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La fotografia scattata dall’Istat sul meccanismo di distribuzione del sistema previdenziale rende l’immagine di un Paese a schema piramidale. Alla base, milioni di trattamenti di lieve entità. In cima pochi fortunati.

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Le pensioni di vecchiaia assorbono il 71,8% della spesa pensionistica totale, quelle ai superstiti il 14,7%, quelle di invalidità il 4,0%; le pensioni assistenziali pesano per il 7,9% e le indennitarie per l'1,7%. Le donne rappresentano il 52,9% dei pensionati e percepiscono assegni di importo medio pari a 13.569 euro (contro i 19.395 degli uomini); oltre la metà delle donne (52%) riceve meno di mille euro al mese, a fronte di circa un terzo (32,2%) degli uomini. Il 47,8% delle pensioni è erogato al Nord, il 20,5% nelle regioni del Centro e il restante 31,7% nel Mezzogiorno.
E' quanto emerge dai dati Istat sul 2012 diffusi nei giorni scorsi.

Ma molti pensionati vivono con meno di mille euro al mese. E' questa la realtà per circa 7 milioni di pensionati italiani, pari al 42,7% del totale. E quelli sotto i 500 euro sono oltre 2,2 milioni. Cifre che fanno impallidire e che evidenziano sempre piu' come mai molti pensionati sono costretti a continuare a lavorare, anche in nero, anche dopo la pensione.  Infatti l’importo medio annuo delle pensioni riferito al 2012 è pari a 11.482 euro, 253 euro in più rispetto all’anno precedente(+ 2,3%), un modesto incremento. Tuttavia occorre considerare che, su 16,6 milioni di pensionati, ciascuno ha percepito in media 16.314 euro all’anno (358 euro in più del 2011) tenuto conto che, in alcuni casi, un individuo può cumulare più di una pensione.

La Riforma Fornero produce i primi effetti - Alla rilevazione annuale sui trattamenti pensionistici condotta dall'Istat e dall'Inps emerge infine che nel 2012 i pensionati sono 16,6 milioni, «circa 75 mila in meno rispetto all'anno prima». Sul ribasso, con tutta probabilità, ha pesato la riforma Fornero, entrata in vigore proprio nel 2012: le persone che hanno iniziato a percepire una pensione nel 2012 (i nuovi pensionati) sono stati 626 mila, mentre sono 701 mila le persone che dal 2012 non figurano più tra i beneficiari. Inoltre, cala anche il reddito medio dei nuovi pensionati (14.068 euro) che diventa inferiore a quello dei cessati (15.261 euro) e a quello dei pensionati sopravviventi (16.403 euro), che già nel 2011 percepivano almeno una pensione.
Quanto alla spesa complessiva, lo Stato nel 2012 ha pagato 270.7 miliardi, con un aumento dell’1,8% rispetto all’anno precedente, mentre l’incidenza sul Pil è cresciuta dello 0,45% passando dal 16,8 al 17,2%.

Poi ci sono gli squilibri. Secondo l'Istat, sono 211mila i pensionati che percepiscono un assegno che va oltre i 5 mila euro, ed oltre 11 mila pensionati d’oro, lo 0,1% del totale, che a fine mese si vedono un bonifico superiore a 10 mila euro. E dato che questi trattamenti non corrispondono a reali contributi versati il governo potrebbe nei prossimi mesi introdurre un nuovo prelievo di solidarietà. Secondo il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan: "dobbiamo ancora discutere i dettagli".

Poletti apre alla sinistra Pd: possibile abbassare le proroghe da 8 a 6. Ma il governo vuole confermare i 36 mesi dei contratti a termine acausali, la sinistra punta a 24 mesi. Aperture pure sull'apprendistato.

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Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti è pronto a modificare, senza stravolgerlo, il decreto sui contratti a termine e l'apprendistato, all'esame della Camera per la conversione in legge. Per i contratti a termine il Ministro si è detto disponibile a far scendere da otto a sei il numero delle possibili proroghe, in pratica i rinnovi senza interruzione che posticipano la scadenza del contratto originario.

L'apertura viene per accontentare quella minoranza del Pd che sta presentando numerosi emendamenti.  Contrario invece il Ministro sulla riduzione da tre a due anni per la durata massima dei contratti.  La disponibilità potrebbe portare anche a rivedere la norma che rende facoltativa la formazione pubblica per l'apprendistato professionalizzante, contro il rischio di incorrere in sanzioni da parte della Ue, senza però compromettere l'obiettivo, che resta quello di semplificarne la disciplina per le imprese.

Dunque alcune delle modifiche che chiede l'ala sinistra del partito, che ha la maggioranza nella Commissione Lavoro della Camera, potrebbero vedere la luce. Poletti però avverte: "se introduci dei vincoli sul numero dei rinnovi, arrivati alla scadenza del contratto l'azienda sostituisce il lavoratore».

Altro punto fonte di attrito tra governo e maggioranza è l'eliminazione dell'obbligo di stabilizzare una quota di apprendisti prima di assumerne nuovi. Per Poletti va confermata la misura contenuta nel Dl, soprattutto a tutela delle piccole imprese, mentre nella discussione si è ipotizzato di differenziare a seconda della dimensione di impresa, distinguendo tra grandi e piccole.

Ieri inoltre, il presidente dell'Isfol Pietro Antonio Varesi, ha mostrato l'incremento dell'incidenza dei contratti a tempo determinato nelle imprese. Secondo Varesi i contratti a termine sono passati dal 62,3% (secondo trimestre 2012) al 67,3% (quarto trimestre 2012): questo incremento ha riguardato in larga parte assunzioni di breve o brevissima durata (oltre sei contratti a termine su dieci durano meno di tre mesi), comunque inferiori ai 12 mesi.

In contemporanea calano i contratti intermittenti (-4%) e di collaborazione (-1,6%), peraltro dotati di minori tutele. Molto negativo anche il trend dell'apprendistato con un calo "progressivo e quasi ininterrotto".

L'Inps ha rideterminato l'importo dell'assegno al nucleo familiare spettante ai pensionati della gestione pubblica dal 1° luglio 2012 al 30 giugno 2013, sulla base dei redditi da pensione e di diversa natura relativi al 2011.

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L'Inps ha provveduto a rideterminare l'importo dell'assegno al nucleo familiare spettante ai pensionati della gestione pubblica dal 1° luglio 2012 al 30 giugno 2013, sulla base dei redditi da pensione e di diversa natura relativi al 2011.

E' quanto ha comunicato l'istituto di previdenza pubblica con il Messaggio 3722/2014. L'assegno per il nucleo familiare ancora l'erogazione della prestazione assistenziale infatti sulla base dei redditi conseguito nell'anno solare antecedente al 1° luglio di ciascun anno. Se, dopo le verifiche, l'importo dell'assegno fruito dagli interessati per il periodo 1° luglio 2012-30 giugno 2013 risulti superiore a quello spettante secondo i termini di legge, l'eccedenza indebitamente erogata verrà trattenuta sulla pensione pagata il prossimo giugno.

L'Inps comunicherà con una lettera l'importo del debito e le modalita di recupero delle somme. Sarà applicata una trattenuta mensile nei limiti di un quinto dell'importo complessivo della pensione, comprensiva anche dell'indennità integrativa speciale se corrisposta come emolumento, al netto delle ritenute Irpef e con un recupero in un massimo di 60 rate. L'interessato potrà chiedere il chiarimento della propria posizione recandosi presso l'ufficio Inps che liquida la prestazione pensionistica.

«Nella prima fase della spending review non ci sarà nessun intervento». Se ne potrebbe parlare nel 2015. Anche perché, si fa notare, un contributo di solidarietà già esiste.

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Secondo il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan che sta lavorando in questi giorni alla preparazione del Def e il Programma nazionale di riforma da approvare nel Consiglio dei ministri il prossimo 8 o 9 aprile, il taglio dell'Irpef sarà rispettato.

Il Ministro ha pochi giorni a disposizione, ma è ottimista: «Stiamo lavorando duramente per rispettare l'impegno all'aumento di 80 euro in busta paga da maggio, il tempo è breve, ma non c'è alcuna fibrillazione». Se ne deduce che il decreto sarà definito nei prossimi giorni e comunque in tempo per consentire ai datori di lavoro di calcolarne gli effetti a partire dalle buste paga di maggio, come promesso.

Gran parte del finanziamento dei 6,6 miliardi che serviranno alla manovra sull'Irpef verrà dalla spending review, ma Padoan non ha escluso un intervento sulle pensioni: «Come ha detto chiaramente il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, le pensioni non si toccano». Ma alla domanda circa la possibilità di un intervento sulle pensioni d'oro, il Ministro ha risposto che «Dobbiamo ancora discutere i dettagli».

Ma l'intervento non sarà immediato. «Nella prima fase della spending review», dicono fonti della Presidenza del Consiglio, «non ci sarà nessun intervento». Se ne potrebbe parlare nel 2015. Anche perché, si fa notare, un contributo di solidarietà già esiste. Lo ha introdotto il governo Letta e prevede un prelievo del 6% per le pensioni da circa 7 mila fino a 10 mila euro al mese, del 12% per quelle fino a 14.800 euro al mese e del 18% per quelle superiori a questa cifra.

Nei giorni scorsi è circolata l'ipotesi di un intervento sulle pensioni piu' alte che incida solo sul sistema di calcolo. «Sul tema delle pensioni d’oro», spiega il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, «non si può far finta di niente. In questa fase», aggiunge, «è impensabile non andare ad incidere su chi ha dei privilegi, e proprio per questo il meccanismo indicato dal governo Letta deve essere cambiato, perché è iniquo, produce poco gettito e probabilmente non reggerà all’esame della Corte Costituzionale».

Zanetti ha una sua proposta, depositata in Commissione lavoro alla Camera.

L’idea è di non tassare tutte le pensioni d’oro, ma solo quelle calcolate con il metodo retributivo, ossia senza tener conto dei contributi effettivamente versati. «Se una persona ha una pensione da 10 mila euro al mese ma questa è frutto del suo risparmio previdenziale, dei suoi contributi», dice Zanetti, «non vedo perché dobbiamo imporgli un contributo di solidarietà. Diverso -, prosegue,- è il caso di una pensione retributiva, solo in parte coperta dai contributi. Sulla parte non guadagnata», secondo il sottosegretario all’Economia, «può essere ipotizzato un prelievo».

La proposta Zanetti prevede che il «balzello» venga applicato solo sulla differenza tra la pensione che si sarebbe incassata con i contributi versati e la pensione effettiva. Se questa differenza è superiore a 10 mila euro, il contributo sarebbe del 10%; da 10 mila a 50 mila euro del 20%, da 50 mila a 100 mila del 30% e oltre i 100 mila euro il balzello salirebbe al 40%. Zanetti ha intenzione di portare avanti la sua proposta. Anche perché coerente con le indicazioni date dallo stesso Renzi.

«Va avviato un processo di riduzione non traumatica dei dirigenti e, piu' in generale, dei dipendenti vicini alla pensione, per favorire l'ingresso dei giovani. Se non si fa, non ci puo' essere il rinnovamento».

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Marianna Madia è pronta a dar vita al progetto per ringiovanire la Pubblica Amministrazione. I punti cardine sono: staffetta generazionale, sblocco del turn over, garanzie per i vincitori di concorso, punteggi aggiuntivi per i precari e prepensionamenti dei pubblici dipendenti.

E' quanto ha detto nel corso dell'audizione alla Camera, il ministro della Pubblica Amministrazione che ha precisato comunque di essere disponibile ad «un confronto innovativo di idee con le parti sociali». E soprattutto ha spiegato che non ci sono contrasti sul tema dei prepensionamenti con Stefania Giannini, Ministro dell'Istruzione: «Ho parlato con il ministro - ha detto - non c'e nessuna intenzione di mettere in contrapposizione giovani e anziani, tutt'altro. C'e la volontà di avere delle uscite non traumatiche di persone molto vicine alla pensione affinchè, in modo selettivo, entrino giovani».

L'Amministrazione, ha affermato Madia, «ha bisogno di cambiamento, di rinnovamento e di nuove competenze fresche». Per questo bisogna iniziare con la staffetta, che ha assicurato - non provocherà disastri: «Va avviato un processo di riduzione non traumatica dei dirigenti e, piu' in generale, dei dipendenti vicini alla pensione, per favorire l'ingresso dei giovani. Se non si fa, non ci puo' essere il rinnovamento» del comparto, «ma la sua agonia».

L'idea del ministro dunque sarebbe quella di programmare piu' uscite per ogni nuovo ingresso, citando come esempio un rapporto tra 3 uscite per ogni 1 assunzione, anche "se non so se sarà questa la proporzione" ha detto la Madia.

La «staffetta» oltre al rinnovamento «garantirebbe un risparmio complessivo per le Casse dello Stato, dato dalla differenza tra gli stipendi attualmente pagati e quelli dei neo assunti, al netto della spesa per le pensioni erogate in anticipo».

Altre risorse per finanziare il piano potrebbero arrivare da risparmi aggiuntivi sulla spesa per il settore, dagli stipendi dei dirigenti alla struttura delle partecipate. Ma l'Ispettore generale per la spesa sociale della Ragioneria, Francesco Massicci, in un'audizione davanti alla Commissione di vigilanza sugli enti previdenziali ha fermato gli entusiasmi della Madia: "l'operazione, sia pure indirettamente, avrebbe un costo. Se si manda via una figura diventata obsoleta, che non si deve rimpiazzare, il costo è neutrale, ha detto Massicci, "perché lo stipendio si trasforma in pensione. Ma la condizione viene meno se viene mandata via una figura che dev'essere sostituita".

Una riflessione che non preclude tuttavia un approfondimento del progetto Madia, anche perché c'è un gruppo di lavoro aperto sul dossier cui partecipano, oltre al ministero della Pa, quello del Lavoro, l'Inps e la stessa Ragioneria generale dello Stato. «Non faremo nulla senza di loro o contro di loro» ha detto il ministro precisando che l'ipotesi di un turn over «tre a uno è solo un esempio che ho fatto per far capire le persone».

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