Redazione

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La manifestazione indetta per chiedere l'approvazione di una soluzione strutturale al fenomeno riguardante i lavoratori che hanno perso il lavoro ed hanno un'età troppo bassa per accedere alla pensione.

Kamsin I Comitati degli esodati tornano in piazza il prossimo 27 novembre a Montecitorio. E' quanto si legge in un comunicato stampa diffuso dalla "Rete dei Comitati degli Esodati" che dichiara di aver programmato la mobilitazione per denunciare l'inottemperanza del Governo agli impegni presi da suoi rappresentanti per l'inserimento nella legge di stabilità della soluzione definitiva e previdenziale al dramma, del quale il prossimo 6 dicembre ricorrerà il terzo triste anniversario della sua insorgenza.

La Rete dei Comitati degli "Esodati" scende in piazza - si legge nel comunicato - anche per protestare, con il massimo sdegno e la più forte risolutezza, contro i tentativi in atto nelle ultime settimane, da parte dei dirigenti INPS e di esponenti politici, di negare il drammatico perdurare dell'"affaire esodati" e l'esistenza di decine di migliaia di ancora non salvaguardati, (almeno 49.500 secondo gli ultimi dati diffusi dal Governo) nonostante i 6 provvedimenti di salvaguardia emanati.

Alla manifestazione, ci segnalano diversi lettori, si unirà anche un gruppo di lavoratori che si riconoscono nel movimento dei quota 96 della scuola per chiedere che la Camera approvi, in occasione della legge di stabilità, l'emendamento che risolva la loro vicenda.

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L'indennizzo economico per chi sarà licenziato aumenterà con l'anzianità di servizio del lavoratore e dovrebbe essere pari ad una somma compresa tra le 12 e le 24 mensilità.

Kamsin Mentre proseguono oggi in Aula alla Camera le votazioni sugli emendamenti al Jobs act - il provvedimento deve essere licenziato entro dopodomani per consentire di passare all'esame della legge di Stabilita' il giorno successivo, giovedi' 27 novembre - ieri sono emerse le prime ipotesi sugli indennizzi legati ai licenziamenti nel nuovo contratto a tutele crescenti.

Secondo quanto anticipato dalla stampa il Governo sarebbe intenzionato a concedere un trattamento di maggiore favore rispetto a quello offerto oggi a tutti i contratti dalla legge Fornero: un’indennità compresa tra un minimo di 12 e un massimo di 24 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, determinata dal giudice in relazione all’anzianità del lavoratore, al numero dei dipendenti, alle dimensioni dell’attività economica ed al comportamento e alle condizioni delle parti, con onere di specifica motivazione a riguardo.

L’indennizzo sarà sempre commisurato all’anzianità del lavoratore, ma comunque più oneroso: 1,5 mensilità anziché una per ogni anno di anzianità. Oppure un mix tra questi due metodi di calcolo al crescere dell’anzianità. Per non rendere eccessivamente oneroso l’indennizzo per le piccole e medie imprese, quelle sopra i 15 dipendenti ma sotto i 100, potrebbe essere applicato, peraltro, un decalage.

Ad ogni modo le regole saranno chiare entro fine anno in quanto il Governo appare intenzionato a farle entrare in vigore dal prossimo 1° gennaio 2015. Il primo decreto attuativo dovrà essere dunque pronto entro natale considerando anche deve passare un esame, non vincolante, del Parlamento prima che sia pubblicato in Gazzetta. Le nuove regole si applicheranno, tuttavia, solo per i licenziamenti individuali senza giusta causa per i neo-assunti con contratto a tempo indeterminato.

Cambierà, poi, anche l'Aspi e scomparirà l'attuale mini-Aspi. L'ammortizzatore sociale sarà prima di tutto esteso ai circa 350 mila collaboratori a progetto con un solo committente - sono dunque esclusi gli amministratori e i sindaci - che di fatto sono dei lavoratori subordinati. Il trattamento, per tutti, sarà commisurato alla storia contributiva del lavoratore.

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Il presidente dell’ente di previdenza promuove la proposta UE anche per aumentare le pensioni dei giovani e diminuire, in futuro, il ricorso alla pensione di cittadinanza o ad altre forme di sostegni economici per i giovani.  
L'approfondimento della fondazione studi consulenti del lavoro rimarca le lunghe tempistiche di erogazione per autonomi e professionisti per i quali bisognerà ancora attendere il decreto attuativo.
Sull'abitazione principale, secondo il progetto governativo, ci sarà una detrazione standard di 100 euro e l'aliquota base sarà fissata al 2,5 per mille. Baretta: "non è scontato che sarà introdotta con la legge di stabilità".

Kamsin Palazzo Chigi accelera nel tentativo di introdurre nella legge di stabilità, nel suo passaggio al Senato, la nuova tassa unica sugli immobili, la cd. local tax. Questa settimana riprenderanno i tavoli tecnici con Anci, Mef e Ragioneria dello Stato per studiare gli effetti finanziari della nuova imposta che vedrà la luce dal 2015.

Secondo il progetto la nuova tassa reintrodurrà la detrazione standard di 100 euro per le abitazioni principali e fisserà l'asticella del prelievo all'aliquota base del 2,5 per mille ma permetterà ai Comuni di alzare l'aliquota sino al 5 per mille. Il tetto massimo sugli altri immobili sarà invece del 12 per mille.

Il Sottosegretario all'Economia Pierpaolo Baretta, nell'intervista pubblicata questa mattina sul Quotidiano Il Messaggero, ha comunque ricordato che il meccanismo che si vuole introdurre non è semplice da attuare e che, pertanto, potrebbe slittare. "Il presupposto della local tax è che l'addizionale Irpef torni allo Stato, mentre l'Imu sui capannoni industriali passi ai Comuni. Il problema è che l'addizionale Irpef non è uguale per tutti. E' molto differeziata tra Comune e Comune con il rischio che l'introduzione di un prelievo standard penalizzi i comuni maggiormente virtuosi" ha indicato Baretta. "Valuteremo nei prossimi giorni come procedere. Non è escluso che la Riforma sarà introdotta nel passaggio al Senato della legge di stabilità. Ma non è scontato" ha concluso Baretta.

In attesa che il provvedimento venga messo nero su bianco, vediamo quali saranno i punti cardine della nuova imposta. 

Abitazioni Principali - Per le abitazioni principali l'aliquota standard ipotizzata è del 2,5 per mille, ma i Comuni potranno incrementarla fino al 5 per mille, ed è affiancata da una detrazione fissa di 100 euro (non 200 come era circolato nelle prime bozze) e con la possibilità per i Comuni di poter introdurre sconti ulteriori per i figli.

Grazie allo sconto fisso di 100 euro la nuova local tax consentirà di reintrodurre un criterio di progressività perso con la Tasi. Infatti con lo sconto fissa la tassa locale al 2,5 per mille azzererà l'imposta per circa 3 milioni di abitazioni di basso valore catastale già esenti, da tempo da Ici ed Imu. Mentre saranno chiamati a pagare di piu' le abitazioni con valori catastali piu' elevati.

Gli altri immobili - Per le abitazioni diverse dall'imposta principale l'ipotesi rilanciata dal governo è di un prelievo standard dell'8,6 per mille ma il massimo può raggiungere il 12 per mille (contro l'11,4 per mille previsto dalla normativa attuale). Per tali abitazioni, ovviamente, non sarà riconosciuta la detrazione standard di 100 euro. Nel caso degli immobili strumentali, poi, la deducibilità dalle imposte sul reddito dovrebbe essere pari al 30%, piu' alto della vecchia Imu (asticella al 20%) ma minore della Tasi (che prevedeva la deducibilità integrale del tributo).

Nella nuova tassa, a differenza di quanto ipotizzato dal Governo nelle scorse settimane, non saranno inclusi altri balzelli comunali, come la tassa sulle insegne pubblicitarie e l'occupazione di suolo pubblico. Almeno per ora. Fuori dal perimetro di intervento anche la Tari, la tassa sui rifiuti.

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