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Pensioni, Così l'Ape Sociale è Cumulabile con i Redditi da Lavoro

I beneficiari del sussidio di accompagnamento alla pensione devono far attenzione a non splafonare un reddito di 8mila euro annuo.  

 I beneficiari dell'Ape sociale devono prestare attenzione circa la possibilità di svolgere attività lavorativa durante la percezione del sussidio di accompagnamento alla pensione. Se il reddito da lavoro superasse, infatti, un determinato limite annualmente stabilito i beneficiari decadranno dalla prestazione (a fatica ottenuta).

Il DPCM numero 88 del 23 Maggio 2017 stabilisce, infatti, la compatibilità solo con attività da lavoro dipendente o da collaborazioni coordinate e continuative entro un massimo di 8mila euro annui (che scendono a 4.800se si svolge lavoro autonomo). Tale cifra deve essere intesa al lordo delle imposte e dei contributi. Se si prestano attività lavorative entro tali limiti reddituali esse sono, quindi, pienamente cumulabili con l'indennità ape sociale (che non subirà alcuna decurtazione in funzione del reddito conseguito a differenza di quanto accade, invece, con una naspi).  

Resta fermo, però, che al momento della decorrenza del sussidio il lavoratore dovrà cessare l'attività lavorativa (non solo un'attività di lavoro dipendente, condizione richiesta generalmente per andare in pensione, ma anche l'attività autonoma).

La legge dunque consente al percettore di Ape sociale di svolgere per il periodo che lo separa dalla pensione piccole attività per integrare il reddito come ad esempio collaborazioni coordinate, prestazioni occasionali, contratti a chiamata, contratti a tempo determinato, part-time, lavoro domestico, eccetera, senza rischiare di perdere il sussidio. Ai fini della verifica del superamento del limite reddituale annuo previsto dalla legge rilevano, peraltro, esclusivamente i redditi riferiti ad attività lavorativa svolta successivamente alla data di decorrenza dell’indennità. Mentre non vengono presi in considerazione i redditi che il beneficiario potrebbe aver goduto prima della decorrenza dell'Ape sociale. Così, ad esempio, ove l’APE sociale venga erogata con decorrenza1° novembre 2017, ai fini della verifica dei limiti reddituali di 8.000 o 4.800 euro lordi annui, saranno presi in considerazione solo i redditi da lavoro riferiti ad attività lavorativa svolta dal 1° novembre al 31 dicembre 2017.

Se si superano tali limiti annui il lavoratore decadrà dal sussidio, l'APE corrisposta diverrà indebita e l'Inps procederà al recupero di tutte le mensilità durante l'anno in cui il reddito ha splafonato i suddetti limiti. Resta inteso che, una volta conseguita la pensione (e terminata, quindi, l'Ape sociale) la cumulabilità della stessa con i redditi da lavoro torna piena: il pensionato potrà cioè pienamente cumulare il reddito da pensione con quello da lavoro senza alcuna decurtazione.

La comunicazione all'Inps

A differenza di quanto previsto in materia di Naspi, in cui i beneficiari sono tenuti a comunicare il reddito previsto dall'attività, i percettori di APE sociale devono effettuare una comunicazione all'Inps solo in caso di avvenuto superamento dei predetti limiti reddituali ed entro i successivi 5 giorni dal verificarsi di tale superamento. Ove il reddito non superi tale soglia non è necessaria alcuna comunicazione. Nelle ipotesi in cui, successivamente all’erogazione dell’APE sociale, i lavoratori inizino un’attività lavorativa da cui possano derivare, in via presuntiva, dei redditi superiori ai limiti di legge, gli stessi sono tenuti a comunicarlo all'Inps entro 30 giorni dall’inizio dell’attività lavorativa. In tal caso l'Inps provvede alla revoca del trattamento dall’inizio dell’anno in cui si prevede di  superare i limiti reddituali ed al recupero dei relativi indebiti. 

Resta da chiarire se durante il periodo di percezione dell'APe sociale, il lavoratore possa procedere al versamento della contribuzione volontaria. Il periodo di fruizione dell'APE sociale, infatti, non è coperto da contribuzione figurativa e, quindi, se il lavoratore ne avesse la disponibilità economica potrebbe coprirselo ai fini pensionistici con denari di tasca propria. La risposta dovrebbe essere positiva anche se occorre osservare che sulla questione ancora non c'è stato un chiarimento ufficiale da parte dell'Inps.

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