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Il Ministro dell'Economia conferma che l'asticella al di sotto della quale non si potrà andare è quella dei 62 anni unitamente a 35 anni di contributi. Uscita che sarà centrata con una decurtazione strutturale sull'assegno.

Kamsin Trovare una soluzione sostenibile per rendere più flessibile la riforma Fornero delle pensioni e dare più chance ai giovani di trovare lavoro. Lo ha detto ieri il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, in una nota diffusa dalle principali agenzie di stampa. Le misure dovranno essere tuttavia compatibili con la tenuta del sistema nel futuro e con quella dei conti e per questo motivo il governo sta valutando se una flessibilità in uscita dal lavoro verso la pensione sia sostenibile per le finanze nel lungo termine.

"Se troviamo una soluzione -dice- potrebbe essere uno strumento per favorire ulteriormente l'occupazione giovanile". E proprio per limitare il più possibile l'impatto, nell'immediato, sulla finanza pubblica, si sta ragionando sulle penalizzazioni da introdurre per chi scelga di andare in pensione in anticipo, che potrebbe essere fissata a un tetto massimo di una mensilità ogni anno per chi se ne va a 62 anni, l'età minima su cui comunque tarare la nuova flessibilità. Una decurtazione che si tradurrebbe, facendo qualche calcolo grezzo, in circa 1.500 euro in meno all'anno su una pensione di 19.500 euro lordi. Lo scambio a cui si ragiona è quello in pratica di lasciare la tredicesima mensilità nelle casse dello Stato (per sempre!) in cambio di un anticipo di 4 anni della pensione.

Proprio questo prevedono i due ddl depositati dai Presidenti di Camera e Senato in entrambi i rami del Parlamento: uscita a 62 anni e 35 di contributi con una riduzione del trattamento dell'8% (ddl 857 di Damiano e il recente ddl 1941 a firma Sacconi). La ripresa dell'economia, la conclusione della Riforma del Lavoro e la maggiore flessibilità concessa in Europa potrebbero ora giocare a favore di un intervento in tale direzione. "Noi siamo pronti e chiediamo un confronto sulle nostre proposte, Ci auguriamo - puntualizza l'ex ministro del Lavoro Damiano - che il governo e non l'Inps avanzi a sua volta la sua ipotesi". Fondamentale è però che non si pensi a dare flessibilità in cambio del ricalcolo dell'assegno tutto con il metodo contributivo. E nessuno, avverte Damiano, si immagini di "usare la 'minaccia' del ricalcolo di tutti gli assegni già erogati" con il retributivo perché scatenerebbe lo scontro sociale e rischierebbe di portare molti pensionati sotto la soglia della povertà.

Se la strada sulla flessibilità sembra ormai piu' chiara resta tutto da comprendere il destino dei lavoratori precoci, delle lavoratrici del settore privato e della speranza di vita. I primi, soprattutto uomini, chiedono un'uscita a 41 anni di contributi; le lavoratrici vorrebbero una maggiore gradualità nell'innalzamento dell'età pensionabile (dato che dal prossimo anno la Legge Fornero ha in serbo un brusco innalzamento dell'età di uscita di vecchiaia); da vedere anche se ci sarà spazio per una revisione del meccanismo della stima vita che, attualmente, tratta tutti i lavoratori allo stesso modo. 

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Zedde

Il Presidente dell'Inps conferma che da domani ed entro il 1° luglio tutti i trattamenti pensionistici erogati dall'istituto saranno pagati il primo giorno bancabile di ciascun mese.

Kamsin Da domani arriva una piccola rivoluzione per milioni di pensionati: tutti i trattamenti saranno erogati il primo giorno di ciascun mese. Lo ha ricordato oggi pomeriggio il Presidente dell'Inps, Tito Boeri, il principale sostenitore di questa misura che, precisa, «non avrà alcun impatto sui conti pubblici quanto piuttosto un forte effetto di semplificazione». La novità, che entrerà a pieno regime dal 1° luglio, è contenuta nel decreto legge 65/2015 approvato lo scorso 18 Maggio dall'esecutivo.

Da domani, pertanto, sarà unificata al primo giorno del mese la data di pagamento per tutte le gestioni dell’Istituto, anticipando i pagamenti anche dei trattamenti pensionistici delle gestioni spettacolo e sportivi professionisti che sono effettuati il 10 del mese, e delle gestioni pubbliche che sono effettuati il 16 del mese. La novità, quindi, interesserà anche i titolari delle prestazioni pagate in via "inframensile" che vedranno, nei fatti, allineata la data di pagamento del rateo a quella vigente nelle gestioni Inps dei lavoratori dipendenti. L'effetto armonizzazione è di non poco conto. Nel caso in cui il giorno 1 cada in giorno festivo o non bancabile, il pagamento viene posticipato al primo giorno bancabile successivo.

A partire dal mese di luglio l'Inps poi provvederà ad abbinare in un’unica disposizione anche il pagamento dei titolari di più prestazioni facenti carico a gestioni private, gestioni pubbliche e gestioni spettacolo e sport. 

Il pagamento al giorno 1° sarà effettuato sia per le pensioni in pagamento in Italia che per le pensioni in pagamento all’estero, ferma restando la cadenza bimestrale con pagamento posticipato per le pensioni delle gestioni spettacolo e sportivi professionisti corrisposte a beneficiari residenti all’estero. Per le pensioni in pagamento all’estero l'Inps ricorda di aver parificato la sola data di pagamento, in attesa di completare a breve l’unificazione del processo di pagamento delle pensioni estere delle gestioni  pubbliche, dello spettacolo e degli sportivi. A decorrere dall'anno 2017, i pagamenti saranno effettuati il secondo giorno bancabile di ciascun mese.

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Zedde

La prima settimana di giugno sarà particolarmente ricca per la Commissione Lavoro della Camera dei deputati. Secondo il calendario diffuso dal Presidente, Cesare Damiano, nel corso della prossima settimana il Presidente della Commissione, svolgerà comunicazioni sulla missione presso la Regione Piemonte svoltasi lo scorso 11 maggio nella quale si è discusso con Chiamparino circa la possibilità di introdurre un anticipo della pensione su base però regionale. Kamsin In sede consultiva, la Commissione inizierà poi l'esame del ddl delega in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (Rel. Miccoli, PD) approvato dal Senato. La Commissione svolgerà inoltre l'audizione del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, nell'ambito dell'esame delle abbinate proposte di legge in materia di accesso dei lavoratori e delle lavoratrici ai trattamenti pensionistici e di riconoscimento a fini previdenziali dei lavori di cura familiare (ddl 857 Damiano e abb. - Rel. Polverini, FI-PdL).

Saranno svolte poi le seguenti interrogazioni: 5-04646 Di Salvo: Verifica del numero di anni trascorsi in pensione dai macchinisti e analisi sulla loro aspettativa di vita; 5-05464 Guidesi: Tutela dei lavoratori della cooperativa Winfor di Castiglione d'Adda; 5-05610 Cominardi: Erogazione delle risorse stanziate nell'ambito del programma Garanzia giovani.

La Commissione inizierà la discussione congiunta delle risoluzioni 7-00684 Rizzetto e 7-00686 Tripiedi: Salvaguardia dei livelli occupazionali negli stabilimenti di Trieste della società Alcatel - Lucent; inizierà altresì la discussione della risoluzione 7-00650 Giacobbe: Inserimento di attività relative a raccolta, cernita, lavorazione, confezionamento e trasporto di prodotti del settore florovivaistico nell'elenco delle attività a carattere stagionale.

In sede referente, inizierà l'esame congiunto del decreto legge Governo varato lo scorso 21 maggio recante Disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzie TFR e della Sentenza della Corte costituzionale n.70 del 2015 (Rel. Giacobbe, PD). Infine, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla gestione dei servizi per il mercato del lavoro e sul ruolo degli operatori pubblici e privati, esaminerà il documento conclusivo.

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Dopo la notizia di ieri secondo la quale l'Inps è stata condannata al pagamento, con decreto ingiuntivo dal Tribunale di Napoli, di 3.074 euro a titolo di arretrati dopo la bocciatura del blocco biennale delle indicizzazioni delle pensioni da parte della Corte Costituzionale ci giungono molte mail di lettori interessati a comprendere se per via giudiziaria sarà possibile ottenere un ristoro superiore rispetto a quanto messo sul piatto dal Governo il prossimo 1° Agosto con il recente decreto legge 65/2015. Kamsin Il provvedimento dell'esecutivo riconosce relativamente al biennio 2012-2013 una rivalutazione del 40% per gli assegni tra 3 e 4 volte il minimo, del 20% per quelli tra 4 e 5 volte il minimo e del 10% per le pensioni tra 5 e 6 volte il minimo. Il decreto stabilisce che in relazione al biennio 2014-2015 il rimborso sarà pari al 20% di quanto previsto per il biennio precedente. Il tutto con rimborsi medi di 500 euro (da un minimo di 270 euro a un massimo di oltre 850 euro) da corrispondere il 1° agosto. Il pensionato che si è visto accogliere il ricorso percepirebbe una pensione di circa 2mila euro lordi mensili e pertanto rientrerebbe nella fascia di pensionati destinati a ricevere un bonus massimo di 750 euro.

Tutta la partita sui ricorsi si gioca a ben vedere sul valore retroattivo al provvedimento appena varato: il Governo ha intrapreso questa strada "sanando", se così possiamo dire, il vuoto creato dalla sentenza della Consulta lo scorso 30 Aprile anche per gli anni precedenti. Se i tribunali, ed in ultima analisi la Consulta (la quale ben potrà essere chiamata nuovamente a pronunciarsi sul punto dalle giurisdizioni inferiori), condivideranno tale impostazione non ci saranno benefici per i pensionati. In caso contrario si potrebbe aprire la strada per ottenere un rimborso nell'ordine delle migliaia di euro per recuperare quanto perso in tre anni e mezzo. La questione, senza addentrarci troppo in tecnicismi, è squisitamente giuridica e quindi per ora risulta difficile fare pronostici. Serve cautela.

Attualmente si può solo dire che l'Inps proporrà opposizione al decreto ingiuntivo entro 40 giorni, opposizione che si baserà quasi certamente sul nuovo decreto governativo che ha imposto uno stop ai rimborsi. A quel punto la palla passerà di nuovo ai giudici che probabilmente dovranno decidere anche su altre richieste avanzate dalle associazioni che tutelano i consumatori. Il Codacons, in particolare, condivide l'impostazione del Tribunale di Napoli ed ha avviato la raccolta delle firme per la presentazione di una class action.

Un altro fronte dei ricorsi che si potrebbe aprire è la mancata rivalutazione dei trattamenti superiori a 6 volte il minimo inps. Il provvedimento governativo, infatti, non attribuisce alcuna perequazione, per il biennio 2012-2013, ai trattamenti superiori a 2.810 euro lordi al mese all'epoca. Una mancanza che potrebbe anch'essa essere viziata da incostituzionalità secondo Federmanager e ManagerItalia le due associazioni che hanno portato quel passaggio della Legge Fornero davanti alla Consulta. Insomma la toppa messa dal Governo rischia di fare acqua da tutte le parti.

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La Rete dei Comitati aveva indetto per il 28 un presidio a Roma per sollecitare la 7' salvaguardia per gli almeno 49.500 non salvaguardati al 2018. Nell'incontro sono emerse "criticità" per i destinatari della legge 104 ma la disponibilità del Ministero del Lavoro a sostenere la settima salvaguardia.

Kamsin Egregio Direttore vorrei condividere con Lei e con i lettori del vostro quotidiano online, pensionioggi.it, l'esito della manifestazione che si è svolta l'altro giorno, il 28 maggio, davanti alla sede dell'Inps e al ministero del lavoro.

La nostra delegazione ha chiesto all'Inps di chiudere sollecitamente la rendicontazione delle 6 salvaguardie approvate. Ciò per dare immediate risposte ai colleghi salvaguardati che attendono ancora la certificazione e, sopratutto, per quantificare con maggior esatezza i residui del Fondo Esodati indispensabili per finanziare la 7' salvaguardia la proposta della quale è pericolosamente ferma in Commissione Lavoro alla Camera.

Dai vertici tecnici dell'INPS abbiamo ottenuto piena condivisione delle nostre denunce, piena consapevolezza della drammaticità del problema degli "esodati non salvaguardati" e piena collaborazione ed impegno a rispondere sollecitamente alle nostre richieste. Nell'incontro sono comunque emerse alcune criticità che impediscono la rendicontazione definitiva delle 6 salvaguardie causate anche da alcune responsabilità del Ministero del Lavoro relativamente alle categorie salvaguardate degli esodati agricoli e quelli beneficiari della legge 104.

Al termine dell'incontro la delegazione si è spostata quindi presso il Ministero del Lavoro. I due piu' stretti collaboratori del Ministro hanno risposto alle contestazioni e sollecitazioni della nostra delegazione con confortante spirito collaborativo ed hanno riconosciuto i ritardi nella preparazione degli atti propedeutici alla 7' salvaguardia ma hanno dimostrato comunque che il Ministero intende sostenere un settimo provvedimento di salvaguardia. Ritardi giustificati dagli urgenti adempimenti che il Ministero ha dovuto adottare in conseguenza alla ben nota sentenza della Corte sulla indicizzazione delle pensioni.

Siamo stati comunque rassicurati circa il fatto che nelle prossime settimane il Ministero farà tutto il possibile per recuperare i ritardi accumulati procedendo alla attenta verfica dei risparmi emergenti dalle 6 salvaguardie e destinati al Fondo Esodati (con la garanzia che tale Fondo non sarà intaccato per altri fini ma esclusivamente per la salvaguardia degli "esodati"). Gli impegni verso un nuovo provvedimento sono stati confermati e ci si è dati appuntamento per un nuovo incontro nella seconda metà del mese di giugno per fare il punto della situazione.

Non illudiamoci: la strada per ottenere la 7' salvaguardia che abbiamo chiesto è ancora lunga ed irta di ostacoli ed il nostro obbiettivo lo si potrà solo raggiungere continuando con l'impegno di tutti senza il quale alcuna iniziativa della Rete o del singolo Comitato può risultare utile e men che meno efficace.

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