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I pensionati ultra70enni in condizione di disagio economico possono ottenere un incremento della pensione sino a 638 euro al mese. 

L'incremento al milione

Il dizionario di Pensioni Oggi

L'incremento al milione è una particolare maggiorazione sociale, introdotta dal 1° gennaio 2002,  dall'articolo 38 della legge 448/2001 che spetta ai pensionati ultra70enni titolari di prestazioni previdenziali ed assistenziali che si trovano in condizione di disagio economico. L'incremento viene erogato adeguando il trattamento pensionistico spettante, a determinate condizioni di età e di reddito, sino a fargli raggiungere la cifra pari al milione delle vecchie lire (attualmente con gli adeguamenti all'inflazione il valore è pari a 638 euro al mese).

L'aumento in questione viene riconosciuto ai i titolari di trattamenti previdenziali a qualsiasi titolo erogati dall'assicurazione generale obbligatoria e dai fondi ad essa sostitutivi od esclusivi (comprese le pensioni ai superstiti); il beneficio è riconosciuto anche ai titolari di prestazioni assistenziali quali l'assegno sociale, la pensione sociale, la pensione di inabilità civile (invalidi totali), la pensione per i ciechi civili assoluti e i sordomuti. Per ottenere la maggiorazione è necessario, di regola, avere un'età anagrafica di almeno 70 anni anche se questo requisito può essere ridotto, fino a un massimo di 5 anni, di un anno ogni 5 anni di contribuzione fatta valere al pensionato. Nell'ipotesi in cui l'ultimo quinquennio valutabile non sia completo, è sufficiente che la contribuzione sia pari o superiore alla metà del quinquennio medesimo. Per quanto riguarda i ciechi civili, gli invalidi civili totali, i sordomuti ed i titolari di pensione di inabilità previdenziale (legge 222/1984), il requisito anagrafico per fruire dei benefici incrementativi viene ridotto a 60 anni. L'importo dell'aumento, quindi non è fisso ma è variabile in funzione dell'assegno base percepito dall'interessato.

Per ottenere il beneficio non è necessaria la titolarità di una pensione integrata al trattamento minimo  e, pertanto, possono conseguire l'adeguamento, in presenza delle condizioni richieste, anche gli assegni di importo superiore al trattamento minimo. Ovviamente, sono escluse dal diritto all’incremento le pensioni di importo superiore a 638 euro mensili (1 milione di lire) (Circolare Inps 44/2002).

Per ottenere la maggiorazione il reddito annuo del richiedente deve risultare inferiore a 8.298,29 euro (valore 2016); per i beneficiari coniugati e non effettivamente e legalmente separati il reddito annuo, cumulato con quello del coniuge, deve essere inferiore a 14.123,20 euro  (valore 2016). Si ricorda che l'importo dell'aumento deve essere determinato in misura tale da non comportare il superamento dei limiti di reddito previsti della concessione del beneficio. Pertanto se redditi di cui soggetti titolari sono tali che, se applicato per intero l'aumento dovuto, si superano i limiti di reddito previsti per avere diritto all'aumento medesimo, l'importo della maggiorazione sarà determinato dalla differenza tra l'ammontare del limite di reddito ed il reddito percepito dal richiedente diviso 13 mensilità.

Ai fini della concessione della maggiorazione in questione non si tiene conto del reddito della casa di abitazione di cui e proprietario il pensionato o il coniuge, le pensioni di guerra, l'indennità di accompagnamento, l'importo aggiuntivo, i trattamenti di famiglia (per ulteriori informazioni sui redditi rilevanti cfr: Circolare Inps 17/2002). L'importo della maggiorazione, al pari delle altre maggiorazioni pensionistiche, è escluso dalla determinazione dell'imponibile ai fini IRPEF a norma dell'articolo 3 della legge 23 dicembre 1998, n. 449.

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Documenti: Circolare Inps 44/2002; Circolare Inps 17/2002

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