, hanno presentato il modello Unico o Unico Mini.
La dichiarazione viene predisposta anche per coloro che per l’anno 2013 hanno presentato, oltre al modello 730, anche i quadri RM, RT, RW del modello Unico. Niente precompilata, invece, se per il periodo d’imposta precedente il contribuente ha presentato dichiarazione integrativa o correttiva per la quale è ancora in corso l’attività di liquidazione da parte dell’Agenzia delle Entrate. Dovranno ricorrere alle vie ordinarie anche i lavoratori con partita iva e comunque coloro che non sono in possesso dei requisiti per la presentazione del 730.
Le rettifiche al 730 seguono il canale ordinario. Attenzione poi agli errori. Una volta trasmesso il modello il contribuente non può infatti inviare una nuova dichiarazione precompilata (neanche entro il 7 luglio, cioè se c'è ancora tempo prima dello spirare dell'ultima data utile per inviare il modello). Pertanto, per eventuali correzioni occorre presentare una dichiarazione integrativa al Caf o al professionista oppure trasmettere un modello Unico correttivo nei termini o integrativo.
In pratica se il contribuente riscontra errori o si accorge di non aver indicato tutti gli elementi in dichiarazione, può presentare un modello 730 integrativo “a favore” (maggior credito o minor debito) rivolgendosi a un Caf o a un professionista abilitato, anche se ha presentato direttamente il modello 730 precompilato o tramite sostituto d’imposta.
Il modello 730 integrativo non può però essere presentato direttamente all’Agenzia delle Entrate dal contribuente, salvo il caso in cui sia necessario modificare i dati del sostituto, o indicarne l’assenza, se l’Agenzia non è riuscita a comunicare il risultato contabile al sostituto d’imposta. In alternativa il contribuente può presentare un modello Unico correttivo nei termini o integrativo.
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che attraverso un link presente sul sito internet delle Entrate. Quattro le vie disponibili per ottenere il Pin: direttamente online dal sito dell'Agenzia delle Entrate; per telefono tramite il call center; in un qualsiasi ufficio dell'Amministrazione finanziaria; con la Carta nazionale dei Servizi. Per ottenere l'abilitazione ai servizi telematici occorre connettersi all'homepage del sito www.agenziaentrate.it (Area Riservata) e digitare il reddito complessivo indicato nella dichiarazione presentata nel 2014 e il codice fiscale. Gli stessi dati sono richiesti al contribuente che fa richiesta del Pin per telefono al call center al numero 848.800.444. In entrambi i casi il sistema fornirà subito la prima parte del Pin (le prime 4 cifre). Entro 15 giorni il contribuente riceverà al proprio domicilio una lettera con le ultime sei cifre del Pin e la password di primo accesso. Per chi fa richiesta del Pin in ufficio, il contri
buente riceve le prime quattro cifre del codice, la password provvisoria e il numero della domanda di abilitazione, da conservare per completare l'abilitazione attraverso il Web. Per ottenere la seconda parte del Pin il contribuente deve collegarsi al sito internet dell'Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.it) e accedere ai servizi di Fisconline inserendo il "nome utente" (il codice fiscale) e la password riportata nel foglio che gli è stato consegnato in ufficio. Successivamente, al primo accesso, il sistema chiede al contribuente di cambiare la password inserendone una nuova (quella provvisoria va comunque conservata). Per completare la registrazione al servizio telematico Fisconline e ricevere le ultime 6 cifre del Pin basta poi selezionare la funzione «Per coloro che hanno richiesto il Pin ad un ufficio» nella sezione «Profilo utente», inserire il numero della domanda di abilitazione e cliccare su «invia». La
),:q5 ADDIO ALLE CARTE In aumento l'utilizzo del web per le dichiarazioni
seconda parte del Pin e la password iniziale di accesso sono inviate per posta al domicilio del contribuente esclusivamente nel caso in cui a fare richiesta di abilitazione ai servizi telematici in ufficio è un delegato. Quanto ai contribuenti in possesso di «Smart Card/Cns», questi beneficiano di una procedura semplificata. Il sistema dopo aver effettuato i controlli sulla Carta nazionale dei servizi inserita nel lettore, fornirà immediatamente al contribuente il codice Pin e la password per l'accesso a Fisconline. Quando il contribuente smarrisce la password è possibile ripristinarla. Per farlo è necessario accedere alla funzione «Ripristina password» nell'area Entratel/Fisconline della home page del sito delle Entrate inserendo il codice Pin e la password iniziale. Chi non trova nemmeno la password iniziale deve chiedere in uno degli uffici dell'Agenzia di annullare l'attuale abilitazione e domandarne una nuova.
Pensioni, nelle Pa scatta il recesso d'ufficio anche prima dei 62 anni
Le Amministrazioni pubbliche potranno collocare in quiescienza forzosa il dipendente al perfezionamento della massima anzianità contributiva anche prima del 62° anno di età. Ma sino al 2017.
Kamsin Sino al 2017 le Pa potranno spedire a casa i dipendenti che raggiungono un diritto a pensione anticipata anche prima dei 62 anni. Lo chiarisce il Dipartimento della funzione pubblica, con la nota 16/4/2015 n. 24210, in risposta ad un quesito posto dal comune di Brescia. Il chiarimento si è reso necessario per approfondire l'impatto dell'articolo 1, comma 113, della legge 190/2014 sulla normativa che consente alle Pa di risolvere facoltativamente il rapporto di lavoro per esigenze organizzative quando il lavoratore abbia raggiunto un diritto a pensione anticipata.
L'articolo 1, comma 5, del dl 90/2014 (riforma Madia) ha infatti previsto che le amministrazioni pubbliche possono attivare la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro nei confronti del personale soggetto alla nuova disciplina pensionistica, quando detto personale abbia acquisito il requisito contributivo per la pensione anticipata (per il 2015: 42 anni e 6 mesi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne, mentre per il triennio 2016-2018 si passa a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne), a condizione che dipendente non abbia un'età anagrafica che possa farlo incorrere in penalizzazioni sull'importo della pensione.
In sostanza, come chiarito dalla circolare della funzione pubblica 2/2015, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro, ai sensi della riforma Madia, non può avvenire prima del compimento dei 62 anni d'età.
Il diritto a pensione deve essere raggiunto entro il 2017. Sul tema però è tornato l'articolo 1, comma 113, della legge 190/2014, ai sensi del quale le disposizioni contenute nella «riformaFornero» delle pensioni e, in particolare l' articolo 24, comma 10, terzo e quarto periodo, del dl 201/2011 «non trovano applicazione limitatamente ai soggetti che maturano il previsto requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017».
Palazzo Vidoni, dunque, chiarisce che combinando le varie disposizioni tra loro si deve concludere che nel triennio 2015-2017 «non operano più le penalizzazioni previste dall'art 24, comma 10, del dl n. 201 del 2011, convertito in legge n. 214 del 2011, per quei dipendenti che accedono alla pensione anticipata prima del compimento dei 62 anni di età». Questo consente alle p.a., per il triennio 2015-2017, di attivare con maggiore agilità la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro, utile per sbloccare il turnover e favorire il ricambio generazionale.
Gli effetti. La nota spiega che qualora il dipendente abbia maturato il requisito contributivo per la maturazione del diritto alla pensione anticipata in data antecedente al 1° gennaio 2015 e tale dipendente sia in servizio perché di età anagrafica inferiore ai 62 anni, l'amministrazione di appartenenza potrebbe comunque disporre la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con preavviso di 6 mesi e senza penalizzazioni per l'interessato, purché successivamente al 1° gennaio 2015.
Laddove il dipendente maturi i suddetti requisiti contributivi entro il dicembre 2017, anche con età inferiori a 62 anni, anche in questo caso la risoluzione del rapporto di lavoro non comporterebbe penalizzazioni, nonostante la decorrenza dell'assegno di pensione ricada successivamente al 31/12/2017. Le penalizzazioni torneranno operative a partire dal 1° gennaio 2018, fatto salvo, appunto, il caso della maturazione del requisito della pensione anticipata entro il 31/12/2017.
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Pensioni, scoperto falso cieco: in 10 anni si porta a casa 122mila euro
Quasi 700 euro al mese tra pensione di invalidità civile e indennità di accompagnamento erogate dall'Inps ad un falso cieco. Protagonista della vicenda è un uomo residente a Rho, che i militari del Comando provinciale della Guardia di finanza hanno pedinato per settimane, nell'ambito di un'inchiesta sui falsi invalidi. Secondo i finanzieri l'uomo, pur essendo invalido al 100 per cento, era in grado di recarsi da solo in un centro commerciale, senza guida né bastone, e leggere le etichette dei prodotti esposti. E una volta completati gli acquisti, sistemare i sacchetti nel baule dell'auto, prima di mettersi alla guida.
La finzione va avanti da almeno dieci anni, periodo in cui - secondo le stime dei finanzieri - l'uomo avrebbe percepito complessivamente senza averne diritto almeno 122mila euro, destinati a chi disabile lo è veramente. L'inchiesta, coordinata dalla procura e condotta anche grazie a riprese audiovisive, ha finora permesso all'autorità giudiziaria di indagare l'uomo per truffa aggravata. Anche ora che sono arrivati a formulare una formale denuncia, i militari non si fermano: gli accertamenti nei confronti dell'uomo vanno avanti. Si vuole capire se, dal 2005 a oggi, fingere la disabilità gli abbia portato altri vantaggi indebiti oltre alla percezione della doppia indennità.
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Riforma Pensioni, Poletti appoggia il reddito minimo per gli ultra 55enni
A Giugno le proposte dell'Inps per garantire un sostegno economico ai lavoratori ultra 55enni che hanno perso il posto di lavoro e si trovano in condizione di bisogno.
Kamsin "L'idea di introdurre un reddito minimo tra i 450 e i 700 euro al mese per gli ultra 55enni che hanno perso il lavoro è interessante". Così ha commentato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti alle dichiarazioni di Tito Boeri, neo Presidente dell'Inps. L'istituto presenterà entro giugno una serie di progetti sulle pensioni e sull'assistenza sociale nel cui ambito troverà posto anche l'introduzione di un reddito minimo peri cittadini indigenti nella fascia di età tra i 55 ei 65 anni, misura che dovrà essere senza aggravi per il bilancio dello Stato.
Il numero uno dell'Inps non ha chiarito però ancora i criteri di erogazione del reddito di sostegno. Ma ha detto che l'importo dell'assegno «sarà basso» e non ci sarà quindi il rischio che chi lo riceve smetta di cercare il lavoro. Il problema è che sopra i 55 anni chi perde l'impiego ha molte difficoltà a trovarne un altro, ci riesce solo il 10%. E con l'età della pensione ancora lontana il rischio di cadere sotto la soglia di povertà è molto consistente. Negli anni della crisi è stata proprio l'area dei disoccupati "anziani" a soffrire di più, insieme ai giovani.
Da qui la decisione Inps di avanzare una proposta a governo e Parlamento finanziata con risorse da «reperire all'interno dell'istituto», ha spiegato Boeri. L'obiettivo sarebbe quello di sostenere tutti i 55-65enni sotto una certa soglia di reddito familiare, probabilmente sotto gli 8mila euro di reddito annuo (i cd. incapienti) con un sostegno minimo per traghettarli al traguardo pensionistico. Un sostegno tuttavia che, secondo quanto si apprende, non avrà copertura figurativa come avviene invece oggi per Cig e Naspi e dunque con un pregiudizio inevitabile sull'importo dell'assegno pensionistico. In definitiva secondo i dati Istat a fine 2014 i disoccupati over 55 erano oltre 230mila: garantire alle fasce piu' disagiate un assegno medio di circa 600 euro al mese costerebbe circa 1,5 miliardi l'anno.
Quanto alla proposta complessiva attesa per giugno, ha spiegato Boeri, «sarà organica e riguarderà sia aspetti assistenziali sia previdenziali». Boeri punta però anche a un meccanismo per rendere più flessibile l'età del pensionamento permettendo un accesso anticipato in cambio di un vitalizio più basso. Misura questa che andrebbe incontro anche ai disoccupati ultrasessantenni e che, se confermata, lancia un assist alle proposte in discussione alla Camera sostenute in particolare dalla minoranza dem che intendono introdurre un'età flessibile per il pensionamento a partire dai 62 anni. «C'è un problema con chi è avanti con l'età e perde il lavoro», conferma il ministro Poletti, dobbiamo trovare una soluzione» e quella del reddito minimo «è interessante». «L'Inps è un grande istituto, ha elementi di analisi e lavora col ministero. Questo tipo di proposte è sicuramente una delle cose che può fare».
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Riforma Pensioni, Damiano: il tesoretto aiuti esodati ed incapienti
Se ci sono “tesoretti” utilizziamoli per aggredire la poverta’ crescente con interventi mirati. Sarei contrario a parlare genericamente di un reddito di cittadinanza che puo’ andare bene per le famiglie segnate da un disagio endemico, con i genitori disoccupati e con i figli a rischio di abbandono scolastico, alle quali bisogna garantire una vita dignitosa”. Lo dichiara in una nota il Presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano. "Altra situazione – prosegue – e’ quella caratterizzata dai pensionati “incapienti”, quelli che arrivano al massimo ai 600 euro al mese e che sono quasi sei milioni di cittadini ai quali, ad esempio, andrebbe gradualmente esteso l’aumento degli 80 euro gia’ erogato ai lavoratori dipendenti”. “Infine – conclude Damiano – l’area della nuova poverta’ puo’ essere ridotta se consentiamo, introducendo un criterio di flessibilita’ nel sistema pensionistico, l’uscita dal lavoro a partire dai 62 anni con 35 di contributi ed una lieve penalizzazione dell’assegno pensionistico
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Vittime del dovere e del terrorismo, Ncd: ora equiparazione dei benefici ai superstiti
"E' necessario superare la differenza di trattamento tra vittime del dovere, del terrorismo e del servizio cui attualmente è sottoposto il personale di una stessa Amministrazione".
Kamsin Ad oggi, nonostante il principio equiparatore enunciato dal legislatore nel 2005, continua a permanere una disparità di trattamento in materia di benefici attribuibili ai superstiti delle vittime del dovere, del terrorismo e di servizio, non più ora giustificabile dal punto di vista giuridico né, da sempre, sul piano etico. Lo ricordano in una nota i Capigruppo di Ncd alla Camera dei Deputati.
Tali discrasie risultano, ad esempio, evidenti tra i superstiti del personale appartenente alle Forze armate, deceduto nell'ambito della stessa missione militare all'estero, destinatario però di trattamenti significativamente differenziati in ragione del riconoscimento quale vittima del dovere ovvero vittima del terrorismo o, addirittura, quale vittima del servizio ai sensi degli articoli 1895 e 1896 del decreto legislativo n. 66 del 2010, in quanto la specificità delle funzioni istituzionali affidate alle Forze armate in tali contesti, caratterizzati da situazioni di crisi o instabilità che compromettono le condizioni essenziali di convivenza o mettono a rischio la sicurezza internazionale, sono assai differenziate e, mancando una norma che sancisca l'identico trattamento per gli eventi luttuosi accaduti nei teatri operativi, spesso devono essere ricondotte alle diverse, non confacenti fattispecie di cui alle varie norme in materia di vittime.
Peraltro, è recentemente intervenuta in materia di benefici alle vittime del terrorismo anche la legge di stabilità 2014, il cui articolo 1, comma 494, prevede dal 1° gennaio 2014 il riconoscimento al coniuge e ai figli dell'invalido portatore di una invalidità permanente non inferiore al 50% a causa dell'atto terroristico subito, anche se il matrimonio sia stato contratto successivamente all'atto terroristico e i figli siano nati successivamente allo stesso, del diritto allo speciale assegno vitalizio, non reversibile, di 1.033 euro mensili di cui alla legge n. 206 del 2004 nonché all'assegno vitalizio, non reversibile, di 500 euro di cui alla legge n. 407 del 1998.
Sarebbe pertanto utile una previsione normativa atta a risolvere l'attuale disparità di trattamento tra le varie categorie di vittime e che concluda il processo di completa equiparazione delle vittime del dovere e loro equiparati alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, garantendo a tutti gli stessi benefici, anche con particolare riguardo al personale deceduto o rimasto permanentemente invalido nel corso delle missioni militari all'estero.
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Riforma pensioni, reddito minimo per gli ultra 55enni. Ecco la proposta dell'Inps
Il Neo-presidente dell'Inps conferma un'operazione per garantire un reddito minimo a chi ha perso il lavoro tra i 55 e i 65 anni. Asticella entro un massimo di 1,5 volte l'importo dell'assegno sociale.
Kamsin Un sostegno economico oscillante tra 450 e 700 euro al mese per 13 mensilità per gli ultra 55enni senza lavoro in condizione di disagio economico e a cui mancano pochi anni al raggiungimento dell'età pensionabile. E' questa la sintesi della proposta che sarà presentata a Giugno a cui sta lavorando il presidente dell'Inps, Tito Boeri per offrire una scialuppa di salvataggio a chi ha perso il lavoro e non ha ancora agganciato i requisiti per la pensione pubblica. "La proposta che farà l'Inps è tuttavia complementare al reddito minimo. Sarei felice se il governo riuscisse a trovare le risorse per finanziare un reddito minimo garantito per tutta la popolazione ma la nostra proposta per ora è mirata a risolvere il problema degli over 55enni rimasti senza lavoro" ha precisato Boeri.
Lo scenario a cui stanno lavorando i tecnici dell'Inps è un reddito minimo per le persone tra i 55 e 65 anni pari a circa 1-1,5 volte l'importo dell'assegno sociale (l'importo dell'assegno partirebbe da un minimo di 450 euro per poi salire in base ai carichi di famiglia e a determinate soglie Isee del nucleo familiare del lavoratore) ed avrebbe un costo di circa 1,5 mld di euro. Una sorta di proroga dell'Asdi, lo strumento coniato dal Jobs Act che entrerà in vigore il prossimo 1° maggio proprio con l'obiettivo di accompagnare chi ha redditi bassi alla pensione pubblica: lo strumento a cui lavora Boeri avrebbe però una durata piu' lunga, sino ad un massimo di due anni, contro i 6 mesi dell'Asdi reputati insufficienti a garantire un'adeguata copertura.
Boeri ha evidenziato che con la crisi «abbiamo avuto una forte crescita di povertà per questa fascia di età ed è quindi necessario introdurre degli strumenti per tutelare queste persone. "Non credo che dare loro un trasferimento, che sarà basso, le esponga al rischio di non mettersi in cerca di un lavoro: si tratta di persone che difficilmente trovano un nuovo impiego (solo il 10%)" ha detto Boeri.
Intanto, ha spiegato Boeri, sui pagamenti di tutte le pensioni il primo del mese «abbiamo trovato l'accordo con le banche». Adesso, ha aggiunto, «aspettiamo il decreto del governo che mi auguro venga varato il prima possibile». Lo ha detto il presidente dell'Inps, Tito Boeri, durante un convegno in Bocconi, sottolineando che «è a costo zero per le banche e per lo Stato, mentre c'è un grande vantaggio per i pensionati».
«Rivendico il diritto di poter fare delle proposte. Non è certamente un modo di violare le regole della democrazia, come qualcuno ha sostenuto», ha sottolineato ancora presidente dell'Inps, in merito al pacchetto di proposte che - assicura - l'istituto presenterà a «governo e parlamento entro giugno». Per Boeri, «un ente come l'Inps ha conoscenze e competenze che può mettere a servizio del paese. Inoltre abbiamo dati importanti che ci permettono di valutare meglio di altri le politiche fatte sin qui in Italia».
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Bonus Assunzioni, Poletti: la misura sarà rinnovata anche nel 2016
Il Contratto a tutele crescenti dovrà necessariamente costare meno rispetto agli altri contratti precari. Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti apre all'estensione degli sgravi contributivi oltre il 2015
Kamsin "Il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti dovrà strutturalmente costare meno degli altri contratti e, quindi, naturalmente si proporrà, per gli anni successivi, un tema di intervento e, quindi, di copertura per garantire questo stato della situazione". Lo ha indicato il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti nel corso del question time che si svolto presso la Camera dei Deputati la scorsa settimana. Il Governo apre quindi all'ipotesi di un taglio strutturale e permanente del costo del lavoro, per le assunzioni a tempo indeterminato proprio per favorire il decollo delle tutele crescenti.
Si punta quindi ad estendere l'incentivo fiscale alle assunzioni stabili effettuate nell'arco del 2016, con un restyling che dovrà inevitabilmente tener conto delle risorse disponibili, essere sostenibile sul versante dei conti pubblici, e dovrà evitare di incorrere nei rilievi della Ue per gli aiuti di Stato. La tipologia di intervento sarà con tutta probabilità diversa rispetto alla maxi-decontribuzione garantita quest'anno (fino a 8mila euro annui di sgravi contributivi per tre anni per chi assume un lavoratore a tempo indeterminato entro il 2015).
L'ipotesi annunciata dal Ministro è subito piaciuta ai presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, rispettivamente Cesare Damiano (Pd) e Maurizio Sacconi (Ap): «Se il governo farà questa scelta troverà il mio pieno sostegno - sostiene Damiano- , è importante confermare anche per il 2016 la decontribuzione e, possibilmente, renderla strutturale. Va evitato l'effetto controproducente che si avrebbe se il beneficio venisse limitato al solo 2015, con la fiammata di contratti a tempo indeterminato e il successivo ritorno al lavoro precario». Dal Senato, Maurizio Sacconi è «favorevole a tutte le misure che riducano la pressione fiscale sul lavoro".
Poletti ha poi indicato che non ci sono problemi di coperture per il 2015. "Rispetto alle previsioni fatte oggi e all'auspicabile e auspicato aumento del numero dei contratti che saranno convertiti, da contratti precari in contratti a tempo indeterminato, e di nuove sottoscrizioni di contratti, noi siamo in condizione di affermare che le coperture finanziarie necessarie sono tuttora presenti nel nostro bilancio" ha detto il Ministro. Le coperture previste nella legge di stabilità sono pari a 1,886 miliardi di euro per il 2015, 4,885 per il 2016, 5,030 per il 2017, 2,902 per il 2018 e 387 milioni per il 2019.
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Isee 2015, anche le borse di studio vanno dichiarate nella DSU
Secondo l'Inps nella DSU bisogna dichiarare anche le borse di studio, rendite Inail, pensioni estere e i contributi di affitto erogati dai comuni.
Kamsin Isee 2015 ad ampio raggio. La precisa il messaggio Inps 2353/2015 nel quale l'istituto ha riportato, in concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, alcune risposte ai principali quesiti relativi all'interpretazione delle norme e sulle modalità di compilazione dei nuovi moduli che erano stati sollevati dai Centri di Assistenza Fiscale.
Il nuovo Isee è in vigore dal 1° gennaio, per effetto del dpcm n. 159/2013 che ha introdotto le nuove modalità di calcolo dell'indicatore della situazione economica equivalente (Isee) per la concessione di agevolazioni fiscali e tariffarie nonché di benefici assistenziali. Le istruzioni sono contenute nella circolare n. 171/2014. In fase di prima applicazione delle nuove norme, spiega l'Inps nel messaggio n. 2353/2015, numerosi sono stati i quesiti sull'interpretazione delle norme e sulle modalità di compilazione dei nuovi moduli. Quesiti ai quali l'istituto ha risposto di concerto con il ministero del lavoro (Faq).
Mutuo intestato ad altri. In presenza di patrimonio immobiliare all'istituto è stato chiesto se la detrazione del mutuo residuo può essere fatta anche qualora l'intestatario (del mutuo) sia una persona diversa dal proprietario dell'immobile. L'Inps precisa che il debito residuo di capitale preso a mutuo, risultante al 31 dicembre, deve essere portato in detrazione in base alla percentuale di possesso dell'immobile e non con riferimento agli intestatari del mutuo. Quindi, per esempio, se due soggetti acquistano un immobile in comproprietà (50% ciascuno), ma soltanto uno dei due contrae il mutuo per l'acquisto, il relativo capitale residuo al 31 dicembre verrà portato in detrazione da entrambi i proprietari dell'immobile nel limite della loro quota di possesso (50% ciascuno).
Borse di studio, rendite Inail e pensioni. L'Inps indica che anche la pensione di guerra e la rendita Inail devono essere inserite (quadro FC4) perché non sono erogate dall'Inps e, dunque, l'istituto non ne è a conoscenza. Stesso discorso per le borse di studio, come per esempio quelle erogate dall'Ersu (Ente regionale per il diritto allo studio universitario), peraltro prive di certificazione; oppure per esempio quelle erogate dalla regione Sardegna, quando viene rilasciato un Cud a zero ed è presente nelle annotazioni il codice BQ «Redditi totalmente esentati da imposizione». In tutti questi casi, ha precisato l'Inps, gli importi vanno indicati (in FC4) poiché si tratta di redditi esenti da imposte. La stessa conclusione l'Inps fa per la pensione AVS Svizzera: deve essere indicata nella Dsu (quadro FC4). Nel modulo, precisa l'Inps, non è presente la voce «pensioni estere» quindi anche la pensione AVS è soggetta a ritenuta a titolo d'imposta in attesa di modifiche della modulistica, vanno indicate nel campo «redditi di lavoro dipendente tassi esclusivamente all'estero».
Contributo affitto. Nella Dsu va indicato anche il contributo affitto erogato dal Comune, in quanto non costituisce un rimborso spese e non è assimilabile ad una riduzione alla compartecipazione al costo di servizi.
Patrimoni all'estero. E' stato chiesto di sapere come inserire i rapporti finanziari gestiti da intermediari esteri, dal momento la procedura Inps di controllo scarta le Dsu con codice fiscale intermediario estero in quanto «non conforme». L'Inps indica che, in questi casi, può essere inserito il carattere «E» come primo carattere del campo operatore finanziario, seguito da un massimo di 15 caratteri alfanumerici (in caso di indisponibilità del codice fiscale, per operatori per esempio extra Unione Europea, può essere inserito il valore END, dove ND sta per non disponibile). Quanto alla determinazione del dato reddituale per gli immobili detenuti all'estero da soggetti residenti (per esempio redditi fondiari) da indicare nella Dus (quadro FC4) l'Inps ritiene che se lo Stato Estero assoggetta a tassazione gli immobili in Italia deve essere dichiarato l'ammontare netto tassato all'estero; se lo Stato estero non li assoggetta a tassazione, sono esclusi da imposizione anche in Italia.
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