Pensioni Militari, Il Governo attui la previdenza integrativa per aumentare gli assegni

Bernardo Diaz Martedì, 29 Settembre 2015
Lo chiede in una interrogazione a risposta scritta al Governo Lorenzo Battista del Movimento per le Autonomie. L'obiettivo è colmare una lacuna che non consente ai lavoratori del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico di accedere a forme integrative di previdenza. 
Attivare rapidamente la previdenza complementare nel comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico per aiutare la crescita degli assegni nei confronti dei lavoratori le cui prestazioni saranno determinate con il sistema di calcolo contributivo e quindi, potenzialmente, piu' basse rispetto agli altri lavoratori del pubblico impiego. Lo chiede al Governo in una interrogazione a risposta scritta in Senato Lorenzo Battista, Gruppo per le Autonomie, depositata lo scorso 22 settembre (4-04537).

La legge 8 agosto 1995, n. 335, recante la «Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare» - ricorda Battista -, ha sancito il cambiamento dei trattamenti previdenziali con il passaggio dal periodo di calcolo retributivo a quello contributivo.  Successivamente, la legge 23 dicembre 1998, n. 448, all'articolo 26, comma 20, ha previsto l'istituzione di forme pensionistiche integrative per il personale del comparto sicurezza e difesa, attraverso procedure di negoziazione e di concertazione. Ad oggi, la previdenza complementare nel comparto sicurezza e difesa rappresenta uno dei tanti nodi insoluti in quanto il personale delle forze armate rientra fra quei dipendenti pubblici che non sono stati coinvolti dal processo di privatizzazione del pubblico impiego e i cui rapporti di lavoro, sulla scorta del decreto legislativo n. 165 del 2001, rimangono regolati dai rispettivi ordinamenti (ex art. 3, comma 1). 

Considerato che con le sentenze 21 marzo 2013, n. 2907/2013 e n. 2908/2013 pronunciate dalla sezione I bis del TAR per il Lazio, i ricorrenti, militari delle forze armate, compresa l'Arma dei Carabinieri, hanno ottenuto il riconoscimento dell'obbligo per le amministrazioni resistenti di concludere, mediante l'emanazione di un provvedimento espresso, il procedimento amministrativo relativo all'introduzione della previdenza complementare. Al fine dell'esecuzione delle sentenze lo stesso TAR del Lazio ha nominato un commissario ad acta, al quale veniva riconosciuto «soltanto un onere minimo indispensabile che è quello di attivare i procedimenti negoziali interessando allo scopo le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative ed i Consigli Centrali di Rappresentanza, senza tralasciare di diffidare il Ministro della Pubblica Amministrazione e la Semplificazione ad avviare le procedure di concertazione/contrattazione per l'intero Comparto Difesa e Sicurezza».

Tenuto cono che il fondo pensione complementare "Sirio", destinato ai dipendenti dei Ministeri, della Presidenza del Consiglio dei ministri, degli enti pubblici non economici, delle università, delle agenzie fiscali, dell'ENAC e del CNEL, è destinato solamente al personale civile, quindi rappresenta, a giudizio dell'interrogante, un danno economico alle forze armate e alle forze di polizia ad ordinamento militare. Ad ad oggi, all'interrogante non risulta alcuna iniziativa intrapresa dagli organi competenti al fine di risolvere questa annosa vicenda che si ripercuote negativamente sul trattamento economico previdenziale di quanti a breve andranno in pensione con il sistema contributivo.

L'interrogante chiede quindi di sapere se il Governo sia a conoscenza del vulnus normativo descritto;  se e quali siano i tempi, nonché le modalità attuative, per una soluzione chiara e definitiva in tema di previdenza complementare del comparto sicurezza e difesa. 

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