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Il DL 4/2019 ha parzialmente rivisto la disciplina di adeguamento dei requisiti anagrafici agli incrementi della speranza di vita per il diritto alla pensione.

La Speranza di Vita

Il dizionario di Pensioni Oggi

Fortunatamente diversi studi mettono in evidenza come nel corso degli ultimi anni la speranza di vita si sia progressivamente incrementata. Un trend che proseguirà nel futuro. Purtroppo l'effetto non è però positivo per il nostro sistema di pensionamento pubblico che dovrà erogare prestazioni per un periodo di tempo piu' lungo. Per tale ragione il Dl 78/2010 convertito con legge 122/2010 ha previsto dal 1° gennaio 2013, il progressivo innalzamento dei requisiti per l'accesso alla pensione (di vecchiaia ed anticipata) che consentirà di sterilizzare gli effetti dell'allungamento della vita media della popolazione. 

Innalzamento confermato anche dalla Riforma Fornero che, nell'art. 24, comma 12, della legge n. 214/2011, ha previsto che per tutti i requisiti anagrafici previsti dalla legge stessa per l'accesso attraverso le diver­se modalità stabilite al pensionamento, nonché al requisito contributivo per la pensione anticipata, trovano applicazione gli adegua­menti alla speranza di vita.

Gli adeguamenti interessano in linea generale tutte le prestazioni erogate dalla previdenza pubblica obbligatoria (AGO, Gestione Separata, Fondi esclusivi e sostitutivi amministrati dall'Inps) per le quali la legge richiede il perfezionamento di un requisito anagrafico o contributivo per conseguire la prestazione. Si pensi, in particolare, alla pensione di vecchiaia, alla pensione anticipata, ai lavoratori derogati dalla Legge Fornero, al comparto difesa e sicurezza, ai lavori usuranti, ma anche all'assegno sociale. Gli adeguamenti alla speranza di vita non trovano applicazione, di regola, nei confronti degli enti previdenziali privatizzati (le casse professionali) in quanto tali enti non risultano destinatari nè della Riforma del 2010 nè della Legge Fornero e adottano regole proprie in materia di requisiti del pensionamento. Fa eccezione a questa normativa l'Inpgi, che con la Riforma in vigore dal 2017, ha agganciato i requisiti di pensionamento dei giornalisti alla speranza di vita come accade nelle gestioni Inps.

Gli effetti

Il primo adeguamento si è verificato nel 2013 ed è stato pari a 3 mesi (cfr: decreto 6 dicembre 2011) mentre il secondo adeguamento ha avuto luogo nel 2016 ed è stato pari a 4 mesi (cfr: decreto 16 dicembre 2014; Circolare Inps 63/2015). Il terzo adeguamento è scattato il 1° gennaio 2019 in misura pari a 5 mesi (cfr: decreto 5 dicembre 2017; Circolare Inps 62/2018). Da questa data in poi gli adeguamenti hanno cadenza biennale: 2021, 2023, 2025 e così via (gli aumenti sono stimati in circa 2-3 mesi a biennio). Il 20^ rapporto pubblicato nel luglio 2019 relativo alle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio sanitario elaborato dalla RGS  mostra, comunque, una riduzione rispetto allo scenario istat 2011, soprattutto con riguardo al prossimo (biennio 2021-2022) che confermerebbe un aumento nullo dell'età pensionabile.

Sospensione dagli adeguamenti

L'esigenza di fermare il meccanismo di adeguamento nei confronti almeno dei lavoratori impiegati in attività particolarmente gravose od usuranti si è tradotta con l'adozione di alcuni provvedimenti normativi ad hoc negli ultimi anni. In particolare l'articolo 1, co. 206 della legge 232/2016 ha disposto che i quattro adeguamenti calendarizzati dal 2019 in avanti (2019, 2021, 2023 e 2025) non trovano applicazione nei confronti dei lavori usuranti e i lavoratori notturni, cioè dei lavoratori destinatari della normativa di cui al Dlgs 67/2011 che accedono alla pensione con le cd. quote (cioè con 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi più il contestuale quorum 97,6).

L'articolo 1, co. 146 e ss. della legge 205/2017 ha previsto, inoltre, la dispensa dall'adeguamento scattato il 1° gennaio 2019 dei requisiti per la pensione di vecchiaia e della pensione anticipata, nei confronti delle 15 categorie professionali rientranti nelle cd. mansioni gravose nonchè gli addetti alle mansioni usuranti e i lavoratori notturni di cui al Dlgs 67/2011. La dispensa riguarda solo i lavoratori che hanno raggiunto un minimo di 30 anni di contribuzione a condizione che al momento del pensionamento non risultino beneficiari dell'Ape sociale. Mentre non ha trovato applicazione nei confronti del requisito contributivo ridotto a 41 anni per i cd. lavoratori precoci (qui ulteriori dettagli). La disposizione da ultimo richiamata ha introdotto anche alcune limature circa le modalità di calcolo degli adeguamenti alla speranza di vita dal 2021 in poi (qui i dettagli).

L'ultimo intervento in materia è contenuto negli artt. 15 e 17 del DL 4/2019 con il quale il legislatore ha sospeso retroattivamente l'adeguamento scattato dal 1° gennaio 2019 e i successivi tre adeguamenti previsti negli anni 2021, 2023 e 2025 con riferimento, si badi bene, ai soli requisiti per la pensione anticipata. Per tutti i lavoratori, anche coloro non addetti a mansioni gravose o usuranti. Per effetto della disposizione da ultimo richiamata, pertanto, è possibile accedere alla pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi (41 anni e 10 mesi le donne, 41 anni per i cd. lavoratori precoci) sino al 31 dicembre 2026. Da notare però l'effetto di tale innovazione è stato in parte ridotto dall'introduzione, a partire da chi matura i suddetti requisiti dal 1° gennaio 2019, di un meccanismo di differimento nell'erogazione del primo rateo di pensione in misura pari a tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti (cd. finestra mobile).

La tavola

La tavola sottostante evidenzia, pertanto, il probabile andamento degli adeguamenti alla speranza di vita rispetto all'ultima proiezione elaborata dalla RGS sulla base dello scenario demografico 2017. Per quanto riguarda la nuova facoltà di pensionamento con la cd. quota 100 introdotta dal 1° gennaio 2019 in via sperimentale con il predetto DL 4/2019 occorre precisare che la legge ne ha disposto espressamente il mancato adeguamento alla speranza di vita. Pertanto il requisito anagrafico di 62 anni resta confermato anche tra il 1° gennaio 2021 ed il 31 dicembre 2021, data di conclusione della sperimentazione. 

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