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Il Ministro Madia precisa che la licenziabilità del dirigente sarà subordinata ad una precisa cattiva valutazione. Non sarà sufficiente restare senza incarico.

Kamsin Rimanere senza incarico non comporterà necessariamente la decadenza dal ruolo unico dei dirigenti. E quindi il licenziamento. Lo ha precisato il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, intervenendo in Commissione Affari Costituzionali alla Camera sull'avvio dell'iter in seconda lettura del ddl di riforma della pubblica amministrazione. Per diventare licenziabili «dovrà esserci stata una cattiva valutazione, un demerito» ha spiegato la Madia che ha anche aggiunto come l'obiettivo del Governo fosse quello di chiarire il punto «nel decreto attuativo ma se ci sarà bisogno potremo anche precisarlo alla Camera».

Il Ministro precisa che «non si esce dal ruolo perché magari si arriva secondi a un interpello. Non basta non essere stati selezionati ma occorre anche avere una valutazione negativa rispetto agli incarichi precedentemente svolti». Il ministro ha anche evidenziato che in seguito sarà meglio definito cosa si intende per cattiva valutazione

Quindi nel passaggio alla Camera potrebbe essere specificato il meccanismo da cui dipende la licenziabilità del dirigente pubblico, intervenendo sul testo attuale della delega che per ora parla solo di decadenza dal ruolo unico a seguito di un determinato periodo di collocamento in disponibilità.

Del resto il piatto forte della delega sulla Pa è proprio quello della Riforma della dirigenza pubblica. In futuro tutti i canali per accedere a queste posizioni saranno accentrati a livello centrale con un corso-concorso o con un concorso; in entrambi i casi si potrà accedere solo con la laurea magistrale e l'esito delle procedure non darà vita alle graduatorie di idonei. I vincitori entreranno nei ruoli unici e saranno chiamati dalle amministrazioni statali, regionali e locali per un periodo di tre anni, rinnovabili per una volta. Viene inoltre imposto un tetto agli stipendi, lo stop agli automatismi di carriera e la responsabilità piena delle scelte gestionali adottate.

Quanto alle riserve mosse dai tecnici di Montecitorio sul rischio di precarizzazione della dirigenza a causa della mancanza di un termine minimo per la durata degli incarichi, Madia ha risposto: «la precarizzazione non la vedo nella durata degli incarichi», aggiungendo come la puntualizzazione sulla licenziabilità possa anche rassicurare da questi timori.

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Zedde

Dal confronto con il 2014 le assunzioni a tempo indeterminato sono cresciute del 24,1% sul primo trimestre 2014. Il bonus contributivo utilizzato tra gennaio e marzo ha raggiunto quota 155 milioni di euro.

Kamsin Crescono i contratti a tempo indeterminato nei primi mesi del 2015. Lo segnalano i dati pubblicati dall'Osservatorio Inps sul precariato. Il combinato disposto tra sgravi fiscali e Jobs Act cominciano a produrre effetti: nel primo trimestre 2015 —rispetto allo stesso periodo dello scorso anno — sono stati creati 49.972 nuovi posti di lavoro. Un'occupazione stimolata soprattutto grazie allo sgravio contributivo introdotto con la legge di Stabilità che ha concesso l'esonero dal pagamento dei contributi per i primi tre anni (fino a 8.060 euro). I dati Inps indicano certificano anche il calo dei contratti a termine (-32.117 contratti) e delle assunzioni di apprendisti (-9.188). Una sequenza di cifre che spinge il governo all'ottimismo, ma sulle quali la parte sindacale non reputa soddisfacente «I dati ci dicono che la strada da percorrere è ancora lunga — ha commentato il premier Renzi - ma la macchina finalmente è ripartita: dopo cinque anni di crollo costante tornano a crescere gli occupati».

Sul fronte sindacale, infatti, per Serena Sorrentino (Cgil)«non ci troviamo di fronte ad una vera svolta, ma a un grande regalo alle imprese e a meno diritti per i lavoratori». Mentre per Gigi Petteni (Cisl) «i dati Inps ci fanno dire che bisogna fare qualcosa di concreto anche nel 2016 stabilizzando gli incentivi e la decontribuzione affinché queste tipologie contrattuali continuino a crescere». Scettico anche il leader della Uil Carmelo Barbagallo: «Nelle oscillazioni continue di cifre è il giorno dell'ottimismo. Sei dati fossero confermati dall'Istat, anche noi saremmo contenti, ma questo percorso è stato costruito con una riduzione delle tutele». Ribatte alle accuse mosse dai sindacati, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: «Fino a sei mesi fa la precarietà era un dramma sociale che andava combattuto. Adesso se trasformi 100mila contratti da precari a stabili non conta niente. Continuo a pensare che portare 100mila giovani ad avere un contratto stabile e a tempo indeterminato sia una gran bella cosa».

«Il fatto positivo — ha commentato Tito Boeri, presidente dell'istituto — è che il lavoro tende ad essere più stabile che in passato. Ma per sapere se l'occupazione aumenta o meno bisognerà aspettare i dati Istat di inizio giugno». L'Inps ricorda infatti che le sue rilevazioni riguardano solo l'occupazione da lavoro dipendente, non da lavoro autonomo né da irregolare. Il dato fornito, quindi, può sembrare in contraddizione con quello Istat (a marzo 70.000 occupati in meno rispetto a marzo 2014): in realtà si tratta di informazioni differenti, dato che quello dell'Istituto di statistica è a campione e riguarda tutto l'universo del lavoro, compreso quello autonomo e irregolare.

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Zedde

Il Ministro del Lavoro passa in rassegna gli interventi all'esame del Governo per favorire la staffetta generazionale e l'accompagnamento alla pensione di coloro che hanno perso il lavoro.

Kamsin Un regime di uscita flessibile dal mondo del lavoro, magari con penalizzazioni, a partire dal compimento di una certa età, in presenza di una certa anzianità contributiva; un prestito pensionistico per chi ha perso il posto di lavoro ma non ha ancora compiuto l'età pensionabile con obbligo di restituzione delle somme una volta conseguita la pensione. Sono queste le due misure allo studio del Governo per riformare la legge Fornero secondo quanto dichiarato ieri in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in risposta ad una interrogazione dell'Onorevole Gnecchi (Pd).

Il Ministro del Lavoro conferma che il Governo sta completando lo studio di due tipologie di misure: da un lato favorire il ricambio generazionale dall'altro risolvere «prioritariamente» le difficoltà delle persone che, a seguito degli effetti della «riforma Monti-Fornero» e della crisi economica, si sono trovate senza lavoro e non hanno ancora maturato i requisiti per l'accesso al trattamento pensionistico.

Quanto al primo ordine di interventi Poletti ha indicato che è «stata già avviata un'attenta riflessione sulle misure volte a favorire la cosiddetta staffetta generazionale. In tale direzione, vi sono attualmente numerose ipotesi in campo e il Governo sta individuando le soluzioni più idonee nella consapevolezza delle difficoltà legate alle possibili fonti di copertura.» L'obiettivo secondo Poletti  è predisporre «interventi normativi finalizzati a prevedere forme di flessibilità di pensionamento che possano, così, favorire il ricambio generazionale».

Il Ministro annovera esplicitamente tra le possibili linee di intervento:
   a) l'introduzione di un regime di uscita flessibile dal mondo del lavoro a partire dal compimento di una certa età, in presenza di una certa anzianità contributiva;
   b) l'introduzione di un regime di uscita flessibile dal mondo del lavoro, con penalizzazioni, a partire dal compimento di una certa età, in presenza di una certa anzianità contributiva. Questa ipotesi dovrebbe prevedere che al trattamento pensionistico venga applicata una riduzione sulla quota calcolata con il sistema retributivo pari ad una certa percentuale per ogni anno mancante all'età di vecchiaia.

Sostanzialmente si tratta delle stesse proposte all'esame della Commissione Lavoro della Camera (ddl 857 e ddl 2945 promossi dall'ex-ministro del Lavoro, Cesare Damiano)

Quanto alle misure di sostegno al reddito il Ministro ha fatto presente «che si sta valutando anche la possibilità di introdurre, in via sperimentale e compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, un assegno di pensione anticipata alternativo alle prestazioni di sostegno al reddito. Tale strumento - prosegue Poletti - sarebbe in grado di colmare il gap temporale esistente tra la cessazione degli interventi di sostegno al reddito e il raggiungimento dei requisiti per l'accesso al pensionamento, consentendo ai lavoratori dipendenti la possibilità di percepire un assegno temporaneo fino al perfezionamento del diritto alla pensione di vecchiaia, con successiva restituzione da parte del pensionato della somma complessivamente percepita».

Per il reperimento delle risorse necessarie a finanziare tali interventi il Ministro ha indicato che si può anche valutare di reintrodurre il divieto  di cumulo fra redditi da pensione e redditi da lavoro: «Nell'ambito dell'approfondimento in atto sul tema, tali proposte potranno essere valutate e concorrere con le altre ipotesi in campo al fine di adottare misure che possano favorire quanto più è possibile le nuove generazioni» ha concluso Poletti.

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Per malattia e degenza ospedaliera nel corso del 2015 aumentano le prestazioni a vantaggio di chi è nella gestione separata.

Kamsin L'Inps, con una recente circolare, ha comunicato i nuovi importi dell'indennità giornaliera per gli eventi di malattia verificatisi nel 2015. I lavoratori iscritti alla Gestione separata nei casi di malattia di durata non inferiore ai 4 giorni hanno diritto a un'indennità giornaliera erogata dall'Inps. Destinatari della tutela sono i lavoratori a progetto e categorie assimilate (collaboratori coordinati e continuativi e occasionali), non iscritti ad altre forme previdenziali e non titolari di pensione.

Dal 2012 la prestazione è stata estesa anche ai liberi professionisti iscritti alla Gestione separata. Per ottenere l'indennità è necessario: a) far valere almeno 3 mesi di contributi accreditati nella Gestione separata nei 12 mesi precedenti l'inizio della malattia; b) aver conseguito, nell'anno solare precedente la malattia, un reddito non superiore a un determinato limite (€ 70.086,10 nel 2014).

L'importo giornaliero dell'indennità non è fisso, ma varia in base al numero delle mensilità di contribuzione accreditate nei 12 mesi precedenti. La domanda per il pagamento dell'indennità va presentata all'Inps entro un anno dal termine della malattia.

In caso di ricovero, agli iscritti alla Gestione separata è riconosciuta, in aggiunta all'indennità di malattia, anche un'indennità di degenza. Questa prestazione spetta ai collaboratori, ai liberi professionisti e agli associati in partecipazione.

L'indennità giornaliera è corrisposta alle stesse condizioni previste per l'indennità di malattia ed è pari al doppio dell'importo di quest'ultima. Il periodo indennizzato è pari al numero dei giorni di ricovero, nel limite di 180 giorni per anno solare. Il termine di presentazione della domanda è di 6 mesi dalla data di dimissione ospedaliera.

Per l'indennità di malattia giornaliera si ha diritto a 10,99 euro se nei 12 mesi precedenti l'evento risultano accreditati da 3 a 4 mesi di contribuzione; si sale a 16,49 euro se i mesi con contributi sono da 5 a 8, per arrivare a 21,99 euro se le mensilità sono da 9 a 12. In caso di degenza ospedaliera, invece, l'indennità va da un minimo di 21,99 euro (con accrediti contributivi da 3 a 4 mesi), a 32,98 (accrediti per 5-8 mesi), fino a un massimo di 43,98 euro (da 9 a 12 mesi).

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A cura di Paolo Ferri - Patronato Acli

Zanetti:"Se si dovesse fare tutto in fretta presentando lunedì il dl definitivo l'unica scelta sarebbe quella di inserire la sola gradualità in base all'entità dell'assegno".

Kamsin L'affaire rivalutazione delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo inps (oltre cioè i 1450 euro lordi al mese) non sarà deciso a breve. Nel consiglio dei ministri di lunedì prossimo il Governo avrebbe in programma infatti la discussione delle sole linee guida ma il decreto vero e proprio (che fisserà tempi, soglie e modalità di rimborso) sarà adottato tra qualche settimana. A fine maggio o agli inizi di giugno. Fonti vicine all'esecutivo fanno sapere che serve maggior tempo per studiare le coperture per restituire i denari sottratti con il blocco nel biennio 2012-2013 dell'indicizzazione degli assegni cassato dalla Consulta. Il sospetto è comunque che si voglia far passare la tornata elettorale per sterilizzare gli effetti di una decisione impopolare sulle urne. 

Il Viceministro Morando ha indicato l'altro giorno in Senato infatti la strada da seguire: una sorta di equilibrismo tra i rilievi della Consulta e le esigenze di bilancio dello Stato. Non c'è alcun obbligo, afferma Morando, di restituire tutto a tutti: se così si facesse, rispettando alla lettera la decisione della Corte, si creerebbe un buco nel bilancio e salterebbe la regola del debito ed il deficit del 3% concordato con l'Ue.

L'ipotesi suggerita da Morando è invece quella di rimuovere le due ragioni che hanno portato la Corte a bocciare la normativa: perché «sospendeva l'indicizzazione per due anni e non per uno, come era accaduto in precedenza»; e perché il blocco riguardava anche pensioni più basse rispetto agli interventi del passato e non prevedeva un'applicazione progressiva, in base al reddito, dei tagli alla rivalutazione. In sostanza per rispondere alla sentenza l'esecutivo da un lato dovrebbe prevedere un meccanismo di indicizzazione decrescente al salire del reddito pensionistico e alzare la soglia oltre la quale non si prende nulla. Dall'altro però potrebbe limitarsi a restituire l'indicizzazione persa per uno solo dei due anni di blocco e non per entrambi.

Il metodo è condiviso anche dal sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti di Scelta Civica che ha sottolineato come "per avere il tempo di prevedere una progressività non solo a partire dagli assegni superiori a tre volte il minimo, fino ad una certa soglia che Sc indica a 5mila euro lordi (circa 10 volte il trattamento minimo), ma anche per una gradualità che tenga conto dell'allineamento tra assegno e contributi servono ancora alcune settimane di tempo".

Da qui la considerazione che, aggiunge, "il compromesso ideale, non per motivi elettorali ma per una reale equità, sia varare al cdm di lunedì delle norme procedurali sulle pensioni senza cifre ma solo i criteri generali della gradualità rinviando di qualche settimana la soluzione definitiva con soglie e relative coperture".

Inoltre "per inserire il principio della progressività anche in base all'allineamento con i contributi serve un po' di tempo in più per fare i calcoli necessari, assicurando però una decisione finale che non sia a rischio iniquità".

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