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Opzione Donna, Poletti: valutiamo la proroga della pensione a 57 anni
Le domande delle lavoratrici che maturano i requisiti nel corso del 2015 non dovranno essere respinte in attesa che il Ministero del Lavoro decida sull'estensione di un anno del regime.
Kamsin "L'INPS sta raccogliendo le domande delle lavoratrici che maturano i requisiti anagrafici e contributivi nel corso del 2015 per l'esercizio della cd. opzione donna. Saremo quindi a breve in grado di valutare le risorse economiche e le condizioni per risolvere questo nodo, che, come è noto, è pendente da un po’ di tempo". Lo ricorda il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in una nota inviata alla nostra redazione. "La stessa legge istitutiva (articolo 1, comma 9 della legge 243/04, ndr) prevede che al termine della sperimentazione il Governo verifichi i risultati della stessa, al fine di una sua prosecuzione".
"Il tema è all'attenzione del nuovo presidente dell'Inps Tito Boeri" ha indicato Poletti assieme all'altro punto sul quale stiamo lavorando "cioè la possibilità di intervenire nei confronti di quei cittadini che, vicini al pensionamento, perdono il lavoro e non raggiungono la maturazione dei requisiti, nonostante gli ammortizzatori sociali". "Abbiamo diverse criticità da risolvere e l'intenzione del Governo è quella di dare una risposta a questi problemi."
La Questione. Com'è noto si tratta della possibilità offerta alle lavoratrici di conseguire prima la pensione in presenza cioè di almeno 35 anni di contributi e un'età non inferiore a 57 anni e tre mesi (lavoratrici dipendenti) ovvero 58 e tre mesi (autonome). Unica condizione: optare per il calcolo di tutta la pensione con la regola contributiva.
L'opzione è stata salvata dalla riforma Fornero del 2012 che ha allungato l'età per la pensione a 63 anni e 9 mesi (dipendenti del privato) e a 66 anni e 3 mesi (impiegate pubbliche). Nella circolare Inps 35/2012 l'Istituto ha precisato però che le lavoratrici possono avvalersene soltanto se, entro il termine del 31 dicembre 2015, riescono a ricevere la liquidazione della pensione (cioè la decorrenza) e non solamente a maturare i requisiti (cioè il diritto). In pratica, nel calcolo del termine per l'opzione (31 dicembre 2015), deve tenersi conto anche della finestra mobile di 12 mesi per i dipendenti e 18 mesi per gli autonomi. E ciò lascia fuori tutte le lavoratrici che non hanno agguantato i requisiti nel 2015.
L'Inps con gli ultimi messaggi di dicembre diramati in proposito, ha indicato, tuttavia, che le donne che maturano i requisiti nel 2015 possono comunque presentare la domanda di pensione. Nello specifico nei messaggi, l'Ente assicuratore ha precisato che le donne lavoratrici con un'età anagrafica di 57 anni e 3 mesi e 35 di contributi, conseguiti nel corso del 2015, anche se la decorrenza del trattamento pensionistico è successiva al 31 dicembre 2015, non devono essere rigettate ma "tenute in evidenza" in attesa che il Ministero del Lavoro decida sull'eventuale stralcio dei limiti imposti dalle attuali Circolari. Sul punto pende anche il ricorso collettivo al Tar del Lazio avviato dal Comitato guidato da Dianella Maroni.
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Zedde
Riforma Pensioni 2015, Damiano: oltre agli esodati occupiamoci anche dei giovani
Anche se una soluzione ben definita non c'è, il governo Renzi si è dato come sua priorità quella di garantire la pensione agli ultracinquantenni ma non c'è alcuna garanzia per i giovani di oggi.
Kamsin Prevedere una sorta di integrazione al minimo anche ai giovani che hanno la pensione calcolata con il sistema contributivo. Lo ricorda Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e presidente dell'omonima commissione della Camera, in una intervista raccolta dal Quotidiano Il Garantista. Un sostegno di almeno 500 euro al mese - sostiene Damiano - a carico della fiscalità generale, corrispondente all'incirca ad una pensione sociale, al quale aggiungere i contributi versati nel corso della vita di lavoro per poi procedere al calcolo tutto contributivo della pensione.
Quando parliamo di pensioni dei giovani commettiamo un errore e ci soffermiamo soltanto sul passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo avvenuto con la riforma Dini. Nel primo caso la pensione viene calcolata sulla media delle retribuzioni degli ultimi dieci anni. E la cosa potrebbe risultare favorevole se c'è un versamento di contributi continuativo. Nell'altro caso, invece, l'assegno viene conteggiato sulla base dei contributi versati dal primo all'ultimo giorno di lavoro. Con un risultato meno conveniente se non si è percepita una retribuzione alta e avuto una carriera regolare. Ma oggi un giovane, se parliamo di un'occupazione dignitosa, entra nel mondo del lavoro non prima dei 30 anni. Spesso il primo "contatto" avviene attraverso uno stage o un passaggio nel lavoro nero o grigio, sottopagato o senza contributi. E, rispetto al passato, si continuerà poi negli anni con paghe più basse, contratti temporanei e contribuzioni frastagliate. E' sommando tutto questo abbiamo pensioni che possono scendere anche al 40 per cento dell'ultima retribuzione.
La Soluzione? Va anticipato l'ingresso nel mondo del lavoro, nella logica dell'alternanza scuola/occupazione insita nell'apprendistato. Il contratto a tutele crescenti potrebbe consentire una continuità sotto il profilo contributivo e quello retributivo. Quando si perde il lavoro, bisogna garantire contributi figurativi per non abbassare il monte dei contributi pensionistici.
Torniamo a una fiscalità di vantaggio sulle pensioni integrative, che non possono essere equiparate al risparmio di carattere speculativo. E si deve cancellare la revisione negativa dei coefficienti quando cala il Pil, ai fini della rivalutazione degli assegni. Se vogliamo qualcosa di più strutturale c'è una sola soluzione. Ma è molto costosa. Fissare uno "zoccolo" minimo di 500 euro mensili pagato dalla fiscalità generale a partire dal quale calcolare le pensioni con il sistema contributivo, per chi non ha accumulato contributi sufficienti.
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Assegni al Nucleo Familiare, sì al contributo anche se la famiglia si trova all'estero
I lavoratori stranieri occupati in Italia hanno diritto all'assegno per il nucleo familiare, anche se i congiunti sono residenti all'estero.
Kamsin L'assegno per il nucleo familiare spetta anche ai lavoratori stranieri titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo i cui congiunti non siano residenti in Italia. Lo ha stabilito il tribunale di Brescia (ordinanza n. 4163/2014 emessa il 13 aprile e pubblicata sul sito inps dell'istituto), ordinando all'Inps ad erogare circa 24 mila euro di assegni arretrati a sei lavoratori titolari di permesso di soggiorno Ce di lungo periodo.
La Questione. Attualmente l'Inps riconosce l'Anf ai lavoratori cittadini italiani o comunitari con riferimento ai familiari ovunque residenti e a lavoratori extracomunitari con riferimento ai familiari residenti in Italia (salvo che si tratti di paesi con i quali siano vigenti specifiche convenzioni). Il tribunale ha indicato che questa normativa viola quanto disposto dall'art. 11 della direttiva 2003/109/Ce, a norma del quale «il soggiornante di lungo periodo gode dello stesso trattamento del cittadino nazionale per quanto riguarda le prestazioni sociali, l'assistenza sociale e la protezione sociale ai sensi della legislazione sociale. Gli stati membri possono limitare la parità di trattamento in materia di assistenza sociale e protezione sociale alle prestazioni essenziali».
La direttiva è stata recepita con l'art. 7 del dlgs n. 3/2007 che ha sostituito l'art. 9 del dlgs 286/1998 (il Tu. immigrati), stabilendo (comma 12 lett. c) che il lungo soggiornante può «usufruire delle prestazioni di assistenza sociale, di previdenza sociale (...), salvo che sia diversamente disposto»; lo stato italiano non si è avvalso della facoltà di deroga, perché essa non può essere ravvisata nell'art. 2 della legge n. 153/1988 (che impone il requisito di residenza ai familiari dei cittadini stranieri), in quanto avrebbe dovuto operare una scelta espressa, successiva e non antecedente alla direttiva e al suo recepimento. Ne consegue, conclude il tribunale, la necessaria disapplicazione della norma dell'art. 2 della legge n. 153/1988 per contrasto con la direttiva 2003/109/Ce, nonché l'ulteriore necessità di disapplicare le determinazioni dell'Inps adottate e di accertare il diritto all'assegno per il nucleo familiare anche per i periodi in cui i familiari erano residenti all'estero.
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Partita Iva, Boeri: L'Inps può fare poco. La decisione è di natura politica
I freelance hanno ottenuto ieri un incontro con il presidente dell'Inps, Tito Boeri, per discutere di alcuni miglioramenti per il lavoro parasubordinato.
Kamsin Tito Boeri ha ricevuto una delegazione dei freelance verso le 14 e ha affrontato i nove punti della lettera inviatagli dal movimento la settimana scorsa per chiedere una riforma «universale» del fisco e in particolare della previdenza e delle tutele peri diritti fondamentali di un terzo della forza lavoro attiva in Italia: il quinto stato, coloro che lavorano come indipendenti e non hanno un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
L'incontro ha prodotto due risultati tangibili. In tempi brevissimi - si legge in un comunicato della Coalizione 27 febbraio - sarà operativa la circolare relativa alla Dis-Coll (cioè il sussidio di dosccupazione per i lavoratori parasubordinati introdotto dal secondo decreto attuativo del Jobs Act) e verranno erogate le indennità per chi è senza lavoro dal primo gennaio 2015. L'Inps si è anche impegnata a erogare tempestivamente le indennità per i tirocini svolti dagli iscritti al programma «Garanzia Giovani».
Sulla riforma della gestione separata che tartassa con le sue aliquote i lavoratori autonomi senza erogare servizi né garantire una copertura significativa in caso di malattie gravi, l'interlocuzione sembra aperta. Non è mai accaduto da quando l'associazione dei freelance Acta ha iniziato questa battaglia. Quanto alla richiesta di copertura delle malattie gravi che colpiscono anche gli autonomi, sostenuta dalla freelance Daniela Fregosi ieri presente al sitin, non è escluso che l'Inps possa elaborare una proposta che sarà inviata al governo. Boeri ha confermato il suo favore per un reddito minimo universale ma, in questo momento, ha ribadito, l'Inps può fare poco. Non ci sono le coperture. Si occuperà di chi, superati i 50 anni, non trova una nuova occupazione.
Il problema resta sul tavolo ed è chiaramente politico. «Il movimento dei freelance è riuscito a conquistarsi un tavolo con Boeri e a presentare le proprie istanze attraverso la forza della coalizione e agendo in assoluta autonomia sostiene Francesco Raparelli delle Camere del lavoro autonomo e precario (Clap) È un segnale di un processo di coalizione che vede insieme figure diverse del lavoro autonomo e precario, segnate dalla frammentazione, che iniziano a creare terreni comuni di mobilitazione». Per Cosimo Matteucci, presidente degli avvocati Mga, un altro motore del movimento: «Si sta consolidando la solidarietà tra categorie e lavoratori diversi.
Quello dei freelance è il primo, vero, grande fenomeno sindacale che potrebbe rappresentare la nuova futura forma di aggregazione dei lavoratori afferma Bisogna ristabilire un sistema previdenziale equo e affrontare la questione delle pensioni non giustificate dai contributi versati. Questa situazione riguarda anche le casse professionali private e in particolare la cassa forense. Boeri ha risposto che non può agire sulle casse di previdenza, ma può invitarle a seguire lo stesso percorso di trasparenza che l'Inps inizierà dal primo maggio». La «carovana dei diritti» dei freelance continuerà con nuove iniziative sul fronte dell'equità fiscale e previdenziale. Il movimento vigilerà sugli impegni presi dall'Inps.
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Zedde
Riforma Pensioni, Flessibilità ed Opzione Donna. Ecco le ricette della Fismic
La legge Fornero del 2011 ha avuto effetti molto incisivi e pesanti sulla vita del cittadino, ma allo stesso tempo ha permesso il risanamento dei conti pubblici e ha contribuito in modo altrettanto positivo alla stabilità finanziaria.
Kamsin Come messo in evidenza dal numero uno dell'Inps Tito Boeri, oggi c'è un problema molto serio, le persone nella fascia di età tra i 55 e i 65 anni che una volta perso il lavoro si trovano progressivamente in condizioni di povertà.
Alcune soluzioni potrebbero essere individuate dalla istituzione di una sorta di banca delle ore che percorra tutta la vita lavorativa del lavoratore che potrebbe rinunciare al pagamento della contribuzione previdenziale per attività straordinarie o per accumulo di ferie e di permessi non goduti per accumularli tutti allorquando si avvicina l'età pensionistica accorciandone il godimento; oppure il lavoratore potrebbe essere indirizzato verso attività meno onerose dal punto di vista dell'impegno fisico per attività che sfruttino le sue competenze accumulate nell'arco di vita e, con opportuni percorsi formativi, per dedicarsi ad attività più di servizio o di utilità sociale; o ancora si può pensare a utilizzare il tempo parziale negli ultimi anni della vita lavorativa, parttime non solo verticale, ma anche periodi di lavoro intervallati da periodi di non lavoro.
Altrettanto, a livello aziendale, potrebbero essere sperimentati occasioni di job sharing, o, meglio ancora, alternanza al lavoro tra padre/figlio. Proprio per far fronte a queste problematiche, si è molto sentito parlare della necessità di introdurre più elasticità nella previdenza e della flessibilità in uscita. La proposta avanzata sarebbe quella di intervenire sulla legge Fornero permettendo il pensionamento anticipato in cambio però di una riduzione dell'assegno.
Anche un consigliere economico di Renzi e commissario alla spending review, ritiene che l'idea di intervenire sulla legge Fornero sia «buona e condivisibile», ma il processo non è al momento consentito dalle regole dettate dalla contabilità Europea in quanto suddetta manovra creerebbe un incremento del deficit. Di sicuro il nostro Paese, ma tutto l'Occidente non potrà non pensare a misure straordinarie per fare fronte a un declino che sembra inevitabile, stretto nella morsa di una finanza pubblica sempre più asfittica e priva di respiro e un allungamento della possibilità di vita che comporterebbe, se non si interviene, un invecchiamento della popolazione attiva e un allungamento peri giovani nel trovare un primo impiego che rischia di saltare l'occasione lavorativa per intere generazioni.
A nostro avviso si dovrà pensare a un insieme di misure, a un mix di interventi che coinvolga sia il pubblico che il privato, al fine di trovare delle ricette in grado di superare questo drammatico impasse.
Ma qualcosa è stato fortunatamente già introdotto dalla legge di Stabilità 2015, infatti è stata di recente pubblicata dall'Inps la circolare numero 74 che prevede il pensionamento anticipato senza penalizzazioni. La legge di Stabilità ha eliminato fino a tutto il 2017 le penalizzazioni per chi lascia il lavoro con 42 anni e 6 mesi di contributi (41 anni e 6 mesi per le donne), prima di aver raggiunto i 62 anni di età.
Con questa correzione si cancella la così detta prestazione effettiva di lavoro, al netto cioè di forme di permessi o sospensioni del lavoro accumulate nell'arco dell'intera carriera lavorativa. Pertanto alle suddette pensioni non vengono applicate le seguenti riduzioni: la riduzione dell'1% per ogni anno di anticipo della pensione rispetto ai 62 anni di età e la riduzione del 2% per ogni anno ulteriore di anticipo rispetto ai 60 anni. La legge di Stabilità 2015 ha quindi previsto che le riduzioni non si applicano a prescindere dall'anzianità contributiva derivante esclusivamente da prestazione effettiva dí lavoro.
Un piccolo passo in avanti questo che di certo toglierà qualche preoccupazione a tutti quei lavoratori che, avendo raggiunto i requisiti, procederanno con la richiesta di pensionamento. Infine si spera al momento nella discussione intrapresa in sede governativa riguardante la quota 100 per le pensioni e sulla possibilità invece di estendere l'accesso dell'Opzione Donna, a tutti, con il passaggio però al sistema contributivo in modo efficace e tutelando i lavoratori.
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Zedde
A cura della Fismic - Sindacato Autonomo dei Lavoratori Metalmeccanici
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Dis-Coll 2015, Poletti conferma: decorrenza retroattiva dal 1° gennaio 2015
Nessun rischio per i lavoratori che non hanno potuto presentare domanda entro i 68 giorni dalla cessazione del lavoro perchè mancava la Circolare attuativa.
Kamsin Pronta al debutto l'idennità mensile per i parasubordinati, nome in codice Dis-Coll. Lo ha ribadito il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti questa settimana nel corso di un'interrogazione in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati. "La Circolare dell'Inps è quasi pronta" ha detto il ministro che ha spento sul nascere le polemiche che davano esclusi dal beneficio quei parasubordinati che, avendo perso il lavoro agli inizi del 2015, non avrebbero potuto rispettare il termine di decadenza di 68 giorni per la prestanzione dell'istanza all'Inps.
"A tal fine, il termine per la richiesta della prestazione – in relazione agli eventi di disoccupazione già verificatisi al 1o gennaio 2015 – decorrerà dalla data di emanazione della circolare stessa" ha detto il Ministro. Da quel momento i lavoratori con i requisiti avranno 68 giorni per richiederlo e sarà retroattivo, a partire da gennaio".
La Dis-Coll sarà erogata mensilmente ai collaboratori, continuativi o a progetto (esclusi pensionati e partite Iva) iscritti alla Gestione Separata per un numero di mesi pari alla metà di quelli di quelli coperti da contributi nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio 2014 al giorno di cessazione dal lavoro (per il 2015 la durata non potrà quindi superare i 6 mesi). L'importo del sussidio sarà rapportato al reddito e graduato con gli stessi meccanismi della Naspi, cioè fino a un massimo di 1.300 euro, con una riduzione del 3% mensile dal quarto mese. Inoltre l'erogazione è subordinata dalla frequenza di percorsi di riqualificazione.
Per quanto riguarda la Naspi agli stagionali il Ministro ha ammesso che possono esserci effetti "negativi" per coloro che lavorano solo sei mesi l'anno (l'assegno in tal caso coprirà solo ulteriori 3 mesi) ma solo a partire dal 2016. "I lavoratori con maggiore contribuzione al loro attivo, e minore ricorso alle prestazioni di disoccupazione nel suddetto quadriennio, avranno una prospettiva di maggiore durata di fruizione dell'indennità, mentre quelli con minore contribuzione al loro attivo e più frequente ricorso, nell'ultimo quadriennio, alle prestazioni di disoccupazione vedranno ridursi corrispondentemente la durata della NASpI" ha detto Poletti in generale. "Con specifico riferimento ai lavoratori stagionali, ciò consentirà – come peraltro evidenziato dalle simulazioni effettuate – di conservare per tutto il 2015 una tutela di consistenza sostanzialmente analoga a quella attuale".
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Imu / Tasi 2015, I comuni alzano le aliquote sulle prime e seconde case
Lo studio della Cgia di Mestre denuncia che se non si introdurrà la Local Tax il prelievo tributario sulle prime case schizzerà al 6 per mille nel 2016.
Kamsin Nel 2015 Imu e Tasi sono destinate ad aumentare: e se dal 2016 non verra' applicata la local tax, l'aliquota Tasi sulla prima casa rischia di salire al 6 per mille. E' il quadro che emerge dall'analisi dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha preso in esame le delibere di approvazione delle aliquote Imu e Tasi per il 2015 dei Comuni capoluogo di provincia pubblicate sino a questo momento nel sito del Dipartimento delle Finanze.
"Il campione analizzato e' ancora molto ristretto - spiega la Cgia - Tuttavia, la tendenza appare abbastanza chiara: i Comuni, anche per l'anno in corso, hanno deciso di aumentare il peso fiscale dell'Imu e della Tasi. Fino ad ora sono poco piu' di una dozzina le amministrazioni comunali capoluogo di provincia che hanno deliberato le aliquote/detrazioni dell'Imu e della Tasi per il 2015. Ebbene, oltre la meta' dei Sindaci che hanno gia' deliberato - come quello di Arezzo, di Bologna, di Livorno, di Modena, di Potenza, di Rimini e di Treviso - ha deciso di aumentare il peso delle tasse sugli immobili. Spesso si tratta di ritocchi che interessano un numero di contribuenti relativamente modesto: tuttavia, il trend e' orientato verso un appesantimento del carico fiscale sugli immobili".
"I primi cittadini di Aosta, di Carbonia, di Pesaro e di Rovigo, invece, hanno confermato la stessa situazione del 2014 - prosegue la Cgia - Gli unici Comuni che, infine, hanno disposto di alleggerire il carico fiscale sui propri concittadini sono stati quelli di Enna e di Mantova". "A fronte di 1,5 miliardi di euro di mancati trasferimenti previsti per quest'anno - dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia - per assicurare i medesimi livelli dei servizi ai propri concittadini, la maggioranza dei Sindaci sottoposti a questa analisi ha deciso di ritoccare all'insu' le aliquote o di ridurre le detrazioni dell'Imu e/o della Tasi. E a rendere ancor piu' delicata la situazione segnalo che nel 2015 i Comuni non disporranno di 625 milioni di euro. Risorse stanziate a favore delle Amministrazioni comunali solo per il 2014 che, nelle iniziali intenzioni del legislatore, dovevano servire a ridurre il peso della Tasi sulla prima casa. Tra i tagli e il venir meno di queste preziose risorse, che nel 2014 sono servite ad abbattere il peso della Tasi sulla prima casa, per l'anno in corso mancheranno nelle casse dei Comuni oltre 2,1 miliardi di euro che, in parte, saranno coperti dai cittadini attraverso un inasprimento della tassazione sugli immobili".
"Ricordo - conclude Bortolussi - che con la Legge di Stabilita' 2015 e' stata scongiurata la possibilita', solo per l'anno in corso, di consentire ai Sindaci di aumentare l' aliquota della Tasi sulla prima casa fino al 6 per mille. Un pericolo, pero', che rischiamo di subire l'anno prossimo. Infatti, se dal 2016 non verra' applicata la local tax, la situazione si ripresentera' nuovamente".
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Riforma Pensioni, Palazzo Chigi studia l'ipotesi del reddito minimo per gli ultra 55enni
Non ci sarà alcun taglio sulle pensioni d'oro ma appositi strumenti per tutelare chi ha perso il posto di lavoro e non hanno i requisiti per la pensione con la Legge Fornero.
Kamsin Non ci saranno tagli delle cosiddette pensioni d'oro. Lo ha detto l'altro giorno Carlotta De Franceschi, consigliere economico del premier Matteo Renzi, durante una tavola rotonda al convegno della cassa dí previdenza dei commercialisti. Parlando dopo il presidente dell'Inps, Tito Boeri, che aveva indicato la cassa come un esempio da seguire per il contributo di solidarietà che da anni ha previsto a carico dei pensionati con l'assegno calcolato col generoso metodo retributivo, De Franceschi ha fatto capire che la linea di Palazzo Chigi è diversa.
E alla domanda se il governo interverrà sulle pensioni, ha risposto: «Apprezzo il lavoro di Tito, ma non vedo interventi sulle pensioni . Se si ragionerà sulle pensioni sarà non per togliere, ma per dare. In particolare, per i lavoratori anziani in difficoltà. Stiamo studiando varie proposte, ma come è noto bisogna rispettare gli equilibri di bilancio». Quindi, nonostante Boeri porti avanti l'«operazione trasparenza», cominciata con i dossier sui fondi speciali (volo, dirigenti d'azienda, ferrovieri, telefonici), tesa a dimostrare come le pensioni in pagamento siano molto più generose rispetto ai contributi versati e che quindi si potrebbe prevedere un prelievo di solidarietà su quelle più alte (tesi che Boeri ha sostenuto da economista), il governo si tiene alla larga da simili ipotesi, anche perché la Corte costituzionale ha più volte bocciato provvedimenti a danno dei «diritti acquisiti».
La presidenza del Consiglio e il ministro dell'Economia stanno invece lavorando su ipotesi che hanno un altro obiettivo: non quello di riequilibrare il trattamento previdenziale tra vecchi e giovani (penalizzati dal calcolo contributivo) ma quello di evitare che i lavoratori più anziani, se licenziati, non restino senza stipendio e senza pensione perché non hanno ancora raggiunto i requisiti previsti dalla riforma Fornero. Rispetto a questo problema si possono ipotizzare diversi interventi.
Reintrodurre elementi di flessibilità sull'età pensionabile a partire dai 62 anni di età, ma costa molto. Prevedere un mini-assegno anticipato per chi perde il lavoro a 2-3 anni dalla pensione, che poi lo stesso lavoratore restituirebbe a piccole rate mensili da quando comincerebbe a prendere la pensione piena. Potenziare l'Asdi, l'assegno aggiuntivo di disoccupazione per chi è vicino alla pensione e ha un basso reddito.
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Fonte: Corriere della Sera
Riforma Pensioni, Ecco il testo del ddl sulla settima salvaguardia
Il disegno di legge Gnecchi numero 2958 sulla settima salvaguardia è stato depositato in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati.
Kamsin Pubblichiamo di seguito il ddl 2958 di cui sono firmatari gli Onorevoli Gnecchi e Damiano (Pd). Il disegno di legge intende estendere gli attuali profili di tutela della sesta salvaguardia sino al 6 gennaio 2017 ricomprendendo anche i lavoratori destinatari del trattamento speciale edile, coloro che non hanno potuto fruire della mobilità a causa del fallimento dell'impresa, i quota 96 della scuola, i lavoratori ferrovieri e lo stop alle penalizzazioni per gli assegni liquitati ante 2015.
Il ddl sarà assegnato alla Commissione Lavoro della Camera per l'avvio dell'istruttoria legislativa.
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Riforma Pensioni 2015, i giovani autonomi chiedono la revisione della Gestione Separata
Sit-In della Coalizione 27 Febbraio davanti la sede dell'Inps. Al Presidente dell'Inps, Tito Boeri, viene chiesta una riforma della previdenza che tenga in debita considerazione le esigenze dei lavoratori autonomi.
Kamsin Riformare la previdenza dei giovani lavoratori dipendenti e dei lavoratori autonomi rivedendo le aliquote di contribuzione nella gestione separata e le regole di calcolo degli assegni contributivi qualora le prestazioni scendano sotto un determinato importo. Sono queste le parole d'ordine lanciate dal movimento dei freelance «coalizione 27 febbraio» al presidente dell'Inps Tito Boeri nel corso del sit-in che si è tenuto sotto la sede dell'istituto di previdenza pubblica a Roma. Il movimento è eterogeneo e unisce, per la prima volta, le partite Iva e i precari: tra gli altri, ci sono i freelance di Acta; la mobilitazione generale degli avvocati (Mga); gli archivisti Anai e Archim; i farmacisti Fnpi; geometri architetti, ingegneri.
Questa «coalizione» tra lavoro indipendente e dipendente chiede l'equità previdenziale attraverso correttivi solidaristici al sistema contributivo; la riduzione dell'aliquota della gestione separata Inps sui parametri europei; una «pensione minima di cittadinanza» superiore all'attuale assegno sociale; l'unificazione delle prestazioni previdenziali e l'avvio dell'unificazione delle casse previdenziali degli ordini professionali in crisi; lo sblocco delle indennità dei tirocinanti di «Garanzia giovani».
Riprendendo la battaglia della freelance di Acta Daniela Fregosi, l'estensione universale del welfare
e «un reddito di base». Perché gli indipendenti, in caso di un tumore ad esempio, sono coperti dall'Inps solo per 60 giorni. E un tumore non lo si cura in due mesi.
Il movimento dei freelance chiede che ci siano accorgimenti anche per la forza lavoro, dai 20 ai 50 anni, che produce il 18% del Pil. Quanto alla richiesta avanzata da Boeri al governo Renzi di prevedere un «reddito minimo» per gli esodati over 55, i freelance scrivono nella lettera: «Intendiamoci, sono da tutelare ad ogni costo, ma c'è un mondo il nostro che in questo stato di cose non accederà mai ad una pensione dignitosa, è sottoposto a una pressione fiscale insostenibile e non dispone né di welfare né diritti».
In poche righe, viene descritta la nuova questione sociale che riguarda sia la forza lavoro qualificata che tutti coloro che non hanno un contratto da dipendente. Un problema comune a molti, ma ignorato in un paese dove la precarietà viene affrontata con strumenti «residuali, familistici, lavoristi e un workfare paternalistico» sostengono gli studenti della Rete della Conoscenza. La critica alle riforme previdenziali risale alla riforma Dini del 1995: «Ha portato ad un sistema pensionistico ispirato alla logica dell'equilibrio attuariale, come si trattasse di una mera assicurazione privata sostengono le Clap. Oggi i contributi degli autonomi e quelli degli operaie impiegati sono la cassaforte del sistema pensionistico, servono a coprire i buchi della gestione dell'lnps».
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