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I lavoratori che fanno ricorso a forme di previdenza complementare potranno riscuotere le somma dai 63 anni sotto forma di rendita godendo di una tassazione agevolata tra il 15% ed il 9% a seconda degli anni di iscrizione al Fondo.


Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA)

Il dizionario di PensioniOggi.it

La Rendita Integrativa Temporanea Anticipata costituisce una delle modalità, contenuta all'interno della legge di Bilancio per il 2017, assieme all'APE, per anticipare la percezione di un reddito per raggiungere la pensione di vecchiaia per i lavoratori che abbiano fatto ricorso, nel corso della propria carriera lavorativa, a forme di previdenza integrative regolate dal Dlgs 252/2005. Il progetto, che nasce per ora a livello sperimentale, dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018, si rivolge ai lavoratori iscritti a forme di previdenza pubbliche obbligatorie (sono esclusi, si noti, gli assicurati presso le casse professionali) in possesso di almeno 63 anni di età, 20 anni di contributi e che si trovano a non più di 3 anni e 7 mesi dal pensionamento di vecchiaia nel regime pubblico obbligatorio e a condizione che maturino un rateo pensionistico nel regime obbligatorio non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo inps (702,65 euro al mese, da determinare al netto della rata di restituzione dell'eventuale Ape richiesto in abbinamento alla RITA). Requisiti che dovranno essere certificati dall'Inps prima della richiesta della RITA (cfr: nota Covip 1174/2017).

L'operazione consiste, in sostanza, in un reddito ponte, erogato non dal settore bancario e assicurativo (come nell'APE Volontario) nè dallo Stato (come nell'APE Agevolato) bensì dal Fondo di previdenza complementare a cui il lavoratore ha contribuito (se, ovviamente, ha aderito a queste forme complementari di previdenza) al prezzo di erodere, interamente o parzialmente (a seconda delle scelte del lavoratore), il capitale accumulato nel fondo complementare.  

L'operazione viene, inoltre, incentivata fiscalmente in modo simile alla tassazione delle rendite erogate dalla previdenza complementare, prevedendo che la parte imponibile della RITA – sia che costituisca l’intero importo della prestazione complessivamente maturata presso il fondo pensione che una quota parte dello stesso – sia assoggettata a tassazione con la ritenuta a titolo d'imposta con l'aliquota del 15 per cento ridotta dello 0,3% per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali sino ad abbassare l'aliquota sostitutiva al 9%. Ai fini dell’applicazione dell’aliquota ridotta, saranno computati fino a un massimo di 15 anche gli anni di iscrizione alla previdenza complementare anteriori al 1° gennaio 2007.

Alla novità potranno accedere i lavoratori del settore privato nonché i lavoratori del settore pubblico sempreché abbiano aderito a fondi pensione o piani individuali pensionistici. Da tale possibilità resteranno, invece, espressamente esclusi gli aderenti ai fondi preesistenti (istituiti prima del 1993) in regime di prestazione definita, in quanto per tali fondi la previsione di un’anticipazione della prestazione potrebbe determinare effetti negativi sull’equilibrio attuariale delle rispettive gestioni. 

L'operazione, come illustra la tavola sottostante elaborata dal Sottosegretario Tommaso Nannicini, è sicuramente interessante ma va valutata con attenzione da parte del lavoratore. La corresponsione anticipata del capitale accumulato se da un lato erogherà un reddito ponte dall'altro andrà ad abbattere parzialmente o integralmente il capitale accumulato nel fondo integrativo consumando quella rendita aggiuntiva che il lavoratore avrebbe goduto una volta raggiunto il pensionamento nel regime obbligatorio. Inoltre per l'erogazione della RITA le forme di previdenza complementari potranno applicare dei costi di gestione che dovranno essere adeguatamente compresi prima dell'adesione.

Di particolare importanza la Rendita Integrativa Anticipata potrà essere riscossa a prescindere dall'adesione all'APE volontaria: il lavoratore avrà, dunque, la massima flessibilità nello scegliere se e quanta parte dell'assegno pensionistico futuro farsi anticipare dallo scoccare del 63° anno di età attraverso l'APE normale. Si pensi ad esempio ad un lavoratore che avrebbe diritto ad una pensione lorda di 2.500 euro al mese. Questi potrebbe decidere di farsi anticipare il 50% del valore netto della pensione tramite l'APE volontario, invece che una percentuale superiore, e chiedere contestualmente l'erogazione anticipata di una parte o l'intera pensione complementare a cui avrebbe diritto attraverso la RITA. Fiscalmente l'operazione "anticipo" è interessante in quanto il reddito derivante dall'APE non concorrerà al prelievo Irpef mentre quello erogato tramite la RITA sarà soggetto ad un prelievo fiscale oscillante tra il 9 ed il 15%.

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Documenti: Nota Covip 1174/2017

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