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Pensioni, La Tunisia attrae i pensionati italiani. Ecco i vantaggi

Spostare la residenza in Tunisia può essere un’opportunità per defiscalizzare ed incrementare il trattamento pensionistico grazie ad una serie di agevolazioni. Soprattutto per gli ex dipendenti pubblici.

In questi ultimi anni, dopo una serie di riforme sia pensionistiche che fiscali che hanno azzoppato il potere d’acquisto dei redditi il numero dei pensionati solleticati dall’idea di trasferirsi all’estero per maturare una pensione più alta è in crescente aumento. Dal 2008 ad oggi il numero delle pensioni erogate all’estero è aumentato in misura significativa come dimostrano i dati dei pensionati italiani all’estero diffuso dall’Inps nel 2014. Il trasferimento della residenza all’estero porta, infatti, l’indubbio vantaggio della defiscalizzazione dell’assegno pensionistico che verrà tassato, grazie ai trattati contro la doppia imposizione stipulati dall’Italia, nel paese di destinazione. E dato che nei paesi esteri la tassazione del reddito da pensione è generalmente più favorevole rispetto all’Italia molti pensionati hanno attuato questo escamotage per incrementare il reddito pensionistico. Si tratta a volte di una decisione sofferta, resa necessaria per mantenere i figli disoccupati in Italia o per non perdere uno stile di vita dignitoso.

Nella ricerca del luogo “ideale” in cui trasferirsi bisogna tenere conto delle regole fiscali locali ed acquistare la residenza nel paese estero che, talvolta, potrebbe essere particolarmente onerosa. In Australia, ad esempio, è necessario aprire un conto corrente con centinaia di migliaia di euro per dimostrare una adeguata autosufficienza economica. Dunque non è un luogo per pensionati con redditi medio-bassi. Oltre a ciò bisogna fare i conti con il potere d’acquisto della valuta locale, e il fattore vicinanza alla madre patria che pesa sui costi del viaggio. Un mix di fattori che rendono la decisione particolarmente difficile e complicata, soprattutto se non si ha qualcuno in loco che possa dare una mano.

Va ricordato anche un altro fattore: mentre i pensionati INPS possono scegliere di trasferirsi in 128 paesi del mondo ottenendo la defiscalizzazione della pensione, i pensionati ex Inpdap (cioè ex lavoratori delle amministrazioni pubbliche, Scuola, Difesa e Sicurezza, Sanità, Enti Locali, eccetera) hanno un ventaglio piuttosto ristretto, limitato a soli 4 paesi (Australia, Tunisia, Senegal e Cile), a meno che non acquisiscano la cittadinanza straniera (per la quale occorrono, di regola, almeno 10 anni); ossia possono, volendo, andare ovunque, ma solo se si trasferiscono in uno di questi quattro Stati potranno godere della propria Pensione Lorda, cioè defiscalizzata dall’Irpef al pari dei pensionati Inps. 

In questo contesto la Tunisia, dunque, appare un’opportunità da prendere in considerazione, come già testimoniano le diverse discussioni aperte nel forum di pensionioggi.it, perché consente anche agli ex dipendenti pubblici di godere della piena defiscalizzazione della pensione. La Tunisia, poi, è vicina all’Italia e gode di un clima particolarmente mite tutto l’anno senza contare che il basso costo della vita determina un incremento significativo del potere d’acquisto della pensione.

I vantaggi fiscali dell'operazione

A questi vantaggi si aggiungono anche ulteriori considerazioni di natura squisitamente fiscale. La legge tunisina n. 2006-85 del 25 dicembre 2006 (art. 35) ha sancito, a partire dall’anno 2007, un regime di abbattimento della tassazione dell’80% sulle pensioni percepite dai cittadini di vari Paesi, tra cui l’Italia, con i quali la Tunisia ha stipulato le convenzioni contro la doppia imposizione. Per attrarre i redditi esteri. In pratica sulla pensione lorda la Tunisia prevede una deduzione dell’imponibile pari all’80%, tassando quindi solo il 20% rimanente. Ad esempio una pensione lorda di 20mila euro annui viene tassata solo per 4mila euro (dato che 16mila euro, cioè l’80% di 20mila euro, vengono portati in deduzione dell’imponibile). Considerando le aliquote vigenti in Tunisia (si veda tabella sottostante) l’imposta netta da pagare sarà pari a circa 558 euro annui, una cifra irrisoria se confrontata con il prelievo fiscale in Italia.

E’ chiaro che quanto più è alta la pensione più i vantaggi diventano interessanti, ma è vero anche che per una piccola pensione il differenziale di tassazione assume ancora maggior valore, tanto più se si considera, che il costo della vita in Tunisia è pari a circa la metà rispetto all’Italia (e scende anche ad un terzo nei generi di prima necessità e del vivere comune).

Il trasferimento all'estero

Per il trasferimento in Tunisia il cittadino italiano deve prima chiedere il permesso di soggiorno abitando effettivamente in Tunisia per almeno 6 mesi + 1 giorno l’anno (anche non continuativi), condizione necessaria per conseguire la residenza in tale paese (e contemporaneamente iscriversi all’Aire, il registro degli italiani residenti all’estero). E’ necessario, inoltre, aprire un conto bancario, sul quale sarà accreditata la pensione percepita dall’Italia. Date queste condizioni, la pensione sarà corrisposta dall’ente previdenziale italiano al lordo, quindi senza ritenute alla fonte, in quanto, in virtù della convenzione fiscale contro la doppia imposizione fiscale, essa sarà tassata non più dallo Stato Italiano ma da quello Tunisino (Art.18 Convenzione bilaterale Italia-Tunisia del 18/5/1979). 

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