Pensioni

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La Cgil chiede che lo stop alle penalizzazioni sia esteso anche oltre il 2017. Necessario affrontare ancora il tema esodati, il dramma dei quota 96 della scuola e dei ferrovieri. Damiano: si apra la discussione sui pensionamenti flessibili.

Kamsin Auspichiamo che il Senato nella rilettura della legge di stabilità ritorni sui propri passi e modifichi le norme in materia di pensioni votate dalla Camera. E' quanto si legge in un comunicato stampa diffuso da Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, in merito alle previsioni sulle pensioni contenute nella legge di stabilità, il cui iter prosegue a Palazzo Madama.

"Un emendamento proposto dalla Commissione e accolto dal governo - spiega Lamonica - elimina la penalizzazione per chi va in pensione anticipata (41,6 anni di contributi per le donne e 42,6 per gli uomini) prima dei 62 anni di età". "La cancellazione di tali penalizzazioni è da sempre una richiesta del sindacato", ricorda la dirigente della Cgil. "Queste colpiscono i lavoratori precoci e tutti coloro che, per salute (esposizione all'amianto etc.) o per lavori particolarmente faticosi (i cosiddetti lavori 'usuranti'), usufruiscono di agevolazioni sulle decorrenze. Anche perché - sottolinea - la legge Fornero ha legato il calcolo della contribuzione ai periodi di 'effettivo lavoro', escludendo proprio i soggetti più fragili dalla non applicazione delle penalizzazioni fino al 2017". "Questo meccanismo - sottolinea Lamonica - sta colpendo in modo particolare le donne che, per il carico del lavoro di cura, hanno più periodi di assenza. Quindi bene l'eliminazione della norma, ma essa deve essere stralciata strutturalmente: per tutti e anche successivamente al 2017, come invece previsto".

Lamonica indica poi alcuni nodi irrisolti e dimenticati dalla manovra: "la legge di stabilità non affronta il problema di dare soluzione definitiva alla questione esodati, così come a quello di quota 96 nella scuola e dei macchinisti delle Ferrovie, temi urgenti che aspettano ancora risposte adeguate".

"La Cgil - sostiene - ritiene non più rinviabile l'apertura di un confronto sull'insieme della legge Fornero, che va al più presto modificata nel suo impianto perché non sopportabile nella concreta condizione del Paese e del mercato del lavoro. Anche questo - conclude - è un obiettivo dello sciopero generale del 12 dicembre".

Sul punto anche l'Onorevole Cesare Damiano (Pd) rilancia: Se il Governo vuole finalmente mettere mano nel 2015 alle pensioni per correggere la “riforma” Fornero, e’ sufficiente che adotti le proposte di legge gia’ presentate dal Pd nella scorsa ed in questa legislatura. La principale di esse propone di introdurre un criterio di flessibilita’ consentendo, a partire dai 62 anni e con 35 di contributi o con 41 anni di contributi indipendentemente dall’eta’ anagrafica, di andare in pensione -prosegue il Damiano -Risolveremmo in questo modo il problema degli “esodati”, che e’ ancora rilevante, e daremmo una mano all’occupazione dei giovani che e’ compromessa – conclude – anche dall’obbligo di permanenza al lavoro fino a 67 anni dei propri genitori”.

Zedde

L'esecutivo potrebbe presentare in Senato un emendamento per consentire al personale delle Province in soprannumero di accedere alla pensione con le vecchie regole sino al 2018.

Kamsin I dipendenti degli enti di area vasta in esubero dopo lo svuotamento delle funzioni provinciali previsto dalla legge Delrio potrebbero essere collocati a riposo, in deroga alla disciplina Fornero a partire dal 2015. Stessa sorte potrebbe toccare al personale delle Regioni e nelle partecipate coinvolte nei processi di ristrutturazione. E' questa l'ipotesi a cui sta lavorando Palazzo Chigi per trovare una soluzione all'emergenza del personale impiegato nelle Province. L'ipotesi, già anticipata da pensionioggi.it nei giorni scorsi, potrebbe arrivare sotto forma di emendamento al ddl di stabilità che l'esecutivo presenterà questa settimana al Senato.

La Riforma Delrio ha, infatti, messo in soprannumero il 50% del personale nelle province normali e il 30% di quello impiegato nelle province che si stanno trasformando in Città Metropolitane. Ebbene, per consentire lo svuotamento dei vecchi enti di area vasta, circa 28mila persone secondo i calcoli parlamentari, la proposta prevede di prepensionare tutti coloro che, risultati in soprannumero, matureranno entro il 31 Dicembre 2018 i requisiti pensionistici ante Fornero (cioè, in pratica, la vecchia pensione di anzianità). Saranno gli enti a comunicare, entro 90 giorni, i beneficiari della misura con i termini e le modalità della risoluzione unilaterale del rapporto.

Gli altri lavoratori in soprannumero saranno presi in carico dagli altri enti, Regioni e Comuni in primis ma anche uffici giudiziari ed altre amministrazioni dello Stato tra cui agenzie, università ed enti pubblici non economici. A tal fine l'emendamento governativo fissa al 31 Marzo del prossimo anno la data entro cui deve essere individuato il personale non prepensionabile da mantenere quello, invece, da inserire in appositi piani di mobilità.

La decisione sarà assunta nelle riunione odierna a Palazzo Chigi nella quale si farà il punto sulle modifiche alla manovra che il Governo presenterà al Senato.

Zedde

La possibilità del via libera della Corte Costituzionale al referendum promosso dalla Lega aprirebbe la strada ad un ampio restyling della Riforma Fornero.

Kamsin Per ora le uniche novità sicure che porteremo a casa dal prossimo 1° gennaio 2015 sono lo stop temporaneo (sino al 2017) alla penalizzazione per chi raggiunge i requisiti per la pensione anticipata (42 anni e mezzo di contributi, 41 anni e mezzo le donne) e un taglio agli assegni d'oro degli alti funzionari di stato. Un risultato frutto di una lunga trattativa sulla legge di stabilità, trattativa che ancora non si è conclusa e che potrebbe imbarcare sul treno della manovra finanziaria ulteriori provvedimenti "tampone" (si pensi ad esempio alla misura in favore dei quota 96 della scuola).

Ma la domanda è: ci sarà spazio, a breve, magari all'inizio del prossimo anno, per una ampia revisione dell'età pensionabile? Per ora nulla di concreto anche se, come sottolinea il Corriere Della Sera, un importante restyling della Legge Fornero sarebbe praticamente inevitabile qualora la Corte Costituzionale ammettesse il referendum promosso dalla Lega Nord per abolire la Riforma del 2011.

È chiaro che se il referendum fosse ammesso, il governo, per evitare il rischio dell’abrogazione della Fornero che aprirebbe una voragine nei conti pubblici, dovrebbe intervenire sulla stessa riforma in modo da ottenere che la Corte ritenga non più giustificato il voto. La decisione della Consulta, dice il segretario della Lega Matteo Salvini, arriverà questo mese, per consentire l’eventuale voto in primavera.

Ma anche se il referendum non fosse ammesso, alcune partite andranno ugualmente sistemate. Il sistema previdenziale dovrà essere calibrato per garantire maggiore flessibilità in uscita e risolvere, in questo modo, i problemi economici di quei tanti lavoratori rimasti intrappolati nelle maglie della Riforma Fornero: si tratta di lavoratori che hanno un'età troppo bassa per andare in pensione ma, avendo perso il lavoro, hanno un'età troppo alta per trovare un impiego alternativo.

Per queste persone allo studio ci sono molte ipotesi, già anticipate da pensionioggi.it. Tutte sono accomunate dalla possibilità di riconoscere un anticipo di diversi anni rispetto alle regole attuali al prezzo di una riduzione dell'assegno pensionistico. Si pensi, ad esempio, alla proposta Damiano sui cd. pensionamenti flessibili, che consentirebbe l'uscita già a 62 anni con 35 anni di contributi; alla proposta elaborata dall'ex ministro del Lavoro Enrico Giovannini, il cd. prestito pensionistico, secondo la quale si riconoscerebbe un anticipo di due anni della pensione con l'applicazione di un micro-prelievo sull'assegno pieno una volta conseguita la pensione; oppure la proposta di estendere anche in favore degli uomini, ed oltre il 2015, l'opzione donna, cioè l'accesso alla pensione con 57 anni e 35 di contributi a condizione però di avere l'assegno tutto calcolato con il sistema contributivo (con una riduzione quindi piu' significativa dell'assegno rispetto alle ipotesi precedenti).

In attesa di conoscere le decisioni della politica l'altro dato sicuro è che per l'intero 2015 i pensionati vedranno un assegno praticamente congelato per l'indicizzazione in base all'inflazione che sarà infatti solo dello 0,3%. La pensione minima lorda aumenterà dai 500,88 euro del 2014 ai 502,38 euro del 205. Oltre 14 volte il minimo, quindi a 7.012,32 euro scatterà un contributo di solidarietà del 6%. Contributo che diventerà del 12% sopra i 10.017,60 euro e del 18% sopra i 15.026,40 euro.

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Palazzo Vidoni ha pubblicato la Circolare Interpretativa del divieto di conferire incarichi a pensionati nelle Pa. Ma il divieto non è assoluto: ci sono tante  eccezioni.

Kamsin Questa settimana è stato messo un altro tassello al decreto legge di riforma della pubblica amministrazione. La titolare della Funzione Pubblica, Marianna Madia, ha firmato, infatti, la Circolare 6/2014 con la quale specifica i limiti al conferimento di cariche pubbliche ai pensionati, un vincolo introdotto proprio con il Dl 90/2014, approvato la scorsa estate. 

La legge ha introdotto, infatti, il divieto per le Pa ricomprese nell'elenco Istat (incluse le autorità indipendenti, la Consob, i ministeri, gli enti territoriali) di continuare ad avvalersi di dipendenti in pensione, attribuendo loro rilevanti responsabilità amministrative "per agevolare il ricambio generazionale e il ringiovanimento del personale".

Il testo della circolare, nel precisare i contorni di tale divieto, ribadisce che è vietato conferire «incarichi di studio e di consulenza, incarichi dirigenziali o direttivi, cariche di governo nelle amministrazioni e negli enti e società controllati» ai pensionati, di ogni tipo. Per il ministero l'obiettivo è quello di evitare un prolungamento del rapporto di lavoro volto ad «aggirare di fatto lo stesso istituto della quiescenza», ovvero la pensione, bloccando così l'accesso alle nuove generazioni. Ma come per ogni norma ci sono tante eccezioni. Vediamole.

Il divieto di conferire incarichi ai pensionati nelle PA non si applica, prima di tutto, ai commissari straordinari (o ai subcommissari) nominati temporaneamente al vertice di enti pubblici o per specifici mandati governativi (si pensi, ad esempio, a Tiziano Treu, nominato da poche settimane al vertice dell'Inps); sono consentiti mandati post-pensione per i prof e ricercatori, facendo così salvo il campo della docenza purchè si tratti di incarichi «reali», con un impegno didattico definito e un compenso commisurato; esclusi dal divieto anche gli incarichi nelle commissioni di concorso e di gara, quelli in organi di controllo (collegi sindacali e comitati dei revisori, purché non abbiano natura dirigenziale), così come la partecipazione a organi collegiali consultivi, come quelli delle scuole.

C'è infine una deroga generale che riguarda gli incarichi conferiti a titolo gratuito a condizione che la durata sia fissata, massimo, in un anno. Non prorogabile nè rinnovabile. Con la richiesta alle Pa di dedicare "particolare cura all' esigenza di evitare conflitti di interessi, in considerazione del rischio che l'interessato sia spinto ad accettare l'incarico gratuito dalla prospettiva di vantaggi economici illeciti".

Tramite questa eccezione le Pa potranno, quindi, attribuire un incarico gratuito a un dirigente in pensione per consentirgli di affiancare il nuovo titolare dell'incarico per non piu' di anno. La nota di Palazzo Vidoni precisa, inoltre, che il via libera all'incarico riguarda "ciascuna amministrazione". Pertanto, il dipendente pubblico potrà ricevere diversi incarichi in enti diversi, purchè ciascuno rispetti il limite di durata annuale.

Le nuove regole, chiarisce la circolare, si applicano agli incarichi conferiti a partire dalla data di entrata in vigore del decreto Pa, dunque dal 25 giugno scorso: sono salvi, di conseguenza, tutti gli incarichi attribuiti prima ai pensionati, fino al 24 giugno compreso, anche se il compenso è stato definito successivamente.

Zedde

Fonte: Circolare della Funzione Pubblica numero 6/2014

L'Inps ha chiesto al Ministero del Lavoro un parere circa l'estensione del regime sperimentale donna. Nel frattempo le domande di pensionamento la cui decorrenza si collochi oltre il 2015 non saranno respinte.

Kamsin Per ora nessuna proroga dell'opzione donna ma l'Inps non respingerà le domande delle lavoratrici la cui decorrenza della prestazione pensionistica dovesse essere successiva al 31 Dicembre 2015. Le domande saranno tenute in apposita evidenza, non saranno accettate nè respinte ma congelate, in una sorta di standby.

Le risoluzioni Parlamentari e il ricorso avviato lo scorso mese di Ottobre dal Comitato Opzione Donna hanno sortito almeno un effetto cautelativo e aperto alla possibilità, eventuale, del superamento delle Circolari 35 e 37 del 14 Marzo 2012. Con il messaggio inps 9304/2014 l'Istituto di previdenza pubblica ha infatti dato istruzioni alle proprie sedi di non cestinare le domande delle lavoratrici la cui finestra si aprirebbe dopo il 31 dicembre 2015, in attesa di un ulteriore parere richiesto al ministero del Lavoro.

Toccherà a quest’ultimo quindi decidere se prolungare di fatto di un altro anno il regime sperimentale rivedendo l’interpretazione restrittiva (come richiesto tra l’altro dal Parlamento), o addirittura estendere nel tempo l’esperimento: ma in questa decisione avrà un ruolo decisivo la valutazione della Ragioneria generale dello Stato, preoccupata per gli effetti in termini di maggiore spesa pensionistica.

La questione è nota da tempo. La legge Maroni (legge 243/04) ha infatti concesso alle lavoratrici con 57 anni e 35 di contributi la possibilità di andare in pensione con il calcolo contributivo sino al 2015. L'Inps però, con le sopra indicate Circolari, ha inteso che al 31 Dicembre 2015 debba essersi aperta anche la finestra mobile (12 o 18 mesi a seconda se rispettivamente si tratti di lavoratrici dipendenti o autonome) accorciando, nei fatti, di un anno o piu' il termine per la maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi. L'interpretazione, per molti illegittima, è stata piu' volte contestata ed ora l'istituto a rimesso la palla al Dicastero di Via Veneto che dovrà dare il verdetto finale.  

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