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Le Aliquote Contributive determinano la misura annua della contribuzione che deve essere destinata dai lavoratori per finanziare i programmi previdenziali di natura obbligatoria.


Aliquote Contributive

Il dizionario di PensioniOggi.it

 L'aliquota contributiva è la percentuale che deve essere applicata alla retribuzione percepita per determinare il contributo anno da destinare al finanziamento delle prestazioni di sicurezza sociale di natura obbligatoria pagate generalmente dall'Inps o da altri enti previdenziali sia di natura obbligatoria (Casse Professionali, Inpgi) che di natura integrativa (secondo il proprio contratto nazionale di lavoro).

Per quanto riguarda il regime Inps l'aliquota contributiva richiesta dipende da numerosi elementi. Il più importante è rappresentato dalla tipologia di lavoro svolto dall'assicurato (lavoro subordinato, lavoro autonomo, lavoro parasubordinato) gli altri sono l'attività svolta dall'azienda (industriale, commerciale, agricolo); le dimensioni della società (più o meno di 15 dipendenti o 50 a seconda del tipo di contributo da considerare); la configurazione giuridica dell'azienda (società di capitali, società di persone, società cooperativa, ente no profit); la qualifica del lavoratore (dirigente, impiegato, operaio, apprendista, lavoratore agricolo, domestico, eccetera); il fondo previdenziale di iscrizione del lavoratore (es. fondo pensione lavoratori dipendenti, fondo volo, Inpgi, Poste, gestioni ex Inpdap, eccetera). Per ciascun settore attività, infatti, vengono definiti gli importi e le prestazioni che devono essere finanziate con un contributo obbligatorio.

Lavoratori Dipendenti Il sistema descritto, come si intuisce, è molto frammentato ed è lungi dal poter essere descritto in maniera lineare (qui è disponibile la mappa delle aliquote contributive IVS a carico dei lavoratori dipendenti). Volendone in questa sede delineare i tratti fondamentali nell'ordinamento italiano l'aliquota contributiva principale, nonchè più pesante, è quella relativa al finanziamento delle prestazioni pensionistiche di vecchiaia, di invalidità e dei superstiti, la cosiddetta aliquota IVS chiesta a tutti gli assicurati presso forme di previdenza obbligatorie. Tale aliquota garantisce l'erogazione della pensione al raggiungimento dell'età pensionabile nonchè le pensioni di invalidità e quelle ai superstiti. A questa si affiancano altre aliquote contributive destinate al finanziamento delle prestazioni contro la disoccupazione involontaria dei lavoratori subordinati, la malattia, la cassa integrazione guadagni, l'indennità di mobilità, la maternità, il trattamento di fine rapporto, l'assegno al nucleo familiare. La loro somma determina, pertanto, l'aliquota complessiva che deve essere pagata dal lavoratore e dal datore di lavoro sulla retribuzione annua percepita, il peso annuo da sopportare per finanziare le prestazioni di sicurezza sociale previste dall'ordinamento.

L'effettivo versamento deve tener conto anche della retribuzione imponibile percepita dal lavoratore nel rispetto del minimale contributivo e del massimale contributivo, degli eventuali i benefici contributivi stabiliti in favore di determinate categorie di soggetti (es. ultra65enni, minorenni, lavoratori che si trovano in zone svantaggiate), e delle prestazioni anticipate per conto dell'Inps. Inoltre sono previste fasce di retribuzione convenzionale ed aliquote diverse per i lavoratori domestici e i lavoratori italiani occupati in paesi Extra-comunitari con i quali non vigono convenzioni bilaterali in materia di sicurezza sociale. Per i lavoratori subordinati il versamento dei contributi viene effettuato dal datore di lavoro che trattiene sulla retribuzione corrisposta anche la percentuale a carico del dipendente; mentre i lavoratori autonomi provvedono in proprio al versamento dei contributi previsti.

Per i lavoratori subordinati, l'aliquota media IVS da versare annualmente all'Inps è pari a circa il 33% della retribuzione annua lorda: tale aliquota esclude l'accantonamento annuo di trattamento di fine rapporto, circa il 7%, nonché tutte le ulteriori prestazioni stabilite dal contratto collettivo nazionale di lavoro e dagli eventuali regolamenti aziendali (es. fondi integrativi di previdenza, assistenza sanitaria intergrativa, contributo Previndai per i dirigenti, eccetera). E viene pagata per il 9% dai lavoratori ed il restante 24% dal datore di lavoro. Si rammenta che l'aliquota a carico del lavoratore è maggiorata di un punto percentuale ove la retribuzione ecceda il limite massimo di retribuzione pensionabile annua. Si rammenta che nel lavoro dipendente il massimale contributivo sussiste solo con riferimento agli iscritti successivamente al 31.12.1995 ed è pari a circa 100mila euro annui (Cfr: Circolare Inps 11/2016).

Le aliquote contributive di finanziamento non devono essere confuse, in quanto in molti casi diverse, con quelle di computo previste per la determinazione della pensione finale secondo il metodo di calcolo contributivo. Infatti per i lavoratori subordinati l'aliquota di computo è sempre pari al 33%, mentre per gli altri lavoratori l'aliquota di computo è generalmente inferiore.

La tavola sottostante riepiloga le principali aliquote di finanziamento per le prestazioni di sicurezza sociale obbligatorie erogate nei confronti della generalità dei lavoratori dipendenti (operai, impiegati e dirigenti) nel 2016.

Le aliquote contributive dei lavoratori autonomi
Le aliquote contributive dei lavoratori autonomi sono diverse rispetto a quelle previste per il lavoro dipendente. Esse variano in relazione al tipo di attività svolta, alla figura del lavoratore considerato e all'età dello stesso soggetto. In generale l'aliquota contributiva per il finanziamento delle prestazione di vecchiaia, invalidità e superstiti nonchè delle prestazioni di maternità risultano strutturalmente più basse rispetto al lavoro dipendente. E questo determina, soprattutto con il passaggio al sistema di calcolo contributivo, un prestazione pensionistica inferiore rispetto al lavoro dipendente.

Per gli artigiani e commercianti le aliquote contributive sono state riviste al rialzo dalla legge 201/2011 in modo da raggiungere il 24% dei redditi d'impresa denunciati ai fini Irpef per l'anno al quale i contributi stessi si riferiscono (Art. 3-bis del Dl 384/1992). Il sistema risulta però caratterizzato dalla presenza di un minimale contributivo che si sostanzia in un importo minimo sul quale devono, in ogni caso, essere calcolati e corrisposti i contributi minimi a prescindere, cioè dal reddito. Ma esistono talune agevolazioni previdenziali per i lavoratori ultra65enni titolari di pensione (art. 59, co. 15 della legge 449/1997); per i lavoratori che hanno aderito al regime forfettario (art. 1, co. 76-84 della legge 190/2014; Cfr: Circolare Inps 35/2016) e per gli affittacamere e per i produttori di assicurazione di terzo e quarto gruppo che, come noto, non sono tenuti al rispetto del minimale (cfr: Circolare Inps 12/2004). Il sistema di calcolo percentuale appena indicato risulta completato dalla presenza di un massimale contributivo pari a circa 76mila euro per chi è nel sistema misto e di circa 100mila per i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31.12.1995 (cfr: Circolare Inps 15/2016).

Gestione Separata Nella gestione separata dell'Inps il sistema del minimale opera in senso diverso rispetto alla gestione dei commercianti e degli artigiani. Il lavoratore, infatti, versa un contributo sempre rapportato al reddito annuo prodotto e quindi il versamento può anche risultare inferiore al minimale: in tal caso i  mesi di assicurazione da accreditare vengono ridotti in proporzione alla somma versata e vengono attribuiti temporalmente al periodo corrispondente a partire dall'inizio dell'anno solare sino a concorrenza del periodo riconoscibile (Circolare Inps 13/2016).

Ancora differenti le aliquote contributive dei lavoratori autonomi del settore agricolo. La loro base imponibile deve essere convenzionalmente stabilita tentendo conto di tre distinti parametri che, combinati tra loro, determinato il reddito convenzionale sul quale devono essere calcolati e corrisposti i contributi previdenziali. I parametri sono il reddito agrario dei terreni, il numero delle giornate convenzionalmente attribuite in base al reddito agrario medesimo, la retribuzione media giornaliera rilevata annualmente per ogni provincia con decreto del ministero del lavoro. Il parametro principale è il reddito agrario del terreno suddiviso in quattro fasce la cui individuazione è riportata nell'Allegato D della legge 233/1990 come modificato dal Dlgs 146/1997. Per determinare la base imponibile contributiva convenzionale corrispondente a ciascuna fascia occorre moltiplicare il numero di giornate corrispondenti alla singola fascia di reddito agrario per l'importo della retribuzione giornaliera (Cfr: circolare Inps 93/2016). Sul valore così determinato si applicheranno le aliquote contributive (si veda tavola sottostante per un riepilogo).

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