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Naspi, Come il tetto alla contribuzione figurativa influisce sull'importo della pensione

La contribuzione figurativa per il periodo indennizzato dalla Naspi è riconosciuta entro un massimale di retribuzione mensile pari a 1,4 volte il massimale previsto per la prestazione.

La Naspi rischia di incidere sulla misura della pensione. L'articolo 12 del dlgs 22/2015 ha infatti introdotto un limite alla contribuzione figurativa inerente al periodo di godimento della Naspi che può essere tradotta in pensione. Se infatti da un lato il decreto ha confermato che la contribuzione figurativa è rapportata, in linea di principio, alla base retributiva di calcolo della NASpI dall'altro viene fissato un tetto oltre il quale non si potrà andare. Il tetto risulta in 1,4 volte la misura massima mensile, per l'anno di fruizione, della NASpI.

In attesa delle istruzioni applicative da parte dell'Inps la norma, è bene precisare, incide solo sui lavoratori le cui retribuzioni medie mensili siano superiori a 1.820 euro per l'anno 2016 (ossia 1,4 volte il tetto di 1.300 euro, limite valido per il 2016) corrispondendo a questi ultimi una contribuzione figurativa piu' bassa rispetto a quella che sarebbe stata loro attribuita in condizioni "normali" come statuito dall'articolo 8 della legge 155/1981. Per la maggioranza dei lavoratori quindi la norma non avrà effetti: la media degli stipendi di coloro che accedono alla Naspi, secondo le indicazioni del Governo, si colloca infatti intorno ai 1.500 euro; cifra che viene interamente tradotta in contribuzione figurativa senza determinare alcun effetto a livello pensionistico.

Quote Contributive. Chi incappa nel tetto dovrà attendersi, invece, effetti sull'importo della pensione che andrà a percepire. Le conseguenze negative interessano ormai tutti i lavoratori, sia quelli interamente nel contributivo, sia quelli che erano nel sistema retributivo sino al 2011 (o al 1995) dato che, anche nei loro confronti, il sistema di calcolo contributivo è stato esteso a partire dal 1° gennaio 2012. Dato che l'accredito figurativo percepito durante il periodo di disoccupazione sarà rapportato ad un tetto massimo, verrà tradotta in pensione una somma minore rispetto a quanto sarebbe stato ottenuto in assenza della misura. Ad esempio un lavoratore con una media di 3mila euro al mese di stipendio vedrà accreditarsi nel proprio montante contributivo una somma pari a 600 euro di contributi (1.820 x 33% l'aliquota di computo prevista per la generalità dei lavoratori dipendenti) a fronte di circa 900 euro a cui avrebbe avuto diritto in assenza del tetto o con un normale rapporto di lavoro dipendente.  

Quote Retributive. Sulle quote dell'assegno calcolate con il sistema retributivo (cioè la Quota A e B della pensione) c'è invece un apposito meccanismo di salvaguardia (articolo 12, comma 2 del Dlgs citato) secondo il quale le retribuzioni relative ai periodi di contribuzione figurativa per i quali viene applicato il predetto tetto (1,4 volte l’importo massimo della NASPI) vengono neutralizzate, qualora, una volta rivalutate, siano di importo inferiore alla retribuzione media pensionabile ottenuta senza di esse (cfr: Circolare Inps 94/2015).

In sostanza per calcolare le quote retributive A e B della pensione, nel caso di applicazione del tetto massimo, bisognerà verificare se procedere o meno alla neutralizzazione del tetto stesso. Per farlo bisogna, sviluppare separatamente due calcoli: a) il primo riferito alla retribuzione media pensionabile (quote A e B) senza inserire la retribuzione figurativa massima, quindi considerando il periodo indennizzato come neutro: ciò comporta la necessità di andare a ritroso per "recuperare" le retribuzioni di Naspi per totalizzare rispettivamente 260 e 520 settimane necessarie per calcolare la quota A e la quota B di pensione; b) il secondo riferito alla retribuzione media pensionabile inserendo le retribuzioni figurative massime pari a 1.820 euro mensili per il periodo per il quale si è fruito dall'ammortizzatore sociale.

Alla fine si confrontano i due importi delle retribuzioni medie e se il valore del 2° fosse inferiore al 1°, si dovrà prendere in considerazione quest'ultimo ai fini del calcolo delle quote A e B. Se prevalesse, invece, il valore con l'inserimento della retribuzione figurativa, varrebbero le settimane indennizzate (diritto e misura) in corrispondenza delle quali la retribuzione pensionabile sarebbe costituita dalle 1.820 euro mensili, da rivalutare fino alla decorrenza della pensione. Naturalmente quanto sopra detto vale se il lavoratore va in pensione a distanza di pochi anni dalla disoccupazione indennizzata: qualora infatti andasse in pensione dopo altri 10 anni di lavoro le settimane utili al calcolo della quota retributiva non comprenderebbero più i periodi figurativi di Naspi. E quindi la procedura descritta non è più necessaria essendo irrilevante ai fini della determinazione delle quote retributive della pensione. 

In definitiva un lavoratore nel sistema retributivo sino al 2011 non subirà danni, con il passaggio alla Naspi, per quanto riguarda la determinazione della retribuzione pensionabile su cui si calcola la Quota A e della Quota B di pensione; ma subirà comunque una penalità per quanto riguarda quella parte dell'assegno (la Quota C) che dal 2012 è determinata con il sistema contributivo.  

Il diritto alla Pensione. Quanto sopra detto riguarda la determinazione della misura della pensione. Per quanto riguarda il diritto alla pensione bisogna ricordare che le settimane di Naspi, come quelle di Aspi e Mini-Aspi, nonchè della precedente Disoccupazione Ordinaria, sono utili sia ai fini del perfezionamento dei requisiti contributivi per la pensione di vecchiaia (20 anni) che per la pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi; 41 anni e 10 mesi le donne). Per quest'ultima prestazione bisogna tuttavia menzionare che, per i lavoratori iscritti all'assicurazione generale obbligatoria (cioè per i dipendenti del settore privato) bisogna comunque perfezionare un minimo di 35 anni di contributi con esclusione della contribuzione derivante dalle predette prestazioni nonchè dalla malattia e infortunio (cfr: Circolare Inps 180/2014).

Per chi è nel sistema contributivo puro, cioè per i giovani assicurati dopo il 1995, si rammenta che i periodi in parola non possono essere utilizzati (al pari di tutti gli altri contributi figurativi): a) per il perfezionamento dei 20 anni di contributi necessari a conseguire la pensione anticipata all'età di 63 anni e 7 mesi; b) per il perfezionamento dei 5 anni di contributi per ottenere la pensione di vecchiaia a 70 anni e 7 mesi. 

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