Redazione

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«In Italia ci sono troppi abusi nel versamento dei contributi previdenziali». Per questo il neo presidente Inps Tito Boeri ha annunciato una grande “operazione trasparenza”: l’istituto sarà «inflessibile» nel prevenire il fenomeno, anche rendendo «più efficienti gli ispettorati», e cercherà di «documentare a tutti gli iscritti il legame tra contributi previdenziali e le pensioni», simulando a scopo informativo il nesso esistente «perchè molti pensano che questi contribuiti siano una sorta di tassa».

I soldi versati - ha spiegato Boeri nel corso di un convegno promosso oggi a Milano da Confapi Industria - non saranno quindi più percepiti come una tassa ma come una vera forma di risparmio». In questo quadro, Boeri ha poi annunciato per la prossima settimana l’avvio di una serie di approfondimenti dell’Istituto su tutte le gestioni speciali.

Poletti: mi auguro si possa rinnovare il bonus assunzioni. Quest'anno per le assunzioni "ci sono 1,9 miliardi di sgravi e questo potrebbe portare fino a un milione di posti di lavoro" che è un "numerone" ma "i primi sintomi ci sono". Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, intervenendo ad un convegno di Confapi. Poletti ha spiegato che si tratta di "un numero contenuto nella relazione tecnica della legge di stabilità".

Il ministro del Lavoro, proseguendo nel suo intervento, ha rilevato che un milione di posti di lavoro "a me sembra un numerone, già centinaia di migliaia mi sembrano tanti", comunque "spero, mi auguro, che questo dato si produca: i primi sintomi - conclude - ci sono".
   
Poletti si augura che il budget per il bonus assunzioni possa essere rifinanziato. "Potrei dire che me lo auguro perché noi abbiamo una previsione importante: parliamo di un milione - sottolinea a margine di 'Tutto lavoro' - di contratti nuovi o convertiti, quindi credo che sarebbe un grandissimo successo se si ottenesse questo obiettivo". Poletti aggiunge poi: "Se dovessimo superarlo sinceramente vorrebbe dire che abbiamo colto completamente nel segno

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In attesa dell'atteso piano contro la povertà già più volte annunciato per giugno dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti (che per il momento ha bocciato il reddito minimo nella versione M5S), restano ancora al palo le due misure specificamente concepite finora per supportare i nuclei familiari alle prese con gli effetti dei lunghi anni della crisi economica. Kamsin Stiamo parlando del bonus per le famiglie numerose, inserito nell'ultima Legge di stabilità. Sono passati, infatti, oltre tre mesi dall'approvazione del provvedimento (la legge 190 del 24 dicembre 2014), ma del decreto necessario un Dpcm per sbloccare la norma, attesa dal 1° gennaio, e renderla finalmente operativa non c'è traccia.

A confermarlo è lo scambio "epistolare" avvenuto nei giorni scorsi all'interno della commissione Affari sociali della Camera, dove i deputati Mario Sberna e Roberto Capelli, ambedue esponenti del gruppo Per l'ItaliaCd, hanno chiesto al dicastero del Lavoro delucidazioni su questa misura, peraltro minimale: si tratta  lo ricordiamo  di uno stanziamento di appena 45 milioni di euro, da destinare a buoni per l'acquisto di beni e servizi, in favore dei nuclei con almeno 4 figli minori. Un bonus vincolato per di più al reddito: per beneficiarne, quello ai fini Isee (l'Indicatore della situazione economica equivalente) non deve superare 8.500 euro annui.

Sberna e Capelli sottolineano il ritardo, che sta «eludendo le attese» proprio delle famiglie «maggiormente bisognose di aiuti in tempi brevi». La risposta dell'ufficio legislativo del ministero di via Veneto assicura che, «in raccordo con l'Inps», si sta cercando di «garantire, nel più breve tempo possibile, il sostegno economico».

Il problema  par di capire sta nel riferimento al reddito Isee, indicatore a sua volta riformato dal 1° gennaio scorso, con annessi ritardi paralleli collegati all'adozione del nuovo strumento. Gli uffici spiegano difatti che «è necessario acquisire dall'Inps un numero congruo di dichiarazioni ai fini Isee per poter simulare gli effetti connessi alla misura e, conseguentemente, l'importo del beneficio».

Al palo anche l'altra misura, il bonus bebe'. Per incentivare la natalità e dare un sostegno economico alle famiglie, la Legge di Stabilità 2015 ha introdotto per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017, un assegno mensile pari a 80 euro o 160 euro mensili secondo i limiti diretto familiare certificati dal modello ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente).

L’assegno, che non concorre alla formazione del reddito complessivo, quindi esente ai fini Irpef, è corrisposto fino al compimento del terzo anno di età ovvero del terzo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito  dell’adozione, per i figli di cittadini italiani o di uno stato membro dell’Unione Europea  o di cittadini di Stati extracomunitari con permesso di soggiorno  di lungo periodo residenti in Italia.

Il decreto è stato firmato dal Cdm lo scorso 10 febbraio ma ancora oggi il provvedimento non è arrivato in Gazzetta e, pertanto, la misura non è operativa.

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Il segretario Fiom Landini ha concluso a Roma la manifestazione: "Pronti a lavorare con la Cgil al nuovo Statuto dei lavoratori. Subito la riforma delle pensioni. Il problema di oggi è unire il mondo del lavoro".

Kamsin il governo Renzi «sta proseguendo come i governi precedenti Monti e Letta e anche con un peggioramento rispetto al governo Berlusconi». Il sindacato dei metalmeccanici è sceso in piazza ieri con lo slogan 'Unions' e l’obiettivo di «mettere insieme i lavoratori e unire tutto quello che il governo sta dividendo». Senza dimenticare l’iniziativa della “Coalizione sociale” allargata al mondo dell’associazionismo lanciata nei giorni scorsi dal leader della Fiom.

Alla manifestazione della Fiom ha partecipato anche la leader della Cgil, Susanna Camusso che tuttavia è rimasta defilata : "Non siamo in piazza per difendere cose che non ci sono più, anche perché ci hanno tolto tutto. E Renzi stia tranquillo, non siamo qui contro di lui, ma abbiamo l'ambizione di proporre idee per il futuro dell'Italia".

“Il 12 dicembre, in occasione dello sciopero generale, abbiamo promesso che non ci saremo fermati ed è per questo che oggi siamo qui”, ha detto Landini. E subito un attacco al governo Renzi che sta riducendo i diritti dei lavoratori come i governi precedenti. La linea è sempre la stessa, anche quella praticata dal governo Berlusconi. "Ci siamo stancati di spot elettorali, di slide e balle, perché bisogna avere il coraggio di dire la verità e di cambiare veramente il Paese”.

Renzi: l'economia sta migliorando. La Ricetta del Governo funziona. Dura la reazione del Premier Matteo Renzi che ricorda come la Fiom sia "l’unico sindacato al mondo che protesta quando l’occupazione migliora, sono ossessionati dal consenso, noi invece abbiamo una sola ossessione, far ripartire l’economia e i contratti di lavoro, cosa che sta avvenendo, solo loro non se ne accorgono". Renzi sottolinea invece la sua soddisfazione per alcuni segnali dell’economia, tutti "positivi per le famiglie italiane.

Ad aprile scende ancora il conto della bolletta per l’energia elettrica (-1,1%) e per il gas (-4%). Significa un risparmio medio di 75 euro l’anno in più nelle tasche degli italiani dopo anni di crescita continua dei conti delle bollette: sono stime dell’Autorità competente. Due giorni fa la Coldiretti ha parlato di storica inversione di tendenza nel commercio al dettaglio dei prodotti alimentari, con un aumento delle vendite del 2,9% a gennaio 2015. Mentre Fincantieri firmava un contratto storico con la Carnival per 5 navi da crociera. Come i 79 mila contratti a tempo indeterminato in più grazie agli incentivi. Sono tutti segnali ad accelerare sulle riforme".

Damiano: stiamo lavorando per correggere il sistema pensionistico . Il Presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, non ha partecipato alla manifestazione: "Come ho gia’ avuto modo di chiarire nei giorni scorsi, pur non avendo alcun pregiudizio, non condivido i contenuti della manifestazione di Roma e questo mi impedisce qualsiasi forma di adesione” ha detto Damiano. “Inoltre credo da sempre che non sia di alcuna utilita’ assemblare forze che non abbiano obiettivi comuni perche’ si correrebbe il rischio di rifluire in una logica di pura protesta e di sterile contrapposizione alle politiche del Governo. Le nostre critiche all’Esecutivo si sono sempre mosse partendo dai contenuti, con proposte alternative e con l’obiettivo di arrivare ad una sintesi condivisa: lo abbiamo fatto con il Jobs Act e siamo oggi impegnati sul fronte della correzione al sistema pensionistico”, ha concluse Damiano.

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Il 15 Aprile si terrà a roma l'assemblea unitaria dell'Unione Nazionale dei segretari comunali contro la proposta governativa di abolire la figura con il ddl delega sulla Pa.

Kamsin No all’abolizione, sì ad una riforma condivisa che possa ripensare e valorizzare la figura del segretario comunale quale posizione di vertice dell’ente locale. Con queste parole d’ordine, ed anche in vista dell’assemblea unitaria nazionale che si terrà a Roma il prossimo 15 aprile, si è svolta venerdì al Belvedere di San Leucio di Caserta l’Assemblea Regionale dell’Unione dei Segretari Comunali e Provinciali della Campania.

Ad introdurre i lavori, che ha visto la partecipazione di numerosi partecipanti provenienti dall’intera regione, nonché una delegazione di giovani Coav, è stato il segretario regionale Andrea Ciccone che ha ripercorso il lavoro dell’organizzazione sindacale dall’aprile scorso, quando il governo ha annunciato i contenuti della riforma della Pa, alle ultime novità relative ai lavori della commissione Affari Costituzionali del Senato. Ciccone ha ribadito la necessità che la categoria, in maniera compatta, si confronti con la politica e i rappresentanti istituzionali affinché, ribadita la contrarietà ad ogni ipotesi abolizionista, la riforma della Pa diventi invece occasione perché il patrimonio di professionalità costituito dai Segretari possa essere utile al sistema delle Autonomie, all’interno di un nuovo scenario organizzativo e istituzionale capace di dare autorevolezza e affidabilità all’azione dell’ente locale e alla sua dirigenza.

Governo conferma l'abolizione della figura. Il relatore, Giorgio Pagliari (Pd), nei giorni scorsi pur essendo disponibile ad approvare alcune modifiche all'esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato, ha confermato per ora la volontà di abolire la figura attribuendo a un dirigente il compito di controllo della legalità dell'azione amministrativa e prevedendo che coloro attualmente iscritti all'albo nazionale dei segretari comunali siano inseriti nelle fasce professionali A e B del ruolo unico della dirigenza degli enti locali.

Le misure sui segretari comunali, tuttavia, non sono state ancora votate attesa la volontà dei membri della Commissione di approfondire i contenuti delle proposte presentate dal governo. La Commissione dovrà tuttavia chiudere l'esame del ddl entro questa settimana per rispettare la volontà, ribadita dal relatore, di portare in Aula il testo entro giovedì.

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Per il segretario confederale Vera Lamonica occorre introdurre meccanismi di flessibilità in un sistema rigido e iniquo in cui l'innalzamento dell'età pensionabile, destinato a crescere progressivamente, ha raggiunto soglie insostenibili 

Kamsin "Nonostante i reiterati annunci, non ci è ancora arrivata la convocazione del ministro Poletti per discutere di previdenza. Ribadiamo la necessità di aprire il prima possibile un tavolo per cambiare in modo radicale la legge Fornero". Con queste parole la segretaria confederale della Cgil Vera Lamonica, intervenendo all'iniziativa dello Spi Cgil 'Pensieri e Pensioni', è tornata a chiedere un incontro al governo, come fatto più volte nelle ultime settimane, anche con Cisl e Uil.

"Non si può più aspettare, occorre introdurre meccanismi di flessibilità in un sistema rigido e iniquo – continua Lamonica – in cui l'innalzamento dell'età pensionabile, destinato a crescere progressivamente con l'aumento delle aspettative di vita, ha portato al raggiungimento di soglie insostenibili. Soglie che vanno abbassate modificando i requisiti di accesso alla pensione".

La dirigente sindacale precisa che "la flessibilità non può però essere barattata con ulteriori penalizzazioni: il sistema contributivo comporta già una riduzione dell'assegno in caso di pensionamento anticipato, e ulteriori tagli non sarebbero ammissibili". "Un intervento è doveroso anche in nome della giustizia sociale", sostiene Lamonica, che spiega come l'innalzamento dell'età pensionabile si abbatta "su tutti i lavoratori e su tutte lavoratrici, indipendentemente dagli impieghi svolti". "È inaccettabile: i lavori non sono tutti uguali e non si può chiedere a chi ha un'occupazione usurante o comunque gravosa, di lavorare fino a 67 anni.Così come non è possibile non tener conto dei lavoratori precoci".

Infine, per la segretaria confederale della Cgil "mettere mano alla legge Fornero è necessario anche per il futuro dei giovani". Infatti "ad essere maggiormente penalizzati dalle norme introdotte dal governo Monti, oltre alle donne, sono coloro che a causa della dilagante precarietà hanno carriere e storie contributive discontinue". "Se oggi vivono una condizione occupazionale di incertezza e di bassi salari - sottolinea - rischiano domani di diventare pensionati poveri, un danno enorme per il futuro del Paese".

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