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Oltre all'astensione obbligatoria dal rapporto di lavoro e alla relativa indennità di maternità il legislatore ha introdotto in questi ultimi anni una serie di ulteriori sostegni in favore delle lavoratrici dipendenti ed autonome.

I sostegni alla genitorialità

Il nostro ordinamento ha visto l'introduzione, in questi ultimi cinque anni, di una serie di sostegni specifici per accrescere la natalità e facilitare la conciliazione vita-lavoro. Si tratta di una serie di misure che si aggiungono alla tradizionale tutela della maternità nel rapporto di lavoro subordinato o autonomo offerta dal testo unico sul sostegno alla maternità e paternità (Dlgs 151/2001) che comunque resta la principale fonte normativa. 

Ai sensi del citato testo unico le lavoratrici dipendenti hanno diritto all'astensione obbligatoria per i due mesi precedenti la data presunta del parto e per i tre mesi successivi allo stesso evento. Per un totale di cinque mesi interamente indennizzati per un importo pari all'80% della retribuzione, comprensiva di ogni altra indennità spettante per malattia (cd. indennità di maternità). Il diritto all'astensione obbligatoria dal lavoro è riconosciuto, anche al padre lavoratore, in alternativa alla madre per tutte la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice in caso di morte o grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonchè in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre. 

Congedo Parentale
Oltre al periodo di astensione obbligatoria alle lavoratrici che ne facciano richiesta spetta un ulteriore periodo di astensione facoltativa dal rapporto di lavoro della durata massima di 10 mesi elevabili ad 11 mesi se il padre lavoratore eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a tre mesi. Il congedo parentale spetta sino al 12° anno del figlio ed è indennizzato in misura ridotta (al 30% della retribuzione) se viene fruito entro il sesto anno di vita del figlio per un periodo massimo complessivo, tra i genitori, di sei mesi; per i periodi ulteriori e per quelli spettanti tra il sesto e l'ottavo anno di vita del figlio l'indennità può essere concessa solo a condizione che il reddito individuale dell'interessato risulti inferiore a 2,5 volte l'importo del trattamento minimo di pensione. Il congedo parentale fruito dopo l'8° anno del figlio non può, invece, essere mai indennizzato. 

Lavoratori Autonomi
Le predette tutele sono state nel tempo estese anche alla generalità degli autonomi. Attualmente, pertanto, anche le lavoratrici autonome iscritte presso le gestioni speciali degli artigiani, commercianti, coltivatori diretti, presso la gestione separata dell'Inps è prevista, previa domanda, la corresponsione di una indennità di maternità per un periodo di 5 mesi pari all'80% del reddito conseguito (in alternativa alla madre l'indennità può essere fruita dal padre). Per avere diritto all'indennità le iscritte alla gestione separata dell'Inps devono, però, poter far valere nei dodici mesi precedenti i due mesi anteriori alla data del parto, almeno tre mensilità di contribuzione nella stessa gestione separata. La legge riconosce, inoltre, alle lavoratrici aventi diritto alla predetta indennità di maternità e al termine della stessa, la fruizione di una indennità di congedo parentale (pari al 30% del reddito preso in considerazione per il calcolo dell'indennità di maternità) limitatamente ad un periodo di tre mesi entro il primo anno di vita del bimbo. 

Le altre misure
A sostegno della genitorialità vale la pena ricordare alcune ulteriori misure introdotte in questi ultimi anni. Tra queste spicca sicuramente l'assegno di maternità di base in favore delle lavoratrici che, essendo sprovviste di un rapporto lavorativo, dipendente o autonomo, risultano escluse dalle tutele appena evidenziate. L'assegno in questione è erogato per cinque mesi ed è pari, nel 2017, a 338,39 euro al mese in favore delle famiglie il cui reddito ISEE risulti non superiore a 16.954 euro. Si tratta di una misura di natura assistenziale a cui più recentemente si aggiunto il cd. il Bonus bebè a partire dal 1° gennaio 2015 (articolo 1, commi 125-129, legge 190/2014) che eroga un sostegno di 960 euro annui per le famiglie con un reddito ISEE non superiore a 25mila euro come contributo mensile per far fronte alle necessità economiche per accudire e crescere il figlio.

Da segnalare, anche i voucher per i servizi di baby-sitting recentemente prorogato dalla legge di bilancio 2017 sino al 2018 che consente alle madri che rinunciano al congedo parentale di ottenere un voucher per il pagamento della baby-sitter o il pagamento diretto delle rette degli asili nido. Da quest'anno inoltre si è aggiunto il premio alla nascita di 800 euro, un contributo una tantum erogato in occasione della nascita o dell'adozione del figlio, ed il buono nido che eroga un contributo di mille euro annui per la fruizione di un asilo nido pubblico o privato per quelle madri che essendo sprovviste di un rapporto lavorativo non hanno potuto contare, in questi anni, del voucher per i servizi di baby-sitting. 

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