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Pensioni, Si punta ad una sospensione della speranza di vita per 15mila

La proposta del Governo ai sindacati: 15 categorie di lavoratori potrebbero essere esentate dal pensionamento a 67 anni.

Ultimi giorni per trovare un'intesa sulla revisione del meccanismo di adeguamento alla speranza di vita. Il Governo ha formulato oggi la propria proposta alle parti sociali per sospendere l'innalzamento dell'età pensionabile almeno per le categorie professionali in maggiore difficoltà. L'operazione dovrebbe coinvolgere circa 15-20mila lavoratori ai quali, in sostanza, dal 2019 continuerà ad essere possibile pensionarsi a 66 anni e 7 mesi invece che con 67 anni. 

L'obiettivo del Governo, come già anticipato da PensioniOggi.it, sarebbe di coinvolgere nel beneficio le undici categorie di lavori gravosi coniati dalla legge 232/2016 (tra cui edili, macchinisti ferrovieri, operatori ecologici, infermieri con lavoro a turni, maestre di asilo, gruisti, camionisti eccetera) più ulteriori quattro categorie composte dai lavoratori che prestano servizio presso impianti siderurgici, i braccianti agricoli, i lavoratori marittimi e i pescatori. Per un totale di 15 mansioni. Ci sarebbe inoltre la disponibilità dell'esecutivo ad una commissione ad hoc con Inps, Istat, Inail i ministeri della Salute, del Lavoro e dell'Economia e forse anche i sindacati, che lavori fino a giugno o anche settembre per definire meglio le platee e le condizioni per il conseguimento del beneficio. Anche perchè le platee che premono per l'inclusione sono destinate ad aumentare: invalidi, disoccupati, addetti ai lavori di cura, metronotte hanno già lanciato diversi moniti sulla rete per non essere dimenticati. L'ipotesi dello stop, inoltre, sarebbe limitata al solo requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia e non al requisito contributivo per la pensione anticipata che, dunque, dal 2019 continuerebbe a crescere. 

Le condizioni

Il beneficio, in ogni caso, non sarà riconosciuto a tutti. I lavoratori dovranno dimostrare di aver svolto le predette mansioni per un determinato periodo di tempo. L'ipotesi è di utilizzare il vincolo di almeno sei anni di attività gravosa negli ultimi sette anni di lavoro prima del pensionamento, condizione attualmente richiesta per godere dell'Ape sociale/precoci, abbinato ad un determinato requisito contributivo che potrebbe essere fissato sui 35-36 anni. Condizioni troppo stringenti secondo la parte sindacale perchè coincidenti con gli attuali destinatari dell'Ape sociale sulle quali ci sarebbe la disponibilità dell'esecutivo però a proseguire il confronto. In ogni caso l'agevolazione dovrebbe riguardare i soli lavoratori dipendenti. Per ottenere il beneficio i lavoratori dovranno comunque farsi certificare dall'Inps il possesso dei requisiti - cioè la condizione di lavoro gravoso svolta per un determinato periodo di tempo - prima della presentazione della domanda di pensione, una procedura complessa e ricca di adempimenti burocratici.  

Da chiarire, inoltre, se la sospensione dall'adeguamento coinvolgerà anche i requisiti per la pensione di vecchiaia standard degli addetti a lavori usuranti e notturni di cui al Dlgs 67/2011. Costoro hanno già ottenuto con l'ultima legge di bilancio la sospensione dell'adeguamento sino al 2026 con riferimento però ai soli requisiti delle quote con un minimo di 35 anni di contributi e 61 anni e 7 mesi di età. L'intevento dovrà essere calibrato con attenzione per evitare che un addetto a mansioni gravose possa pensionarsi con 66 anni e 7 mesi unitamente a 30 anni di contributi mentre un addetto a mansioni usuranti con 30 anni di contributi fosse costretto ad attendere i 67 anni. Insomma le problematiche sottese all'intervento sono notevoli. 

Sindacati: Proposta insufficiente

«La proposta del governo per bloccare l'età di pensionamento non è sufficiente» ha detto il segretario confederale della Uil Domenico Proietti, al termine del tavolo a palazzo Chigi. Dello stesso avviso il segretario confederale Cgil, Roberto Ghiselli: «Siamo ancora su posizioni distanti: se queste restano le condizioni non ci consentiranno neppure di rilanciare» al tavolo delle trattativa. «Ci auguriamo che le cose cambino», ha detto. Più ottimista il segretario confederale Cisl, Gigi Petteni, secondo il quale la proposta «non è sufficiente per un'intesa, ma rispetto a ieri ci sono passi in avanti: fino a quando la trattativa, che è difficile, è aperta c'è speranza». Per giungere ad un'intesa c'è tempo sino al 13 novembre quando si farà il punto politico delle posizioni. 

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